Category Archive: Eventi da IdV

Per discutere dei temi Europei

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Stringono i tempi per l’ex Sadam

Purtroppo è tornato di pressante attualità il problema della ex Sadam e soprattutto degli operai in procinto di essere licenziati. Le pagine di cronaca locale sono state di recente occupate da prese di posizione dei vari attori che ruotano attorno alla vicenda, spesso loro malgrado. Anche l’azienda si è espressa ribadendo la propria disponibilità ad esaminare, finalmente, soluzioni alternative alla centrale a biomasse. Per mesi l’Italia dei Valori ha sostenuto la necessità di valutare proposte diverse da quella della realizzazione dell’impianto. L’ipotesi della localizzazione del nuovo Ospedale di zona, o dei tanti servizi ad esso connessi, nell’area ex Sadam rimane per noi ancora valida, ma ciò non ha mai precluso la nostra disponibilità a discutere a viso aperto in merito a qualsiasi altra soluzione. Fondamentale resta per noi mettersi intorno ad un tavolo evitando di dire sempre e comunque NO! A tale fine abbiamo chiesto, ed è bene ricordarlo, sia alla Provincia che al Comune di incontrarsi e dibattere insieme. I nostri due assessori nelle rispettive Amministrazioni hanno anche da tempo protocollato una richiesta ufficiale di incontro congiunto per discutere di ulteriori eventuali proposte che ad oggi purtroppo però non sono state avanzate da alcuna altra forza politica. A questo punto, anche in ragione delle aperture fatte dalle varie Amministrazioni locali, crediamo sia necessario ed importante che segua un significativo passo avanti da parte della stessa proprietà consistente nel richiedere al Ministero la Cassa integrazione in deroga anche per il 2012. Ciò al fine al fine di garantire per il prossimo anno le 31 famiglie degli operai altrimenti in forte difficoltà. L’Italia dei Valori riafferma la sua totale disponibilità e, ci sia umilmente consentito, anche la sua professionalità tecnica ed amministrativa a favore degli operai e per la risoluzione del problema affinché si scongiuri una volta per tutte la sciagurata ipotesi di una centrale a biomasse, progetto che è tuttora, purtroppo, pienamente in essere. Abbiamo più volte sottolineato che non basta dire solo NO. Occorre invece che da tutte le forze politiche e dalle Amministrazioni competenti si dica cosa è possibile e doveroso fare, quali scelte si debbano operare per il bene del territorio e dei suoi cittadini. Siamo convinti che così facendo si possa arrivare congiuntamente ad una soluzione positiva e condivisa da tutti.
il Coordinamento Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

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CONTATTI IDV DEL FERMANO

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Due giorni sui Fondi Europei

Due giorni sui Fondi Europei
Si è conclusa la ‘due giorni’ di immersione totale organizzata dall’Italia dei Valori del Fermano sui Fondi Europei ed articolata in tre appuntamenti. Il primo si è tenuto la sera di giovedì 1 dicembre nella Sala Imperatori di Porto S. Giorgio, sul tema I Fondi Europei per lo sviluppo ed il governo del Territorio. Nel pomeriggio di venerdì 2 dicembre, nelle sale dell’Hotel Astoria, il tema del work shop è stato invece dedicato a : L’Unione Europea delle Regioni. Epilogo nel dopo cena a Sant’Elpidio a Mare con il terzo incontro nuovamente su Fondi Europei e governo del Territorio.
Una ‘due giorni’ densa, costruttiva, esaustiva ed illuminante dedicata a queste forme di finanziamento fondamentali per acquisire il know-how per accedervi e dunque per cogliere occasioni preziose, appunto, per lo sviluppo ed il governo del Territorio. I tre incontri hanno visto nella duplice veste di relatore e direttore dei lavori una figura illustre e competente in materia, ovvero il professor Antonio Argenti, docente di Economia presso l’Università Europea di Svezia. Altre presenze eccellenti l’onorevole David Favia, Coordinatore regionale del Partito, la Vicepresidente del Consiglio Regionale Paola Giorgi, l’Assessore Provinciale con delega alle Politiche Comunitarie Adolfo Marinangeli e quello comunale di Fermo Manuela Marchetti con analoga delega, nonché i Consiglieri Provinciali dell’Italia dei Valori.
Nella tornata di giovedì sera sono stati affrontati gli argomenti generali relativi alle procedure per l’ottenimento dei finanziamenti della Comunità Europea. È stata sottolineata dal professor Argenti la necessità di seguire un metodo ben preciso di progettualità che va abbinato ad un lavoro di studio e di lettura attenta delle linee di programmazione e di sviluppo che vengono tracciate dalla stessa Comunità Europea. Nella successiva discussione è scaturita la necessità di ottenere canali di comunicazione più efficaci tra Bruxelles ed il nostro Territorio, al fine di individuare obiettivi di progetto che possano essere sfruttati a favore dell’ambito provinciale. Insomma, sarebbe ora di invertire il dannosissimo trend tutto italiano che vede la nostra Nazione sfruttare con basse, se non scadenti performance, i fondi messi a nostra disposizione solo a causa della cronica incapacità di saper cogliere le opportunità offerte dall’Europa: vuoi per carenze progettuali, vuoi per la scarsa conoscenza dei bandi e delle linee programmatiche. Nell’incontro del 2 dicembre, invece, sono stati trattati argomenti più tecnici: è stata una lezione ‘latu sensu’ operativa, tesa ad individuare e spiegare la corretta redazione di un progetto finalizzato all’ottenimento di un finanziamento della Comunità Europea. Oltre le modalità strettamente tecniche, sono state prese in considerazione, compatibilmente con il tempo a disposizione, anche altri aspetti sempre correlati al tema, come ad esempio le strategie di partenariato, indispensabili per ottenere finanziamenti diretti dall’Europa.
Gli stessi argomenti sono stati esposti e ribattuti nell’incontro serale a Sant’Elpidio a Mare
Una iniziativa, dunque, quella dell’Italia dei Valori fermana, ricca di propositività, concretezza e foriera di consistenti benefici per tutto il Territorio.
Coordinamento Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

