Tag Archive: Borghesi

mar
25

Cucù e il danno erariale non c’è più! Salvi gli amministratori pubblici che fanno danni!

Ogni decreto, ogni legge che passa diventa strumento per infilare qualche porcata a danno dei cittadini ed a vantaggio di politici, di amici, di evasori, di mafiosi, in definitiva di potenti e dei loro accoliti.
Sentite l’ultima che abbiamo scoperto oggi.
E’ in discussione in Commissione XIV “Politiche dell’Unione Europea” la “Legge comunitaria”, che annualmente serve per recepire le direttive europee o per riparare ad infrazioni commesse rispetto alle norme comunitarie ed accertate nei confronti dell’Italia. Ebbene oggi la maggioranza ha presentato ed approvato un emendamento che dice più o meno quanto segue:
1. Non costituiscono danno erariale multe, ammende ed interessi da versare ad altre pubbliche amministrazioni;
2. Il danno erariale è la differenza tra il danno che emerge ed i vantaggi che derivano alla pubblica amminstrazione;
3. La norma si applica a tutte le società in cui capitale pubblico (Stato, enti pubblici o enti locali) supera il 50% dell’intero capitale;
4. La norma ha carateere retroattivo (dal 1° luglio 2009) e si applica anche nei casi di sentenze passate in giudicato (cioè definitive).
Tradotto in termini meno burocratici significa che tutte le volte che un soggetto pubblico (ad esempio l’Autorità per la concorrenza, piuttosto che quella per le Comunicazioni, piuttosto che l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza) multa una società pubblica e il fatto è imputabile a comportamenti dei suoi amministrtori privi della diligenza del buon padre di famiglia, non si potrà più chiedere ad essi la rifusione del danno. Ad esempio recentemente i consiglieri di amministrazione della Rai che nel 2005 nominarono Meocci direttore generale (essendo egli incompatibile) sono stati condannati a pagare 1,8 milioni di euro per danno erariale. Ora non dovranno più versare nulla. Un altro caso a tutti noto è quello di Finmeccannica. Secondo le indagini in corso avrebbe creato disponibilità in denaro per pagare tangenti attraverso la sovrafatturazione di costi. Qui vi sarebbe due danni erariali: quello pari alle tangenti pagate e quello pari alle multe e sanzioni per evasione fiscale. Per le prime, se potranno dimostrare che grazie a quelle tangenti Finmeccanica ha acquisito commesse a redditività superiore alle tangenti, non vi è più danno erariale. Così come non vi sarebbe per le multe e sanzioni che saranno comminate per la evidente evasione fiscale. Quante altre Rai e quante altre Finmeccaniche vi saranno nel settore pubblico? Difficile quantificare ma basti pensare che la norma si applicherà anche agli amministratori di tutte le 6-7 mila società a partecipazione degli enti locali per la gestione dei servizi pubbblici.
Insomma un gigantesco colpo di spugna che rende vana e pressoché inutile l’attività di controllo esercitata dalla Corte dei Conti, deresponsabilizza gli amministratori delle società pubbliche per i quali d’ora in avanti vi sarà “licenza di reato contabile”. Alla faccia del federalismo fiscale e della certezza della pena.
Quanto tempo ancora ci vorrà perché il popolo capisca che siamo governati da una vera e propria associazione a delinquere, interessata solo a fare affari privati con gli “amici” e gli “amici degli amici” senza neppure correre il rischio di essere chiamati a rispondere quando sono scoperti con le “mani nella marmellata”!

FONTE: http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=374&Itemid=1

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mar
21

CHE NE PENSATE? SI O NO?

Non conosco azioni militari che non abbiano avuto lo scopo, più o meno confessato, di determinare o difendere vantaggi economici per chi le abbia realizzate, così come non conosco guerre che non abbiano avuto alla base motivi di natura economica.
Posso accettare che singoli individui abbiano partecipato ad azioni di guerra per motivi ideali, ma non riesco ad immaginare che li avesse chi ve li aveva mandati.
Per decidere se dire “Si” o “No” alla partecipazione italiana all’intervento militare contro la Libia dobbiamo prima rispondere ad una domanda: siamo di fronte ad un intervento militare per motivi umanitari o per motivi geopolitici, o per entrambi?
L’intervento assume carattere umanitario quando si sia in presenza di una minaccia rilevante di violazioni su vasta scala del diritto umanitario, di atti di genocidio o di pulizia etnica. Credo che ognuno di noi in questi casi dovrebbe essere favorevole all’azione di forza destinata a fermare tali violazioni dei diritti umani. Se poi, come nel caso in questione, le violazioni avvengono in un Paese confinante è ancora più evidente la necessità di dare risposta favorevole ad un tale quesito.
L’intervento assume motivazioni di geopolitica quando mira a conquistare un territorio o ad estromettere un governo ostile per sostituirlo con un governo amico, dal quale poi ottenere quei vantaggi economici che sono la vera ragione di qualunque azione di guerra.
A questo punto giova ricordare tuttavia da un lato il principio di autodeterminazione dei popoli, tutelato dal diritto internazionale, che sancisce il diritto di un popolo a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico e, dall’altro, il principio di non ingerenza negli affari interni di una nazione, enunciato dall’articolo 2.7 dello Statuto dell’ONU. Secondo l’ONU esso non può e non deve essere invocato per giustificare genocidi o altre atrocità. Deve quindi cedere di fronte all’esigenza di proteggere i diritti umani. Va segnalato che l’ingerenza di un’autorità internazionale negli affari interni di uno Stato per difendere valori universali è un principio di ispirazione federalista. E’ lo stesso principio che sta alla base del Tribunale penale internazionale, istituito nel 1998.
Sarebbe da ipocriti non comprendere che una volta che si sia accertato che sussistano le condizioni per una azione di forza a scopo umanitario, essa non assuma anche la valenza di intervento di natura geopolitica.
La risoluzione “1973″ dell’Onu si apre con una richiesta di “immediata cessazione del fuoco in Libia, compresa la fine degli attuali attacchi di Gheddafi contro la popolazione civile. Essi sono da considerare a tutti gli effetti crimini contro l’umanità”. Il mancato accoglimento della cessazione del fuoco rende legale l’instaurazione di una “no fly zone”, cioè il divieto di “tutti i voli nello spazio aereo (…) con l’obiettivo di proteggere i civili”. Gli Stati, che “potranno agire a livello nazionali o tramite organizzazioni regionali”, vengono autorizzati a mettere in atto la “no fly zone”. Le operazioni dei jet militari andranno intraprese “dopo averle notificate al segretario generale (dell’Onu) e al segretario generale della Lega Araba”. L’Onu autorizza l’uso di “tutte le misure necessarie” per “proteggere i civili, e le aree civili popolate, sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi”. L’Onu dovrà essere “informato immediatamente delle misure intraprese dagli Stati” a questo scopo, mentre la risoluzione “esclude” la possibilità di creare “ una forza occupante” nel Paese africano.
Allora è evidente che in questo caso l’Onu ha accertato che vi sono le condizioni per una “azione di forza” a scopo umanitario, ma è altrettanto evidente che il risultato finale dell’azione di forza non potrà che essere quello della sostituzione dell’attuale governo con altro governo, la cui scelta dovrebbe essere lasciata al popolo libico in rivolta contro Gheddafi. La Libia è un Paese di grande rilevanza per il rifornimento di fonti energetiche (petrolio e gas naturale) e dunque tutti i Paesi che parteciperanno all’azione militare si attendono un riconoscimento per il loro ruolo, da parte del futuro nuovo governo che si instaurerà a Tripoli. Può un Paese come l’Italia che è uno dei maggiori acquirenti di petrolio e gas naturale libici e le cui imprese energetiche hanno investito decine di miliardi in quell’area, dire “NO” ad un intervento che è in primo luogo umanitario ma che è anche di difesa dei propri interessi economici? Può assistere indifferente ad una azione forza che cambierà le “regole del gioco”?
Soluzioni diverse da un “SI” convinto e ad un impegno diretto, mi sembrerebbero dettate solo da una grande ipocrisia, la più grande delle quali sarebbe quella di far finta di non sapere che dietro l’intervento umanitario, c’è un interesse economico nazionale di grande rilevanza. Con un “NO” finiremmo con il lasciare i vantaggi economici alla Francia (che non a caso si è gettata nell’azione per prima), agli Stati Uniti ed agli altri Paesi della coalizione. Idv eviti un atteggiamento ipocrita!

