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giu
02

Contromanovra Idv: le mani nelle tasche degli evasori e meno tasse per lavoratori e imprese

MANOVRA. IDV PRESENTA LA SUA: VIA PROVINCE, CNEL E SPESE MILITARI
DI PIETRO: 65 MLD IN DUE ANNI, MA NON È DI SINISTRA
(DIRE) Roma, 1 giu. – L’Italia dei valori presenta la sua contro manovra economica, un ddl che sara’ depositato “un attimo dopo” il decreto dell’esecutivo e che, parola del leader Antonio Di Pietro, vuole “l’esatto contrario del governo”. Ossia “rimettere i soldi nelle tasche degli onesti e mettere le mani in quelle dei disonesti”.
Nel corso di una conferenza stampa alla Camera l’ex pm loda il collega “economista” Antonio Borghesi, autore della proposta. Nel merito si parla di un provvedimento di 65 miliardi in due anni, di cui 33 dedicati alla riduzione del deficit e 32 allo sviluppo. Risanamento, equita’ e crescita. Lotta all’evasione, taglio dei costi della politica e alla spesa pubblica.
MANOVRA: DI PIETRO PRESENTA ‘CONTROMANOVRA’ IDV, SIAMO UNICA OPPOSIZIONE (3)
DALL’ASTA PER FREQUENZE DIGITALE ALL’ICI SU CASE LUSSO E ABOLIZIONE CNEL
(Adnkronos) – ‘La nostra manovra -rimarca Di Pietro- e’ per il governo dell’oggi e del domani. Se non sara’ accolta la nostra ‘contromanovra’, la trasformeremo in emendamenti per rivoltare come un calzino la manovra del governo’ varata dal Consiglio dei ministri una settimana fa. Prima di essere depositata in Parlamento, pero’, la ‘contromanovra’ messa a punto dall’Idv con diversi contributi e la regia di Antonio Borghesi, economista e vice capogruppo dell’Idv a Montecitorio, ‘sara’ presentata alle parti sociali e alle associazioni’.
La sintesi e’ nelle parole di Borghesi: ‘Vogliamo rimettere i soldi nelle tasche degli italiani onesti e le mani in quelle dei disonesti’.
Da la Repubblica.it (http://www.repubblica.it/economia/2010/06/01/news/contromanovra_idv-4494165/ )
L’Idv presenta ‘contromanovra’ da 65 miliardi 33 per il risanamento e 32 per lo sviluppo
Presentatate da Di Pietro le misure alternative a quelle del governo. Tra i tagli quasi abolizione dei vitalizi, delle auto blu e della totalità delle province. Maggiore tassazione delle rendite, reintroduzione dell’Ici. Ma forte riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese di ROSARIA AMATO
ROMA – Soppressione di tutte le province (a eccezione di Roma, Milano e Napoli), reintroduzione dell’Ici (fatte salve le esenzioni stabilite dal governo Prodi), blocco quasi totale delle auto blu, addizionale del 7,5 per cento sui capitali regolarizzati tramite scudo fiscale, eliminazione del vitalizio ai parlamentari e ai consiglieri regionali: sono alcune delle norme contenute nella ‘contromanovra’ presentata stamane dal presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro a Montecitorio. Una finanziaria da 65 miliardi di euro, dei quali 40 per il 2011 e 25 per il 2012, e che, ha spiegato l’ex pm, intende promuovere equità e sviluppo, oltre a ridurre la spesa. “Proponiamo una manovra biennale di più di 65 miliardi, di cui 33,5 dedicati alla riduzione del deficit e 32 allo sviluppo, in particolare attraverso la riduzione del carico fiscale a lavoratori e piccole e medie imprese”. Di Pietro ha sottolineato come, al contrario, la manovra approvata dal governo sia “depressiva”, e rischi di rallentare la ripresa (rischio tra l’altro segnalato nei giorni scorsi tanto dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini in occasione del Rapporto Annuale che dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi all’Assemblea Annuale).
“Proponiamo una manovra anticiclica pari a quasi quattro punti di Pil per il biennio 2011-2012, che riduca anche la pressione fiscale trasferendola almeno in parte dal lavoro, dalle famiglie e dalle imprese, alla rendita speculativa – ha detto Di Pietro – La manovra Tremonti non va in questa direzione ed è recessiva, anche se condividiamo alcune delle misure proposte. L’Europa ha bisogno di una politica espansiva concertata, che tenga a freno la speculazione e generi una crescita equilibrata”. “I tagli – ha aggiunto il leader dell’Idv – devono essere, inoltre, accompagnati da riforme strutturali, dal fisco al welfare, per rilanciare la crescita, ridurre stabilmente il deficit dei conti pubblici ed ottenere il consenso delle popolazioni, consenso senza il quale ogni manovra rischierebbe di essere vanificata dalle resistenze di ampi settori di cittadini”.