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1-2 DICEMBRE 2011: EVENTI DAL TEMA: “I fondi Europei per lo sviluppo ed il governo del Territorio” e Work-shop formativo “L’Unione Europea delle Regioni”

01 Dicembre 2011 – Porto San Giorgio – ore 21:00 – Sala Imperatori

Tema – “I fondi Europei per lo sviluppo ed il governo del Territorio

Parteciperanno: On. David Favìa (Coordinatore Regionale IDV) – Paola Giorgi (Vice Presidente del Consiglio Regionale ) – i Consiglieri Provinciali Gaetano Ugo Agostini, Licia Canigola e Alberto Regno – l’Assessore Provinciale Adolfo Marinangeli – il relatore Prof. Antonio Argenti (Docente Università Europea – Svezia)

 

 

 

 

 

02 Dicembre 2011 – Fermo – ore 17:00 – hotel Astoria

Tema – “L’Unione Europea delle Regioni” – Work-shop formativo

Diretto dal Prof. Antonio Argenti (Docente Università Europea – Svezia)

Parteciperanno: i Consiglieri Provinciali Gaetano Ugo Agostini, Licia Canigola e Alberto Regno – l’Assessore Provinciale Adolfo Marinangeli

 

 

 

 

 

 

02 Dicembre 2011 – SEM – ore 21:00 – Auditorium Giusti

Tema – “I fondi Europei per lo sviluppo ed il governo del Territorio

Parteciperanno: On. David Favìa (Coordinatore Regionale IDV) – Paola Giorgi (Vice Presidente del Consiglio Regionale ) – i Consiglieri Provinciali Gaetano Ugo Agostini, Licia Canigola e Alberto Regno – l’Assessore Provinciale Adolfo Marinangeli – il relatore Prof. Antonio Argenti (Docente Università Europea – Svezia)

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Interpellanza a difesa della scuola pubblica

I Consiglieri Regionali del Lazio dell’Italia dei Valori hanno di recente presentato una interpellanza sul dimensionamento scolastico così come previsto dalla Legge n. 111 dello scorso mese di luglio recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”. In particolare l’articolo 19 obbliga le regioni ad accorpare le scuole con meno di 1000 alunni – 500 nelle zone montane – in istituti comprensivi. L’applicazione della norma in oggetto si aggiungerebbe ai pesanti tagli imposti in questi ultimi anni alla scuola pubblica, imponendo un piano di dimensionamento della rete scolastica con accorpamenti di plessi distanti tra loro molti chilometri e difficili da raggiungere. La nostra Provincia, come del resto tutta la Regione Marche, a causa della conformazione orografica del suo territorio e della presenza di tante piccole realtà comunali, conta ancora tante piccole strutture scolastiche che rappresentano da decenni un fondamentale punto di riferimento sociale e culturale soprattutto per l’area alto-collinare e montana. Questa probabile ulteriore lacerazione all’offerta formativa pubblica ed al tessuto connettivo sociale rappresenterà il definitivo smembramento di questo stato di cose. Il Coordinamento Fermano dell’Italia dei Valori rivolge quindi un caloroso invito ai propri rappresentanti in Consiglio Regionale, ma anche a tutti gli altri Consiglieri che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica, perché chiedano al Presidente del Consiglio Regionale ed alla Giunta “se non ritengano opportuno, alla luce della complessità e delicatezza della materia, anche al fine di poter attivare un processo di consultazione con gli Enti Locali e le istituzioni del territorio regionale interessate, ed anche alla luce del fatto che molte Regioni hanno impugnato il provvedimento in oggetto dinanzi alla Corte Costituzionale, attuare una moratoria della procedura a carico della Regione, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci in merito.”

Il Coordinatore Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

Adolfo Marinangeli

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Basta con i Consorzi di bonifica!

Il Coordinamento Fermano dell’Italia dei Valori è perfettamente d’accordo con la posizione del proprio Partito contraria al perdurare dei Consorzi di bonifica. A livello parlamentare infatti l’IdV sta lavorando ad una proposta di legge sottoscritta dallo stesso Di Pietro e dall’on. Favia per l’abolizione di questi enti assolutamente inutili. In Regione poi il Vicepresidente del Consiglio Paola Giorgi ha annunciato che l’Italia dei Valori sta “predisponendo una proposta di legge che abroghi l’articolo 18 della Legge 16/2010 che regola le funzioni dei Consorzi e ha permesso, dopo oltre 10 anni, l’invio di cartelle illegittime. Il Gruppo Consiliare regionale dell’IDV sta inoltre redigendo una mozione d’indirizzo da presentare in assemblea legislativa, che impegni il Presidente Spacca e l’Assessore competente a sostenere nella Conferenza Stato – Regioni la necessità di abolire tutti questi Enti. È in discussione in Terza Commissione anche una proposta di riordino dei consorzi marchigiani. La stessa proposta però rappresenta solo una mediazione al ribasso, dato che non si è avuto fino ad ora e forse ancora non si ha il coraggio di affrontare il tema nel merito». L’on. Antonio Di Pietro, intervenendo ad un recente convegno sull’agricoltura tenutosi a Tolentino, ha ribadito la posizione del nostro partito a difesa dell’agricoltura “diventata purtroppo una cenerentola con questa maggioranza al governo” e contro la permanenza dei Consorzi di bonifica. “È ora di liberare gli agricoltori da questi ulteriori vincoli, dando per altro seguito alle indicazioni dell’intera classe dirigente del Partito che quotidianamente si schiera a favore della soppressione di tutti gli enti inutili”. Anche per questo motivo si annuncia che i tre rappresentanti dell’IdV proporranno al prossimo Consiglio Provinciale di Fermo un loro ordine del giorno affinché si discuta una dichiarazione di intenti a favore della soppressione dei Consorzi di bonifica.

Il Coordinatore Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

Adolfo Marinangeli

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ott
19

Grazie

UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO ALL’ON. RINALDI PER LA SUA PRESENZA NEL NOSTRO TERRITORIO AVVENUTA LUNEDI’ 17 OTTOBRE, ASSIEME ALL’ON. DAVID FAVIA, AL VICE-PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE PAOLA GIORGI, AL DOTT. MERLONGHI E A TUTTI GLI ELETTI E AMMINISTRATORI DI IDV DEL FERMANO.