FONTE: http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=372&Itemid=1

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set
07

Vespa come Berlusconi: la cultura? Meglio le tette!

Il premio “Campiello” è uno dei più tradizionali ed apprezzati premi di narrativa italiani, giunto quest’anno alla 48° edizione. Tra i vincitori annovera Primo Levi, Giuseppe Berto, Ignazio Silone, Giorgio Bassani, Mario Tobino, Giovanni Arpino, Dacia Maraini, e molti altri. L’edizione di quest’anno sarà forse ricordata meno per la vincitrice, Michela Murgia, e più per la “performance” di Bruno Vespa.
Egli infatti, in veste di presentatore, quindi di professionista, immagino con un “cachet” di migliaia di euro, anziché soffermarsi sugli aspetti letterari delle opere dei cinque finalisti, ha così presentato Silvia Avallone, alla quale è stato assegnato il premio “opera prima”:
«Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo Acciaio, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decoltè». La cosa ha indispettito la trionfatrice del Campiello, Michela Murgia, che ha dichiarato: «Vespa non mi è piaciuto. Il suo comportamento verso la Avallone e gli apprezzamenti sono stati di cattivo gusto. Se li avesse fatti a me, avrebbe avuto la risposta che si meritava» ed ancora «Quando c’è di mezzo una donna, si va sempre a parare sul corpo. Non importa la sua intelligenza, non importa se viene festeggiata, premiata, perché ha scritto un libro importante. Tutto si svilisce, si riduce alla carne». E per finire «Ho sentito bene le parole di Vespa che ha perfino invitato la regia ad inquadrare il bel decolté di Silvia. Inqualificabile. Io e Gad Lerner abbiamo incrociato gli sguardi, sbalorditi» «In altre tv d’Europa, a un conduttore non sarebbe permesso di comportarsi così». La replica di Vespa? «L’apprezzamento alla Avallone era fatto con molta grazia. La Murgia dimostra di non avere senso dell’umorismo. Ad majora». Se ci pensate bene lo stesso genere di risposte a cui ci ha abituato Berlusconi, il quale se la cava sempre buttandola sull’umorismo e sulla battuta. Fra le tante si ricorderanno le sue espressioni in occasione della parata del 2 giugno al passaggio della avvenente “crocerossina”. La verità è che Vespa, che ormai per la sua ammirazione per il “cavaliere” sta facendo “a chi è più bravo” con Emilio Fede, appartiene a quel modello “berlusconiano” che, grazie alla incultura dei realities, dei “Grande Fratello”, delle “Isola dei famosi”, ha distrutto i valori in una generazione di giovani italiani, di cui sono un buon esempio i Fabrizio Corona o i Giancarlo Tulliani di turno. Negli Stati Uniti, all’inizio di agosto, l’Amministratore Delegato della HP (Hewlett –Packard), Mark Hurd, è stato licenziato dopo una denuncia per molestie sessuali inoltrata all’azienda da una ex collaboratrice dell’area marketing. Il rappresentate legale della donna, l’avvocato Gloria Allred dello studio Allred, Maroko & Goldberg di Los Angeles, ha precisato che la sua cliente non ha avuto relazioni o rapporti sessuali con Hurd. Ma, per favorirla, Hurd non aveva rispettato gli standard di comportamento nelle relazioni d’affari (cioè indebiti rimborsi spese per la “enorme” somma di 20.000 dollari). Quando l’etica è una premessa!

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ago
26

Tirrenia: quando i “boiardi di Stato” (Pecorini) incontrano il sindacato (Caronia)

L’accoppiata Pecorini (Tirrenia)- Caronia (Uil-Trasporti): avanti tutta fino al naufragio finale
La Uil-Trasporti ha confermato lo sciopero di Tirrenia per il 30 e 31 agosto: sarà drammatico per i circa 20.000 italiani che hanno una prenotazione per quei giorni per rientrare dalla vacanze!
Il fallimento della Tirrenia pone un luce una vera e propria calamità, del tutto similare a quella di Alitalia: circa 700 milioni di euro di debiti. Al 31 luglio scorso i lavoratori erano 1.646 (267 amministrativi, 1.379 naviganti di cui 1.123 con contratto a tempo indeterminato).
Nella vicenda vi è stato certamente il concorso di tanti fattori e la collusiva negligenza dei governi (anche di quelli di centro sinistra). E’ evidente però che Berlusconi e Bossi che hanno governato 8 anni negli ultimi 10 portano oggi le maggiori responsabilità, anche in relazione al fallito bando per la privatizzazione della Compagnia. Ma se dobbiamo cercare di chiarire le responsabilità non possiamo non osservare che il connnubio “boiardi di Stato” e “sindacato” è stata la variabile più rilevante di questo naufragio. Il connubbio assume in questo caso due volti precisi: quello di Franco Pecorini in veste di “boiardo” e quello di Giuseppe Caronia, in veste di sindacato (è Segretetario Generale di Uil-Trasporti).
Chi è Giuseppe Pecorini? E’ sicuramente il campione dei “boiardi di Stato”. Ha guidato Tirrenia dal 1984 fino al fallimento (dunque per 26 anni). E’ rimasto al “timone” della società passando attraverso 18 diversi governi, (socialisti, democristiani, di centro sinistra, di centro destra, tecnici) restando indenne dal crollo del Psi, della Dc, di Mani Pulite, da crisi economiche, da rivolgimenti di Alitalia(8 cambi al vertice prima del fallimento) e delle Ferrovie(6 cambi al vertice). E tutto ciò senza mai chiudere un bilancio in attivo (se non grazie a miliardi di euro di aiuti pubblici). Ad esempio nel 2007 a fronte di un fatturato di 372 milioni, Tirrenia ha ricevuto contributi pubblici per circa 200 milioni. Nel 2003 è stato nominato da Papa Wotyla “ Gentiluomo di Sua Santità” (proprio come Balducci, quello della cricca): per questo stava seduto a fianco di Bush ai funerali del Papa. Ovviamente è Cavaliere del Lavoro dal 2001. Dal 2004 è pure Vice Presidente di Confcommercio, che nel sito così scrive di lui: “avvia il risanamento dell’impresa attraverso l’ammodernamento della flotta, il rinnovamento delle politiche commerciali e la riduzione drastica dei costi di gestione”. Secondo i più la sua gestione oltre a lasciare debiti per 700 milioni sarebbe costata ai contribuenti italiani almeno 3 miliardi di euro(sicuramente un miliardo e mezzo di euro solo nel periodo 2000-2007). Nonostante le enormi perdite accumulate tutti gli anni, in occasione di Santa Barbara, patrona dei marinai, tutti ricordano le superbe feste da lui organizzate senza badare a spese con la presenza di ammiragli, politici, prelati spendendo centinaia di migliaia di euro in addobbi, buffet, personale. Più volte utilizzando una delle navi più moderne della flotta, sostituendola sulla linea commerciale con una meno moderna suscitando le ire dei passeggeri. Nel 2007 mentre il governo Prodi riduceva il numero dei consiglieri di ammnistrazione delle società pubbliche, Pecorini decise infatti che un solo amministratore delegato per le quattro controllate regionali era insufficiente: così ha quadruplicato la carica, in modo che Caremar, Toremar, Siremar e Saremar avessero un responsabile diretto con relativa corte di consiglieri. Per non parlare degli sprechi (circa 500 mila euro l’anno) che la compagnia brucia per tenere in piedi Federlinea (associazione italiana dell’armamento di linea), classico ente inutile all’italiana, nato nel 1945 come organismo sindacale delle società Finmare (vi facevano parte la Tirrenia, l’Italia di Genova, l’Adriatica di Venezia e il Lloyd Triestino di Trieste) e che ora rappresenterebbe solo Tirrenia. Tra gli sperperi folli di Pecorini si ricordano anche gli investimenti per le quattro motonavi da 250 milioni di euro quasi del tutto inutilizzate perché anti-economiche, e i milioni usati per rinnovare le navi modello Strade romane. La trasformazione è costata circa 60 milioni di euro: soldi finiti non nelle casse dell’italianissima Fincantieri, ma in quelle di imprese cantieristiche croate. Mentre molte imprese, per ridurre i costi, hanno esternalizzato i servizi, lui nel 2001 ha fatto esattamente il contrario, internalizzando la ristorazione. Altro capitolo di sperperi le parcelle pagate agli studi legali. Tra essi anche lo studio Tremonti-Vitali-Romagnoli-Piccardi e associati, con un cachet di 90 mila euro l’anno per consulenze di carattere fiscale e tributario (anche se Tremonti lasciò formalmente lo studio mentre era ministro del Tesoro).
Chi è Giuseppe Caronia? E’ dal 2006 Segretario Generale della Uil Trasporti. Ma è anche un dipendente proprio della Tirrenia in distacco sindacale. Già questo fatto rivela come egli si trovi in evidente conflitto d’interessi nella vicenda. Di lui si dice che sia possessore di macchine sportive e di imbarcazioni di valore (se è vero, sarebbe interessante sapere con quali risorse effettui tali acquisti di lusso). Si dice anche che giri con una pistola (con regolare porto d’armi) che giustifica con diverse rapine di cui sarebbe stato oggetto. Si dice anche che mentre il governo preparava la gara per la privatizzazione di Tirrenia avrebbe incontrato il Presidente della Sicilia, Lombardo, ipotizzando l’acquisizione da parte della Regione Siciliana di Tirrenia e della successiva nomina di Pecorini come amministratore delegato, con la sua benedizione. D’altro uno dei principali concorrenti di Tirrenia, Vincenzo Onorato (Moby Lines) parla apertamente di un “duumvirato” decennale da parte di Pecorini e Caronia nella gestione di Tirrennia. L’ipotesi appare del tutto plausibile. Pecorini, stranamente, durante tutta la sua gestione mai ha sollevato problemi sindacali. Il risultato è però drammatico per l’equilibrio economico della Compagnia. Si evidenzia infatti come il costo del personale di Tirrenia sia il 24,6% superiore a quello dei concorrenti privati. Le cronache non sembrano riportare critiche di Caronia alla gestione di Tirrenia, né per i folli investimenti, né per gli sperperi di dernaro pubblico. D’altronde senza pace sociale Pecorini non avrebbe potuto gestire indisturbato la società per così tanti anni.
Che fare? Posto che i lavoratori di Tirrenia non hanno colpe e dunque va salvaguardata il più possibile la loro posizione (ma non senza qualche sacrificio se è vero che guadagnano il 26% in più dei lovaratori del settore) è mia opinione che sarà inevitabile separare l’attività di Tirrenia da quella di Siremar: la prima infatti sembra trovare acquirenti privati disponibili all’acquisto. Quanto alla seconda dovrebbe essere assegnata alla Regione Sicilia (come già avvenuto per Caremar, Saremar e Toremar alle rispettive regioni) e trattata né più né meno alle stesso modo. Dovendo infatti servire a garantire il trasporto marittimo locale lo Stato dovrà garantire attraverso un idoneo contratto di servizio una quota parte di copertura dei costi come avviene già per il trasporto pubblico locale.
E’ evidente la motivazione con la quale Caronia tuona contro una simile prospettiva: con essa finisce anche il suo potere (dopo quello di Pecorini). Sarà anche interessante conoscere come la sua posizione personale (dipendente Tirrenia comandato) risulta trattata nei contratti che egli ha firmato con Tirrenia (cioè con Pecorini): non mi stupirei di scoprire che egli si è messo in una botte di ferro.

