Tag Archive: Berlusconi

mar
25

Berlusconi e Frattini, due conigli

Oggi sono intervenuto in Aula alla Camera sulla situazione che si è creata in Libia, questi il video e il testo del mio intervento.

Innanzitutto mi sia concesso deplorare l’assenza del presidente del Consiglio da questo incontro con il Parlamento. Piaccia o non piaccia, stiamo facendo un’azione di guerra. Chiamiamola pure “azione di pace”, ma è fatta con armi e bombe, e il fatto che il presidente del consiglio non senta il dovere di venire in Parlamento e assumersi la responsabilità davanti al Paese di quello che stiamo facendo dimostra che è un coniglio.

Ciò premesso, l’Italia dei valori si riconosce nella risoluzione 1973 dell’Onu perché per la prima volta, in un’azione di guerra effettiva, c’è stata una decisione dell’unico riferimento di governo mondiale che abbiamo. Se riconosciamo l’importanza dell’Onu, abbiamo il dovere di seguirne poi le disposizioni. Per la prima volta l’Onu ha deciso direttamente, e quindi c’è una legittimazione giuridica. Però c’è anche un compito circoscritto che l’Onu ha indicato: salvare vite umane. Questo e solo questo è il compito: non andare ad ammazzare Gheddafi oppure tifare per l’una o l’altra parte della popolazione. Noi dobbiamo tifare per tutta la popolazione, sia che sia pro Gheddafi o che sia contro Gheddafi. Nessuno deve essere ammazzato se non per salvare molte altre vite umane.

Che ci siano indubbie ragioni umanitarie per rendere obbligatorio l’intervento dell’Onu mi pare che sia sotto gli occhi di tutti. Ricordo cosa disse Gheddafi poche ore prima dell’intervento. Aveva deciso di distruggere una parte del suo popolo. Aveva scagliato i suoi soldati contro il suo popolo. Aveva ordinato loro di andare a massacrare Bengasi e una parte della Libia. Di fronte a tutto questo non si può retare a guardare. E’ vero che ci sono molti altri interessi, anche non confessabili, per cui si è voluto andare in Libia, ma senza dubbio le ragioni umanitarie c’erano e per questo c’è anche la legittimazione.

Qualcuno dirà, e anche noi lo diciamo, “ma allora perché non in Ruanda, cambogia, Yemen?”. La domanda è appunto questa: “Perché no?”. Ma non è che siccome non interveniamo mentre ammazzano da altre parti ciò rende legittimo l’ammazzare da questa parte! Il fatto che non si debba ammazzare da nessuna parte non giustifica il fatto che si debbano chiudere gli occhi sempre. Semmai bisogna aprirli anche per le altre regioni in cui ci sono situazioni di questo tipo.
Ma qual è il merito della risoluzione Onu? Ha stabilito che non bisogna permettere agli aerei di Gheddafi di andare a bombardare, che bisogna proteggere Bengasi e la popolazione, che bisogna intervenire anche con embargo e blocco dei beni, che bisogna stabilire un corridoio umanitario. Queste e solo queste sono le ragioni che hanno indotto noi forze dell’opposizione responsabili a sottoscrivere una risoluzione unitaria. Abbiamo ascoltato le accorate parole del capo dello Stato. Lui sì che ci ha messo la faccia, come avrebbe dovuto fare il presidente del Consiglio che invece, coniglio, è scappato.

Cosa chiediamo? Chiediamo un cessate il fuoco immediato. Chiediamo una mediazione politica immediata. Chiediamo una corte internazionale dell’Aja per Gheddafi. Ma non è che dobbiamo radere al suolo tutto ciò che è sua proprietà per sfogare i nostri istinti più barbari.
Nel governo regna la confusione. Mi permetto di evidenziare alcune anomalie. Maroni, ministro degli Interni: “Minaccia terrorismo”. Frattini, ministro degli Esteri: “In Italia nessun pericolo terrorismo”. Il cavaliere. “Sono stato informato poco e male”.

Potrei dilungarmi su questo tema molto di più. Certo è che il governo è passato da un eccesso all’altro. Soprattutto Berlusconi, che prima si è messo a fare il giullare, a fare il guascone, a giocare alle gheddafine e adesso dice che è un criminale. Prima non lo aveva visto. Berlusconi gioca con il suo ruolo. Non ha il senso della responsabilità del suo ruolo di presidente del Consiglio. Pensa che sia come stare nel sottoscala di Arcore a fare il Bunga Bunga, e questa è una cosa vergognosa.

Berlusconi ha scelto il cavallo sbagliato, ma anche Lei lo ha fatto, ministro Frattini. Lei, il 18 gennaio 2011, ha indicato Gheddafi come modello del riformismo arabo. Alla faccia del modello di rifomismo! Ma Lei fa il ministro degli Esteri o fa il giullare insieme a Berlusconi?

(Frattini esce dall’aula)

E lei, signor ministro, non fugga via! Si assuma le sue responsabilità! Il Paese deve sapere che mentre una forza dell’opposizione esprime in Parlamento le sue idee sul comportamento di questo governo, il presidente del Consiglio non c’è, il ministro degli Esteri Frattini, dopo averci recitato una poesia, se ne scappa via e il ministro della Difesa La Russa viene qui solo a ripetere pari pari il discorso fatto al Senato, scambiando i deputati per i senatori. Ecco qual è il rispetto che hanno del Parlamento questi signori del governo! Lo sappiano gli italiani: questo è un governo che non c’è, un governo che gioca con la pelle degli altri. E anche con la nostra.

Per questo noi chiediamo che il governo si assuma almeno una responsabilità: che non chieda ma pretenda dagli altri Paesi europei che i flussi migratori siano distribuiti equamente. Avremmo voluto dire al ministro Frattini, se non fosse scappato, anche lui come un coniglio dopo Berlusconi, che non deve giocare con i flussi migratori. Ci sono due flussi migratori: una cosa sono i profughi, altra cosa sono gli immigrati. Quindicimila immigrati in arrivo dalla Tunisia non devono essere usati per giustificare quel che accade a Lampedusa dicendo che sono profughi. E’ solo una furbata di questo governo che cerca di far passare in secondo piano quel che sta facendo in Libia.