IL RINGRAZIAMENTO, NATURALMENTE, SI ESTENDE E SI RENDE ANCOR PIU’ CALOROSO A TUTTI COLORO CHE HANO PARTECIPATO E CHE SONO INTERVENUTI AL DIBATTITO!

DA PARTE DI TUTTO IL COORDIAMENTO PROVINCIALE DI IDV DEL FERMANO:

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE !!!

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ott
07

Sportello dei diritti del cittadino (news)

DECRETO LEGGE 733

Ieri, 06-10-2011, il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis:
 ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60. Questo senatore non fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè…CRITICARE..??!) nei confronti una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’ESTERO; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. ITALIA: l’unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Grillo. Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica la “democrazia” è un concetto VUOTO.

Documentazione diffusa da Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.

 

 

Privatizzazione Alitalia Linee Aeree Italiane SpA. Gli azionisti Alitalia non si fermano e propongono istanza di mediazione contro l’on. Silvio Berlusconi ed il Ministero dell’Economia e Finanze.

La nebulosa vicenda inerente la privatizzazione di Alitalia, che per dirla a parole del capofila degli interessati, l’avvocato leccese Francesco Toto, sarebbe “la truffa del secolo magistralmente organizzata dall’on. Silvio Berlusconi in danno dei cittadini” non convince nessuno, men che meno moltissimi piccoli risparmiatori che investirono tutto dando fiducia alle promesse dell’allora premier in pectore on. Berlusconi alla vigilia delle scorse elezioni politiche del 2008 e che dopo la (a dir poco) farraginosa operazione si ritrovarono con un pugno di mosche in mano al posto delle azioni possedute e quindi dei risparmi investiti. È di poco inferiore a 25.000.000,00 di euro la somma che decine di azionisti di minoranza, rappresentati e difesi dall’avvocato Francesco D’Agata e dallo stesso avvocato Francesco Toto (anch’egli azionista Alitalia), chiedono all’on. Silvio Berlusconi, ed ora anche in solido al Ministero dell’Economia e delle Finanze, a titolo di risarcimento dei danni subiti per il ritenuto illecito smembramento ed il sostanziale fallimento dell’ex compagnia aerea di Stato. I legali hanno deciso di ricorrere all’istituto della mediazione introdotto di recente dal decreto legislativo 28/2010 sotto la forte spinta dell’ex Ministro di Giustizia on. Angelino Alfano, ed hanno provveduto a depositare ieri mattina le dettagliatissime e motivate istanze presso la sede di Lecce del “Centro Nazionale di Mediazione e Conciliazione –Aprile Group S.r.l.”. La questione, come è noto, si dipana tra un processo civile incardinato nel 2009 innanzi al tribunale monocratico di Lecce ed una denuncia-querela, trasmessa per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Roma (che attende udienza innanzi al GIP per la prevista discussione in camera di consiglio), nei confronti del premier Berlusconi, proposta dall’avv. Francesco Toto. Il mediatore incaricato di gestire la controversia, dott. Massimo Aprile, ha già fatto sapere che già da oggi provvederà a convocare le parti per l’incontro che quasi certamente si terrà entro la fine del mese corrente.

07 ottobre 2011             

 

ALITALIA: Arriva la Camera di consiglio presso l’Ufficio G.I.P. di Roma per Berlusconi dopo l’esposto dell’azionista Francesco Toto per i reati di cui agli artt. 184, 185, D. lvo 58/1998

Arriva la camera di consiglio per l’on. Silvio Berlusconi a seguito dell’opposizione all’archiviazione presentata dall’azionista avv. Francesco Toto in conseguenza della richiesta di archiviazione della Procura di Roma per i reati di cui agli artt. artt. 184, 185, D. lvo 58/1998. Il Presidente aggiunto dell’Ufficio G.I.P. di Roma, dott. Stefano Meschini ha infatti, fissato udienza in camera di consiglio per il giorno 16/11/2011 nel quale verrà discussa l’opposizione alla richiesta di archiviazione e quindi l’eventuale sussistenza di reati a seguito dell’esposto denuncia  presentato dall’avv. Francesco Toto nell’interesse degli azionisti, obbligazionisti e dei creditori ALITALIA e già depositato presso la Procura della Repubblica di Lecce sulla sciagurata operazione portata avanti da Berlusconi, all’epoca dei fatti candidato premier in pectore. Come già sottolineato, la denuncia ripercorreva un excursus storico di tutti i passaggi attraverso una corposa raccolta documentale della stampa dell’epoca e dei documenti contabili di ALITALIA, riportando fedelmente tutta la vicenda a partire dalle dichiarazioni del Cavaliere che di fatto stoppò la cessione ad AIR FRANCE che era stata pianificata dal Governo Prodi e che a detta della stragrande maggioranza degli economisti avrebbe effettivamente salvato la compagnia di bandiera.

10 ottobre 2011

Inquinamento atmosferico da traffico danneggia il cervello. Due nuovi studi hanno rivelato che l’inquinamento atmosferico nelle città può mettere in pericolo il modo in cui il cervello funziona,. Lo studio ha esaminato l’esposizione media a vita al traffico legati all’inquinamento

