Tag Archive: Benedetto XVI

giu
04

Benedetto XVI parla agli imprenditori e li invita ad un ruolo sociale. Il cristianesimo ha sempre difeso il lavoro e le sue ragioni

L’ultimo richiamo c’è stato il 27 maggio scorso. Nell’assemblea dei vescovi italiani a Roma, Benedetto XVI ha invitato ancora una volta gli imprenditori (e i politici) ad impegnarsi per il bene comune.

Negli ultimi tempi gli appelli del Papa al mondo dell’impresa, dall’enciclica Caritas in Veritate ai discorsi a braccio, si sono fatti più stringenti. Come intendere queste prese di posizione? Per molti fedeli si tratta di un invito a comportamenti più etici; per altri, di dovute predichette morali; per altri ancora, di indebite ingerenze in un campo che non appartiene alla chiesa. Quest’ultimo aspetto è forse il più lontano dal vero ma anche quello che consente una risposta. E’ la visione secondo cui la fede è un fatto staccato dalla vita e poco, o nulla, c’entra con, in questo caso, l’economia. Un errore, specie in campo storico. Un’incapacità di leggere senza paraocchi la storia dell’Europa.

“Nessuno oggi nega – scrivono nel bellissimo libro Benedetta Economia Luigino Bruni e Alessandra Smerilli – il ruolo culturale e civile che il monachesimo e il francescanesimo hanno avuto nella storia d’Europa; non altrettanto accade quando si legge la storia economica europea, la nascita dell’economia di mercato, dove i protagonisti indiscussi sono altri, e ai carismi non viene riconosciuto il loro ruolo”.

“I monaci – ha ricordato il grande storico e sociologo belga Leo Moulin – sono all’origine, inconsapevole e involontaria, di un movimento economico e sociale così profondo, così diverso e così vasto che l’evoluzione del Medioevo sarebbe difficilmente spiegabile senza la loro presenza…”. Non solo. “Il Monachesimo – scrivono ancora Bruni e Smerilli – ha creato il lessico economico della rivoluzione commerciale dell’Europa attorno all’anno Mille e le premesse teologiche e culturali per la nascita dell’economia mercantile; il francescanesimo, dal canto suo, ha dato vita alla prima vera e propria scuola di pensiero economico (Occam, Scoto, Olivi)… oltre ad aver creato le prime banche popolari: i Monti di Pietà, come risposta alla crisi creditizia e all’usura del tempo”.

E ancora non basta. Perché il cristianesimo – e in parte già il giudaismo – avevano completamente rivalutato il lavoro che nel mondo soprattutto greco era considerato un fatto da schiavi.

Per dire, che se Benedetto XVI parla di impresa e di lavoro, ne ha più titolo forse di tanti economisti e capitani d’impresa.

http://www.informazione.tv/news.asp?id=9356

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apr
21

La Comunione del divorziato Berlusconi Un avvocato scrive al Papa: «Mi spieghi»

MILANO (19 aprile) – Comprensibilmente concentrati sullo strazio di Sandra Mondaini, agli italiani che hanno visto in diretta tv i funerali di Raimondo Vianello è sfuggito un dettaglio che non si sa se definire curioso o controverso. Al momento della comunione, infatti, Silvio Berlusconi – che era presente, sabato mattina – si è avvicinato al prete che gli ha dato l’ostia.

Tutto regolare, se non fosse che il capo del governo è divorziato e la Chiesa vieta ai divorziati di fare la comunione. Una faccenda privata, che però lo stesso Cavaliere ha contribuito a rendere pubblica fino a farne argomento di dibattito. Due estati fa a Porto Rotondo, alla presenza di parecchia gente, di telecamere e giornalisti, rivolse infatti una sorta di appello al vescovo di Tempio Pausania, monsignor Sanguinetti: «Eccellenza, lei che può, faccia di tutto e interceda perché anche noi divorziati possiamo avere l’eucarestia». Forse per caso, o forse no, due giorni dopo papa Ratzinger, parlando in Canada, ritornò sulla questione ribadendo che la comunione è riservata solo «a chi non è macchiato dal peccato».

