Lettera aperta al Direttore Adolfo Leoni
Sussidiarietà per andare avanti
Alcune settimane fa il Direttore Adolfo Leoni dalle sue pagine di Inform@zione.tv rifletteva sugli effetti della crisi economica e su alcune importanti ipotesi di collaborazione tra istituzione pubbliche ed imprenditori privati. La proposta è senza dubbio attuale e di grande interesse e meritevole di alcune considerazioni.
Gli enti pubblici, tutti indistintamente, vivono un momento di enormi ristrettezze che stanno rimettendone in discussione non solo i loro doveri istituzionali nei confronti della collettività, bensì la loro stessa esistenza. Il dibattito sulle province, al di là degli aspetti demagogici e populisti che ne hanno animato la discussione negli ultimi mesi, è un esempio di come sia in corso un ripensamento sull’ordinamento statale. Purtroppo la discussione abbraccia volutamente, tra le istituzioni pubbliche, solo quelle più vicine ai cittadini, non ritenendo invece doveroso aggredire i veri centri di dissipazione del denaro pubblico quali le Regioni ed i Ministeri, oltre ai cosiddetti Enti inutili di secondo livello.
Nei fatti, comunque, la cittadinanza giustamente si sente afflitta dalla progressiva carenza dei servizi e delle opportunità che uno stato moderno deve offrirle, anche perché costituita da “contribuenti”, prima ancora che da utenti.
Ecco quindi farsi sempre più strada il principio di sussidiarietà, osteggiato o riaffermato, sbeffeggiato o caldeggiato. Chi sostiene che lo Stato debba comunque farsi carico di tutto lo rifiuta; chi invece, esaltando il valore dei cosiddetti corpi intermedi, lo trova un naturale sostegno alla convivenza civile. Certo è che la grave situazione che stiamo vivendo conduce all’accantonamento forzato di ogni sofisma.
La sussidiarietà può comunque perdere ogni traccia di gratuita benevolenza ed assumere le sembianze esclusive di un efficiente pragmatismo. In sintesi nessuno si sostituisce gratis ad altri, ma il principio di impresa viene applicato anche in quegli spazi di intervento pubblico tradizionalmente riservati allo Stato ed alle sue emanazioni locali.
Una specie di “project financing” allargato, dove il fare cassa, anche se a medio o lungo termine, non sia il solo ed unico obiettivo.
Ricordava giustamente il Direttore Leoni che secondo Diego Della Valle si può agire “Non tanto per un interesse diretto, quanto per una crescita armonica di un’area dove sarà più bello vivere e dunque lavorare, avere servizi efficienti e quindi fidarsi e star tranquilli.”
In questo auspicabile contesto di collaborazione collettiva quali possono essere gli attori chiamati in causa? Quali gli interventi prioritari per lo sviluppo del territorio e per la salvaguardia dei diritti della cittadinanza? Quale il ruolo della politica in questa fase di delicato ripensamento delle prerogative e dei doveri di ognuno?
Di certo la classe politica ora più che mai deve avere uno scatto di orgoglio, dichiarando finita la sua autoreferenzialità ed instaurando un tavolo di concertazione aperto alle proposte degli imprenditori, dei sindacati, delle associazioni, dei semplici cittadini.
Ragionando sul fare e non più sul dire.
Crediamo che l’Italia dei Valori del Fermano stia facendo umilmente la sua parte e soprattutto il suo dovere per creare i tavoli di concertazione e per esporre le proposte che ha già pronte come quella ultima avanzata sull’area ex Sadam rimasta ahimè disattesa.
Il suo appello a tutti, indistintamente, non rimanga inascoltato nella speranza che si operi al più presto senza pregiudizi di parte ma solo a favore della collettività!
Il Coordinatore Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori
Adolfo Marinangeli
Torna a riecheggiare sulla stampa il grido di allarme delle Rsu dell’ex zuccherificio Sadam a Campiglione: tra poche settimane per i 31 operai, ora in cassa integrazione, non ci sarà più alcun ammortizzatore sociale. Sono trentuno famiglie che non festeggeranno il 31 dicembre perché la mancanza di futuro non si presterà per loro a nessun ottimismo.
Di recente sono apparsi sulla stampa diversi appelli per una soluzione alla riconversione dall’ex zuccherificio Sadam e per il reintegro delle maestranze. Per ultimo sul Corriere Adriatico di lunedì 30 maggio quello di Gabriele Monaldi, rappresentante delle RSU Sadam.