Gli scienziati della “Harvard School of Public Health” di Boston, Massachusetts, hanno scoperto che vivere in aree con alti livelli di inquinamento da traffico può ridurre le prestazioni nei test cognitivi.I ricercatori hanno verificato che le persone di età superiore ai 51 anni che hanno vissuto in aree inquinate hanno presentato più bassi punteggi cognitivi rispetto a quelli che erano stati esposti a livelli più bassi di inquinamento durante la loro vita anche dopo che i loro risultati erano stati adattati allo status sociale ed educativo.Un secondo studio sugli animali della Ohio State University di Columbus ha anche rivelato che le polveri sottili nell’aria che sono tipicamente emesse dai motori diesel possono portare a problemi di apprendimento e di memoria, riducendo la crescita dei neuroni nel cervello.La dottoressa Melinda Potenza, del dipartimento di epidemiologia e salute ambientale presso la Harvard School of Public Health ha dichiarato che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico dovuto al traffico sembrava influire sul modo in cui il cervello funziona ricordando, inoltre, che il declino cognitivo ed i danni negli anziani sono un problema enorme di salute pubblica.Secondo la scienziata lo studio effettuato indica che il traffico legato all’inquinamento atmosferico, ai gas di scarico in particolare dei motori diesel, può giocare un ruolo importante in tutto questo.I risultati raggiunti dalla ricerca, in effetti, suggerirebbero l’evidenza di effetti negativi da inquinamento atmosferico dovuto al traffico sulla funzione cognitiva negli uomini anziani con incidenze maggiori nei fumatori o negli individui in sovrappeso e obesi.Lo studio ha esaminato l’esposizione media a vita al traffico ed i punteggi dei test cognitivi di 680 uomini di età compresa tra i 51-anni e 97-anni, ma secondo i ricercatori i risultati sarebbero tranquillamente applicabili anche alle donne.Si è riscontrato che coloro che vivono in aree che sono state esposte al doppio di ossido di carbonio rispetto alle aree a basso inquinamento, hanno 1,3 volte più probabilità di avere bassi punteggi cognitivi.I ricercatori hanno anche scoperto che se i livelli di ossido di carbonio sono doppi in una zona rispetto ad un’altra, l’effetto sulle funzioni cognitive di persone provenienti da quella zona erano equivalenti all’invecchiamento di quasi due anni rispetto a quelli che vivevano in zone meno inquinate.La  dottoressa Potenza ha ricordato che l’inquinamento atmosferico legato al traffico è una miscela complessa di gas e particelle e sembrerebbe causare infiammazione e stress ossidativo a livello cerebrale. Vi sono anche prove che le polveri ultrasottili possono entrare nel cervello e causare disfunzioni.Nel secondo studio effettuato sui topi, i ricercatori della Università dell’Ohio hanno scoperto che l’esposizione a polveri sottili da inquinamento conosciuto come PM2.5 ha causato un aumento dei livelli di molecole infiammatorie nel cervello degli animali.Essi hanno scoperto che i topi esposti per dieci mesi all’aria inquinata con le particelle hanno  mostrato segni di compromissione del loro apprendimento e delle capacità di memoria rispetto a quelli che avevano respirato aria filtrata.I ricercatori hanno scoperto che una parte del cervello degli animali noto come ippocampo, che è la parte responsabile della memoria e dell’apprendimento, aveva anche sofferto una diminuzione della crescita dei neuroni nei topi esposti all’inquinamento.Laura Fonken, del programma comportamentale neuroscienze dell’Università dell’Ohio ha espressamente sostenuto che i dati ottenuti suggeriscono che l’esposizione a lungo termine a livelli di inquinamento dell’aria da polveri sottili tipici dell’ esposizione nelle maggiori città di tutto il mondo altera le risposte affettive e compromette la cognizione.A ciò si aggiunga che tale tipo d’inquinamento dell’aria è già stato collegato all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari.Si pensi che nella sola Gran Bretagna è stimato che in più di 20 città nelle quali l’emissioni dovute al traffico urbano siano pari al doppio dei livelli indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità.Ed in Italia la situazione non è migliore visto che le nostre città, specie i capoluoghi di provincia  sono per gran parte dell’anno esposte a livelli ben superiori rispetto a quelli indicati dall’OMS. 

09 ottobre 2011                                                                

 

livelli di BPA negli esseri umani sono di gran lunga superiori di quanto si pensasse

Nuovi studi rivelano che i livelli di BPA sono di gran lunga superiori negli esseri umani di quanto precedentemente supposto, causando grande preoccupazione per ciò che è stato minimizzato dal settore del packaging come un falso allarme. Il BPA, o bisfenolo-A, è un mattone fondamentale nella sintesi di plastiche e additivi plastici. Sospettato di essere dannoso per l’uomo sin dagli anni trenta, i dubbi sull’uso del BPA hanno avuto risalto sui media nel 2008, quando molti governi, a partire dalla stessa Unione Europea, hanno effettuato studi sulla sua sicurezza e alcuni venditori hanno tolto dal mercato i prodotti che ne contenevano. In particolare il BPA presente negli imballaggi in plastica e dei rivestimenti dei cibi in scatola, sarebbe causa di tumori e disturbi dello sviluppo, tra cui difficoltà di apprendimento, deficit di attenzione, e deformazioni degli organi sessuali, soprattutto nei neonati. La ragione di tanto deriverebbe dai motivi storici per cui il BPA fu sintetizzato. Originariamente, infatti, fu sviluppato negli anni ’30 come una versione sintetica dell’ormone estrogeno femminile e per tali ragioni sarebbe una sostanza chimica che interferirebbe con il sistema ormonale negli animali, uomo compreso. Negli Stati Uniti, il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), l’Agenzia per la prevenzione ed il controllo delle malattie, stima che oltre il 90% delle persone negli Stati Uniti sono cronicamente esposti a BPA oltre 3000 volte il livello giornaliero massimo stabilito dai rapporti della FDA (Food and Drug Administration) l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.  Secondo alcuni, questa differenza incredibile deriverebbe dal fatto che le norme FDA avrebbero ignorato oltre 100 sperimentazioni e studi credibili ed indipendenti, diversi da loro. V’è da dire sul punto che, purtroppo, gran parte delle più recenti ricerche e analisi sulle sostanze chimiche negli alimenti è stata condotta dalle società stesse che li producono, o da laboratori indipendenti assunti e ben remunerati per concludere che non ci sono “prove sufficienti di livelli dannosi per gli esseri umani“. L’FDA e la CDC, hanno molto spesso utilizzato il criterio che ciò che uccide i topi in laboratorio non può avere lo stesso effetto sugli esseri umani, ma in questo caso centinaia di test effettuati sugli esseri umani hanno rivelato il contrario. La presenza del BPA sulle etichette negli USA è evidenziata sia sul lato o sul fondo delle bottiglie in numeri neri o chiari, di solito all’interno del segnale distintivo dei beni riciclati formato da frecce circolari. Il numero “2” indica che il cibo è contaminato da alluminio e polietilene, mentre il numero “7” significa che è contenuto BPA nel vostro contenitore in policarbonato. Da segnalare che a peggiorare i livelli di contaminazione sono anche i tempi nei quali gli alimenti o le bevande sono contenute all’interno di imballaggi: se le bottiglie, lattine o contenitori in generale sono stati sullo scaffale del supermercato per mesi, allora i livelli tossici di BPA sono superiori, e molto spesso, purtroppo non è dato sapere l’età del prodotto perché su alcuni non vi è l’obbligo di conoscere da quanto tempo sono inseriti in quel determinato contenitore. Inoltre, se la plastica è sottoposta a processi di riscaldamento, le tossine vengono rilasciate nell’alimento in maniera maggiore, così come i cibi in scatola sono spesso sterilizzati a temperature alte e quindi il livello di BPA rilasciata in questi alimenti è spaventoso, mentre per le lattine di metallo non vi è  alcun obbligo di indicare la presenza di BPA. Anche alla luce del Rapporto 2008 sull’Accertamento del Rischio dell’Unione Europea aggiornato sul bisfenolo A, pubblicato nel giugno 2008 dalla Commissione Europea, che ha concluso che i prodotti a base di bisfenolo A, come il policarbonato e le resine epossidiche sono sicure per i consumatori e l’ambiente quando usate correttamente.