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ago
23

Mafia. Atto intimidatorio di Fininvest (Berlusconi e Dell’Utri) contro il magistrato Luca Tescaroli

Il viscerale odio di Berlusconi per i magistrati in genere e per quelli che hanno indagato su di lui in particolare, oltre ad essere espresso a parole, si traduce quando possibile in atti intimidatori, che di per sé dimostrano l’evidente ed insopprimibile conflitto d’interessi di un Presidente del Consiglio, già condannato per aver testimoniato il falso, e pluri indagato per vicende gravissime di corruzione, falsi in bilancio, ed anche per favoreggiamento alla mafia. Non potendo colpire direttamente i magistrati, che la Costituzione difende quando sono nell’esercizio della loro attività, cerca di colpirli in modo trasversale, quando come nel caso di Tescaroli, scrivono libri nei quali descrivono le loro indagini. Luca Tescaroli ne ha scritti tre: Perché fu ucciso Giovanni Falcone (2001), Le faide mafiose nei misteri della Sicilia (2005) e Colletti sporchi (2008, con Ferruccio Pinotti). Leggi tutto »

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ago
12

Berlusconi, affari di Stato e di famiglia: Mondadori , condoni ed altro ancora!

Oggi è uscita la notizia che la Mondadori, azienda della famiglia Berlusconi, ha chiuso una pendenza con il fisco sanando una evasione di 173 milioni di euro con un versamento di poco meno di 9. Tutto ciò grazie ad una norma contenuta nel Decreto Legge 25 marzo 2010 n.40. Attrraverso l’Ufficio Stampa del Gruppo Idv della Camera ho lanciato il seguente comunicato stampa.
“Non c’e’ un atto di questo governo dove il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non abbia fatto prevalere gli interessi propri o quelli delle sue aziende a quelli del Paese’. Lo afferma in una nota il vicepresidente dei deputati dell’Idv, Antonio Borghesi, commentando la vicenda della cosiddetta norma salva Mondadori. Secondo l’esponente dell’Idv, i governi Berlusconi ‘passeranno alla storia per le leggi ad personam e quelle ad azienda di cui la norma salva Mondadori, cui l’opposizione si e’ opposta con forza e determinazione, e’ solo ultima per diritto di nascita’. ‘E’ questo il berlusconismo che Italia dei Valori combatte da sempre – aggiunge il parlamentare – quel vizio che denunciava anche Famiglia Cristiana ieri, ovvero la politica fatta per sistemare se stessi e le proprie pendenze. La consolazione e’ che tutto questo sta per finire e che l’era Berlusconi finira’ sconfitta dalla stessa ragione della sua esistenza, il berlusconismo, ovvero la difesa e la tutela dei propri diritti a svantaggio di quelli di tutti gli altri’.(ANSA).
L’antefatto risale a qualche mese fa e desidero darne conto per far capire come sia difficile a volte il nostro lavoro. Poiché da un governo in palese malafede ci aspettiamo sempre di tutto dedichiamo larga parte del tempo con il nostro Ufficio Legislativo ad individuare le “porcate” quasi sempre nascoste dentro i provvedimenti.
Ad esempio nel decreto in esame avevamo naturalmente visto alcune norme “strane”. Riporto il testo del mio intervento in discussione generale
….. Inoltre vi è la storia dei condoni: ma quali condoni se uno ha perso due volte? C’è qualcuno che mi fa capire perché uno che ha vinto due volte dovrebbe pagare? O si è comprato le sentenze, e allora può pure darsi che preferisca cavarsela pagando un’aliquota da ridere come quella del 5 per cento – se non sbaglio o giù di lì -, o aveva ragione, e allora che motivo avrebbe di pagare? Quanto ci si immagina di incassare? Vorrei ricordare al collega relatore che il Ministro Tremonti fece approvare, nel precedente Governo Berlusconi – non in questo – una serie di condoni fiscali, dichiarando una previsione di entrata di 11 miliardi di euro. La Corte dei conti ha accertato, un po’ di anni dopo, che lo Stato ne ha incassati solo 6. Ovvero, 5 miliardi sono stati autodichiarati da contribuenti, evasori e quant’altro, che qualche volta hanno pagato la prima rata e poi non hanno più pagato. Come faccio, quindi, a dare credibilità alle cifre che oggi mi si viene a dire saranno incassate da un condono come questo, che di per sé è un condono ridicolo, mentre si vanno a chiudere tutti i contenziosi con i concessionari all’interno dei quali sono avvenute le più grandi «schifezze» che ci si possa immaginare? Così mettiamo una pietra sopra alle tante «schifezze» e non affrontiamo e non risolviamo il problema di Tributi Italia Spa, per la quale noi chiederemo una Commissione parlamentare di inchiesta. ……
Trovata la “porcata” spesso ci chiediamo chi siano i soggetti favoriti dalla norma governativa. Era ovviamente per noi impossibile conoscere allora che essa era destinata proprio anche alla famiglia Berlusconi.
Questa vicenda ci fa capire come sia profonda la commistione che il Presidente del Consiglio fa degli affari di stato e dei suoi interessi personali e familiari . Per questo diciamo che è ora che se vada, che si vada a nuove elezioni e che la prossima maggioranza di centro sinistra affronti immediatamente una legge seria sul conflitto d’interessi che impedisca per il futuro il ripetersi di questi vergognosi comportamenti .

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ago
02

Legge “mancia”: se il sindaco è deputato la “mancia” è più grande.

