dalla parte dei cittadini
LA DE-COSTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
LA DE-COSTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
Sabato scorso, dopo aver vinto la nostra ennesima partita di calcetto (speriamo di farcela ad andare ai play-off: forza Fenice!), con tutta la squadra, siamo andati a mangiare una pizza.
Eravamo tutti noi giocatori e, per i fortunati, c’erano anche le rispettive dolci metà.
Ecco allora che, fra un discorso e l’altro, codeste dolci metà ci hanno allontanato dalle scontate goliardie port-partita e ci hanno ispirato a parlare della famiglia e del matrimonio.
Lo stimolo di partenza venne da una domanda: “Vengono prima le buone leggi o le buone famiglie?”.
Quanto segue è quello che ho cercato, in proposito, di esprimere.
Io, con tutti i miei difetti ed errori, sono un cristiano, e ritengo che il cristiano di oggi dovrebbe cercare di seguire l’esempio dei suoi primi predecessori: cambiare la società con la propria testimonianza, piuttosto che concentrarsi per cambiare le leggi.
Per quanto riguarda la famiglia, o meglio la famiglia fondata sul matrimonio, le sfide, ovvero i principali problemi dei nostri tempi, che interpellano codesta cellula fondamentale della società, si possono sintetizzare in un unico momento: la carenza di amore.
La testimonianza del cristiano, in merito alla famiglia, dovrebbe fondarsi su alcuni cardini incontrovertibili.
Il matrimonio nasce dall’umiltà, da un atto di umiltà. In esso, ciascuno deve riconoscere la propria dipendenza dall’altro; la necessità dell’altro. Senza umiltà, il matrimonio non riesce a rimanere in vita e in salute. La superbia è il nemico numero uno del matrimonio e dell’amore stesso.
Più che difendere il matrimonio cristiano nella società e nella cultura, si deve cercare di migliorare la qualità della famiglia cristiana e si deve lavorare affinché questa famiglia cristiana sia veramente il luogo in cui l’uomo e la donna vivano, nella coppia, l’amore che li porti a desiderare quell’Amore eterno e infinito.
Il cristiano deve impegnarsi, nel mondo, con i fatti, non solo e non tanto con le parole, così come fu nei primi secoli della Chiesa. I primi cristiani, soprattutto nei primi tre secoli, sono riusciti a cambiare le leggi dello Stato con il loro comportamento. Oggi non possiamo pretendere di fare l’opposto, ovvero cambiare il comportamento attraverso le leggi dello Stato. Come cittadini dobbiamo fare tutto il possibile perché lo Stato adotti leggi buone, positive, che non siano contrarie alla vita, ma questo non è sufficiente, perché in una società pluralistica come quella di oggi, i cristiani di certi Paesi rappresentano già una minoranza e pertanto ci troviamo più vicini ad una situazione simile a quella dei primi secoli (piuttosto che a quella del Medioevo), in cui i cristiani non erano difesi dallo Stato, ma dalla loro vita e dalla loro testimonianza.
Ci troviamo in situazioni estreme, o meglio in situazioni di de-costruzione della famiglia, della famiglia fondata sul matri-monio. È come se si volesse re-inventare l’uomo, la donna, la famiglia, il matri-monio: con risultati dis-umani. Il progetto di abolizione dei sessi, in cui non vi sarebbe un’identità sessuale de-finita, ma in cui ognuno può costruire la sua vita a seconda del proprio de-siderio di mascolinità, femminilità o di qualcosa di più variabile, è in-accettabile: va contro la natura umana. La de-costruzione propone, ad esempio, l’abolizione della mater-nità, perché questa è vista quale schiavitù: la donna è resa schiava dalla mater-nità e, per questo, è stata trovata la maniera di far nascere i bambini in modo più arti-ficiale. Dis-umano!