11 ottobre 2011                                    

 

 

Sicurezza alimentare: comportamenti discriminatori nella preparazione degli alimenti. Alcuni produttori hanno ammesso di usare ingredienti meno costosi per i mercati dell’Europa dell’Est.

Le bibite di Coca-Cola e Nescafé, o i dolci Milka prodotti in Italia hanno lo stesso sapore di quelli distribuiti in Europa dell’Est? Alcuni studi effettuati recentemente dall’Associazione slovacca dei consumatori hanno dimostrato che gli ingredienti variano da paese a paese. Durante uno scambio di opinioni alla commissione Ambiente la scorsa settimana, il rappresentante della Commissione europea Jérôme Lepeintre ha spiegato che i produttori cambiano gli ingredienti a seconda del potere d’acquisto, dei gusti e delle tradizioni di ogni singolo paese. Come la Nutella, che in Francia é più liquida di quella venduta in Germania, perché il pane francese é tipicamente meno resistente di quello tedesco. Come ha dichiarato Lepeintre la ricetta non può essere imposta dall’Unione europea. Nonostante ciò, i consumatori dovrebbero essere informati sulla composizione. Alcuni produttori hanno effettivamente ammesso di usare ingredienti meno costosi per i mercati dell’Europa dell’Est. “Nonostante i prodotti siano pubblicizzati e distribuiti allo stesso modo, la qualità non è la stessa”.

12 ottobre 2011                                                  

 

 

 

Una ricerca olandese su 4000 anziani di tutta Europa avrebbe scoperto che chi assume aspirina quotidianamente per tutta la vita avrebbe un rischio più elevato di problemi di vista. In attesa dei doverosi approfondimenti l’aspirina resta uno dei farmaci che se assunti regolarmente dà benefici certi alla salute

I ricercatori dell’Istituto olandese di Neuroscienze e Academic Medical Centre hanno eseguito test su più di 4.000 anziani in tutta Europa rilevando che coloro che hanno assunto aspirina ogni giorno avevano due probabilità in più di avere diagnosticato la degenerazione maculare rispetto a quelli che non ne avevano assunta. A dire il vero, lo studio non avrebbe fornito alcuna prova sulla sussistenza di un nesso causale tra aspirina e la L’AMD (degenerazione maculare senile) e per queste ragioni gli esperti stanno verificando se dosaggi regolari in qualche modo potrebbero aggravare la malattia. Sulle capacità curative dell’aspirina se assunta con regolarità, si discute ormai da molti anni, tant’è che milioni di cittadini in tutto il mondo, specie nei paesi anglosassoni e del nordeuropea, assumono una dose giornaliera di aspirina per ridurre il rischio di subire malattie cardiache e ictus. In effetti, più di uno studio scientifico avrebbe stabilito, inoltre, che ingerirne regolarmente piccole dosi può aiutare a ridurre il rischio di soffrire di alcuni tipi di cancro. Ma questo ultima ricerca olandese potrebbe avere l’effetto di suffragare le convinzioni di coloro che sostengono che il farmaco può anche avere un certo numero di effetti collaterali dannosi.  L’AMD (degenerazione maculare senile) colpisce migliaia di persone ogni anno, causando problemi con l’apparato della visione centrale. Anche se non è dolorosa, il malato può trovare difficoltà a concentrarsi direttamente su un oggetto, rendendo difficile la lettura, la guida o semplicemente guardare la televisione. La causa precisa di tale malattia non è ancora totalmente nota, ma si ritiene che gli stili di vita come la dieta o l’essere fumatore potrebbero essere dei fattori che contribuiscono all’insorgenza. La ricerca olandese ha scoperto che su 839 persone che hanno preso l’aspirina ogni giorno circa il 4 % aveva una forma avanzata della malattia chiamata degenerazione maculare essudativa, che porta alla cecità più profonda. In confronto, solo il due per cento che ha assunto l’aspirina meno frequentemente avevano lo stesso tipo di degenerazione maculare. Al contrario i ricercatori non hanno trovato nessun legame tra l’uso di aspirina e le prime fasi della forma secca della malattia. Una teoria che è stata avanzata è che l’AMD potrebbe essere collegata alle malattie cardiache e così sarebbe quindi accertato il legame con chi utilizza aspirina per cercare di combattere la loro situazione di malattia coronarica. Ma il direttore dell’equipe dell’Istituto olandese di Neuroscienze, dottor Paulus de Jong ha dichiarato che il suo team ha analizzato nella maniera più “meticolosa possibile” se le malattie cardiovascolari potrebbe avere influenzato i risultati. Ha sostenuto, al contrario, che i risultati avrebbero stabilito che chi assume regolarmente aspirina – indipendentemente dalla stato di salute del loro cuore – hanno maggiori rischi di soffrire della fase tardo AMD. 