Le misure in dettaglio. La contromanovra dell’Idv prevede, come detto, misure di risanamento per l’ammontare di 33,5 miliardi di euro (24,1 miliardi nel 2011 e 9,4 nel 2012) e interventi per lo sviluppo per 32 miliardi (16 per le famiglie e 16 per le imprese). Le risorse arriverebbero dalla lotta all’evasione fiscale (27,8 miliardi, dei quali 20,6 nel 2011 e 7,2 nel 2012); dal taglio dei costi della politica (24,75 miliardi, dei quali 13 nel 2011 e 11,75 nel 2012), e dai tagli alla spesa pubblica (13 miliardi, dei quali 6,5 dal 2011). Tra le misure più rilevanti, prevista dall’Idv la completa soppressione delle province, con l’unica eccezione di Roma, forse con Milano e Napoli perché, spiega l’onorevole Antonio Borghesi, estensore della manovra, “altrimenti sarebbe necessaria una legge di riforma costituzionale, mentre mantenendo una o due province è sufficiente la legge ordinaria”. Il risparmio previsto è di tre miliardi. Dal blocco quasi totale delle auto blu (fatte salve dieci vetture per la presidenza del Consiglio, per i Comuni con oltre un milione di abitanti e poche altre istituzioni) arriverebbero cinque miliardi. Anche l’Idv abrogherebbe gli enti inutili, ma non ritiene convincente la lista compilata dal ministero dell’Economia (stralciata poi dalla manovra su indicazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), e propone piuttosto quella stilata diversi anni fa dall’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, e che prevedeva l’abrogazione di 119 strutture).
Equità e lotta all’evasione fiscale. Ancora, l’Idv chiede la reintroduzione dell’Ici, dalla quale si otterrebbero 1,7 miliardi l’anno (rimarrebbero le esenzioni introdotte dal governo Prodi). Tasserebbe con l’aliquota del 20 per cento le plusvalenze finanziarie speculative (esclusi naturalmente i rendimenti dei titoli di Stato): si otterrebbero 1,2 miliardi l’anno. Intensificherebbe la lotta all’evasione fiscale: tra le misure previste un redditometro a riscossione immediata, attraverso il quale si procederebbe alla determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche e delle società di capitale minori (3 miliardi). Tasserebbe con un’addizionale del 7,5 per cento i capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale (arrivando così al 12,5 per cento previsto dalla legge per l’imposta sostitutiva applicata alle rendite finanziarie, e ottenendo 7,5 miliardi di euro).
Nuove entrate e tagli di spesa. L’Idv metterebbe poi all’asta le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre, “come hanno fatto altri Paesi: Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia”, guadagnando così tre miliardi. Eliminerebbe il vitalizio per i parlamentari e i consiglieri regionali, ottenendo un miliardo l’anno. Ridurrebbe i consumi intermedi della Pubblica Amministrazione, anche attraverso un rafforzamento del ruolo della Consip (l’ente pubblico che bandisce le aste per gli enti pubblici, ottenendo quasi sempre ingenti risparmi sulle forniture, ndr), incassando così 5 miliardi l’anno. E poi abolirebbe i finanziamenti a opere ritenute inutili, a cominciare dal ponte sullo Stretto di Messina.
Misure per lo sviluppo: famiglie e imprese. La controfinanziaria dell’Idv ripartisce poi equamente tra famiglie e imprese misure per la riduzione fiscale e di promozione alla crescita per l’equivalente di 32 miliardi. Per le famiglie (16 miliardi) previsti aumenti delle detrazioni, alleggerimento del carico Irpef sui redditi bassi e medi da lavoro e pensione, estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori atipici. Mentre i 16 miliardi destinati alle piccole e medie imprese verrebbero utilizzati per la riduzione del costo del lavoro e per permettere il pagamento dell’Iva al momento dell’incasso e non in anticipo, come avviene oggi.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=277&Itemid=1

