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ott
26

Micromega: confronto aperto sull’IdV

Proprio perchè IdV riveste un ruolo decisivo in questa delicata fase politica che l’Italia sta attraversando,  non è il caso di sottacere le critiche che ci sono cadute addosso dopo l’inchiesta di Marco Zerbino “C’è del marcio in Danimarca (L’Italia dei valori regione per regione)”, MicroMega 5/2009 - sui problemi dell’Italia dei valori a livello locale.”, che disegna anche nella nostra Regione una situazione certamente non positiva.
Queste critiche devono essere per noi un fattore di riflessione e di miglioramento; per questo Vi invitiamo a segnalarci le vostre impressioni sul dibattito che l’inchiesta ha suscitato.
Quelle riportate di seguito è un’estrazione delle lettere giunte alla redazione di Micromega riguardanti proprio la situazione marchigiana. Aspettiamo i vostri commenti.

Gli aggiornamenti sono su: Micromega

 

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IDV MARCHE, “NESSUNA EPURAZIONE”

Egregio dott. Zerbino,ho letto con attenzione la sua inchiesta sulle “realtà” Italia dei Valori nelle regioni del nostro paese.
Ho messo tra virgolette la parola realtà in quanto non vorrei che i travisamenti usati nei riguardi della mie Marche fosse stato usato anche per le altre regioni di cui, confesso, so poco.
Non conoscevo il suo scrivere e debbo dire che lei si legge molto bene. Mi ha quasi convinto che tutto il male del mondo si annida nei meandri oscuri di questa cloaca immonda che si è data il nome di Italia dei Valori.
Ma, almeno per quanto riguarda la piccola realtà che conosco bene, (sono quel Paolo Eusebi da lei immeritatamente citato e sono l’attuale coordinatore comunale di Ancona) ne ha dato un’immagine quantomeno distorta.
Aderimmo all’Italia dei Valori dopo aver lasciato velocemente l’UDEUR che sgretolava il Governo Prodi, in quanto, almeno valeva per me convinto antiberlusconiano, ritenevamo il voto di sfiducia un errore imperdonabile.
Come lei, che ha studiato tanto non può non sapere, saprà, nel 2008 il Partito era completamente disorganizzato. I congressi svolti che lei cita erano state, nel migliore dei casi, timide rappresentazioni di buona volontà, senza regole certe ne iscritti certi.
E non ci fu alcuna epurazione. Nella mia provincia venne nominato un comitato di reggenza organizzativo di quattro persone, ed erano gli amici Ennio Coltrinari, Ivano Rocchetti (vecchio IDV), il sottoscritto e Guido Caruso. La filosofia, secondo me buona, era: integriamo la vecchia precaria struttura con le forze fresche, impariamo a conoscerci e cresciamo insieme! Verrà, speriamo il prima possibile, la democratizzazione vera con congressi seri e partecipati! Non ci fu nessuna volontà di collaborazione, ogni riunione, le poche a cui Caruso partecipò, sempre regolarmente invitato, diventavano teatro di recriminazioni sul passato e ogni occasione era buona per la lite. L’amico Fabrizio Chitti di Senigallia curava il web e, dopo un primo avvio collaborativo, non epurato da nessuno, decise di lasciare. Nel frattempo io lasciavo il gratificante lavoro di Assessore al Comune di Ancona, dimettendomi per dedicarmi all’oscuro e malpagato lavoro di organizzazione e un sacco di giovani si avvicinava al Partito.
Non ho alcun titolo per fare l’avvocato difensore del mio amico David Favia che, anche se di errori ne commette a iosa, si spende generosamente per costruire un partito vero; ma mi perdoni, non le sembra piuttosto scorretto citare il lavoro che faceva vent’anni fa per un personaggio “discusso”. Forse neanche i suoi passati datori di lavoro sono stati tutti persone immacolate.
Un grazie particolare all’on. De Magistris (che sono lieto di aver votato) per l’equilibrio e l’aiuto serio a sbagliare il meno possibile.

