riflettere24LA DE-COSTRUZIONE DELLA FAMIGLIA

Sabato scorso, dopo aver vinto la nostra ennesima partita di calcetto (speriamo di farcela ad andare ai play-off: forza Fenice!), con tutta la squadra, siamo andati a mangiare una pizza.

Eravamo tutti noi giocatori e, per i fortunati, c’erano anche le rispettive dolci metà.

Ecco allora che, fra un discorso e l’altro, codeste dolci metà ci hanno allontanato dalle scontate goliardie port-partita e ci hanno ispirato a parlare della famiglia e del matrimonio.

Lo stimolo di partenza venne da una domanda: “Vengono prima le buone leggi o le buone famiglie?”.

Quanto segue è quello che ho cercato, in proposito, di esprimere.

Io, con tutti i miei difetti ed errori, sono un cristiano, e ritengo che il cristiano di oggi dovrebbe cercare di seguire l’esempio dei suoi primi predecessori: cambiare la società con la propria testimonianza, piuttosto che concentrarsi per cambiare le leggi.

Per quanto riguarda la famiglia, o meglio la famiglia fondata sul matrimonio, le sfide, ovvero i principali problemi dei nostri tempi, che interpellano codesta cellula fondamentale della società, si possono sintetizzare in un unico momento: la carenza di amore.

La testimonianza del cristiano, in merito alla famiglia, dovrebbe fondarsi su alcuni cardini incontrovertibili.

Il matrimonio nasce dall’umiltà, da un atto di umiltà. In esso, ciascuno deve riconoscere la propria dipendenza dall’altro; la necessità dell’altro. Senza umiltà, il matrimonio non riesce a rimanere in vita e in salute. La superbia è il nemico numero uno del matrimonio e dell’amore stesso.

Più che difendere il matrimonio cristiano nella società e nella cultura, si deve cercare di migliorare la qualità della famiglia cristiana e si deve lavorare affinché questa famiglia cristiana sia veramente il luogo in cui l’uomo e la donna vivano, nella coppia, l’amore che li porti a desiderare quell’Amore eterno e infinito.

Il cristiano deve impegnarsi, nel mondo, con i fatti, non solo e non tanto con le parole, così come fu nei primi secoli della Chiesa. I primi cristiani, soprattutto nei primi tre secoli, sono riusciti a cambiare le leggi dello Stato con il loro comportamento. Oggi non possiamo pretendere di fare l’opposto, ovvero cambiare il comportamento attraverso le leggi dello Stato. Come cittadini dobbiamo fare tutto il possibile perché lo Stato adotti leggi buone, positive, che non siano contrarie alla vita, ma questo non è sufficiente, perché in una società pluralistica come quella di oggi, i cristiani di certi Paesi rappresentano già una minoranza e pertanto ci troviamo più vicini ad una situazione simile a quella dei primi secoli (piuttosto che a quella del Medioevo), in cui i cristiani non erano difesi dallo Stato, ma dalla loro vita e dalla loro testimonianza.

Ci troviamo in situazioni estreme, o meglio in situazioni di de-costruzione della famiglia, della famiglia fondata sul matri-monio. È come se si volesse re-inventare l’uomo, la donna, la famiglia, il matri-monio: con risultati dis-umani. Il progetto di abolizione dei sessi, in cui non vi sarebbe un’identità sessuale de-finita, ma in cui ognuno può costruire la sua vita a seconda del proprio de-siderio di mascolinità, femminilità o di qualcosa di più variabile, è in-accettabile: va contro la natura umana. La de-costruzione propone, ad esempio, l’abolizione della mater-nità, perché questa è vista quale schiavitù: la donna è resa schiava dalla mater-nità e, per questo, è stata trovata la maniera di far nascere i bambini in modo più arti-ficiale. Dis-umano!

Credo fermamente nel buon senso e nell’istinto; credo fermamente nel desiderio del sesso opposto infuso nella persona; credo fermamente nel desiderio di maternità e paternità, infusi nel cuore umano. Tuttavia queste proposte “moderne e progressiste” potrebbero creare molti danni, così come avvenne, ed avviene, per molte altre ideologie disgraziate. Il pericolo che si corre è il ritardo nel riconoscere il male di queste: il tempo svela sempre se dietro una ideologia v’è stato, e v’è, del buono o del male, ma se si attende che sia il tempo a valutare e a riconoscere la dis-umanità delle suindicate proposte attuali, la nostra attesa pusillanime lascerà spazio, a queste ultime, di procurare danni enormi; danni ir-reparabili.

Fabio Quadrini