Nel 1984 (e non nel 94, come riportato dai soliti maestri della disinformazione) mi trovavo sì alle Seychelles ma per le vacanze natalizie insieme a mia moglie (sì è vero, era ed è bionda e bella, ma era ed è pur sempre e solo mia moglie). Ci siamo fermati una sera a casa di un amico fotografo italiano e qui conoscemmo anche altre persone che segnalarono – fra una chiacchiera e l’altra – che nell’isola c’era anche un noto latitante italiano, appunto Francesco Pazienza. Io appuntai la notizia e quando tornai in Italia feci quello che avrebbe fatto e dovrebbe fare qualsiasi cittadino italiano, specie se Pubblico Ufficiale (ed io ero addirittura un magistrato): informare immediatamente le competenti Autorità. Fu solo per questa ragione che scrissi una relazione e la inviai al Dr. Sica, che era il magistrato che stava indagando proprio su Francesco Pazienza e che ne aveva disposto la cattura e le ricerche. Ma ve lo immaginate un agente segreto del “SISMI ufficiale” della portata sopra descritta che si mette a fare una relazione scritta con tanto di nome e cognome, alla fine di un lavoro fantasioso? Recarsi in terra straniera per intercettare un altro agente del “SISMI deviato”, rischiando di morire ammazzato, se non fosse intervenuto lo stesso agente “deviato” a salvarlo (sì, perché anche quest’altra panzana hanno raccontato i nostri autori di fotoromanzi che si sono bevuti le fantasticherie di un imbroglione del calibro di Pazienza che, come tutti sanno, una ne faceva e 100 ne inventava!). Quanto all’inchiesta Mani Pulite quel lavoro è ed è stato sotto gli occhi di tutti, perché tutti hanno potuto seguire in diretta l’evolversi dell’inchiesta. Le tangenti non le abbiamo inventate noi del Pool Mani Pulite, c’erano davvero. Ed io ed i miei colleghi, proprio e solo perché facevamo i magistrati, non potevamo fare altro che il nostro dovere. A meno che non si voglia far credere che anche gli oltre 2.000 miliardi di vecchie lire che sequestrammo, mi furono dati sottobanco dagli americani, perché appunto non solo scoprimmo che all’epoca di Tangentopoli giravano tante tangenti, ma ne sequestrammo anche un bel po’ e quei soldi stanno lì come pietre a dimostrare la bontà del nostro lavoro.
Morale della favola: ma perché “due giornali, due”, con tutte le tragedie che succedono nel mondo, terremoto ad Haiti compreso, bruciano le prime 3-4 pagine del quotidiano per sparare simili cavolate? Attendo risposta (dagli altri, ovviamente, non da quei due che non hanno nemmeno il senso del ridicolo)”.
Antonio Di Pietro