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feb
01

La macelleria fiscale di Tremonti e Berlusconi: uno schifo istituzionale

Tremonti promette tagli alle tasse quando ci sarà la ripresa. E parla di riforma del fisco proponendo due sole aliquote, il che vorrebbe dire cancellare la progressività delle imposte, sancita dalla Costituzione. Ma intanto sotto la sua sapiente guida gli evasori fiscali ingrassano e ringraziano.
Il ministro Tremonti non ha fatto nulla per far pagare le tasse a chi non le paga. Lo testimoniano i nuovi dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni dei redditi del 2008. I 21 milioni di lavoratori dipendenti (pensionati esclusi) ha dichiarato in media 21.600 euro. I lavoratori autonomi denunciano un reddito imponibile medio di 17.977 euro se in contabilità semplificata (fatturato inferiore a circa 500 mila euro) e 33.149 se in contabilità ordinaria, ma tra essi gli agricoltori 9.386, in semplificata e 33.086 in ordinaria, gli impresari edili 19.568 e rispettivamente 17.533(!), i commercianti 18.301 e 18.494(!), gli albergatori e ristoratori 13.907 e 27.748, i trasportatori 15.592 e 38.300, gli agenti immobiliari 19.320 e 29.282. Si tenga presente che i lavoratori autonomi in semplificata sono circa 1,5 milioni, mentre quelli in ordinaria sono circa 700 mila. I professionisti(circa 700mila) dichiarano solo leggermente di più (in media 44.266 euro). I contribuenti con redditi dichiarati sopra i 150mila euro sono solo 129.278 (il 3 per mille) e di essi l’86% sono dipendenti o pensionati, cioè soggetti con ritenuta alla fonte. Nel nostro Paese lo scorso anno sono state vendute 620 Ferrari, 151 Lamborghini, 180 mila fra Mercedes, Bmw, Audi, per un totale di 206 mila auto dal prezzo medio di 103 mila euro. Se questo non è uno scandalo non so cosa possa esserlo! E non parliamo degli yacht di lusso intestati per oltre il 70% a nullatenenti o ultraottantenni. Contro questa situazione il Ministro Tremonti non ha fatto nulla. Ha cancellato le norme anti evasione del governo Prodi. Nella sua illustre carriera ha fatto di tutto per favorire gli evasori e gli elusori: è l’uomo-condono per eccellenza. Nel precedente governo Berlusconi ne ha fatti 10: gli evasori si sono autodenunciati accettando di pagare 11 miliardi di euro, ma ne hanno realmente pagati 6 e Tremonti è stato incapace di farsi dare il resto o di annullare i benefici dell’autodenuncia. In questi due anni ha fatto di peggio: ha fatto una norma che permette ad un evasore totale, se scoperto, di pagare quanto avrebbe dovuto con una modesta sanzione (10%) e con la facoltà di rateizzare il dovuto, senza che il mancato pagamento di una rata faccia venir meno i benefici all’evasore. Cioè Tremonti persevera nell’idiozia già vista con i suoi condoni. E poi si è messo a capo della peggiore feccia politica, con la reiterazione dello scudo fiscale: il più grande regalo mai visto ai grandi evasori, ai corruttori e falsificatori di bilanci, ai mafiosi e camorristi. D’altronde cosa possiamo aspettarci da uno che prima di fare il Ministro insegnava alle grandi imprese ed alle banche come evadere ed eludere il fisco, incassando parcelle milionarie? I cittadini onesti alzino la voce e pretendano la pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi di tutti i contribuenti in modo che vi sia il controllo sociale su tutti coloro che vediamo girare su macchine di lusso o con orologi o gioielli di valore milionario. E’ stato proprio Tremonti ad impedirlo, richiamandosi alla privacy (sic!), quando l’agenzia delle entrate lo aveva fatto.

FONTE: ANTONIOBORGHESI.IT

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