Berlusconi l’aveva detto: non voglio più vedere Di Pietro al Tg1. Accadeva nel settembre del 2009, quando nelle intercettazioni disposte dalla procura di Trani un poco controllato Cavaliere si sfogava al telefono con il direttore generale della Rai, Mauro Masi e con Augusto Minzolini, direttore del principale telegiornale italiano.
Detto fatto, da quel momento scatta l’ostracismo mediatico ai danni dell’Italia dei valori e per due mesi cala il silenzio su tutte le sue iniziative, compreso l’importante Incontro Nazionale che ogni anno il partito tiene a Vasto.
Antonio Di Pietro reagisce con l’unico mezzo che conosce un uomo che ha fatto del diritto e del rispetto delle leggi il suo faro, da magistrato e da politico: presenta un esposto che costringe Minzolini e soci a rompere la censura nei confronti dell’Idv.
Non dura molto. Si sa, l’Italia dei valori ha il vizio della legalità e, il 7 marzo di quest’anno, prendendo spunto da alcuni articoli de ‘Il Fatto Quotidiano’, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma nel quale denuncia “le spese improprie e ingenti effettuate dal direttore del Tg1, Augusto Minzolini, con la carta di credito aziendale e avallate da Mauro Masi”. Nella denuncia si sottolinea proprio quest’ultimo aspetto: “E’ piuttosto singolare – si legge – che il direttore generale della Rai, invece di segnalare l’anomalia all’autorità giudiziaria abbia ritenuto impeccabile il comportamento di Minzolini, che in 14 mesi, ha speso circa 86.000 euro con la carta aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra. Consideriamo che tali comportamenti possano avere rilevanza penale e che si possa configurare il reato di peculato”. E ancora: “Nella qualità di utenti del servizio pubblico Rai, in regola con il pagamento del relativo canone, abbiamo chiesto all’Autorità giudiziaria di voler accertare la veridicità dei fatti e di procedere per tutti quei reati che potranno essere eventualmente ravvisati. Nella qualità di abbonati al servizio pubblico Rai – nel caso fossero accertati reati – risulteremmo parte offesa, pertanto abbiamo chiesto di essere avvisati circa l’esito delle indagini, riservandoci, fin d’ora, la costituzione di parte civile nel caso si dovesse iniziare l’azione penale”.
A questo esposto è seguita, da parte della Procura di Roma, l’apertura di un’indagine, ma anche la ritorsione del Tg1 che ha ripreso a censurare l’Italia dei valori, come e più di prima: la grande manifestazione del 19 marzo a piazza Navona, per il lancio della campagna referendaria su nucleare, legittimo impedimento e acqua, è stata completamente oscurata e chi segue il tg di Minzolini può agevolmente verificare che degli esponenti Idv non si sentono più le voci, ma vanno in onda poche immagini montate ad arte per strumentalizzare, stravolgere, cambiare la realtà in modo da promuovere l’operato del Governo.
Una situazione scandalosa, denunciata con amarezza anche dal portavoce dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando, che ne ha parlato come di “un vero schiaffo al pluralismo e ai telespettatori che pagano il canone e hanno il diritto di essere informati correttamente”. “Ci batteremo – ha promesso Orlando – per ristabilire un minimo di credibilità nel principale tg del servizio pubblico e per questo porteremo il caso in tutte le sedi competenti”.
A dimostrazione di quanto sia fondato l’allarme lanciato dall’Idv, ieri sono arrivate le dure critiche da parte del comitato di redazione uscente del Tg1, formato da Alessandra Mancuso, Alessandro Gaeta e Claudio Pistola, che ha presentato un libro bianco che sarà consegnato il 6 aprile ai vertici aziendali. Il documento, parla della testata ammiraglia della Rai, come di “uno strumento della propaganda berlusconiana, basato su raffinate tecniche di disinformazione”, e raccoglie decine di casi che per l’organismo sindacale dimostrerebbero la faziosità del direttore Minzolini.
FONTE: http://www.italiadeivalori.it/disinformazione/3126-mago-minzolini-fa-sparire-di-pietro-dal-tg1-