Credo fermamente nel buon senso e nell’istinto; credo fermamente nel desiderio del sesso opposto infuso nella persona; credo fermamente nel desiderio di maternità e paternità, infusi nel cuore umano. Tuttavia queste proposte “moderne e progressiste” potrebbero creare molti danni, così come avvenne, ed avviene, per molte altre ideologie disgraziate. Il pericolo che si corre è il ritardo nel riconoscere il male di queste: il tempo svela sempre se dietro una ideologia v’è stato, e v’è, del buono o del male, ma se si attende che sia il tempo a valutare e a riconoscere la dis-umanità delle suindicate proposte attuali, la nostra attesa pusillanime lascerà spazio, a queste ultime, di procurare danni enormi; danni ir-reparabili.
Fabio Quadrini
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Fabio Quadrini il mer, 18 marzo 2009 alle 14:22, ed è archiviato come Lettere e Commenti. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |














circa 1 anno fa
SCOOP:
l’INDIVIDUO è la cellula della società.
circa 1 anno fa
PUNTO PRIMO
Io ho parlato, parlo e parlerò sempre di “FAMIGLIA”.
Se vuoi salire a dibattito, a dialogo, con me, devi parlare di “FAMIGLIA”, non di “coppia” o, come dici tu, “…due persone che convivano…” oppure “…due persone omosessuali…”.
Un conto è la “coppia”; un conto è la “FAMIGLIA”!
Anche due sassi sono una coppia; anche due scarpe sono una coppia; anche due carte sono una coppia: non sono una FAMIGLIA!
PUNTO SECONDO
Essere religioso, e nella fattispecie essere CRISTIANO, dato che io lo sono e ne vado orgoglioso, non è sinonimo, come tu dici, di“…intransigenza…”.
Non è la prima volta che ti rivolgi a me con questo tono e con questo termine in merito alla mia Fede, e se una prima mia risposta, ore 21,30 del 15 Novembre 2008, non ti fu sufficiente, continuerò a rinnovartela.
CRISTIANO significa essere “Seguace di Cristo”, e non, come lo traduci tu: “…intransigenza…”;
se io, che sono CRISTIANO, e ne vado orgoglioso, porto sempre a sostegno delle mie tesi, dei miei discorsi, e dei miei interventi, il seguente pensiero di Gandhi: “Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe una insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno!”, non vedo come possa essere definito “…intransigenza…”;
se io, che sono CRISTIANO, e ne vado orgoglioso, porto sempre a sostegno delle mie tesi, dei miei discorsi, e dei miei interventi, il seguente pensiero di Voltaire: “Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo!”, non vedo come possa essere definito “…intransigenza…”;
se il Papa, tanto per attualizzare il discorso, parla di “Educazione sessuale”, ovvero di “…Rinnovo spirituale e umano nella sessualità…”, per risolvere il problema dell’Aids in Africa, invece di fondare codesta lotta solo sulla provvisoria “informazione profilattica”, ovvero la mera “distribuzione dei preservativi”, non vedo come il confidare nell’ “Educazione” o nel “Rinnovo spirituale ed umano”, al fine di arrivare alla radice del problema, possa essere definito “…intransigenza…”.
PUNTO TERZO
Credo che alla FAMIGLIA si possano accostare plurime accezioni, ma legare la FAMIGLIA al termine, come tu dici, “…sovrastrutture…”, a me sembra alquanto imbarazzante.
La tua visione è, come tu dici, “…da laico…”, e, se non erro, anche la nostra Norma Fondamentale è laica, e, di conseguenza, anche l’Articolo 29 della medesima è laico: “La Repubblica riconosce i diritti della FAMIGLIA come società naturale fondata sul matrimonio.”.
Ergo, la FAMIGLIA è la cellula della società!
Ebbene: quale la cellula è l’unità fondamentale di tutti gli organismi viventi, ovvero è la “struttura”, tale la FAMIGLIA è l’unità fondamentale della società, ovvero è la “struttura”.
PUNTO QUARTO
Tu hai definito codesto tuo intervento, “…poche righe (che saranno uniche e ultime)…”.
