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mar
28

Una legge contro i giudici

La legge sulla responsabilità civile dei giudici è particolarmente subdola, perché traveste il suo obiettivo, che è semplicemente affibbiare una mazzata alla magistratura, dietro argomentazioni apparentemente ragionevoli e obiettive.
Oggi su “Repubblica” il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo ha smontato e sbugiardato una per una quelle argomentazioni false dimostrando così a che serve in realtà l’emendamento Pini sulla responsabilità dei giudici.
Credo che dare a questo articolo la massima divulgazione sia una cosa utile per tutti e soprattutto alla verità. Per questo ho deciso di pubblicarlo anche sul mio blog.

LA CATTIVA LEGGE CHE VUOLE PUNIRE LE TOGHE
di Giancarlo De Cataldo
(tratto da La Repubblica del 28/03/2011)

“Proviamo a esaminare i principali argomenti portati a sostegno dell’ormai famoso emendamento-Pini.
Numero uno: i giudici che sbagliano devono pagare. Da come la cosa viene presentata, sembra che non esista alcuna forma di responsabilità. Falso. La responsabilità esiste, e prevede che, in caso di dolo o colpa grave, sia lo Stato a indennizzare il cittadino.
Obiezione, e argomento numero due: appunto, il giudice non paga mai di tasca propria. Falso. Lo Stato ha diritto di rivalsa sul giudice. Obiezione, e argomento numero tre: allora godete di un privilegio castale che vi rende diversi da tutti gli altri cittadini, medici, architetti, ingegneri, i quali, si sa, pagano di tasca propria. Falso. Ci sono almeno due categorie di cittadini che non pagano ‘di tasca propria’. Il personale direttivo, docente, educativo e non docente delle scuole materne, elementari, secondarie e artistiche risponde dei danni provocati dagli alunni soltanto in caso di dolo o colpa grave nella vigilanza degli stessi. La causa si propone contro lo Stato che, se ha torto, paga. E poi, sempre che esistano dolo o colpa grave, si puo’ rivalere sul singolo, dirigente, insegnante o bidello che sia. Motivo: evitare che la scuola, della quale si riconosce la preziosa, essenziale funzione sociale, diventi una palestra di ritorsioni. Quanto alla seconda categoria di cittadini che ‘non pagano di tasca propria’, ne fanno parte gli amministratori dei partiti politici, i quali, in virtu’ di un articolo della legge sul finanziamento, ‘rispondono delle obbligazioni assunte in nome e per conto del partito solamente nei casi di dolo e colpa grave’. A pagare per il partito insolvente, in altri termini, e’ lo Stato. Che adempie alle obbligazioni dei partiti attraverso un fondo di garanzia costituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per la precisione presso il Dipartimento del Tesoro. Motivo: il riconoscimento del ruolo centrale dei partiti nella vita politica. Scuola e partiti sono dunque essenziali al funzionamento della societa’, e godono di un regime particolare. I giudici no. Quarto argomento: dolo e colpa grave non bastano. Deve essere sanzionato l’errore giudiziario in se’. E infatti l’emendamento Pini introduce la categoria della ‘violazione manifesta del diritto’ come fonte della pretesa di risarcimento. Osservazione di buon senso: il concetto di ‘manifesta violazione del diritto’ e’ un motivo di ricorso in Cassazione. L’ultimo grado di giudizio esiste proprio per questo, per porre rimedio, all’interno del sistema, ai possibili deficit interpretativi delle norme. Per dirla in termini d’altri tempi, la famosa funzione ‘nomofilattica’ della Cassazione. Qui l’emendamento Pini smaschera il suo autentico sostrato culturale. Lo fa nella parte in cui prevede l’abrogazione di un’altra norma, quella che esenta il giudice da responsabilita’ per ‘l’attivita’ di interpretazione di norme del diritto e valutazione del fatto e delle prove’. Il diritto secondo l’on. Pini e’ mera applicazione della legge. Tesi antica e quanto mai controversa, cara, per intenderci, a Robespierre: in era cibernetica la si potrebbe declinare affidando il giudizio alle macchine e mandando l’uomo a casa. Ci sarà pure un motivo se ancora non ci siamo arrivati. Quinto argomento: l’ampliamento della responsabilità ci viene imposto dall’Europa. Falso, e decisamente tendenzioso. Gli organismi consultivi del Consiglio d’Europa, a partire dalla Carta di Strasburgo del 1998, raccomandano a tutti gli Stati membri di evitare la citazione diretta in giudizio del magistrato, e sconsigliano l’adozione di formule vaghe e indeterminate come ‘negligenza grossolana’ e via dicendo. La sentenza della Corte di Giustizia Europea che si invoca oggi tratta della responsabilità per violazione del diritto comunitario non del singolo, ma dello Stato. Circostanza che fu autorevolmente ribadita dal governo attualmente in carica quando, il 20 novembre 2008, rispose a un’interpellanza parlamentare degli onorevoli Mecacci, Bernardini e altri, testualmente affermando che ‘la normativa posta dalla legge 117/88 (sulla responsabilita’ dei magistrati) come rilevato anche dalla dottrina, non e’ in contrasto con la decisione della Corte di giustizia richiamata nell’interrogazione’.
Tutti possono cambiare idea, ovviamente. Nel 2000 cambiarono il codice penale perche’ i giudici davano pene troppo basse agli incensurati, e bisognava dare un segnale repressivo.
Oggi agli incensurati offrono il processo breve. Tutti possono cambiare idea. Ma e’ bene saperlo. Sesto, e ultimo argomento: il popolo vuole che il giudice paghi di tasca propria. Vero. Contro questo argomento c’e’ poco da opporre. Trent’anni di bombardamento mediatico hanno scavato a fondo nelle coscienze degli italiani. Da che mondo è mondo ogni processo è una scelta fra due parti. Alla fine c’e’ sempre chi vince e chi perde. Da che mondo è mondo lo sconfitto se la prende con il giudice che gli ha dato torto. Da domani avrà al suo fianco, in questa nobile battaglia, la legge”.