Imperturbabili, poco conseguenti a ciò che ci circonda, a lavoratori che continuano a perdere il posto, alla povertà che interessa sempre più famiglie, agli emotrasfusi che non avranno più la rivalutazione delle loro indennità, e così via, hanno deciso, trasversalmente, la distribuzione di piccole somme, l’elargizione di vere e proprie mance, frammentate in rivoli che non serviranno se non a mantenere qualche voto degli aderenti a qualche società sportiva, a qualche gruppo parrocchiale (ma non c’è già l’otto per mille?). Leggi tutto »

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lug
14

Quasi quasi iscrivo Gianfranco Fini ad Italia dei Valori!

Nelle ultime settimane Gianframco Fini ha fatto una serie di dichiarazioni che trovo interessanti. Il 1° luglio scorso, alla presentazione della nuova “Rivista di politica” diretta da Alessandro Campi, tutt’ora direttore della Fondazione finiana “FareFuturo”, nel corso di un dibattito con Sandro Bondi, ha detto, tra l’altro:
«Dimmi il no­me di una democrazia del mon­d­o in cui rimane segretario regio­nale di partito e sottosegretario un signore nei confronti del qua­le la magistratura ha emesso un mandato di cattura», con chiaro riferimen­to a Nicola Cosentino. E sulle intercettazioni: «Sono contrari i sindacati di polizia e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha detto che il ddl archivia il concetto di criminalità organizzata». Sul fede­ralismo: «Sono tre mesi che chiedo una commissio­ne per discutere dei costi nel mio partito, ma ancora non ricevo nessuna risposta. Non ne può di­­scutere il Consiglio dei ministri. E dire questo non è fare solo il con­trocanto ». Sulla mancanza di moralità in politica: «Prima si ruba­va per il partito, oggi si ruba per sé»; «di malfattori in politica ce ne sono tantissimi»;«un partito li­berale non può prescindere dal congresso come momento di ve­­rifica delle classi dirigenti»; «re­sta il diritto al dissenso che non si può sanare»; «la democrazia è ta­le perché non c’è pensiero uni­co »; «non ho nostalgia per i parti­ti della Prima Repubblica ma ho nostalgia per la capacità che ave­v­ano i partiti di selezionare la clas­se dirigente». Ieri dopo che uno degli uomini a lui più vicini, Italo Bocchino, ha attaccato Verdini, per le vicende che lo vedono indagato per associazione segreta e Cosentino, di cui ha chiesto le dimissioni, Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo, voluta da Gianfranco Fini, ha scritto: “Il giustizialismo non c’entra nulla. E nemmeno lo strapotere dei magistrati. È solo voglia di normalità. È solo voglia di giustizia. Voglia di cambiare, finalmente”. “Lo chiamano giustizialismo, con fare spregiativo. E hanno gioco facile, perché è cosa buona e giusta limitare lo strapotere inquisitorio dei magistrati, il vizio della condanna preventiva prima di qualsiasi giudizio e la caccia alle streghe senza prove, senza indizi, senza nulla. Lo chiamano giustizialismo, con fare spregiativo”. Ma, scrive Rossi, “troppe volte chiamano così anche tutt’altro, anche la sana, genuina, schietta voglia di giustizia del popolo italiano. Chiamano così anche il sano, genuino schietto desiderio di essere governati da persone al di sopra di ogni sospetto, da persone che possano camminare a testa alta. Da persone, insomma, che si possano definire in tutto e per tutto oneste e perbene. Che non hanno nulla da nascondere: interessi altri, frequentazioni altre, obiettivi altri”.
Sottoscrivo per intero ciò che scrive Filippo Rossi e quasi quasi mi verrebbe voglia di chiedere a Gianfranco Fini di iscriversi ad Italia dei Valori!

