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Berlusconi fa un decreto per Mediaset: ammazza i concorrenti e ammazza la rete

Con Decreto Legislativo, che non richiede alcun vaglio di legittimità del Presidente della Repubblica, con il solo parere non vincolante delle Commissioni Parlamentari, Berlusconi riscrive le regole per le reti televisive e per i tetti pubblicitari. In teoria per adeguarsi all’Unione Europea, in realtà è una nuova legge “ad libertatem” per Mediaset. Dato che c’era, ne ha anche approfittato per dare un colpo alla rete ed a tutti i “rompicoglioni” che con la rete fanno informazione libera.
In sostanza lo schema di decreto legislativo:
· Introduce un nuovo tetto pubblicitario per le pay-tv entro il 2012, sia satellitari che terrestri: dal 18% dell’attuale affollamento orario si passa al 12 %. La realtà televisiva più interessata è ovviamente Sky, ormai il terzo polo della tv italiana e dominatore incontrastato della pay tv il cui limite per la raccolta pubblicitaria, come si è detto scenderà al 12% nel 2012 (ART. 12, comma 5). In questo modo Mediaset potrà continuare ad incrementare la relativa quota pubblicitaria, mentre i canali sulla piattaforma SKY subiranno una riduzione di un terzo della pubblicità in tre anni. Per le tv in chiaro, invece, dove Mediaset è al 18%, la Rai al 12% e gli altri sono inesistenti, il tetto resta al 18% e Mediaset non perde nulla
· Autorizza per decreto una sostanziale violazione delle norme antitrust (articolo 4 punto G) o meglio stabilisce che le reti a pagamento e quelle di repliche non creano un “palinsesto televisivo”, non sono veri e propri canali e non concorrono a superare i tetti di legge sulle concentrazioni editoriali. Non occorre un grande acume per capire che questa novità favorisce Mediaset ai danni della concorrenza, perché le consente di raddoppiare la propria offerta senza cadere nell’abuso di posizione dominante. E’ utile infine aggiungere che la direttiva europea non contiene alcuna disposizione di questo segno.
In altri termini il decreto ammazza la concorrenza e rafforza la posizione dominante di Mediaset
· Cancella le norme sui diritti residuali dei produttori di film e fiction (art. 16). Fino ad oggi se un produttore realizzava un film o una fiction e li vendeva ad una rete televisiva, trascorsi alcuni anni –da un minimo di tre a un massimo di sette – poteva tornare in possesso di una parte dei diritti di sfruttamento di quel film o di quella fiction, rivendendoli a basso costo alle reti televisive locali. L’opera, quindi non rimaneva per sempre di proprietà dell’emittente che l’aveva trasmessa. D’ora in avanti invece sarà così. In altri termini il decreto ammazza i piccoli produttori indipendenti e le televisioni locali.
· Introduce il principio che tutti i siti Internet che trasmettono in via non episodica video (es. Youtube, ma anche tutti i siti fatti in casa da tanti blogger e navigatori) devono sottostare alle stesse regole delle reti televisive: autorizzazione ministeriale, obblighi di rettifica, norme sulla pubblicità, ecc. Ciò vale naturalmente anche per le trasmissioni in “streaming”.
In altri termini il decreto ammazza la rete.

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06

Mister 99%

Le concessioni radiotelevisive costano al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano regala da anni alla Mediaset, attraverso RTI, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato.

Le frequenze su cui Mediaset trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente soldi alle casse dello Stato, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da Craxi con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo D’Alema nel 1999, con la legge un per cento (pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi.

Il signor unpercento è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che gli regala letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una legge parassitaria che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera rapina a norma di legge.

Il Gruppo Mediaset vive alle spalle degli italiani. Nel 2007 ha fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui 2.5 miliardi derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.

P.s. Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.

ANTONIO DI PIETRO

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A cosa servirà la RAI?

Sulla vicenda Mediaset-Rai contro Sky e’ intervenuto anche Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza, intimando alla dirigenza Rai di riaprire le trattative con Sky. Anche questo invito cadra’ nel vuoto, così come quello del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che, per tutta risposta al suo, ha ricevuto un dossier di scartoffie dal dg Rai Mauro Masi. Così come sono cadute nel vuoto le quattro regole di comportamento per i posteri del Presidente Rai Paolo Garimberti.
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ago
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Chi abdica e chi se ne frega

L’occupazione dei media e’ quasi terminata, come nel piu’ romanzesco dei piani della P2. Mancano solo alcuni tasselli del puzzle, come le nomine dei vicedirettori, e sarà tutto finito. Con Masi che avrà così compiuto lo sporco lavoro per cui e’ stato chiamato. Il presidente della Rai Garimberti, un vaso di coccio tra vasi di ferro, impone a “babbo morto” quattro regole di comportamento che dovranno valere per le prossime decisioni, dunque utili solo per i posteri.
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