Noi riteniamo che il trattato di amicizia fra Libia e Italia debba essere sospeso. Vede, ministro-Frattini-che-non-c’è-più, lei ha detto che a norma dell’art. 103 dell’Onu il Trattato non vale più. E’ vero. A norma dell’art. 103 non vale più, ma questo deve essere notificato. Deve essere presa una posizione diretta. Noi chiediamo che il Parlamento approvi una mozione che dica che noi sospendiamo la validità di questo Trattato con il governo libico.
Il fatto che voi non vogliate che ci sia una risoluzione con cui il Parlamento impegna il governo a notificare al governo libico che non vuole averci più niente a che fare dimostra una cosa sola: il recondito pensiero di mantenere con quel governo un filo per continuare, semmai Gheddafi dovesse rimanere al potere, a farci affari.

In tutti questi anni Berlusconi, sia da privato cittadino sia da rappresentante del governo, ha legittimato il criminale Gheddafi.
E proprio in relazione al fatto che sulla crisi libica non riesce ad avere una posizione unitaria, il governo, a nostro avviso, non ha più alcuna possibilità di restare davvero in carica. Prima va casa, meglio è.

FONTE: http://www.antoniodipietro.com/2011/03/berlusconi_e_frattini_due_coni.html

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ott
04

Silvio compra anche la Chiesa: dal mercato “delle vacche” a quello dei “pastori”!

Dopo aver fatto compravendita di deputati per salvarsi dai processi con qualche nuova legge ad personam, Berlusconi ha deciso che è venuta l’ora di salvarsi “l’anima” con la compravendita di potenti monsignori (cardinali in pectore).
Solo così si può spiegare l’incredibile dichiarazione di mons. Rino Fisichella, a proposito della bestemmia pronunciata da Silvio Berlusconi nel raccontare una barzelletta: “Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose e, certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che e’ il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall’altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato”. Quindi Berlusconi va capito e scusato, secondo mons. Fisichella. La cosa ha fatto andare in bestia Rosy Bindi, oggetto privilegiato delle velenose battute di Berlusconi sulla sua presunta scarsa femminilità, la quale ha osservato: “Fin da piccola mi hanno insegnato a non pronunciare il nome del Signore invano. E’ una profonda, intima convinzione della mia fede, un segno di rispetto verso me stessa e gli altri e una regola di buona educazione. Sarò all’antica, ma mi amareggia profondamente e mi turba constatare che per un pastore della mia Chiesa (anche se voce isolata rispetto a quelle di altri pastori, di Avvenire e Famiglia Cristiana) ci sarebbero occasioni e circostanze nelle quali e’ possibile derogare anche dal secondo comandamento”. Mons. Fisichella non è nuovo ad interventi a favore di Berlusconi che, per qualunque cattolico, suonano più come eresie. Basti ricordare che fece scalpore il fatto che Berlusconi si fosse accostato al sacramento della comunione in occasione dei funerali di Raimondo Vianello, ciò che il diritto canonico vieta ai separati. Anche in quella occasione, mons. Fisichella lo giustificò dicendo: «Facciamo subito un po’ di chiarezza. Il presidente Berlusconi essendosi separato dalla seconda moglie, la signora Veronica, con la quale era sposato civilmente, è tornato ad una situazione, diciamo così, ex ante. Il primo matrimonio era un matrimonio religioso. E’ il secondo matrimonio, da un punto di vista canonico, che creava problemi. E’ solo al fedele separato e risposato che è vietato comunicarsi, poiché sussiste uno stato di permanenza nel peccato. A meno che, ovviamente, il primo matrimonio non venga annullato dalla Sacra Rota. Ma se l’ostacolo viene rimosso, nulla osta». Un intervento incredibile poiché per il diritto canonico Berlusconi è ancora il marito della sua prima moglie (Carla Dall’Oglio, alla quale s’è unito in matrimonio con rito religioso nel 1965). Per conseguenza quella “situazione, diciamo così, ex ante” sarebbe realizzata solo qualora egli fosse tornato a vivere con la prima moglie. Il che non è accaduto.
Non posso che concludere che anche la Chiesa ha evidentemente trovato il suo Berlusconi: se diventasse in futuro Papa non potrebbe che essere l’orgoglio di Silvio, che vedrebbe realizzato il suo sogno: poter comprare la Santità!.

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ago
23

Mafia. Atto intimidatorio di Fininvest (Berlusconi e Dell’Utri) contro il magistrato Luca Tescaroli

Il viscerale odio di Berlusconi per i magistrati in genere e per quelli che hanno indagato su di lui in particolare, oltre ad essere espresso a parole, si traduce quando possibile in atti intimidatori, che di per sé dimostrano l’evidente ed insopprimibile conflitto d’interessi di un Presidente del Consiglio, già condannato per aver testimoniato il falso, e pluri indagato per vicende gravissime di corruzione, falsi in bilancio, ed anche per favoreggiamento alla mafia. Non potendo colpire direttamente i magistrati, che la Costituzione difende quando sono nell’esercizio della loro attività, cerca di colpirli in modo trasversale, quando come nel caso di Tescaroli, scrivono libri nei quali descrivono le loro indagini. Luca Tescaroli ne ha scritti tre: Perché fu ucciso Giovanni Falcone (2001), Le faide mafiose nei misteri della Sicilia (2005) e Colletti sporchi (2008, con Ferruccio Pinotti). Leggi tutto »

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ago
12

Quei 100 milioni da Berlusconi alla mafia

Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un ‘pizzino’ del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra
Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.

Scrive l’inviato Felice Cavallaro: il testo è top secret ma chi lo ha letto così sintetizza evocando conteggi in vecchie lire: ‘dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo’. E poi: ‘Caro rag. Bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate … e di risolvere i problemi giudiziari”. Il pizzino sarebbe stato scritto dal padre, secondo Massimo Ciancimino, nella seconda metà del 2001, dopo il voto del 13 maggio per le elezioni nazionali e del 24 giugno per la Regione siciliana con la doppia vittoria schiacciante di Silvio Berlusconi e di Totò Cuffaro. Don Vito chiede al capo della mafia di intervenire sui politici usciti vittoriosi dalle elezioni chiedendo di “non fare minchiate” ingiustificate alla luce dei “numeri” della vittoria: 61 seggi a zero per il centrodestra in Sicilia.