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giu
25

Decreto Bondi: l’opposizione di Idv e quella del Pd

Nei giorni scorsi in Commisisone Cultura e nella discussione generale svoltasi in aula nella giornata di martedì 22 giugno abbiamo contrastato insieme il decreto Bondi sulla riforma degli enti lirici. Abbiamo contestato che più che una riforma era semplicemente un taglio di risorse, in stile Tremonti, che colpiva fortemente la cultura Italiana ( spendiamo solo lo 0,3% del Pil, un terzo di quanto in media spendano gli Paesi Europei ). Eravamo tutti in attesa della richiesta del “voto di fiducia” del governo, che era l’unico strumento del regolamento che potevano usare per far passare il decreto. Improvvisamente tutto è cambiato: il governo ha rinunciato al voto di fiducia e Pd e Udc hanno ritirato tutti i loro emendamenti, rinunciando ad intervenire in aula. Le nostre strade si sono divaricate e noi abbiamo deciso “ostruzionismo ad oltranza”. Udc e Pd (per bocca di Casini e Franceschini) si sono fatti parte diligente di richiedere la “seduta fiume” (originariamente dovevamo interrompere l’aula a mezzanotte) . Sappiamo anche che hanno garantito al governo il mantenimento del numero legale al Senato, dove ora dovrà tornare il decreto. Insomma un “inciucio completo”. Il Pd ci ha spiegato che l’ha fatto perché ha ottenuto un importante miglioramento del decreto a vantaggio dei lavoratori degli enti lirici, grazie all’accoglimento di alcuni loro emendamenti.
Vorrei ora dimostrarvi che uno dei prezzi dell’inciucio e cioè l’emendamento a prima firma Merlo, se non vi fosse stato l’intervento determinante di Idv, si sarebbe risolto in un maggior danno per i lavoratori. Lo farò riprendendo una sequenza degli interventi in aula su questo punto. (Mi scuso fin d’ora se è un po’ lungo, ma vi prego di avere pazienza poiché così comprenderete anche quanto sia difficile l’opposizione che fa Idv in Parlamento)
CESARE DAMIANO(PD). Signor Presidente, ritenevo che in quest’Aula fosse all’attenzione di tutti la condizione dei lavoratori, ma vedo che le questioni procedurali sono più importanti del benessere dei lavoratori e questo credo che sia molto, molto, molto grave (Applausi dei deputati del gruppo
Partito Democratico, e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord
Padania e Unione di Centro). Perlomeno, non si speculi sulla pelle dei lavoratori (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro) e noi siamo orgogliosi come Partito Democratico di aver presentato un emendamento che
ha lo scopo di migliorare la condizione dei lavoratori e di impedire che si arrivi a decurtare il salario della contrattazione aziendale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). …… « Giocare » con questioni procedurali, non credo che sia assolutamente adatto al
problema che stiamo affrontando. …. Ritengo che l’emendamento al nostro esame, accettato dalla Commissione, rappresenti un punto importante di salvaguardia e fa onore a questo Parlamento, nella difficile discussione in atto, di aver fissato un punto che fa sì che i lavoratori abbiano la tranquillità della loro condizione in essere.
PIERFELICE ZAZZERA(IDV). Signor Presidente, non credo che ci possa essere qualcuno che difende più o meno gli interessi dei lavoratori (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Infatti, noi siamo qui, da questa notte, siamo rimasti in Aula chiedendo un dibattito al Parlamento proprio per difendere i diritti dei lavoratori del comparto dello spettacolo. Mi meraviglio perché non ricordo di aver visto l’onorevole Damiano questa notte, qui, a difendere gli interessi dei lavoratori; l’onorevole Damiano è venuto solo alle 7 e un quarto di questa mattina durante la discussione dell’emendamento al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Oltre a questo vi è un emendamento
che riguarda i diritti acquisiti dei lavoratori, presentato dall’Italia dei di Valori, e invito l’onorevole Damiano a sostenerlo ed a votare a favore, proprio perché difende gli interessi di quei lavoratori. Noi
siamo qui per farlo. ……. Nel merito della questione voglio invitare
il Governo a sostenere questo importante emendamento che consegna maggiore serenità a chi lavora nel mondo dello spettacolo, ……. invito a sostenere anche l’emendamento successivo, Zazzera 3.16, presentato dall’Italia dei Valori, che riguarda i diritti acquisiti.
CIOCCHETTI(UDC) Sinceramente, chi sta qui per fare un’opposizione costruttiva non fa quello che ha fatto in questo momento il gruppo
dell’Italia dei valori, …… Noi abbiamo svolto insieme ai colleghi
del Partito Democratico una opposizione costruttiva per tentare davvero di modificare questo …
BENEDETTO FABIO GRANATA(PDL). ….Nel merito anche noi del PdL
sottoscriviamo, io personalmente, l’emendamento in esame perché la ricostruzione testè fatta dall’onorevole Ciocchetti storicamente
fotografa quello che è avvenuto in Aula. Su un punto delicatissimo, sul quale soltanto la sensibilità del Governo e della maggioranza erano riusciti a trovare un momento di sintesi, quest’ultimo è stato usato strumentalmente dall’Italia dei Valori per creare una condizione di aggancio al fine di presentare ulteriori proposte emendative sulla pelle di quei lavoratori, che loro dicono di difendere; ciò, invece,
serviva loro a tirare avanti con questa forma di rappresentazione scenica, visto il tema del provvedimento, che loro stanno facendo in nome di quei lavoratori che questo provvedimento difende e rilancia.
PAOLA GOISIS(LN). Signor Presidente, anch’io intervengo per chiedere di apporre la mia firma su questo emendamento. Il partito dell’Italia dei valori per 16 ore ha continuato a dire che loro sono per difendere
i diritti dei lavoratori; in realtà, ……sono interessati soltanto a far decadere il decreto-legge. Allora, è chiaro ed evidente che a loro
non interessa nulla dei lavoratori, a loro interessa soltanto rendersi visibili. È chiaro allora che a loro per tutta la notte non è interessato nulla, né la questione della cultura, infatti hanno dimostrato di non avere affatto cultura, hanno fatto tutta una serie di errori: i congiuntivi non sanno neanche che cosa siano, e vengono a parlare di cultura ! A loro non interessa la cultura, non interessa il teatro, non interessa la lirica. Noi siamo qui perché ci teniamo alla cultura e ai lavoratori. Noi vogliamo sottoscrivere questo emendamento proprio perché noi ci teniamo ai lavoratori. All’Italia dei valori non interessa nulla dell’operaio, del lavoratore. In questa sede, invece, c’è l’interesse per i lavoratori. I gruppi del Popolo della Libertà, della Lega Nord Padania e del Partito Democratico, lo avevamo concordato insieme. Voi siete dei traditori !
CARLO MONAI(IDV). Signor Presidente, vorrei solo evidenziare che, con la seguenteformulazione dell’emendamento Giorgio Merlo 3.65, si toglie la certezza del 75 per cento di questo trattamento economico
integrativo, perché la condizione del pareggio di bilancio è inarrivabile. Poiché stiamo parlando di enti in crisi, non vi saranno pareggi di bilancio e, quindi, i lavoratori perderanno il 100 per cento di questo emolumento, grazie all’emendamento del PD.
FABIO EVANGELISTI(IDV). Signor Presidente, se davvero non vi fosse stata la malafede ed il pregiudizio, quell’emendamento della Commissione l’avremmo votato, cosa che, invece, non faremo rispetto a quello in esame, perché mette in discussione non il 25 per cento, ma il 100 per
cento, poiché soltanto due fondazioni conseguiranno in Italia il pareggio di bilancio e potranno andare avanti in questa direzione.
SERGIO MICHELE PIFFARI(IDV). Signor Presidente, capisco che, a volte, ci si possa incartare su questioni di posizione, ma magari ci siamo distratti dalla pausa della brioche e del cappuccino della mattinata. Dopo gli annunci di disponibilità e di attenzione nei confronti dei lavoratori,
dovreste ammettere di aver sbagliato e sarebbe opportuno ritirare l’emendamento oppure votare contro, sarebbe comunque il minore dei mali…
IVAN ROTA(IDV). Signor Presidente, signori colleghi, il gruppo Italia dei Valori nonsaprà i congiuntivi ma conosce l’italiano e quindi, proprio a tutela dei lavoratori, come ho sentito affermare dall’onorevole Damiano al tavolo del Comitato dei nove, rileggete questo emendamento, per favore,
è peggiorativo rispetto alla certezza di una decurtazione del 25 per cento.
ANTONIO BORGHESI(IDV). Signor Presidente, se fossi un lavoratore di una fondazione lirica preferirei avere il 75 per cento certo che il 100 per cento incerto, perché è quasi sicuramente impossibile
che ciò avvenga per l’endemica situazione di deficit di queste fondazioni. Vi prego, se davvero tenete ai lavoratori, fermatevi un
attimo e modificatelo per precisarlo. Noi siamo disponibili a votarlo.
RENATO CAMBURSANO(IDV). Signor Presidente, l’emendamento Giorgio Merlo 3.65 afferma: « eventuali trattamenti economici aggiuntivi, sono riconosciuti solo in caso di pareggio di bilancio ». Quindi, in assenza
di pareggio di bilancio, non saranno mai riconosciuti ed è questo il peggioramento. Inoltre, onorevole Damiano, l’emendamento
Zazzera 3.18, che fa riferimento alla salvezza dei diritti acquisiti, lo abbiamo scritto noi…
ANTONIO DI PIETRO(IDV). Signor Presidente, credo sia umano, dopo un’intera notte a discutere, che un emendamento possa sfuggire nella sua esatta valutazione. Noi invitiamo il Partito Democratico, nonché
la Commissione, a riflettere se si possa modificare in qualche modo questo intervento e, proprio perché vogliamo venire incontro realmente ai lavoratori, assicuriamo …..vorrei solo segnalare la disponibilità dell’Italia dei Valori a non presentare subemendamenti se viene approvata quella proposta.
DAVID FAVIA(IDV). Signor Presidente, sarebbe opportuno fermarsi un attimo senza tensioni per valutare l’impatto negativo di questo emendamento ed eventualmente chiedere ai colleghi del Partito Democratico di ritirarlo, se non c’è la disponibilità della maggioranza, perché è peggiorativo degli interessi dei lavoratori, in quanto l’integrazione sarà dovuta solo nei confronti delle fondazioni con il bilancio in
pareggio, mentre, se lo si ritira, sarà dovuto il 75 per cento a tutti. Facciamoci
con calma carico…
ROBERTO GIACHETTI(PD). ……Mi pare di aver capito che l’onorevole
Di Pietro ha detto che, qualora la Commissione dovesse ripresentare l’emendamento originario, che era stato ritirato perché sembrava vi potessero essere subemendamenti, sarebbero disponibili a votarlo, senza presentare ulteriori proposte emendative. ……….Si può votare direttamente quell’emendamento, che assorbe due altri emendamenti che erano stati presentati.
ANTONIO DI PIETRO(IDV).
…..Se viene riproposto questo emendamento noi ci impegniamo a non presentare subemendamenti e a non chiedere i relativi termini, dunque a votarlo immediatamente. Lo voteremo perché ci rendiamo conto che quello che stavamo per votare è peggiorativo rispetto a quanto sta succedendo. Siccome abbiamo passato una notte a difendere i lavoratori, vogliamo prenderci questa responsabilità (Applausi
dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PAOLA FRASSINETTI(PDL), Vicepresidente della VII Commissione.
……………..concordiamo sulla ripresentazione dell’emendamento in questione, però a queste condizioni e con la votazione immediata.
PRESIDENTE. Colleghi, fermo restando che eravamo sull’emendamento Giorgio Merlo 3.65, ricordo che l’emendamento 3.110 della Commissione naturalmente va votato prima di quell’emendamento, che naturalmente poi sarebbe precluso insieme a qualche altro emendamento, precisamente
agli emendamenti Zazzera 3.16, 3.17 e 3.18. Chiedo il parere del rappresentante del Governo.
SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, il Governo accetta l’emendamento 3.110 della Commissione.
PRESIDENTE. ………Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 3.110 della Commissione, accettato dal Governo. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la
Camera approva .(Vedi votazioni – Applausi).
(Presenti e votanti ………. 379
Maggioranza ………………… 190
Hanno votato sì …… 377
Hanno votato no …. 2).
In conclusione, come potete vedere, il “diavolo fa le pentole ma non il coperchio”. L’ansia di arrivare all’inciucio ha ottenebrato la mente del Pd al punto che avrebbe portato a peggiorare le cose anziché migliorarle! Vedete anche quante ce ne siamo sentite noi di Italia dei Valori, un manipolo, solo, contro tutti per 40 ore!

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giu
18

Caso Pomigliano: la FIOM sbaglia ma basta soldi pubblici senza impegni precisi!