E per la Chiesa chi è divorziato e per di più convive con un’altra persona, ”è in peccato”. E allora, perché Berlusconi durante i funerali di Vianello – nella parrocchia di Milano Due – ha chiesto di poter fare la comunione? E perché il sacerdote gliel’ha fatta fare? Domande che un puntiglioso e pignolo avvocato di San Benedetto del Tronto ha rivolto direttamente a Benedetto XVI inviando in Vaticano un telegramma dai toni piuttosto polemici per chiedere al pontefice «la possibilità di far ricevere la comunione a tutti gli altri comuni mortali che per vari motivi sono separati o sono stati costretti a separarsi o divorziare e da buoni cristiani soffrono per il divieto loro imposto. Ancora più» scrive l’avvocato Fabio Fabiani nel messaggio per il Papa «quando in televisione vedono che vi è differenza di trattamento anche nella religione tra loro e alcuni privilegiati, senza conoscere in base a quale cristiana distinzione».

In realtà, il sacerdote che ha dato l’ostia al Presidente del Consiglio sabato scorso, dice che non si è minimamente trattato di un privilegio. Don Walter è il parroco della chiesa in cui si sono svolti i funerali, e spiega: «Io me lo sono trovato davanti, nella fila di chi era in attesa della comunione. E cosa potevo fare, negargliela? Non è certo durante una cerimonia che si può porre una questione simile. E poi, il prete che celebra la messa mica può essere a conoscenza dello ”stato civile” di chi viene all’altare per prendere l’eucarestia!». Ma lei non sapeva che Berlusconi è divorziato? «Sì certo, lo sapevo. Ma ripeto, non è certo durante una messa che un sacerdote può fare un rifiuto simile a un fedele»..

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98607&sez=HOME_INITALIA

Il Papa: “Comunione ai divorziati?
No, solo ai puri e senza peccato”

CITTA’ DEL VATICANO – Ai divorziati, la comunione non si può dare, ripete il Papa, ma il desiderio di avvicinarsi alla mensa eucaristica li salverà comunque. Proprio ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vacanza a Porto Rotondo, si era rivolto durante una celebrazione liturgica al vescovo locale, chiedendo quando la Chiesa avrebbe rivisto la regola che vieta ai divorziati risposati di prendere la comunione. “Presidente – rispose monsignor Sebastiano Sanguineti – lei che ha il potere può chiedere a chi è più in alto di me”.
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E “chi è più alto” di lui, oggi ha risposto. Addirittura il Papa. Nel videomessaggio indirizzato al Congresso eucaristico mondiale nel Quebec, in Canada, Benedetto XVI non ha ovviamente accennato alla domanda di Berlusconi – il testo era preparato da tempo – ma nell’intervento, Ratzinger ha ribadito quali sono le leggi canoniche in vigore nella Chiesa e che valgono per tutti i credenti.
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Solo i “puri”, ha ribadito il Pontefice, coloro che non sono macchiati dal “peccato” possono ricevere l’ostia consacrata: gli altri troveranno comunque “nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”.
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“Il peccato grave – ha proseguito Benedetto XVI – si oppone all’azione della grazia eucaristica”. Ricevere l’assoluzione prima di avvicinarsi all’eucarestia, è indispensabile per la religione cattolica. Assoluzione che può essere data solo se il fedele si assume l’impegno a non continuare nel peccato: per questo viene negata ai divorziati risposati che non rinunciano all’unione sessuale.
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L’eucaristia, ha affermato Papa Ratzinger, è “il gesto per eccellenza dell’amore di Dio per noi”. Per questo il Pontefice si è rivolto anche ai pastori perchè rinnovino l’attenzione nel preparare i fedeli alla ricezione dell’eucarestia: “Facciamo tutto ciò che in nostro potere per riceverla in un cuore puro”.
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Nell’omelia il Papa ha infine annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si terrà a Dublino, nel 2012.
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22 giugno 2008
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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-22/ratzinger-eucarestia/ratzinger-eucarestia.html
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Documenti ufficiali della Chiesa sul tema della Comunione ai divorziati
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L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1981 che stabilisce (al paragrafo 84) le regole attuali sulla comunione ai divorziati risposati:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html