Massimo Ciancimino ha consegnato il pizzino insieme a una cartellina piena di lettere e documenti che sarebbe stata trovata a casa della madre, la signora Epifania. Mamma e figlio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo sul contenuto del pizzino e in particolare la signora Ciancimino avrebbe inserito questa novità in un rapporto consolidato che risaliva a trenta anni prima: “mio marito si incontrava negli anni settanta con Berlusconi a Milano”, avrebbe detto la signora aggiungendo con un pizzico di disappunto: “ma alla fine Vito si sentì tradito dal Cavaliere”.

Il rapporto Ciancimino-Berlusconi non è una novità assoluta delle indagini palermitane. Le prime tracce risalgono a una serie di relazioni della Polizia degli anni ’80 in cui si descrive la figura di Marcello Dell’Utri e il suo legame con un collaboratore di Ciancimino, l’ingegner Francesco Paolo Alamia. Mentre già nel 2004, in una telefonata intercettata dalla Procura di Palermo tra Massimo Cinacimino e la sorella Luciana, il figlio di don Vito sosteneva che esistesse un assegno di 25 milioni di lire da parte di Silvio Berlusconi a beneficio del padre.

Anche su questo punto Massimo Ciancimino ha offerto nuovi chiarimenti ai pm nei giorni scorsi: si sarebbe trattato in realtà di soldi in contanti che lui stesso avrebbe ritirato da un amico del braccio destro di Provenzano, Pino Lipari.

Il fatto che Massimo Ciancimino abbia in due occasioni ricevuto decine di milioni di lire dal boss Provenzano o dai suoi amici sta modificando la posizione giuridica del “testimone assistito”. Probabilmente la Procura di Palermo sta valutando la sua iscrizione sul registro degli indagati per favoreggiamento. Un elemento che però paradossalmente rafforza la credibilità delle sue affermazioni autoindizianti.

I rapporti tra il gruppo Berlusconi e la mafia comunque non sono una novità assoluta. A parte la condanna nel processo di appello contro Marcello Dell’Utri (nel quale comunque le dichiarazioni del figlio di don Vito non sono state recepite perché considerate contraddittorie e a rate) già nelle indagini degli anni novanta sulla famiglia mafiosa di San Lorenzo erano emerse le prove documentali dei versamenti della Fininvest a titolo di “regalo” ai boss. Nel libro mastro del pizzo, sequestrato al clan, era stata trovata la dicitura “Can 5 5milioni reg”.

I collaboratori di giustizia avevano spiegato che a partire dagli anni ’70, prima attraverso Vittorio Mangano e poi per tramite dell’amico di Dell‘Utri, Gaetano Cinà, ogni anno il Cavaliere faceva arrivare soldi alla mafia.

Non si trattava però di tangenti, ma di doni fatti per mantenere i buoni rapporti. Il boss di Porta Nuova, Salvatore Cancemi, aveva aggiunto di aver visto il contante proveniente da Arcore ancora nel 1992. La trafila del denaro allora prevedeva che i soldi di Berlusconi finissero nelle mani dell’allora capo dei capi Totò Riina per poi essere suddivisi tra le varie famiglie mafiose.

Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina. Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/11/quei-100-milioni-da-berlusconi-alla-mafia/49464/

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ago
12

Berlusconi, affari di Stato e di famiglia: Mondadori , condoni ed altro ancora!

Oggi è uscita la notizia che la Mondadori, azienda della famiglia Berlusconi, ha chiuso una pendenza con il fisco sanando una evasione di 173 milioni di euro con un versamento di poco meno di 9. Tutto ciò grazie ad una norma contenuta nel Decreto Legge 25 marzo 2010 n.40. Attrraverso l’Ufficio Stampa del Gruppo Idv della Camera ho lanciato il seguente comunicato stampa.
“Non c’e’ un atto di questo governo dove il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non abbia fatto prevalere gli interessi propri o quelli delle sue aziende a quelli del Paese’. Lo afferma in una nota il vicepresidente dei deputati dell’Idv, Antonio Borghesi, commentando la vicenda della cosiddetta norma salva Mondadori. Secondo l’esponente dell’Idv, i governi Berlusconi ‘passeranno alla storia per le leggi ad personam e quelle ad azienda di cui la norma salva Mondadori, cui l’opposizione si e’ opposta con forza e determinazione, e’ solo ultima per diritto di nascita’. ‘E’ questo il berlusconismo che Italia dei Valori combatte da sempre – aggiunge il parlamentare – quel vizio che denunciava anche Famiglia Cristiana ieri, ovvero la politica fatta per sistemare se stessi e le proprie pendenze. La consolazione e’ che tutto questo sta per finire e che l’era Berlusconi finira’ sconfitta dalla stessa ragione della sua esistenza, il berlusconismo, ovvero la difesa e la tutela dei propri diritti a svantaggio di quelli di tutti gli altri’.(ANSA).
L’antefatto risale a qualche mese fa e desidero darne conto per far capire come sia difficile a volte il nostro lavoro. Poiché da un governo in palese malafede ci aspettiamo sempre di tutto dedichiamo larga parte del tempo con il nostro Ufficio Legislativo ad individuare le “porcate” quasi sempre nascoste dentro i provvedimenti.
Ad esempio nel decreto in esame avevamo naturalmente visto alcune norme “strane”. Riporto il testo del mio intervento in discussione generale
….. Inoltre vi è la storia dei condoni: ma quali condoni se uno ha perso due volte? C’è qualcuno che mi fa capire perché uno che ha vinto due volte dovrebbe pagare? O si è comprato le sentenze, e allora può pure darsi che preferisca cavarsela pagando un’aliquota da ridere come quella del 5 per cento – se non sbaglio o giù di lì -, o aveva ragione, e allora che motivo avrebbe di pagare? Quanto ci si immagina di incassare? Vorrei ricordare al collega relatore che il Ministro Tremonti fece approvare, nel precedente Governo Berlusconi – non in questo – una serie di condoni fiscali, dichiarando una previsione di entrata di 11 miliardi di euro. La Corte dei conti ha accertato, un po’ di anni dopo, che lo Stato ne ha incassati solo 6. Ovvero, 5 miliardi sono stati autodichiarati da contribuenti, evasori e quant’altro, che qualche volta hanno pagato la prima rata e poi non hanno più pagato. Come faccio, quindi, a dare credibilità alle cifre che oggi mi si viene a dire saranno incassate da un condono come questo, che di per sé è un condono ridicolo, mentre si vanno a chiudere tutti i contenziosi con i concessionari all’interno dei quali sono avvenute le più grandi «schifezze» che ci si possa immaginare? Così mettiamo una pietra sopra alle tante «schifezze» e non affrontiamo e non risolviamo il problema di Tributi Italia Spa, per la quale noi chiederemo una Commissione parlamentare di inchiesta. ……
Trovata la “porcata” spesso ci chiediamo chi siano i soggetti favoriti dalla norma governativa. Era ovviamente per noi impossibile conoscere allora che essa era destinata proprio anche alla famiglia Berlusconi.
Questa vicenda ci fa capire come sia profonda la commistione che il Presidente del Consiglio fa degli affari di stato e dei suoi interessi personali e familiari . Per questo diciamo che è ora che se vada, che si vada a nuove elezioni e che la prossima maggioranza di centro sinistra affronti immediatamente una legge seria sul conflitto d’interessi che impedisca per il futuro il ripetersi di questi vergognosi comportamenti .