La partita che si sta giocando a Pomigliano d’Arco è di straordinaria importanza e lo è innanzitutto per la Campania ed i lavoratori del comparto.
L’impianto Fiat di Pomigliano d’Arco è uno stabilimento strategico sotto il profilo occupazionale. Ai 5.000 dipendenti Fiat che lavorano a Pomigliano si sommano infatti circa 8.000 lavoratori dell’indotto.
Parliamo quindi di circa 13.000 posti di lavoro che, direttamente o indirettamente, sono garantiti dall’esistenza di quello stabilimento. Ma è strategico anche, e forse soprattutto, perché è localizzato in una regione nella quale immense sono le difficoltà del mercato del lavoro e nella quale estesa è la presenza delle organizzazioni criminali. Qualcuno in passato ha osservato, proprio per segnarne in positivo la differenza, che Pomigliano non è una cattedrale in un deserto, ma una “cattedrale in un cimitero”.
In questi giorni la polemica divampa sul contenuto dell’accordo siglato tra Fiat e molte sigle sindacali, ma con la ferma opposizione della Fiom che contesta il fatto che l’intesa in questione mette i lavoratori di fronte alla scelta tra un accordo capestro e la perdita del posto di lavoro . Insomma, una finta scelta che cancella e calpesta diritti fondamentali dei lavoratori.
Crediamo che dipingere in questo modo l’accordo di Pomigliano non sia però raccontare per intero la verità sulla vicenda. La verità, infatti, è che Fiat ha scelto la strada, sbagliata di imporre un’intesa che cancella o limita fortemente diritti dei lavoratori non per avere una fabbrica “cinese” ma nella speranza di riuscire, almeno così, ad avere una fabbrica “normale”. Cioè una fabbrica che rispetti standard minimi di efficienza e produttività europei, non cinesi.
Non si può tacere l’altra metà della verità su Pomigliano. Sulla fabbrica che ha una delle più bassa produttività del Paese, perché ha uno dei più alti tassi di assenteismo del paese.
Dove in occasione di ogni sciopero indetto, il giorno successivo, per eludere la trattenuta sullo stipendio, gran parte dei lavoratori porta il certificato di malattia. Dove nei sabati lavorativi, previsti da anni per contratto, un lavoratore su tre non si presenta ai cancelli e porta poi il certificato di malattia. Dove in periodo di raccolta dei pomodori si verificano strane ed inspiegabili epidemie che costringono molti lavoratori in malattia. Dove si parla di secondi lavori e via dicendo. Dove, in occasione del giorno delle elezioni del 2008 su 4.600 dipendenti quasi 1.600 si sono messi in permesso perché dovevano stare presso i seggi elettorali come rappresentanti di lista o altro.
Allora dobbiamo dire con forza che l’errore di metodo della Fiat si specchia in un errore almeno altrettanto grave di quelle forze sindacali che, in questi anni, hanno tollerato il menefreghismo, l’assenteismo, la mancanza di lealtà del lavoro, e che oggi salgono sulle barricate per difendere diritti sacrosanti, in astratto, ma dei quali si è in questi anni abusato al di là del lecito e anche di più.
In questa partita si sommano due errori contrapposti, per questo speriamo che le parti trovino, entrambe, il coraggio di rimettere in discussione ciò che è indifendibile: da una parte la volontà di comprimere il diritto di sciopero o di colpire indiscriminatamente nel mucchio i lavoratori con sanzioni senza accertare le responsabilità individuali, dall’altra quella di pensare che si possa andare avanti senza isolare chi crede che un posto di lavoro comporti solo diritti e nessun obbligo. Perché anche questo è affermare un principio di legalità.
Massimo Donadi, Antonio Borghesi, Sandro Trento

P.S. Sotto altro punto di vista va rilevato che la Fiat ha sempre ricevuto molto denaro pubblico assumendo impegni generici facilmente eludibili. D’ora in avanti non può e non deve essere più così. Se riceverà denaro pubblico dovrà stipulare un vero e proprio contratto con lo Stato con clausole precise dalla quali non potrà sciogliersi se non restituendo le somme ricevute e pagando gli eventuali danni.

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giu
02

Contromanovra Idv: le mani nelle tasche degli evasori e meno tasse per lavoratori e imprese

MANOVRA. IDV PRESENTA LA SUA: VIA PROVINCE, CNEL E SPESE MILITARI
DI PIETRO: 65 MLD IN DUE ANNI, MA NON È DI SINISTRA
(DIRE) Roma, 1 giu. – L’Italia dei valori presenta la sua contro manovra economica, un ddl che sara’ depositato “un attimo dopo” il decreto dell’esecutivo e che, parola del leader Antonio Di Pietro, vuole “l’esatto contrario del governo”. Ossia “rimettere i soldi nelle tasche degli onesti e mettere le mani in quelle dei disonesti”.
Nel corso di una conferenza stampa alla Camera l’ex pm loda il collega “economista” Antonio Borghesi, autore della proposta. Nel merito si parla di un provvedimento di 65 miliardi in due anni, di cui 33 dedicati alla riduzione del deficit e 32 allo sviluppo. Risanamento, equita’ e crescita. Lotta all’evasione, taglio dei costi della politica e alla spesa pubblica.
MANOVRA: DI PIETRO PRESENTA ‘CONTROMANOVRA’ IDV, SIAMO UNICA OPPOSIZIONE (3)
DALL’ASTA PER FREQUENZE DIGITALE ALL’ICI SU CASE LUSSO E ABOLIZIONE CNEL
(Adnkronos) – ‘La nostra manovra -rimarca Di Pietro- e’ per il governo dell’oggi e del domani. Se non sara’ accolta la nostra ‘contromanovra’, la trasformeremo in emendamenti per rivoltare come un calzino la manovra del governo’ varata dal Consiglio dei ministri una settimana fa. Prima di essere depositata in Parlamento, pero’, la ‘contromanovra’ messa a punto dall’Idv con diversi contributi e la regia di Antonio Borghesi, economista e vice capogruppo dell’Idv a Montecitorio, ‘sara’ presentata alle parti sociali e alle associazioni’.
La sintesi e’ nelle parole di Borghesi: ‘Vogliamo rimettere i soldi nelle tasche degli italiani onesti e le mani in quelle dei disonesti’.
Da la Repubblica.it (http://www.repubblica.it/economia/2010/06/01/news/contromanovra_idv-4494165/ )
L’Idv presenta ‘contromanovra’ da 65 miliardi 33 per il risanamento e 32 per lo sviluppo
Presentatate da Di Pietro le misure alternative a quelle del governo. Tra i tagli quasi abolizione dei vitalizi, delle auto blu e della totalità delle province. Maggiore tassazione delle rendite, reintroduzione dell’Ici. Ma forte riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese di ROSARIA AMATO
ROMA – Soppressione di tutte le province (a eccezione di Roma, Milano e Napoli), reintroduzione dell’Ici (fatte salve le esenzioni stabilite dal governo Prodi), blocco quasi totale delle auto blu, addizionale del 7,5 per cento sui capitali regolarizzati tramite scudo fiscale, eliminazione del vitalizio ai parlamentari e ai consiglieri regionali: sono alcune delle norme contenute nella ‘contromanovra’ presentata stamane dal presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro a Montecitorio. Una finanziaria da 65 miliardi di euro, dei quali 40 per il 2011 e 25 per il 2012, e che, ha spiegato l’ex pm, intende promuovere equità e sviluppo, oltre a ridurre la spesa. “Proponiamo una manovra biennale di più di 65 miliardi, di cui 33,5 dedicati alla riduzione del deficit e 32 allo sviluppo, in particolare attraverso la riduzione del carico fiscale a lavoratori e piccole e medie imprese”. Di Pietro ha sottolineato come, al contrario, la manovra approvata dal governo sia “depressiva”, e rischi di rallentare la ripresa (rischio tra l’altro segnalato nei giorni scorsi tanto dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini in occasione del Rapporto Annuale che dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi all’Assemblea Annuale).
“Proponiamo una manovra anticiclica pari a quasi quattro punti di Pil per il biennio 2011-2012, che riduca anche la pressione fiscale trasferendola almeno in parte dal lavoro, dalle famiglie e dalle imprese, alla rendita speculativa – ha detto Di Pietro – La manovra Tremonti non va in questa direzione ed è recessiva, anche se condividiamo alcune delle misure proposte. L’Europa ha bisogno di una politica espansiva concertata, che tenga a freno la speculazione e generi una crescita equilibrata”. “I tagli – ha aggiunto il leader dell’Idv – devono essere, inoltre, accompagnati da riforme strutturali, dal fisco al welfare, per rilanciare la crescita, ridurre stabilmente il deficit dei conti pubblici ed ottenere il consenso delle popolazioni, consenso senza il quale ogni manovra rischierebbe di essere vanificata dalle resistenze di ampi settori di cittadini”.
Le misure in dettaglio. La contromanovra dell’Idv prevede, come detto, misure di risanamento per l’ammontare di 33,5 miliardi di euro (24,1 miliardi nel 2011 e 9,4 nel 2012) e interventi per lo sviluppo per 32 miliardi (16 per le famiglie e 16 per le imprese). Le risorse arriverebbero dalla lotta all’evasione fiscale (27,8 miliardi, dei quali 20,6 nel 2011 e 7,2 nel 2012); dal taglio dei costi della politica (24,75 miliardi, dei quali 13 nel 2011 e 11,75 nel 2012), e dai tagli alla spesa pubblica (13 miliardi, dei quali 6,5 dal 2011). Tra le misure più rilevanti, prevista dall’Idv la completa soppressione delle province, con l’unica eccezione di Roma, forse con Milano e Napoli perché, spiega l’onorevole Antonio Borghesi, estensore della manovra, “altrimenti sarebbe necessaria una legge di riforma costituzionale, mentre mantenendo una o due province è sufficiente la legge ordinaria”. Il risparmio previsto è di tre miliardi. Dal blocco quasi totale delle auto blu (fatte salve dieci vetture per la presidenza del Consiglio, per i Comuni con oltre un milione di abitanti e poche altre istituzioni) arriverebbero cinque miliardi. Anche l’Idv abrogherebbe gli enti inutili, ma non ritiene convincente la lista compilata dal ministero dell’Economia (stralciata poi dalla manovra su indicazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), e propone piuttosto quella stilata diversi anni fa dall’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, e che prevedeva l’abrogazione di 119 strutture).
Equità e lotta all’evasione fiscale. Ancora, l’Idv chiede la reintroduzione dell’Ici, dalla quale si otterrebbero 1,7 miliardi l’anno (rimarrebbero le esenzioni introdotte dal governo Prodi). Tasserebbe con l’aliquota del 20 per cento le plusvalenze finanziarie speculative (esclusi naturalmente i rendimenti dei titoli di Stato): si otterrebbero 1,2 miliardi l’anno. Intensificherebbe la lotta all’evasione fiscale: tra le misure previste un redditometro a riscossione immediata, attraverso il quale si procederebbe alla determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche e delle società di capitale minori (3 miliardi). Tasserebbe con un’addizionale del 7,5 per cento i capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale (arrivando così al 12,5 per cento previsto dalla legge per l’imposta sostitutiva applicata alle rendite finanziarie, e ottenendo 7,5 miliardi di euro).
Nuove entrate e tagli di spesa. L’Idv metterebbe poi all’asta le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre, “come hanno fatto altri Paesi: Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia”, guadagnando così tre miliardi. Eliminerebbe il vitalizio per i parlamentari e i consiglieri regionali, ottenendo un miliardo l’anno. Ridurrebbe i consumi intermedi della Pubblica Amministrazione, anche attraverso un rafforzamento del ruolo della Consip (l’ente pubblico che bandisce le aste per gli enti pubblici, ottenendo quasi sempre ingenti risparmi sulle forniture, ndr), incassando così 5 miliardi l’anno. E poi abolirebbe i finanziamenti a opere ritenute inutili, a cominciare dal ponte sullo Stretto di Messina.
Misure per lo sviluppo: famiglie e imprese. La controfinanziaria dell’Idv ripartisce poi equamente tra famiglie e imprese misure per la riduzione fiscale e di promozione alla crescita per l’equivalente di 32 miliardi. Per le famiglie (16 miliardi) previsti aumenti delle detrazioni, alleggerimento del carico Irpef sui redditi bassi e medi da lavoro e pensione, estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori atipici. Mentre i 16 miliardi destinati alle piccole e medie imprese verrebbero utilizzati per la riduzione del costo del lavoro e per permettere il pagamento dell’Iva al momento dell’incasso e non in anticipo, come avviene oggi.

