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ott
14

Università: figura di m…..per Gelmini-Tremonti-Berlusconi!

Esco or ora dalla Commissione Bilancio della Camera che ha rinviato alla Commissione Cultura il testo della “riforma dell’università” per mancanza di copertura finanziaria, in particolare per i 9000 posti di professore associato destinati ai ricercatori. Dunque, dopo che si è consumato l’ennesimo litigio all’interno del governo, alla fine, la discussione della riforma dell’università è slittata a dopo la finanziaria (forse), ma secondo qualcuno addirittura a primavera.
E si che in questi mesi non sono mancate dichiarazioni perentorie del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Ministro Gelmini sulla urgenza della sua approvazione. “E’ una priorità” aveva tuonato ieri Berlusconi incontrando il Ministro dell’economia Tremonti. Subito dopo Silvio Berlusconi aveva rassicurato nel corso di una telefonata il ministro Gelmini, sul tema della copertura di bilancio. Ma , nell’incontro svoltosi ieri in serata ad Arcore, tra il premier e Giulio Tremonti, riferiscono fonti di Governo, la risposta del ministro dell’Economia è stata secca: “I soldi non ci sono”. Ancora una volta dunque il ragionier Tremonti l’ha avuta vinta. Noi dell’Italia dei Valori avevamo affrontato il tema con grande serietà raccogliendo la sfida e presentando una serie di emendamenti secondo le linee guida che erano scaturite da una ampia discussione all’interno del Gruppo e che riporto di seguito:
1. Governance delle università. Si ritiene assolutamente necessario separare l’attività di governo da quella di esecuzione. Il Rettore sarà una sorta di Amministratore Delegato, coadiuvato dal Senato Accademico. La gestione sarà di competenza di un Direttore Generale (Manager) scelto, da una Commissione formata in seno al Senato, attraverso un bando europeo. Il Rettore, che dovrà essere eletto dal Corpo accademico tra i Professori Ordinari dell’Ateneo, potrà restare in carica per non più di due mandati quadriennali. Anche il Direttore Generale non potrà essere mantenuto per più di due mandati triennali e all’atto della su assunzione non deve avere in corso o nei due anni precedenti alcun rapporto contrattuale o di lavoro con l’Università. Al Senato accademico parteciperanno anche rappresentanti dei Professori Ordinari ed Associati, Ricercatori, Studenti. Vi parteciperà inoltre un rappresentante dei “donatori privati”.
2. Razionalizzazione delle sedi. Negli ultimi vent’anni grazie alla collusione politica sono state create una miriade di sedi universitarie e di loro sedi staccate senza alcuna logica né economica né culturale, ma solo clientelare. Oggi tutti hanno l’università sotto casa ma la qualità delle attività didattiche e scientifiche è in molti casi molto modesta. E’ dunque giunto il momento, attraverso una delega al governo, di procedere ad una razionalizzazione delle sedi sulla base di criteri molto restrittivi, chiudendo anche quelle fortemente inefficienti ed accorpandole ad altre. E’ altresì logico vietare la proliferazione di sedi staccate, favorendo invece la nascita sul territorio di “centri di eccellenza della ricerca” in luogo di esse.
3. Reclutamento dei professori. La proposta Gelmini è irricevibile poiché peggiora addirittura la situazione attuale in termini vantaggio per le baronie locali. Prevede infatti una Abilitazione Nazionale per titoli (che non essendo direttamente concorsuale sarà di fatto rilasciata a quasi tutti) e poi rimette la “chiamata” ad una sorta di commissione locale, persino priva dei vincoli attualmente esistenti per le commissioni. La controproposta Idv prevede invece il ritorno al Concorso su base nazionale con un numero di vincitori pari ai posti banditi. La Commissione sarà formata attraverso un sorteggio puro tra gli aventi diritto all’elettorato passivo. Un vincitore non potrà essere chiamato in una università ove sia già presente un professore di ruolo, suo parente entro il terzo grado.
4. Ricercatori. Vogliamo proporre una distinzione tra i futuri ricercatori (post riforma) e gli oltre 20 mila ricercatori attualmente presenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Partiamo dal presupposto che, essendo l’università luogo di didattica e ricerca, il ricercatore puro ha senso solo per la breve fase della sua formazione e per la valutazione della sua idoneità a diventare professore. Appare pertanto coerente immaginare che contratto triennale rinnovabile per altri tre anni sia un tempo sufficiente: al termine o è in grado di accedere alla carriera di professore o è meglio che trovi un’alternativa, magari continuando la ricerca in centri specializzati. Per gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, divenuti tali in larga parte non per concorso vero, ma per idoneità sostanzialmente ope legis, la soluzione deve necessariamente passare attraverso una valutazione di merito. Poiché una parte di essi svolge attività didattica, configurando di fatto lo svolgimento di compiti di professore associato, anche se ridotti, la soluzione che affronta il problema, senza saltare la valutazione di merito, è quella di trasformare l’attività didattica complessivamente svolta per Raggruppamento disciplinare in posti di professore associato, da mettere a concorso nell’arco di tre anni. Da prime indicazioni potrebbe trattarsi di circa 10 mila posti. Per i nuovi ricercatori (quelli dei sei anni) va assolutamente e rigorosamente vietata qualunque attività didattica.
5. Distribuzione dei fondi. Una parte dei fondi sarà distribuita alle università sulla base di indicatori di valutazione dell’attività didattica e di ricerca. Noi proponiamo che tale assegnazione abbia luogo non a livello di università, ma a li vello di Dipartimento, che sarà competente per entrambe le attività. Ciò per evitare che una università dotata di Dipartimenti buoni e di Dipartimenti scarsi, non prenda alcun fondo così distribuito, a danno di chi lavora bene.
6. Diritto allo studio. Gli studenti meritevoli (che sono in linea con i piani di studi con un punteggio medio elevato) devono essere realmente supportati e non con una mancia. In particolare quelli più bisognosi. Noi prevediamo che non solo siano esonerati dalle tasse universitarie, ma che ricevano anche un contributo per lo meno di 5000 euro se fuori sede e di 1000 euro se in sede. Vanno poi favoriti i “prestiti d’onore” attraverso il sistema bancario.
7. Test di accesso. Poiché il disegno di legge Gelmini non ne parla si è deciso di rinviare ogni decisione in merito. Nel corso della discussione si è rilevato che attualmente più del 20% degli studenti abbandona al termine del primo anno, rispetto al 5-7% in Germania, Regno Unito, Olanda dove invece il test è necessario per accedere all’università. Ciò obbliga in Italia a tenere una struttura in termini di aule, professori, servizi che costa non meno di 1 miliardo di euro all’anno, che potrebbero essere risparmiati.
8. Test di orientamento. Le università devono mettere a disposizione di coloro che intendono iscriversi un servizio orientamento con test , che permettano di accertare l’idoneità all’università ed al tipo di studi universitari. Si tratta di un test su base volontaria, per il quale prevediamo un meccanismo premiale nel caso in cui lo studente lo faccia e segua l’indicazione che ne deriva.
9. Risorse. Ovviamente le nostre proposte, a differenza del DDL Gelmini, prevedono importanti risorse per le quali indichiamo una serie di possibili coperture, riducendo alcuni vantaggi fiscali, in particolare per le banche. Tra l’altro dalla razionalizzazione delle sedi che proponiamo potrebbero venire sostanziosi risparmi.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=321&Itemid=1