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=302&Itemid=1

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mag
28

Italia dei Valori del Fermano: Governo Berlusconi ondivago anche sulle province

L’attuale Governo ci ha abituato da tempo a repentini cambi di opinione – basta vedere l’improvvisa presa d’atto della crisi economica – ma non eravamo ancora pronti a due opposte posizioni contemporanee. Nella tarda serata di mercoledì 26 maggio uscivano quasi in simultanea due contradditori comunicati stampa, visionabili, tra l’altro, anche su Televideo Rai. Nel primo si riportava la secca smentita da parte di Berlusconi di qualsiasi ipotesi di soppressione di province, nell’altro si comunicava che sul sito del Ministero dell’economia ne veniva invece confermata l’annunciata diminuzione.

A parte il sarcasmo di pessimo gusto della boutade governativa, l’Italia dei Valori del Fermano desidera esprimere il proprio profondo disappunto sulla ventilata ipotesi che colpirebbe la neonata Provincia di Fermo ormai autonoma e attiva sotto ogni profilo amministrativo.

Innanzitutto perché come ha ribadito sul Tg3 regionale il Presidente Cesetti la soppressione dovrebbe avvenire o con il plauso congiunto dei Comuni interessati e della Regione Marche o con la modifica dell’art. 133 della Costituzione. Due ipotesi entrambe irrealistiche ed emblematiche comunque del pressappochismo con cui l’attuale Governo pensa di salvare le sorti del paese.

Inoltre l’eliminazione della Provincia di Fermo significherebbe gettare all’aria il risultato di anni trascorsi a riconquistare ciò che la storia amministrativa aveva negato e cioè il riconoscimento di un’area geografica, storica e culturale ben definita come quella del Fermano. Al tempo stesso sarebbe vanificato l’ottimo lavoro di un’Amministrazione a guida del Presidente Cesetti al quale rinnoviamo la nostra fiducia, che in meno di un anno ha compiuto un lavoro straordinario, forse impensabile solo alcuni mesi fa, al servizio dei cittadini e dei loro bisogni.

È ora di finirla con l’ipocrisia dei costi della politica, non perché questi non abbiano raggiunto livelli intollerabili, ma perché va smascherata la demagogia che si nasconde dietro queste affermazioni. Gli sprechi sono 626.760 auto blu che senza alcun controllo scorazzano per le strade italiane o per gli assurdi privilegi di cui godono troppi politici spesso anche corrotti Gli sprechi sono i quasi 1.000 onorevoli super pagati ed omaggiati.

L’Italia dei Valori del Fermano riconosce l’ottimo lavoro finora portato avanti dall’esecutivo Cesetti, dall’intero Consiglio provinciale e da tutto il personale dipendente e si augura che questo Governo se ne vada presto a casa per il bene di tutto il Paese e che la smetta di giocare con la demagogia degli annunci ad effetto e dei giochi da bambino viziato.

http://www.informazione.tv/news.asp?id=9233

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apr
21

La Comunione del divorziato Berlusconi Un avvocato scrive al Papa: «Mi spieghi»

MILANO (19 aprile) – Comprensibilmente concentrati sullo strazio di Sandra Mondaini, agli italiani che hanno visto in diretta tv i funerali di Raimondo Vianello è sfuggito un dettaglio che non si sa se definire curioso o controverso. Al momento della comunione, infatti, Silvio Berlusconi – che era presente, sabato mattina – si è avvicinato al prete che gli ha dato l’ostia.

Tutto regolare, se non fosse che il capo del governo è divorziato e la Chiesa vieta ai divorziati di fare la comunione. Una faccenda privata, che però lo stesso Cavaliere ha contribuito a rendere pubblica fino a farne argomento di dibattito. Due estati fa a Porto Rotondo, alla presenza di parecchia gente, di telecamere e giornalisti, rivolse infatti una sorta di appello al vescovo di Tempio Pausania, monsignor Sanguinetti: «Eccellenza, lei che può, faccia di tutto e interceda perché anche noi divorziati possiamo avere l’eucarestia». Forse per caso, o forse no, due giorni dopo papa Ratzinger, parlando in Canada, ritornò sulla questione ribadendo che la comunione è riservata solo «a chi non è macchiato dal peccato».