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giu
01

Proposta Idv: il blocco delle auto blu!

E’ noto come una delle cose che più fa andare in bestia il cittadino è la vista di automobili civili con il lampeggiante acceso e spesso una sirena che suona che, incuranti del codice della strada, sfrecciano per i centri cittadini.
L’”auto blu” è da sempre vista come un simbolo della casta e se in qualche caso il suo uso potrebbe anche essere giustificato da ragioni oggettive (ma chi la utilizza dovrebbe almeno avere il pudore di farlo nel modo più normale possibile) spesso si risolve in una vero e proprio spreco di denaro pubblico. Nel 1995 quando divenni Presidente della Provincia di Verona il mio primo atto fu la riduzione da cinque ad una delle automobili di servizio ed il trasferimento degli autisti ad altra attività. Dal sito www.contribuenti.it si apprende che l’Italia “detiene l’assurdo primato del maggior numero di auto di rappresentanza. Nel 2009 il parco delle auto blu sarebbe cresciuto del 3,1%, passando da 607.918 a 626.760 unità. E nel primo trimestre del 2010 il trend positivo non si è fermato: +0,6 punti percentuali, 629.120 auto blu! In barba alla legge che fin dal 1991 limita l’uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali.” Non sono in grado di dire se questi dati siano veri così mi è difficile giudicare se sia realistico il calcolo che qualcuno ha fatto del costo di un tale apparato: 18,93 miliardi di euro l’anno. La cifra è talmente elevata che il dubbio è lecito. Qualche tecnico ha calcolato semplicemente un costo di gestione di ciascuna auto in 30 mila euro l’anno, moltiplicandolo per il numero delle vetture pubbliche. E’ possibile che questa cifra sia non rispondente alla realtà. E’ anche possibile che una parte delle 626.760 automobili siano ferme per vetustà. E’ infine possibile che non tutte abbiano un autista dedicato e che quindi il costo medio annua sia inferiore. Vogliamo dire che le auto in esercizio effettivo siano 500 mila e che il costo annuo sia solo un terzo di quello calcolato, cioè 10.000 euro: ne risulta comunque un costo di 5 miliardi di euro. Ed allora vale la pena di provarci. Un metodo c’è e proporrò che entri nella contromanovra di Italia dei Valori. Blocco immediato delle auto blu, salvo 10 per la Presidenza del consiglio, per ogni ministero con portafoglio, per i Comuni con più di 1 milione di abitanti, 5 per i Ministeri senza portafoglio, per i Comuni con più di 500 mila abitanti, per le Regioni, 2 per i Comuni con più di 250 mila abitanti e per le Province Autonome, 1 per i comuni con più di 100 mila abitanti e le province. Divieto assoluto di noleggio di auto con autista da parte di ogni entità pubblica. Obbligo di mettere in vendita con gara tutte le auto blu non indicate nel numeri sopra riportati. Quando penso che in Gran Bretagna da ora in avanti “nessun ministro avrà un’auto dedicata o un autista”, se non in casi eccezionali. Lo ha deciso il nuovo governo che, sia per questione di soldi che di stile, ha annunciato che obbligherà ministri e sottosegretari ad andare al lavoro a piedi o con i mezzi pubblici. Quando si chiedono nuovi sacrifici ai cittadini è obbligatorio porre fine a vergogne come questa. Noi vogliamo provarci!

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mag
29

Proposta Idv: via le “pensioni” ai parlamentari!