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set
03

A Sant’Elpidio a Mare non tutte le scuole riaprono: appello dell’Italia dei Valori


Comunicato stampa

Le lunghe traversie della storica Scuola Materna Bartolucci sembrano non essere terminate. Dopo tante trattative portate avanti senza successo dall’amministrazione comunale per l’acquisto dello stabile di cui sono proprietarie le Suore della Riparazione, dopo le decisioni discusse, ridiscusse e non prese, il destino della Scuola Bartolucci sembra segnato. Alla riapertura dell’anno scolastico, con ogni probabilità, i bambini saranno trasferiti e le lezioni riprenderanno presso il vecchio e quasi abbandonato edificio di Villa Falconi.
Pur comprendendo le decisioni del sacerdote che dirige la materna privata, manteniamo ancora, per spirito campanilistico, la speranza che ciò non avvenga e ci auguriamo che sul filo di lana la giunta Mezzanotte ce la faccia a non perdere anche questo pezzo di storia elpidiense. Il trasferimento dell’istituto, infatti, sarebbe un ulteriore impoverimento del centro storico. La cittadinanza tutta si rammarica di questo e l’Italia dei Valori non può che essere concorde col moto di biasimo che la minaccia sta provocando.
Il Coordinamento di Sant’Elpidio a Mare dell’Italia dei Valori lancia anche l’appello per la riapertura della Scuola Materna Martinelli. Questo istituto, posizionato su un colle stupendo, fu chiuso per un eccesso di zelo dal sindaco Offidani che avrebbe voluto ricostruirla nuova e più moderna. Preso atto dell’incapacità di riedificarla ex novo, chiediamo che si provveda ad effettuare il consolidamento delle sei colonne che da un esame strutturale risultarono troppo fragili. Con l’eliminazione di una grande vetrata e con pochi altri ritocchi la Scuola Martinelli tornerebbe ad essere una validissima struttura a disposizione dei bambini. La spesa sarebbe davvero molto contenuta e i fanciulli potrebbero ritornare a correre in un parco salubre abbandonando l’attuale ubicazione presso la scuola Bacci niente affatto idonea.