E per la Chiesa chi è divorziato e per di più convive con un’altra persona, ”è in peccato”. E allora, perché Berlusconi durante i funerali di Vianello – nella parrocchia di Milano Due – ha chiesto di poter fare la comunione? E perché il sacerdote gliel’ha fatta fare? Domande che un puntiglioso e pignolo avvocato di San Benedetto del Tronto ha rivolto direttamente a Benedetto XVI inviando in Vaticano un telegramma dai toni piuttosto polemici per chiedere al pontefice «la possibilità di far ricevere la comunione a tutti gli altri comuni mortali che per vari motivi sono separati o sono stati costretti a separarsi o divorziare e da buoni cristiani soffrono per il divieto loro imposto. Ancora più» scrive l’avvocato Fabio Fabiani nel messaggio per il Papa «quando in televisione vedono che vi è differenza di trattamento anche nella religione tra loro e alcuni privilegiati, senza conoscere in base a quale cristiana distinzione».

In realtà, il sacerdote che ha dato l’ostia al Presidente del Consiglio sabato scorso, dice che non si è minimamente trattato di un privilegio. Don Walter è il parroco della chiesa in cui si sono svolti i funerali, e spiega: «Io me lo sono trovato davanti, nella fila di chi era in attesa della comunione. E cosa potevo fare, negargliela? Non è certo durante una cerimonia che si può porre una questione simile. E poi, il prete che celebra la messa mica può essere a conoscenza dello ”stato civile” di chi viene all’altare per prendere l’eucarestia!». Ma lei non sapeva che Berlusconi è divorziato? «Sì certo, lo sapevo. Ma ripeto, non è certo durante una messa che un sacerdote può fare un rifiuto simile a un fedele»..

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98607&sez=HOME_INITALIA

Il Papa: “Comunione ai divorziati?
No, solo ai puri e senza peccato”

CITTA’ DEL VATICANO – Ai divorziati, la comunione non si può dare, ripete il Papa, ma il desiderio di avvicinarsi alla mensa eucaristica li salverà comunque. Proprio ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vacanza a Porto Rotondo, si era rivolto durante una celebrazione liturgica al vescovo locale, chiedendo quando la Chiesa avrebbe rivisto la regola che vieta ai divorziati risposati di prendere la comunione. “Presidente – rispose monsignor Sebastiano Sanguineti – lei che ha il potere può chiedere a chi è più in alto di me”.
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E “chi è più alto” di lui, oggi ha risposto. Addirittura il Papa. Nel videomessaggio indirizzato al Congresso eucaristico mondiale nel Quebec, in Canada, Benedetto XVI non ha ovviamente accennato alla domanda di Berlusconi – il testo era preparato da tempo – ma nell’intervento, Ratzinger ha ribadito quali sono le leggi canoniche in vigore nella Chiesa e che valgono per tutti i credenti.
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Solo i “puri”, ha ribadito il Pontefice, coloro che non sono macchiati dal “peccato” possono ricevere l’ostia consacrata: gli altri troveranno comunque “nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”.
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“Il peccato grave – ha proseguito Benedetto XVI – si oppone all’azione della grazia eucaristica”. Ricevere l’assoluzione prima di avvicinarsi all’eucarestia, è indispensabile per la religione cattolica. Assoluzione che può essere data solo se il fedele si assume l’impegno a non continuare nel peccato: per questo viene negata ai divorziati risposati che non rinunciano all’unione sessuale.
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L’eucaristia, ha affermato Papa Ratzinger, è “il gesto per eccellenza dell’amore di Dio per noi”. Per questo il Pontefice si è rivolto anche ai pastori perchè rinnovino l’attenzione nel preparare i fedeli alla ricezione dell’eucarestia: “Facciamo tutto ciò che in nostro potere per riceverla in un cuore puro”.
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Nell’omelia il Papa ha infine annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si terrà a Dublino, nel 2012.
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22 giugno 2008
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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-22/ratzinger-eucarestia/ratzinger-eucarestia.html
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Documenti ufficiali della Chiesa sul tema della Comunione ai divorziati
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L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1981 che stabilisce (al paragrafo 84) le regole attuali sulla comunione ai divorziati risposati:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html

E la successiva lettera del 1994 della congregazione per la dottrina della fede, all’epoca presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Discorso del Papa al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’ anno giudiziario:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20060128_roman-rota_it.html

In tutti questi documenti c’è più o meno la posizione ufficiale della chiesa sulla comunione ai divorziati, poi non tutti, come Monsignor Colombo da Priverno al Generale dei Gesuiti, hanno il coraggio di dire al Presidente del Consiglio “No tu no” al momento della comunione per cui alla fine, come dice George Orwell, si sà che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Ma Cicero pro domo sua, ovvero l’esimio avvocato, scrive al Papa per il trionfo della giustizia?
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fonte: http://70.85.171.82/viewtopic.php?f=2&t=11700&start=1920

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mar
12

Meno male che silvio c’è!

E’ proprio una fortuna essere cittadini dell’italianistan !!

Salve,
sono un cittadino dell’Italianistan !
Vivo a Milano DUE in un palazzo costruito dal PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.
Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del
Consiglio. Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del
Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è
l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il
Presidente del Consiglio

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del
Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende
partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di
proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e
distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film
godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal
Presidente del Consiglio).

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del
Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio,
dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono
continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria
del
Presidente del Consiglio.

Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per
la
squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non
guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti
sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha
fatto eleggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po’ in internet, con
provider del Presidente del Consiglio.

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un
libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in
Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che
vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della
maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che
governa nel mio esclusivo interesse!!!!!!!!!!!!!

Per fortuna!

