MILANO (19 aprile) – Comprensibilmente concentrati sullo strazio di Sandra Mondaini, agli italiani che hanno visto in diretta tv i funerali di Raimondo Vianello è sfuggito un dettaglio che non si sa se definire curioso o controverso. Al momento della comunione, infatti, Silvio Berlusconi – che era presente, sabato mattina – si è avvicinato al prete che gli ha dato l’ostia.
Tutto regolare, se non fosse che il capo del governo è divorziato e la Chiesa vieta ai divorziati di fare la comunione. Una faccenda privata, che però lo stesso Cavaliere ha contribuito a rendere pubblica fino a farne argomento di dibattito. Due estati fa a Porto Rotondo, alla presenza di parecchia gente, di telecamere e giornalisti, rivolse infatti una sorta di appello al vescovo di Tempio Pausania, monsignor Sanguinetti: «Eccellenza, lei che può, faccia di tutto e interceda perché anche noi divorziati possiamo avere l’eucarestia». Forse per caso, o forse no, due giorni dopo papa Ratzinger, parlando in Canada, ritornò sulla questione ribadendo che la comunione è riservata solo «a chi non è macchiato dal peccato».
E per la Chiesa chi è divorziato e per di più convive con un’altra persona, ”è in peccato”. E allora, perché Berlusconi durante i funerali di Vianello – nella parrocchia di Milano Due – ha chiesto di poter fare la comunione? E perché il sacerdote gliel’ha fatta fare? Domande che un puntiglioso e pignolo avvocato di San Benedetto del Tronto ha rivolto direttamente a Benedetto XVI inviando in Vaticano un telegramma dai toni piuttosto polemici per chiedere al pontefice «la possibilità di far ricevere la comunione a tutti gli altri comuni mortali che per vari motivi sono separati o sono stati costretti a separarsi o divorziare e da buoni cristiani soffrono per il divieto loro imposto. Ancora più» scrive l’avvocato Fabio Fabiani nel messaggio per il Papa «quando in televisione vedono che vi è differenza di trattamento anche nella religione tra loro e alcuni privilegiati, senza conoscere in base a quale cristiana distinzione».
In realtà, il sacerdote che ha dato l’ostia al Presidente del Consiglio sabato scorso, dice che non si è minimamente trattato di un privilegio. Don Walter è il parroco della chiesa in cui si sono svolti i funerali, e spiega: «Io me lo sono trovato davanti, nella fila di chi era in attesa della comunione. E cosa potevo fare, negargliela? Non è certo durante una cerimonia che si può porre una questione simile. E poi, il prete che celebra la messa mica può essere a conoscenza dello ”stato civile” di chi viene all’altare per prendere l’eucarestia!». Ma lei non sapeva che Berlusconi è divorziato? «Sì certo, lo sapevo. Ma ripeto, non è certo durante una messa che un sacerdote può fare un rifiuto simile a un fedele»..
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98607&sez=HOME_INITALIA
Il Papa: “Comunione ai divorziati?
No, solo ai puri e senza peccato”
CITTA’ DEL VATICANO – Ai divorziati, la comunione non si può dare, ripete il Papa, ma il desiderio di avvicinarsi alla mensa eucaristica li salverà comunque. Proprio ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vacanza a Porto Rotondo, si era rivolto durante una celebrazione liturgica al vescovo locale, chiedendo quando la Chiesa avrebbe rivisto la regola che vieta ai divorziati risposati di prendere la comunione. “Presidente – rispose monsignor Sebastiano Sanguineti – lei che ha il potere può chiedere a chi è più in alto di me”.
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E “chi è più alto” di lui, oggi ha risposto. Addirittura il Papa. Nel videomessaggio indirizzato al Congresso eucaristico mondiale nel Quebec, in Canada, Benedetto XVI non ha ovviamente accennato alla domanda di Berlusconi – il testo era preparato da tempo – ma nell’intervento, Ratzinger ha ribadito quali sono le leggi canoniche in vigore nella Chiesa e che valgono per tutti i credenti.
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Solo i “puri”, ha ribadito il Pontefice, coloro che non sono macchiati dal “peccato” possono ricevere l’ostia consacrata: gli altri troveranno comunque “nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”.
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“Il peccato grave – ha proseguito Benedetto XVI – si oppone all’azione della grazia eucaristica”. Ricevere l’assoluzione prima di avvicinarsi all’eucarestia, è indispensabile per la religione cattolica. Assoluzione che può essere data solo se il fedele si assume l’impegno a non continuare nel peccato: per questo viene negata ai divorziati risposati che non rinunciano all’unione sessuale.
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L’eucaristia, ha affermato Papa Ratzinger, è “il gesto per eccellenza dell’amore di Dio per noi”. Per questo il Pontefice si è rivolto anche ai pastori perchè rinnovino l’attenzione nel preparare i fedeli alla ricezione dell’eucarestia: “Facciamo tutto ciò che in nostro potere per riceverla in un cuore puro”.
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Nell’omelia il Papa ha infine annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si terrà a Dublino, nel 2012.
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22 giugno 2008
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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-22/ratzinger-eucarestia/ratzinger-eucarestia.html
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Documenti ufficiali della Chiesa sul tema della Comunione ai divorziati
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L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1981 che stabilisce (al paragrafo 84) le regole attuali sulla comunione ai divorziati risposati:
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html
E la successiva lettera del 1994 della congregazione per la dottrina della fede, all’epoca presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html
Discorso del Papa al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’ anno giudiziario:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20060128_roman-rota_it.html
In tutti questi documenti c’è più o meno la posizione ufficiale della chiesa sulla comunione ai divorziati, poi non tutti, come Monsignor Colombo da Priverno al Generale dei Gesuiti, hanno il coraggio di dire al Presidente del Consiglio “No tu no” al momento della comunione per cui alla fine, come dice George Orwell, si sà che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Ma Cicero pro domo sua, ovvero l’esimio avvocato, scrive al Papa per il trionfo della giustizia?
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fonte: http://70.85.171.82/viewtopic.php?f=2&t=11700&start=1920