13 ottobre 2011                     

 

 


Super-bollo auto: entra in vigore dal 10 novembre 2011

A decorrere dal 2011 sulle autovetture e autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose, con potenza superiore a duecentoventicinque chilowatt, è dovuta l’addizionale erariale sulle tasse automobilistiche, introdotta dall’art. 23, comma 21, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Lo prevede il Decreto 7 ottobre 2011 del Ministero dell’Economia pubblicato in Gazzetta Ufficiale 11 ottobre 2011, n. 237. Per l’anno 2011 l’addizionale è corrisposta entro il 10 novembre 2011.

 

 

RC Auto è ora di ribellarsi. Le (semplici) proposte di Giovanni D’Agata e Stefano Mannacio per un mercato più equo e per tutele giuste per le Vittime della Strada

L’audizione del 12 ottobre scorso alla Camera dei Deputati di Antonio Catricalà, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) rinvenibile in maniera integrale all’indirizzo web (http://www.agcm.it/stampa/news/5750-indagine-conoscitiva-sul-settore-dellassicurazione-di-autoveicoli.html), rappresenta l’ennesima picconata all’ormai diroccato castello che un legislatore chino ai voleri delle compagnie ha costruito negli ultimi anni. Vediamo subito per punti quali solenni fregature spacciate per ricette miracolistiche gli assicurati spennati e i danneggiati sviliti nei loro diritti hanno dovuto assistere: 1)      Indennizzo Diretto, un disastro. Lo diceva l’ex presidente dell’ANIA Alfonso Desiata, scomparso prima di veder realizzata la sua facile profezia. Una procedura fatta per mescolare i bilanci, lasciare le vittime della strada in balia delle Compagnie e che, come era prevedibile, ha prodotto non un abbassamento dei premi del 20% negli ultimi tre anni ma un aumento che è sotto gli occhi di tutti. Una via d’uscita per rottamare la procedura l’aveva offerta due volte la Corte Costituzionale sostenendo che il sistema, per stare giuridicamente in piedi, deve essere facoltativo. Le compagnie, le ineffabili associazioni dei consumatori, l’ISVAP hanno fatto muro contro la Corte chiedendo al legislatore di infischiarsene delle due pronunce e provando ad ogni occasione o decreto di inserire emendamenti rendere obbligatorio ciò che non è e non può essere. L’Antitrust oggi conferma che il sistema è fallito e che bisognerebbe abbandonarlo almeno per i danni alla persona dove danneggiati furbI e imprese furbe sono andate avanti per anni a prendere magari risarcimenti inesistenti da una parte e lucrando sulla differenza tra ciò che era pagato e i forfait stabiliti dalla legge per ogni sinistro. 2)      Danno morale. Le sentenze della Cassazione a Sezioni Unite a firma tra gli altri, di Francesco Carbone, presidente onorario della Associazione Melchiorre Gioia, il pensatoio medico-legale dell’Ania, hanno consentito alle compagnie di irrigidirsi nel riconoscere questa voce di danno in sede di trattazione stragiudiziale. Una sentenza discussa e discutibile su cui pendono molte ombre. 3)      Agenzia Antifrode. Sulla storia dell’Agenzia antifrode potrebbero scorrere fiumi d’inchiostro. Per ora ci limitiamo a fare qualche di considerazione su quello che è stato l’iter istitutivo dell’organismo recentemente approvato in sede legislativa dalla Commissione Finanze della Camera e ora all’attenzione del Senato. L’ANIA ormai da anni lancia un allarme frodi però chiude gli ispettorati sinistri, il primo avamposto sul territorio, soprattutto al Sud, che può arginare tale fenomeno per sostituirli con call center costituiti da personale amministrativo e non qualificato. Si dice disponibile a finanziare la struttura però tramite qualche fido scudiero parlamentare ha chiesto, ma non ottenuto, che fosse la magistratura ad occuparsi d’ufficio dei reati di frode alle assicurazioni evitando così lo sforzo di una querela di parte. Ha chiesto, ma non ottenuto nelle prime e truffaldine formulazioni, di dilatare i tempi del risarcimento del danno in caso di sospetti basati su bislacche evidenze statistiche. Non ha invece chiesto, lo ripetiamo, di rottamare l’indennizzo diretto che, come sosteneva l’ex Direttore Generale dell’ANIA, Giampaolo Galli, in un saggio in inglese, avrebbe certamente causato un aumento dei fenomeni speculativi da parte dei danneggiati e, aggiungiamo, delle imprese, portate a“cartolarizzare” i sinistri sulla base di un pagamento certo a forfait senza la preoccupazione di verificarne la veridicità.  Anche in questo caso l’Antitrust è stata chiarissima: sono le compagnie che devono investire per realizzare strutture antifrode dedicate professionali ed efficienti come succede nelle migliori esperienze europee. 4)      Macro Lesioni. Con blitz di agosto il Governo ha inviato al Consiglio di Stato uno schema di DPR che contiene l’indicazione delle menomazioni per le lesioni di lieve entità e il loro valore economico. In nome di una equità sul territorio nazionale si è scelto di dimezzare i risarcimenti per le lesioni gravi o gravissime rispetto ai valori del Tribunale di Milano riconosciuti dalla Cassazione quale (equo e giusto) paramentro risarcitorio nazionale. Il provvedimento è stato considerato da tutte le associazioni delle Vittime della Strada come fortemente lesivo della dignità umana e non rispondente al principio di riparazione integrale del danno. Le Compagnie assicuratrici, già oggi propongono liquidazioni per danni gravi o gravissimi basati sui nuovi e riduttivi valori previsti dallo schema di DPR. Il decreto, se firmato dal Presidente della Repubblica potrebbe avere valore retroattivo, creando un grave nocumento per soggetti deboli quali sono le Vittime della Strada che hanno radicato un contenzioso per ottenere un maggior danno; A queste amenità si aggiungono assicurati che non hanno subito incidenti che vengono letteralmente cacciati via dalle proprie compagnie e la demagogia delle principali Associazioni dei Consumatori che hanno di fatto sempre avallato tutte le misure proposte e imposte dall’ANIA al legislatore. Come si torna dunque alla normalità che poi è rappresentata da compagnie che, dovendo pagare di tasca propria i sinistri, riprendono a svolgere una attività istruttoria sul territorio più attenta? Il programma è semplice ed in soli cinque punti: Abolire immediatamente l’indennizzo diretto Creare una Agenzia Antifrode in campo assicurativo seria e in linea con le migliori esperienze estere. Confermare come riferimento minimo per il valore economico del  risarcimento del danno alla persona, le tabelle del Tribunale di Milano.  Aggiornare, con la formazione di una commissione medica equilibrata, le tabelle  medico legali per le lesioni cosiddette lievi. Modificare la composizione delle commissione ministeriale che si occupa di definire i valori medico legali ed economici per il danni gravi e gravissimi posto che i risultati sino ad ora ottenuti sono il frutto di un palese squilibrio a favore delle componenti assicurative. Riprendere in concetto di responsabilità e tutela dei diritti può riportare ad un mercato assicurativo più equo in cui, a parità di prezzi (che mai scenderanno in modo apprezzabile), si potrà almeno godere di una valida tutela delle Vittime della Strada, soprattutto di quelli vere.  “A healthy eye with full visual capacities is of no use in a dead body,” he said.