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feb
20

Berlusconi e Cosentino: balletti azzurri e corruzione

E’ davvero esilarante l’annuncio di Berlusconi di un intervento legislativo del suo governo per inasprire le norme contro la corruzione. Si potrebbe chiosare così: “Può un corruttore combattere la corruzione?”.
Come è noto la sentenza che condanna Mills stabilisce che egli è stato corrotto e che il corruttore è stato Berlusconi. Affidare a Berlusconi la lotta alla corruzione sarebbe come incaricare “i rapinatori di arrestare i malviventi”, oppure incaricare “la Banda Bassotti della custodia del forziere di Paperone”. Vedremo nei prossimi giorni i contenuti del preannunciato provvedimento di legge. Statene certi che gli interventi di Berlusconi su questi temi, come su quelli della giustizia, non possono che essere “con il trucco”: qualche fregatura per i cittadini da qualche parte c’è di sicuro. Ancora più esilarante è la sua improbabile conversione alle “liste pulite”. Ha dichiarato: «Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico». Allora gli hanno chiesto: “Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato?”. Ha risposto così: «Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l’Ufficio di presidenza a decidere caso per caso». Io penso che in questa materia i fatti valgano assai più delle parole. E i fatti dicono che, seguendo il copione del consueto balletto, ha respinto le dimissioni di Cosentino, per il quale i magistrati hanno chiesto l’arresto (negato dalla Camera), ha nel suo governo il Ministro Fitto (con due rinvii a giudizio per corruzione, per il quale pure era stato chiesto l’arresto). D’altronde se dovesse essere coerente dovrebbe immediatamente espellere sé stesso dal partito ed i 45 parlamentari carichi di condanne, rinvii a giudizio ed indagini. Ma è evidente siamo ancora una volta di fronte ad uno spot elettorale, ad una azione mediatica necessaria per risalire l’indice di gradimento (che ha subito un tracollo dopo le ultime vicende). Passate le elezioni dovremo dire: “tanto rumore per nulla”.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=237&Itemid=1

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feb
16

I “mariuoli” di Craxi e le “volpi nel pollaio” di Berlusconi

Dopo le nuove vergognose rivelazioni sugli appalti truccati della gestione Bertolaso della protezione civile, e dopo che in solo giorno sono stati arrestati il consigliere comunale di Milano del Pdl Pennisi ed il presidente della provincia Pdl di Vercelli Masoero entrambi per concussione, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato.
Si è detto preoccupato del fatto “”piccole volpi colte a rubare nel pollaio” facciano perdere consenso anche a lui, che non ha “mai rubato una lira”. Naturalmente fermo restando che saremmo sempre in presenza di un “attacco preordinato” di una “giustizia ad orologeria” e che dunque bisogna far capire alla gente che si tratta “di singoli casi di corruzione, di singole persone che sbagliano, non di un sistema generalizzato come quello di Tangentopoli”. Quanta assonanza tra Berlusconi e Craxi. Praticamente le stesse parole. Ricordate? Mario Chiesa fu il primo arrestato dal pool di Mani Pulite(guidato da Antonio Di Pietro) ed allora Bettino Craxi, , negò, intervistato dal Tg3, l’esistenza della corruzione a livello nazionale, definendo Mario Chiesa un mariuolo isolato, una “scheggia impazzita” dell’altrimenti integro Partito Socialista che “in cinquant’anni di amministrazione a Milano, non aveva mai avuto un solo politico inquisito per quei reati”. Corsi e ricorsi storici. Proprio domani vi sarà l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. Il suo procuratore generale, Mario Ristuccia, dirà che nel 2009 vi è stato un deciso balzo in avanti delle denunce per tangenti rispetto al 2008: +229% di quelle per corruzione e +153% di quelle per concussione. Secondo la Corte dei Conti, tradotto in soldoni, ciò significa circa 60 miliardi di euro all’anno di denaro preso dalle tasche dei cittadini. Un vero cancro ormai in metastasi che sta distruggendo il nostro Paese. Auguriamoci che le vicende di questi giorni servano davvero a far aprire gli occhi agli italiani ed anche a dare forza all’unico partito che sulla “questione morale” è nato e della questione morale ha fatto motivo della sua stessa essenza. Una ultima notazione. Berlusconi dice che lui “non ha mai rubato una lira”? Certo, non ne ha bisogno, lui ruba “legalmente” facendo leggi che favoriscono direttamente le sue aziende. Come il decreto Mediaset, che di fatto imporrà a Sky di rinunciare al 6% dei suoi incassi pubblicitari che andranno tutti nelle casse di Mediaset.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=234&Itemid=1

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feb
04

Andare a puttane è “legittimo impedimento”!

Ieri sono intervenuto ancora in dichiarazione di voto sull’art. 1 della legge sul cosiddetto “legittimo impedimento”. Riporto di seguito il resoconto:
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, il Presidente del Consiglio, parlando da Israele, dove un Presidente del Consiglio si è dimesso per essere stato rinviato a giudizio, ha detto che ha già speso 200 milioni di euro di avvocati.
Ebbene, potrei limitarmi a dire, visto che siamo ancora qui, “che si cercasse degli avvocati migliori”. Ma io dico: quante centinaia di milioni di euro è costato ai contribuenti italiani l’uso, e l’abuso, che il Presidente del Consiglio ha fatto in modo strumentale dell’intero Parlamento, della Corte costituzionale, per evitare di andare davanti ai suoi giudici (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania) ? Di questo dovremmo parlare ! Signor Presidente, siamo in presenza di un funzionario che, per quanto alto in grado, con questo provvedimento, deciderà che cosa è il legittimo impedimento. Potrebbe essere l’inaugurazione di una piccola strada di paese, ma siccome si fa esplicitamente riferimento alla serenità, e ognuno la serenità se la dà come crede, potrebbe essere (beninteso da utilizzatore finale) un incontro con una prostituta,
Presidente (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Certo ! Certo, colleghi ! Ciò che è già successo, Presidente, può succedere ancora ! PRESIDENTE. Onorevole Borghesi…
ANTONIO BORGHESI. E che civiltà della giustizia ha un Paese nel quale si antepone all’accertamento della verità un incontro con una puttana, scusi Presidente, con una prostituta (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) ? Vuol dire che in questo Paese la giustizia è stata calpestata, derisa, vilipesa, macellata, gettata al macero, gettata alle ortiche, cestinata, offesa, sfregiata, violentata, oltraggiata (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)… PRESIDENTE. Colleghi per cortesia !
ANTONIO BORGHESI. …maciullata, saccheggiata, uccisa, signor Presidente ! Questo provvedimento è il funerale della giustizia. Per questo l’Italia dei Valori voterà contro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=229&Itemid=1