Il Parlamento spende ogni anni circa 250 milioni di euro per erogare “vitalizi” agli ex parlamentari. Per lo meno altrettanto, se non di più, spendono le Regioni per i “vitalizi” agli ex consiglieri.
Più volte sono intervenuto in questo blog per denunciare casi eclatanti (come quello di tre parlamentari radicali che si sono dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati e percepiscono da qualche decennio una “pensione” di circa 3.000 euro al mese)( Onorevoli pensioni http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=139&Itemid=1 ). Più recentemente ho segnalato l’altra vergogna e cioè che ricevono “vitalizi” personaggi di grande squallore, condannati con sentenze passate in giudicato per corruzione ed altri reati contro la pubblica amministrazione e che li riceveranno gli attuali parlamentari condannati per gli stessi reati (ed anche peggio come l’associazione mafiosa) con sentenza definitiva (Onorevoli disonorati, ma pensionati http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=271&Itemid=1 ). Per questo motivo nella contro-manovra di Italia dei Valori alla manovra Tremonti-Berlusconi proporrò che sia contenuto il principio dell’abolizione dell’assegno vitalizio agli ex parlamentari e agli ex consiglieri regionali. Come per tutti i lavoratori, i contributi pagati dovrebbe essere versati al Fondo di previdenza che essi indicheranno (se avevano un’altra forma pensionistica) oppure al fondo Inps-Gestione separata (come per i lavoratori a progetto) ed utilizzati per determinare la pensione di vecchiaia al 65° anno o per integrare l’eventuale altro trattamento pensionistico dovuto per altra causa. Ovviamente dovranno essere ricalcolate le “vere pensioni” di cui attualmente fruiscono gli ex parlamentari. Non accettiamo che per essi si parli di “diritti quisiti” e quindi non modificabili. La Corte Costituzionale ha già sancito che non si tratta di vera e propria pensione, ma di vitalizio, come tale modificabile in qualunque momento. Se ne otterrebbe un risparmio minimo annuo di 500 milioni di euro e soprattutto un po’ di giustizia sociale in più.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=275&Itemid=1

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mag
13

Moratti: clandestini=delinquenti. Come italiani=mafiosi

Nei giorni scorsi il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha fatto una sorta di equazione tra clandestinità e delinquenza. Ciò appare contraddetto dalle statistiche disponibili, che dimostrano come non sia neppure vero che l’immigrazione abbia fatto aumentare i tassi di criminalità in Italia.
Come ha documentato Tito Boeri in alcuni articoli, dai dati disponibili sul sito dell’Istat si ricava però che pur a fronte di un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno (passati da 436mila a 2.286mila) dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità (numero di crimini per 100mila abitanti) sono rimasti pressoché invariati. Anche a livello regionale si evince che nelle regioni settentrionali caratterizzate da una maggiore intensità dei flussi migratori, il tasso di criminalità è rimasto pressoché invariato (Lombardia e Veneto) o è diminuito significativamente (Emilia Romagna). Inoltre non deve essere dimentica che dei circa 500 mila irregolari, il 66% ha un lavoro, è impiegato in nero e fa turni molto pesanti: l’ 80% non si ferma neppure il sabato, il 32% lavora di domenica e il 38% fa anche turni notturni (contro il 22% degli immigrati regolari). Tra questi il tasso di delinquenza è né più ne meno quello che si riscontra tra gli immigrati regolari. Aspetto invece decisivo è che i mezzi di informazione (giornali e televisioni) in Italia trattano dell’ immigrazione sempre più insistentemente con riferimento a notizie di cronaca che coinvolgono gli immigrati. La percentuale di notizie e articoli contenenti la parola “immigrazione” è cresciuta negli ultimi cinque anni in Italia del 15 per cento, più che in tutti gli altri paesi dell’ Unione Europea, dove i media continuano a dare più o meno la stessa importanza al tema. E le notizie che vengono fornite sull’ immigrazione in Italia sono quasi esclusivamente negative, inquietanti per la popolazione che le ascolta. La percentuale di notizie su atti criminali sul totale delle notizie sugli immigrati è da noi tre volte superiore che negli altri paesi dell’ Unione Europea. Per questo intervenendo alla trasmissione “Il Fatto del giorno” ho paragonato l’equazione clandestini=delinquenti a quella di una parte degli americani che nel passato dicevano italiani=mafiosi!

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apr
29

Centenari benedetti: 120.000 euro alla Confindustria

C’è la crisi economica, molte famiglie sono in difficoltà, le aziende chiudono, i lavoratori perdono i posti di lavoro, il Ministro Tremonti dice che non ci sono soldi per intervenire, per aumentare la cassa integrazione, ma il governo continua a sprecare il denaro pubblico frantumandolo in mille rivoli per iniziative di carattere clientelare. L’ultima distribuzione (oltre tre milioni di euro) riguarda i Comitati per la ricorrenza dei centenari della nascita o della morte di qualcuno.
Sarò anche ignorante ma in molti casi ho dovuto fare delle ricerche per capire chi erano i destinatari di cotanta considerazione, che dovrebbero avere una fama così diffusa da essere noti anche “all’uomo della strada”.
La cosa più clamorosa è che il governo ha destinato 120.000 euro al centenario della Confindustria e 48.000 euro a quello della Olivetti (che però fu fondata nel 1908).
Vi sono poi interventi che nulla hanno a che vedere con i centenari: così la Valorizzazione del tesoro di S.Gennaro (174.000 euro), uno studio su “L’idea di patria e nazione della storia italiana” (90.000 euro), uno studio sulla “Sussididarietà fraternità uguaglianza da Leone XIII alla Costituzione Europea” (60.000 euro).
Vengono finanziati inoltre comitati per ricorrenze che non sono centenari (forse hanno fermato il tempo!): “Orchestra Santa Cecilia” (90.000 euro) in realtà fondata nel 1908 o Il Manifesto del Futurismo, pure uscito in realtà nel 1908.
Vi è poi una pletora di personaggi più o meno noti, spesso politici, che trascrivo di seguito (chiedetevi per ognuno se lo avevate mai sentito nominare prima):
Mario Pannunzio (Lucca, 5 marzo 1910 – Roma, 10 febbraio 1968), giornalista e politico italiano. Fu tra i fondatori del Partito liberale italiano e poi del Partito Radicale: 222.000 euro
Corrado Cagli (Ancona1910 – Roma, 1976) è stato un pittore italiano: 90.000 euro.
Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, come Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico italiano, protagonista del Risorgimento nella veste di capo del governo del Regno di Sardegna e successivamente in quella di primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia: 228.000 euro
Ennio Morlotti (Lecco, 21 settembre 1910 – Milano, 15 dicembre 1992) è stato un pittore italiano: 60.000 euro
Mario Tobino (Viareggio, 16 gennaio 1910 – Agrigento, 11 dicembre 1991) è stato uno scrittore, poeta e psichiatra italiano: 90.000 euro
Padre Matteo Ricci (Macerata, 6 ottobre 1552 – Pechino, 11 maggio 1610) è stato un gesuita, matematico, cartografo ed esploratore italiano: 180.000 euro
Giovanni Battista Pergolesi (Jesi, 4 gennaio 1710 – Pozzuoli, 17 marzo 1736) è stato un compositore italiano di opere buffe e musica sacra dell’epoca barocca, oltre che un valente violinista ed organista: 204.000 euro
Giorgione – pseudonimo di Giorgio o Zorzi da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510) è stato un pittore italiano: 174.000 euro
Camillo Prampolini (Reggio Emilia, 27 aprile 1859 – Milano, 30 luglio 1930) è stato un politico socialista italiano: 30.000 euro
Tito Flavio Vespasiano (Cittareale, 17 novembre 9 – Roma, 23 giugno 79) meglio conosciuto come Vespasiano, fu un imperatore romano, che governò fra il 69 e il 79 col nome di Cesare Vespasiano Augusto: 90.000 euro
Lorenzo Valla (Roma, 1405 o 1407 – Roma, 1º agosto 1457) è stato un presbitero, umanista e filologo italiano: 12.000 euro
Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) è stato un filosofo, storico e politologo italiano: 60.000 euro
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta e traduttore italiano: 33.600 euro
Michelangelo Merisi, o Merigi o Amerighi, detto il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore italiano. E’ considerato il primo grande esponente della scuola barocca e uno dei più celebrati pittori del mondo: 90.000 euro
Paolo Bonomi (Romentino, 6 giugno 1910 – 23 febbraio 1985) è stato un politico italiano, della Democrazia Cristiana. Ha fondato e presieduto per anni la Coldiretti: 60.000 euro
Augusto Del Noce (Pistoia, 11 agosto 1910 – Roma, 30 dicembre 1989) è stato un politologo, filosofo e politico italiano di ispirazione cattolica: 24.000 euro
Massimo Mila (Torino, 14 agosto 1910 – Torino, 26 dicembre 1988) è stato un musicologo, critico musicale e intellettuale italiano: 90.000 euro
Luigi Tansillo (Venosa, 1510 – Teano, 1568) è stato un poeta italiano, di ispirazione petrarchesca e premarinista: 18.000 euro
Giuseppe Cesare Abba (Cairo Montenotte, 6 ottobre 1838 – Brescia, 6 novembre 1910) è stato uno scrittore e patriota italiano: 60.000 euro
Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto, 1550 – Bologna, 1609) è stato uno scrittore, cantastorie, commediografo ed enigmista italiano: 18.000 euro
Amintore Fanfani (Pieve Santo Stefano, 6 febbraio 1908 – Roma, 20 novembre 1999) è stato un politico e scrittore italiano: 60.000 euro
Maria Grazia Cosima Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice italiana, nata in Sardegna e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926: 30.000 euro

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