Ebbene, prendendo spunto non solo dal mio essere CRISTIANO, il che non mi ha mai insegnato a non dialogare, ma dal nostro sanguigno Antonio Di Pietro, mi riporto all’affermazione che quest’ultimo fece a Piazza Farnese in data 28 Gennaio 2009: “Il silenzio è mafioso!”.
Ergo: perché dovresti tacere dopo ciò?
Io non ho mica detto che o la si pensa come me, oppure si deve tacere!
Il fatto che sono CRISTIANO non significa che o si è cristiani e la si pensa come me, oppure si deve tacere!
Il fatto che sono CRISTIANO non significa che non voglio il dialogo!
Il fatto che ho reso pubblica la mia visione intima, la mia Fede, il mio Credo, il mio essere CRISTIANO, nella fattispecie in merito alla FAMIGLIA, questo non solo significa che io voglio che di tale rappresentazione se ne parli e che questa divenga oggetto di dialogo, ma significa anche che pur potendo tenere benissimo dentro di me le mie concezioni e pur potendo coltivarle e condividerle solo con coloro che le approvano, non ho avuto timore a metterle in gioco e ad esporle alla valutazione pubblica.
PUNTO QUINTO
Qualora, e lo spero vivamente, dovessi continuare a dialogare con me in merito a codeste questioni, vorrei metterti in guardia: di fronte a te hai un CRISTIANO, non un crestiano!
Fabio Quadrini
circa 1 anno fa
Quello che conta è l’AMORE e il RISPETTO, anche per scelte che possono essere distanti dal tuo modo di essere. Punto. Il resto sono sovrastrutture, frutto di un tuo modo di vedere la vita (dettato dai tuoi valori religiosi di riferimento), assolutamente rispettabile ma che non può essere IMPOSTO anche a chi non la pensa come te. Non credo che due persone che convivano non si possano voler bene al pari o di più di due persone sposate, non credo che due persone omosessuali non si possano voler bene al pari o di più di due persone eterosessuali, non credo che non avere alimentazione o idratazione forzata sia una scelta da condannare in quanto contraria alla vita. Credo nella LIBERTA’ DEL NOSTRO CUORE e nel RISPETTO verso l’intimità e le convinzioni altrui, nell’amore che una persona, nella sua libertà, sceglie di dare A CHI VUOLE e nei MODI CHE VUOLE. Questa per me è il senso della “famiglia”: amore, rispetto e intima libertà.
Poi c’è la cerimonia, il parroco, gli anelli, le promesse più o meno sacre, tutto l’ambaradan intorno, che è bello e carino, ma che è tutta apparenza. Se bastasse l’apparenza (il matrimonio) a fare la sostanza (l’amore) non vi sarebbero le violenze familiari, gli stupri, gli abusi, le problematiche che pure qualsiasi sociologo o psicologo di bassa lega ti confermerebbe profondamente legate all’istituzione della “famiglia”, intesa anche in senso tradizionale..
Come già sai, io ho una posizione DIAMETRALMENTE opposta alla tua. Ho sempre evitato di commentare i tuoi post, in quanto ritengo che questi argomenti per la loro profondità non possano essere oggetto di botta-e-risposta da forum o da email, ma meritino un confronto ampio e reale. Anzi, spero che presto se ne possa parlare a qualche incontro al fine di sollevare un interessante dibattito anche nel partito, per un sereno e proficuo confronto.
Mi sono stavolta concesso queste poche righe (che saranno uniche e ultime) dopo aver notato che la tua costanza e pervicacia nello scrivere su questo forum articoli di genere etico-religioso è davvero encomiabile..
L’INTRANSIGENZA (anche religiosa) non ha mai portato buone cose. La COMPRENSIONE e il RISPETTO invece, ho sempre creduto siano e sono strade vincenti per una pacifica convivenza, ancor più su tematiche così profonde così come il significato della vita, della famiglia e dei rapporti.
La differenza tra me e te è che nella mia visione delle cose, da laico, la tua trova posto al pari delle altre. Nella tua visione delle cose, invece, la mia non avrebbe spazio.
Spero di averti fornito degli spunti di riflessione. Un affettuoso saluto.