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gen
15

Berlusconi fa un decreto per Mediaset: ammazza i concorrenti e ammazza la rete

Con Decreto Legislativo, che non richiede alcun vaglio di legittimità del Presidente della Repubblica, con il solo parere non vincolante delle Commissioni Parlamentari, Berlusconi riscrive le regole per le reti televisive e per i tetti pubblicitari. In teoria per adeguarsi all’Unione Europea, in realtà è una nuova legge “ad libertatem” per Mediaset. Dato che c’era, ne ha anche approfittato per dare un colpo alla rete ed a tutti i “rompicoglioni” che con la rete fanno informazione libera.
In sostanza lo schema di decreto legislativo:
· Introduce un nuovo tetto pubblicitario per le pay-tv entro il 2012, sia satellitari che terrestri: dal 18% dell’attuale affollamento orario si passa al 12 %. La realtà televisiva più interessata è ovviamente Sky, ormai il terzo polo della tv italiana e dominatore incontrastato della pay tv il cui limite per la raccolta pubblicitaria, come si è detto scenderà al 12% nel 2012 (ART. 12, comma 5). In questo modo Mediaset potrà continuare ad incrementare la relativa quota pubblicitaria, mentre i canali sulla piattaforma SKY subiranno una riduzione di un terzo della pubblicità in tre anni. Per le tv in chiaro, invece, dove Mediaset è al 18%, la Rai al 12% e gli altri sono inesistenti, il tetto resta al 18% e Mediaset non perde nulla
· Autorizza per decreto una sostanziale violazione delle norme antitrust (articolo 4 punto G) o meglio stabilisce che le reti a pagamento e quelle di repliche non creano un “palinsesto televisivo”, non sono veri e propri canali e non concorrono a superare i tetti di legge sulle concentrazioni editoriali. Non occorre un grande acume per capire che questa novità favorisce Mediaset ai danni della concorrenza, perché le consente di raddoppiare la propria offerta senza cadere nell’abuso di posizione dominante. E’ utile infine aggiungere che la direttiva europea non contiene alcuna disposizione di questo segno.
In altri termini il decreto ammazza la concorrenza e rafforza la posizione dominante di Mediaset
· Cancella le norme sui diritti residuali dei produttori di film e fiction (art. 16). Fino ad oggi se un produttore realizzava un film o una fiction e li vendeva ad una rete televisiva, trascorsi alcuni anni –da un minimo di tre a un massimo di sette – poteva tornare in possesso di una parte dei diritti di sfruttamento di quel film o di quella fiction, rivendendoli a basso costo alle reti televisive locali. L’opera, quindi non rimaneva per sempre di proprietà dell’emittente che l’aveva trasmessa. D’ora in avanti invece sarà così. In altri termini il decreto ammazza i piccoli produttori indipendenti e le televisioni locali.
· Introduce il principio che tutti i siti Internet che trasmettono in via non episodica video (es. Youtube, ma anche tutti i siti fatti in casa da tanti blogger e navigatori) devono sottostare alle stesse regole delle reti televisive: autorizzazione ministeriale, obblighi di rettifica, norme sulla pubblicità, ecc. Ciò vale naturalmente anche per le trasmissioni in “streaming”.
In altri termini il decreto ammazza la rete.

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nov
27

LA DEMOCRAZIA E’ QUELLA DI TUCIDIDE, NON QUELLA DEL presidente del consiglio!

…Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini, in quanto noi siamo pi… Mostra tuttoù d’esempio ad altri che imitatori. E poiché essa è retta in modo che I DIRITTI CIVILI SPETTINO NON A POCHE PERSONE, MA ALLA MAGGIORANZA, essa è chiamata DEMOCRAZIA: DI FRONTE ALLE LEGGI, per quanto riguarda gli interessi privati, A TUTTI SPETTA UN PIANO DI PARITA’, mentre per quanto riguarda la considerazione pubblica NELL’AMMINISTRAZIONE DELLO STATO, CIASCUNO E’ PREFERITO a seconda del suo emergere in un determinato campo, NON PER LA PROVENIENZA DA UNA CLASSE SOCIALE MA più che PER QUELLO CHE VALE. E per quanto riguarda la povertà, se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne è impedito dall’oscurità del suo rango sociale…

TUCIDIDE

http://www.parodos.it/wordonthestreet/tucidide.htm

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nov
27

RACCONTO V: SOCRATE E GLAUCONE (inserire il nome “berlusconi”, al posto di Glaucone)