Gianluca Marcotulli – Responsabile del Coordinamento di Sant’Elpidio a Mare dell’Italia dei Valori

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set
27

Riforma Gelmini e lotta dei precari

Comunicato Stampa

In due anni La riforma Gelmini provocherà l’allontanamento di più di 130 mila persone tra corpo docente ed Ata.
Le conseguenze di questa azione saranno
l’impossibilità a sostenersi per intere famiglie di lavoratori precari, per di più in un grave periodo di crisi occupazionale e l’impoverimento dell’offerta formativa e didattica.
A tutto ciò si aggiungerà
lo spopolamento in tanti piccoli centri interni delle strutture d’istruzione della prima infanzia e dell’adolescenza.
L’onorevole Di Pietro ha espresso chiaramente il suo parere, auspicando l’immediato ritiro della famigerata ed ormai nota riforma. Leggi tutto »

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set
09

Il boia della scuola italiana

L’illusionista Tremonti le ordina di tagliare 140000 posti di lavoro nella scuola e lei esegue usando la mannaia del boia: 42.100 insegnanti in meno da subito. Stessa cosa per 15 mila Ata (di cui 10 mila bidelli).

Al termine del triennio il risparmio complessivo sarà di 87 mila docenti e 44 mila Ata. Nei prossimi due anni la scuola perderà altri 20mila docenti e 15mila Ata. Risultato: cattedre vuote e sforbiciate di bidelli, meno materie e taglio di ore. La campanella non è ancora suonata per tutti i 6 milioni di alunni, ma lunedì, quando succederà, troveranno tante novità. Come non mai la scuola riapre nel caos. Le graduatorie sono pronte ma la nomine dei docenti in molte città sono ancora in corso. Per alcune cattedre ( ad esempio insegnanti di sostegno) c’è il rischio che la copertura slitterà a ottobre. Classi-pollaio, con un numero di alunni di gran lunga superiore a quello stabilito. Ovunque meno ore di lezione con i docenti costretti a distribuirsi su più classi. Dall’altra parte 25000 precari privati del loro lavoro. Per loro un accordo con l’Inps, che erogherà la metà degli stipendi, mentre l’altra metà sarà pagata dalle Regioni (già 10 hanno accettato) che impegneranno i lavoratori rimasti disoccupati (coinvolgendo gli insegnanti precari in progetti di rafforzamento dell’offerta formativa attraverso i piani di finanziamento Pon e Por). Alla fine della fiera perciò i contribuenti, invece di pagare tasse per avere una scuola composta da classi di 20 alunni, con insegnanti di sostegno che non cambiano ogni anno, pagheranno per avere classi di 40 alunni, insegnanti di sostegno ogni anno diversi, ed altri impegnati in lavori non ben precisati. In conclusione se esistesse il reato di “strage scolastica” il tribunale non potrebbe che dichiarare “l’imputata colpevole del reato ascrittogli”. Per la condanna ci piacerebbe che potesse essere, in luogo della pena detentiva, l’obbligo di rifare il percorso scolastico nel suo sistema educativo, dalle elementari all’università. Ma…. con esame di stato di avvocato da sostenere a Brescia (e non, con la truffa della finta residenza, a Catanzaro). Essendo il reato citato un reato virtuale, possiamo però presentare una denuncia per “interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme in materia di numerosità della classi scolastiche”. Come è stato recentemente chiarito dalla Cassazione infatti “è sufficiente che l’entità del turbamento della regolarità dell’ufficio o l’interruzione del medesimo, pur senza aver cagionato in concreto l’effetto di una cessazione reale dell’attività o uno scompiglio durevole del funzionamento, siano stati idonei ad alterare il tempestivo, ordinato ed efficiente sviluppo del servizio, anche in termini di limitata durata temporale e di coinvolgimento di uno solo settore”. E ci pare, che su questo, non vi siano dubbi.

FONTE: ANTONIOBORGHESI.IT

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