E la successiva lettera del 1994 della congregazione per la dottrina della fede, all’epoca presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Discorso del Papa al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’ anno giudiziario:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20060128_roman-rota_it.html

In tutti questi documenti c’è più o meno la posizione ufficiale della chiesa sulla comunione ai divorziati, poi non tutti, come Monsignor Colombo da Priverno al Generale dei Gesuiti, hanno il coraggio di dire al Presidente del Consiglio “No tu no” al momento della comunione per cui alla fine, come dice George Orwell, si sà che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Ma Cicero pro domo sua, ovvero l’esimio avvocato, scrive al Papa per il trionfo della giustizia?
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fonte: http://70.85.171.82/viewtopic.php?f=2&t=11700&start=1920

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ago
04

Bagnasco: “discesa di civiltà per il nostro Paese”

ru486

« Ru486, così prevale il diritto del più forte. Ho provato tristezza, amarezza, preoccupazione. Penso che questa decisione rappresenti una discesa di civiltà per il nostro Paese».
Il commento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al via libera dell’Agenzia del farmaco per la pillola abortiva Ru486 esprime anzitutto un dolore profondo, anche per qualche quotidiano che si è maldestramente fatto beffe del Papa (Secolo XIX e Stampa in testa).
Ma le riflessioni del presidente della Cei e arcivescovo di Genova vanno ben oltre queste miserie, e recano al dibattito sull’aborto chimico argomenti pacati quanto fermi.
Eminenza, perché parla di «discesa di civiltà»?
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lug
19

Lettera aperta di Don Paolo Farinella.

Caro Santo Padre,

NON RICEVERE BERLUSCONI IN UDIENZA, NÉ PUBBLICA NÉ PRIVATA, DOPO IL G8 DELL’AQUILA

Con sgomento apprendiamo dalla stampa l’eventualità che Lei, Santo Padre, possa concedere udienza privata all’attuale presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Egli per parare il diluvio di indignazione e disprezzo che gli si è scatenato contro a livello mondiale per i suoi comportamenti indecenti che vanno anche contro la morale cattolica che tanto sbandiera nei suoi deliranti proclami, ha fatto capire che dopo il g8 cercherà di strappare alla Santa Sede un incontro con il Pontefice a conclusione del summit dell’Aquila. L’unico modo, a suo giudizio, per «troncare le polemiche». Leggi tutto »

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lug
17

Non di solo benessere

(Padre Raniero Cantalamessa)

Nella vita dell’uomo ci sono valori più importanti del benessere e della sicurezza materiale.

In questa ottica, anche l’attuale momento di crisi economica può essere l’occasione per aprirsi ai bisogni degli altri e riscoprire la solidarietà, bandendo gli sprechi, evitando le spese inutili, ricordandosi di coloro che hanno difficoltà persino a mangiare ogni giorno, invitando, perché no, ad esempio, i datori di lavoro ad accollarsi sacrifici pur di mantenere il posto ai propri dipendenti: questo è un modo di pensare anche agli altri e non solo al proprio interesse. Leggi tutto »

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lug
05

Berlusconi non deve illudersi

«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese.

Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».

Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto».

Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza “distrazioni”, che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al “bene comune” dei cittadini.

A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?

Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari “corifei”, “caudatari” o “maschere salmodianti” (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo “autolesionista” di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando “la pezza è più grande dello sbrego” come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne “merce”, di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.

Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del “buon governo” per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un “lodo”, tanto meno chiedergli l’”immunità morale”. La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.

Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi “pesanti”, anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno “disincantata”. Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una “zona franca” dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico “piatto di lenticchie”, da respingere al mittente.

Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».

In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26 maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende personali del premier offrono «un contributo sgradevole al sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che assicura di “chiarire in futuro” i dubbi sollevati dalla stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni, rivela una considerazione della stampa e dell’opinione pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per veicolare informazione e dialogo democratico tra i cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».

Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una “politica da camera da letto” si passi alla vera politica delle “camere del Parlamento”, restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.

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