I giovani di Atene, abbagliati dalla gloria di Temistocle, di Cimone, di Pericle, e pieni d’una folle ambizione, dopo aver ricevute per qualche tempo le lezioni de Sofisti, si credevan capaci de’ primi e più importanti impieghi della repubblica.
Uno di essi, nominato Glaucone, si era talmente posto in capo di entrar nel maneggio de pubblici affari, quantunque non avesse ancora vent’anni, che niuno de suoi amici o parenti avea potuto distorlo da tal disegno, sì poco convenevole all’età sua e a suoi talenti.
Socrate fu il solo a cui riuscisse di fargli mutar pensiero.
Avendolo un giorno incontrato, gli favellò in questa guisa: Tu sei, dunque, determinato, o Glaucone, d’entrare al governo delle cose pubbliche?
È vero!, rispose Glaucone.
Tu non puoi avere la più bell’idea – ripigliò Socrate – poiché se vi sono cose onorate al mondo, questa è una di quelle. Governando la repubblica, potrai giovare agli amici, illustrar la propria famiglia e dilatare i confini della tua patria. In appresso tu diverrai famoso non solamente in Atene, ma in tutta la Grecia e forse la tua fama, come quella di Temistocle, passerà ancora fra le nazioni barbare e ovunque andrai tu sarai conosciuto ed ammirato per tutto.
Un principio così insinuante piacque oltre modo a Glaucone e lo dispose ad ascoltar volontieri quel che Socrate era per dirgli.
Onde Socrate continuando il suo ragionamento: E’ manifesto, o Glaucone – disse – che se tu vuoi esser tenuto in pregio, devi trovar qualche modo di giovare alla città.
Così è!, rispose.
Dunque, per gli Dei immortali – soggiunse Socrate – non mi celare qual è il primo servigio che ti proponi di rendere allo stato.
Ma tacendo Glaucone, come per pensare a ciò che doveva rispondere, Socrate aggiunse: Quello di moltiplicarne le entrate, io suppongo. Per l’appunto. Ora tu sai, senza dubbio, in che consistono le entrate dello stato e a quanto ascendono, affinché, se in qualche parte son deboli, tu possa trovar modo d’aumentarle.
Io vi giuro – rispose Glaucone – che sopra ciò non ho mai fatto riflessione veruna.
Se non hai tenuto conto delle entrate, conoscerai almeno le spese della repubblica, poichè in un governo ben regolato è necessario sopprimer quelle che son superflue.
Veramente neanche a questo ho pensato, disse Glaucone.
Dunque, come potrai tu arricchir la repubblica, se non ne conosci nè le rendite né le spese? Ma – ripigliò Glaucone – si può arricchire uno stato colla rovina de suoi nemici.
È vero – rispose Socrate – ma per far questo bisogna vincere, altrimenti si corre rischio di perder quanto possiede. Onde fa d’uopo sapere quante sian le forze della città e quante quelle de nemici, per consigliar la guerra, se le forze della città son maggiori, e per dissuaderla, se son minori. Dimmi, dunque, quante forze abbia la repubblica, per mare e per terra, e quante ne abbiano gl’inimici.
In verità io non saprei dirlo, così all’improvviso disse Glaucone.
Mostrami almeno – ripigliò Socrate – se ne hai qualche nota: perciocchè io la vedrò volentieri. Io non l’ho ancora, disse Glaucone.
Or bene – soggiunse Socrate – io vedo che se tu entri nel governo, non avremo così presto la guerra, poiché ti restano molte cose da sapere e molte ricerche da fare.
Socrate gli fece altre domande sopra oggetti non meno importanti, alle quali Glaucone, non sapendo rispondere, Socrate finalmente gli disse: Guardati, o Glaucone mio, che spinto da un desiderio troppo ardente di gloria e d’onori, tu non cada nel disonore e nella vergogna, esponendoti a far quello che tu non sai. Se brami di renderti famoso e d’esser tenuto in pregio nella repubblica, cerca, prima d’aspirare alle cariche, di fare acquisto delle cognizioni che son necessarie per esercitarle come si deve. Glaucone profittò de saggi avvisi di Socrate e procurò d’instruirsi bene in privato, prima di domandare alcun pubblico impiego.
Questa lezione è per tutti i secoli e può esser utile a molte persone d’ogni condizione e d’ogni stato.

SENOFONTE

http://books.google.it/books?id=dUUQAAAAYAAJ&pg=PA15&lpg=PA15&dq=senofonte+socrate+glaucone+racconto+V+racconti+messi+in+lingua&source=bl&ots=zDlVCbNwT3&sig=y65vzQBUPA6-9yFCNhtXGpqR2zg&hl=it&ei=meQPS8n9B42C_QaineU1&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CAgQ6AEwAA#v=onepage&q=&f=false

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set
12

Berlusconi: “meglio non frequentarlo”

Silvio Berlusconi è ormai una compagnia poco raccomandabile. Lo ha potuto verificare ieri Zapatero, che ha dovuto sopportare, insieme a numerosi ministri dei due Paesi, le deliranti e mortificanti spiegazioni sul reclutamento di giovani donne per le liste elettorali del Popolo della libertà, sulle sue riunioni e feste con decine di donne dedite alla prostituzione e sulle sue accuse screditanti nei confronti di El Pais e di quella stampa italiana ancora al riparo dalla sua voracità di proprietario di media e dai suoi sforzi per limitare la libertà d’espressione.

Quello che sta trasformando Berlusconi in un personaggio inadeguato a un Paese serio e a un governo presentabile, togliendogli qualunque capacità di dialogare con autorevolezza con i suoi omologhi, non è la sua vita privata, ma proprio la confusione delirante fra pubblico e privato con cui ha organizzato la vita politica italiana.

La conferenza stampa al termine del vertice bilaterale fra i ministri è la migliore dimostrazione di questa esecrabile mescolanza di generi, che si produce perfino al momento di fornire le spiegazioni che i giornalisti legittimamente gli chiedono. Quasi dieci minuti sono durate le sue prolisse spiegazioni, condìte di egolatria e di umorismo maschilista e rissoso, sempre più complicate mano a mano che tra i presenti, spagnoli e italiani, si diffondeva l’imbarazzo.

Su Berlusconi in questo momento ricade il sospetto di usare il suo potere personale nella designazione di alte cariche dello Stato e nella formazione delle liste elettorali per ottenere favori sessuali. Lui stesso ha documentato e ieri ha perfino esibito come imbarazzante spiegazione sulla sua vita sessuale la propria vulnerabilità di uomo pubblico a cui può capitare di vedersi presentare delle belle ragazze, che naturalmente gli cadono ai piedi sedotte dal suo fascino, per ottenere in cambio favori politici o economici. Nulla si può dire della vita privata di chi sa preservarla, ma nel suo caso è stato lui stesso, i suoi stessi mezzi di comunicazione e la sua ex moglie che hanno scoperchiato tutto quanto, nel caso di quest’ultima segnalando il suo rapporto malato con ragazze minorenni, qualcosa che certo non potrà essere oggetto di incriminazione giudiziaria in Italia a causa della corazza legale che lui stesso si è costruito intorno.

Frequentare Berlusconi, il cui Paese fa parte del G8, è diventato un problema politico in più nella complessità delle relazioni internazionali. Ma quello che lo squalifica come governante è la sua vulnerabilità di fronte a qualunque pressione occulta, frutto delle circostanze che lui accetta per appagare la propria vanità e il proprio ego. La Chiesa, profondamente infastidita dai suoi comportamenti e oggetto dei suoi attacchi, ha deciso di trarre profitto dalla sua debolezza politica ottenendo interventi giuridici proprio nel campo della morale. Ed è chiaro che molti altri possono seguire la stessa strada.

(Questo articolo è stato pubblicato oggi su El Pais. Traduzione di Fabio Galimberti)

(11 settembre 2009)

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