17 ottobre 2011                                              

 

 

Ambiente e rinnovabili: dall’Inghilterra il marciapiede verde che converte l’energia dei  passi in elettricità. Pavimento in lastre chiamato “PaveGen” convertono l’energia dei passi in energia elettrica. Un ingegnere inglese ha sviluppato il pavimento che trasforma l’energia dei passi in elettricità. Primo ordine commerciale previsto per alimentare metà dell’ illuminazione esterna del centro commerciale alimentare di Londra.

Pavimento in lastre che converte energia dei passi della gente in elettricità sarà posato per aumentare la potenza elettrica del più grande centro urbano dell’Europa, presso il sito delle Olimpiadi di Londra 2012. Il “PaveGen” composto da pavimento in lastre di gomma riciclata, raccoglie l’energia cinetica dell’impatto della gente che  vi sale sopra trasferendo immediatamente minuscoli impulsi di energia elettrica ai vicini elettrodomestici. Secondo il suo inventore, le lastre possono anche immagazzinare energia in una batteria posizionata nelle vicinanze fino al massimo di tre giorni. Nella loro prima posa nel centro commerciale, 20 piastrelle saranno sparse lungo l’attraversamento centrale tra lo stadio Olimpico di Londra e il centro commerciale Westfield Stratford City aperto di recente  che prevede un flusso di circa 30 milioni di clienti nel suo primo anno di apertura. L’inventore è Laurence Kemball-Cook, un ingegnere di 25 anni che ha sviluppato il prototipo durante il suo ultimo anno di università nel 2009. Il pavimento “verde” è stato progettato per comprimere cinque millimetri di piastrella quando qualcuno passa su di loro, convertendo l’energia cinetica assorbita in energia elettrica. Un computer nella fase di sperimentazione ha mostrato come le piastrelle “PaveGen” installate su di una scala metropolitana producono abbastanza elettricità per mantenere un LED che alimenta un lampione che resta acceso per 30 secondi. Le piastrelle sono un’applicazione reale che sfruttano piccoli contributi da un gran numero di individui. Altro esperimento riuscito è stato realizzato durante una grande festa all’aperto dove è stato ottenuto il passaggio di oltre 250.000 passi – che sono stati sufficienti per caricare 10.000 cellulari. Il giovane inventore prevede che il “PaveGen” sarà utilizzato per alimentare apparecchi off-grid come illuminazione pubblica, mappe stradali illuminate e pubblicità e sarà installato nelle zone di traffico urbano umano ad alta densità come centri abitati delle città, stazioni della metropolitana e corridoi delle scuole. Nella sua forma attuale, la lastra della pavimentazione “PaveGen” contiene un LED a basso consumo energetico che si illumina, dando l’idea per l’utente del trasferimento di energia ma consumando solamente circa il 5% dell’energia di ogni passo. Richard Miller, capo dell’ufficio sostenibilità del governo del Regno Unito Technology Strategy Board.  che ha finanziato il progetto, ha dichiarato che il progetto ha già vinto diversi premi, tra cui il Big Idea Ethical Business Awards del Regno Unito e la Shell LiveWire Grand idee Award. Il “PaveGen” ha anche recentemente ricevuto finanziamenti da un gruppo di investitori. Inoltre la pistrella dura nel tempo come è stato verificato nel corso di un esperimento durato un mese a cui è stata sottoposta tutti i giorni ad un martellamento continuo no stop con una macchina che replica i passi. Inoltre è veramente facile da installare sostituendola ai  pavimenti esistenti; per ottenere le esatte dimensioni… basta sostituire una piastrella con un’altra già posizionata.

18 ottobre 2011                   

 

 

 

Tagli agli sprechi dello Stato. Troppe polizie in Italia: dalla PS, ai Carabinieri, sino alla mortuaria, tra private e locali se ne contano almeno 25. E persino il numero delle emergenze continua a non essere unificato.