Cordialmente

Paolo Eusebi – Coordinatore anconetano IDV
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Gentile Paolo Eusebi, non penso affatto che l’Italia dei valori sia una «cloaca immonda», come lei scrive. Penso invece che sia un partito che ha un ruolo decisivo in questa fase della vita politica italiana, un partito in cui molte persone hanno creduto e molte continuano a credere. Ritengo pertanto che, se l’Idv vuole fare sul serio, deve anche essere pronta a ricevere critiche e a farne tesoro.
Rispetto alla sua regione, ho solo documentato un fatto: che tutte le federazioni provinciali risultano oggi commissariate in seguito ad una scelta precisa dei vertici nazionali del partito: invece di avviare un reale processo di partecipazione dal basso, invece di occuparsi di formare una nuova generazione di attivisti educandola al dibattito democratico e ad una concezione “alta” dell’impegno politico come servizio (ciò che oggi scarseggia terribilmente in questo paese), si è preferito dare un gran brutto esempio, facendo posto con metodi autoritari agli “ultimi arrivati” solo perché si trattava di politici navigati portatori di qualche voto certo in più. Chi è stato nell’Udeur non è un appestato: si può cambiare idea, ma per essere credibili bisogna essere disposti a fare un’autocritica seria e non di facciata, che includa anche la disponibilità a ricominciare da capo, con umiltà, dal gradino più basso. Cambiare partito ad un mese dalle elezioni, dopo aver avuto la garanzia di un posto in Parlamento, per poi diventare segretario provinciale esautorando qualcuno che era stato regolarmente eletto e che era nel pieno del proprio mandato, ammetterà che è un comportamento che fa sorgere qualche domanda in chi pensava di avere a che fare con una partito diverso, in grado di mettere al centro grandi ideali e non le ambizioni personali di qualcuno. Se l’atteggiamento degli ex Udeur è veramente stato così dialogante e animato unicamente dall’obiettivo del bene comune, come lei sostiene, perché non aspettare la scadenza del mandato dei segretari in carica e poi magari confrontarsi in un dibattito congressuale? Perché reagire in maniera così dura ad una pacifica protesta di piazza come quella di San Benedetto del Tronto?
Mi preme inoltre far rilevare una volta di più a lei e a chi ci legge che l’onorevole David Favia, dopo aver lavorato per Longarini e prima di entrare nel partito di Mastella è stato uno dei fondatori di Forza Italia nelle Marche. Lo ripetiamo: è lecito cambiare idea, ma ci sorprende non poco il fatto che l’“anomalia italiana” rappresentata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi non risultasse perspicua, già nel 1994-95, ad una persona con la cultura giuridica e l’esperienza politica dell’onorevole Favia.
Ricambio la sua cordialità,

Marco Zerbino

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MACERATA, LA SOCIETA’ CIVILE CONTRO I CACICCHI LOCALI

Nella provincia di Macerata l’unico eletto dell’Idv alle provinciali è un giovane docente universitario, Mirko Montecchiani. E’ portavoce della nuova politica che guarda al bene comune dei cittadini e non esercita l’opposizione a prescindere, ma su fatti concreti e contingenti. E’ dunque attento al merito e al metodo. Tutto ciò irrita i coordinatori provinciali e regionali commissariati, non eletti e che hanno preso meno voti degli altri (Favia, parlamentare, ad Ancona ha preso 200 voti come i nuovi inseriti nelle liste di quest’anno). La società civile viene sentita quando c’è bisogno di manovalanza che prepari il terreno “ai personaggi e alle personagge” che saranno destinate ad incarichi regionali prossimi futuri o ad altre elezioni che saranno in vista all’orizzonte. Se gli strali di tali personaggi saranno concentrati su Montecchiani, l’unico eletto, il gruppo numeroso che non condivide l’impostazione dell’Idv, troppo simile ad altri partiti, farà sentire la sua forte voce.
Tutto ciò lo affermo con la solita amarezza di chi ha creduto alle testimonianze di De Magistris, Alfano, Salvatore Borsellino, Rinaldi e Rossetti.

Tiziana Streppa – Macerata

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UN MALCONTENTO DIFFUSO IN TUTTE LE MARCHE

Egregio direttore Flores D’Arcais, quello che ha scritto su MicroMega e sul quotidiano “Il Fatto” relativamente al partito Italia dei Valori, con profondo dolore devo confermarlo.
Noi della società civile della regione Marche, invitati da Antonio Di Pietro ad entrare nel partito per dare il proprio contributo al cambiamento del nostro Paese, siamo rimasti esterefatti.
Dopo aver letto lo statuto del partito, pensavamo di entrare nella Parigi della trasparenza e della legalità ed invece ci siamo ritrovati a Beirut tra numerosi bombardamenti attuati da despoti, nepotisti, mastelliani che hanno saputo affondare bene le radici nel partito.
Abbiamo il segretario regionale, nonchè parlamentare e molto altro ancora, David Favia (conoscerà sicuramente la sua storia), che non perde occasione per offendere, deridere, emarginare quei cittadini “eletti” che non si allineano al suo sistema di sottomissione totale.
Un esempio è il consigliere provinciale Mirko Montecchiani, continuamente offeso e deriso da Favia e dai suoi aguzzini, perchè nell’attività del suo mandato pone e propone mozioni che tutelano i cittadini e che mettono in difficoltà la “casta”.
Mirko, che legge per conoscenza, può indicarLe nel dettaglio il “bossing” subito dal personaggio sopra citato.
Inoltre, durante l’ultima riunione del direttivo di Macerata, come sempre privo di ogni verbale scritto, Favia ha detto davanti a tutti i presenti che Lei con i suoi articoli ha lanciato un’OPA all’Italia dei Valori.
Il malcontento è diffuso in tutta la regione Marche.
Se ancora riusciamo a resistere dentro questo partito (non sappiamo per quanto) è per quelle persone come Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Carlo Rossetti.
La presente mail è per dare nutrimento alla fievole speranza di poter credere ancora in qualcuno in questo disgraziato Paese.

Alessandro Lippo

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