FONTE: http://www.antoniodipietro.com/2011/03/la_verita_sulla_responsabilita.html

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mar
11

Giustizia, da Csm sì a delibera contro premier: ”Denigra la magistratura”

Roma, 10 mar. (Adnkronos) – Il plenum del Csm ha approvato a larghissima maggioranza, con il solo voto contrario dei laici del Pdl, il documento che accusa il premier Silvio Berlusconi di aver denigrato la magistratura, delegittimandola.

Roma, 10 mar. (Adnkronos) – Il plenum del Csm ha approvato a larghissima maggioranza, con il solo voto contrario dei laici del Pdl, il documento che accusa il premier Silvio Berlusconi di aver denigrato la magistratura, delegittimandola. Tra i favorevoli alla delibera, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino.

Il documento sottolinea che queste dichiarazioni mettono “a rischio l’equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato sul quale è fondato l’ordinamento democratico di questo Paese”. Inoltre si mette in luce che il Csm “ha il dovere costituzionale di ristabilire pubblicamente la credibilità e dignità della funzione giudiziaria”.

Nel dibattito in plenum il togato di Magistratura democratica Livio Pepino ha sottolineato che la mancanza di rispetto verso la magistratura “mette a rischio la democrazia: se cominciamo a valutare i contenuti della giurisdizione sulla base delle utilità e non delle regole, la giurisdizione è finita”. Pepino ha poi aggiunto che “se è a rischio la giurisdizione è a rischio anche la democrazia. La giurisdizione non cade da sola”.

I consiglieri hanno sottolineato di condividere le preoccupazioni più volte espresse dal capo dello Stato, da ultimo nella lettera a Mancino. Per questo nel documento rivolgono “un pressante appello a tutte le istituzioni perché sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell’intera magistratura, condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”.

Il documento ha chiuso la ricca pratica a tutela di varie toghe accusate dal premier. Come quelle del processo Mills definite ‘comuniste’, o i pm che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose o le toghe di Firenze che hanno messo sotto inchiesta Guido Bertolaso. Ma anche le toghe che dopo la sentenza sul caso Mills ha definito ‘talebane’. Di questi magistrati il Csm elogia “la compostezza” per il silenzio con cui hanno risposto ad accuse “generiche ed ingiuste”.

Prima di votare sulla delibera, Mancino ha sottolineato: “Il presidente del Consiglio è un organo istituzionale, ha responsabilità politica e non può usare un linguaggio di insulti e talvolta intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell’attività giudiziaria”. Il vicepresidente ha poi aggiunto: “non siamo una terza camera, il rispetto deve venire anche da uno che è titolato sul piano istituzionale verso altri che sono titolati sullo stesso piano”.

Mancino ha poi osservato che il processo “continua ad essere lungo e non giusto”. Il documento licenziato stasera da Palazzo dei Marescialli, ha aggiunto, “non può essere considerato nei termini di un attacco e di una difesa”. Ma, ha rilevato, è necessario “contribuire a un dialogo che sembra espulso dal confronto istituzionale”.

Poi rivolgendosi al consigliere laico del Pdl che aveva sostenuto che non fosse offensivo dare del ‘talebano’ a un magistrato, ha affermato: “Non credo che Anedda nel suo intimo ritenga che dare del talebano o del ‘peggio di Tartaglia’ sia un’espressione uscita per caso al premier. C’è una diversità di cultura politica, c’è chi ritiene che uno investito di consenso popolare sia immune da qualunque indagine e chi no”.

A stretto giro arriva la replica del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. “Poteva mancare una sortita politica, e naturalmente antiberlusconiana, del Csm e di Nicola Mancino, all’apertura della campagna elettorale? – sottolinea – No, e infatti non è mancata. Poi, però – aggiunge -, i signori magistrati non devono sorprendersi quando la stragrande maggioranza degli italiani, come attestano innumerevoli rilevazioni e ricerche, mostra sfiducia in una magistratura che appare (ed è) guidata da una frangia politicizzata e faziosa. Raccolgono i frutti della loro semina”.

http://adnkronos.leonardo.it/politica/401216/giustizia-da-csm-s-a-delibera-contro-premier-denigra-la-magistratura

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