 

Manovra? L’ordine del giorno è tagli agli sprechi senza toccare l’efficienza della pubblica amministrazione ed i servizi essenziali. Ma se non si vuole incidere sugli aspetti fondamentali dell’apparato burocratico tra i quali spicca l’organizzazione della sicurezza in senso lato dei cittadini, non si comprende come mai nessuna manovra o decreto anticrisi abbia pensato a razionalizzare le decine di forze di polizia presenti sul Territorio nazionale che purtroppo si traducono in un inutile ed evidente duplicazione di servizi che potrebbero essere gestiti da un minore numero di questi apparati, garantendo comunque analoga o maggiore efficienza. Questi aspetti possono essere evidenziati da una serie di questioni pratiche che accadono quotidianamente ai cittadini. Per esempio in caso di qualsiasi emergenza, molto spesso ci troviamo nell’imbarazzo o meglio nell’incertezza su quale numero chiamare. Il 113 o 112, 115, 118, 1717 o 1515. E se si deve contattare una qualsiasi polizia locale a quale numero ci si deve rivolgere se non lo si conosce perché magari non si è del luogo. Le polizie “ statali “ in Italia sono apparentemente sette: Polizia Di Stato, Arma Dei Carabinieri, Guardia Di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria, Capitaneria Di Porto, Corpo Nazionale Dei Vigili Del Fuoco. Già facendo la somma tra carabinieri, polizia e fiamme gialle, superiamo ogni record europeo. Sommate le altre quattro, abbiamo mezzo milione di uomini. Un agente di polizia ogni 175 italiani, rispettivamente 50% e 20% in più rispetto a Gran Bretagna e Germania. Alle inevitabili duplicazioni di funzione dei ruoli delle varie polizie dell’ordinamento statale fanno da contraltare i doppioni di quelle locali. Sulle strade e non solo, infatti, accanto agli apparati dello Stato, troviamo anche la Polizia  Municipale o locale, Provinciale, fino ad arrivare ai famigerati Ausiliari del Traffico. Così come sulla sicurezza alimentare, solo per fare qualche esempio, vigilano carabinieri, forestali dello Stato e delle Regioni, così come l’autorità di controllo sanitario di derivazione Asl. Quali sono i costi dipendenti da queste duplicazioni? Sarebbe forse opportuno che in un momento di crisi economica dello stato, forse qualcuno si decidesse a parlarne e prendesse gli opportuni provvedimenti per tentare una razionalizzazione delle risorse presenti. Si cominci, allora immediatamente ad unificare in un unico  numero telefonico quello delle emergenze, dato che pare per tale ragione l’Italia paghi sanzioni pari a 30mila euro al giorno da parte dell’Unione Europea che raggiungeranno la quota di 90mila a breve, per poi passare ad una revisione generale dei ruoli e delle competenze delle forze di polizia. Si dimostri coraggio, nel rispetto dei contribuenti, ma garantendo gli stessi o superiori livelli di sicurezza per i cittadini.

19 ottobre 2011                                                                                                        

 

 

 

Disabili: secondo il Ministero dei Trasporti il veicolo al servizio di disabili muniti dell’apposito contrassegno arancione può sostare gratuitamente nelle aree a pagamento, qualora il Comune lo consenta nella sua discrezionalità amministrativa. I comuni siano comprensivi

Una buona notizia che amplificherebbe le tutele nei confronti dei portatori di handicap se le amministrazioni comunali dimostrassero maggiore sensibilità. Secondo il parere del Ministero dei trasporti protocollo numero 4699 del 19 settembre 2011, infatti, il veicolo al servizio di disabili muniti dell’apposito contrassegno arancione può sostare gratuitamente nelle aree a pagamento, qualora il Comune lo consenta nella sua discrezionalità amministrativa.

20 ottobre 2011                                                                           

 

 

Antidepressivi nel mondo: in aumento l’uso. Solo negli USA + 400% ed 1 su 25 adolescenti alle prese con gli psicofarmaci.

Già nel 2005 la Food & Drug Administration (FDA), l’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali degli Stati Uniti che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, aveva obbligato i produttori dei principali antidepressivi ad aggiungere sulle etichette un avvertimento ai consumatori sul fatto che gli antidepressivi possono aumentare il rischio di suicidio. A preoccupare l’ente era già all’epoca la circostanza che le vendite di questi farmaci segnavano una parabola ascendente che pareva inarrestabile non solo negli USA ma anche in tutti i paesi sviluppati, compreso l’Italia. L’industria del settore, infatti, segna da tempo cifre con aumenti a due cifre anno dopo anno anche a causa degli investimenti delle stesse imprese farmaceutiche capaci di spendere miliardi ogni anno per pubblicizzarli e stimolarne le vendite. Una catena di incentivazione che fa un pressing asfissiante sui medici ed arriva a milioni di pazienti. Anche perché nel tempo è aumentata anche l’”offerta” di prodotti: ai classici farmaci “triciclici” già in uso dagli anni Sessanta si sono affiancati nel corso dell’ultimo cinquantennio prodotti considerati più selettivi e meno tossici. Il panorama è così variegato che ormai ne esistono di ogni tipo: alcuni agiscono solo sulla serotonina, altri solo sulla noradrenalina, altri ancora su tutti e due i mediatori chimici. Lo sviluppo di tali prodotti farmaceutici fa leva sulle teorie secondo le quali l’ampliamento dei mediatori chimici quali quelli menzionati, possa avviare procedure biologiche tali da causare un progressivo miglioramento della depressione. Il Los Angels Times, di recente ha riportato alcune statistiche a dir poco allarmanti sui numeri e sulla platea delle persone che utilizzano gli antidepressivi. Secondo l’importante quotidiano americano oltre il 10 per cento dei cittadini americani di 12 anni d’età fa uso di tali farmaci. Le Statistiche del National Center for Health Statistics sono più precise e dimostrano che l’11 per cento degli americani di 12 anni assume tali prodotti, che riguardano, peraltro, le ricette più prescritte dai medici per le persone di età compresa dai 18 ai 44 anni. L’agenzia di stampa Reuters ha riferito che dal 2005 al 2008, sono stati i farmaci più comunemente prescritti per tutte le età. USA Today è arrivato a stimare che l’uso degli antidepressivi è salito alle stelle segnando un + 400 % dal 1988. Gli esperti di igiene mentale hanno sottolineato che i motivi di questo incredibile picco sono da ricercare da una parte nell’economia in difficoltà, dall’altra in campagne mediatiche che riguardano tali prodotti farmaceutici ed infine nei ritardi per le famiglie ad ottenere il rimborso per le terapie di tipo psicologico che spingono i cittadini a soluzioni più rapide quali l’uso di questi tipi di pillole. L’indagine di USA Today ha sottolineato che le donne hanno 2 volte e mezzo in più di probabilità di prendere antidepressivi e la popolazione bianca più di quella di colore. Il Los Angeles Times ha rilevato anche la predisposizione a continuare ad assumere antidepressivi per i soggetti che si erano visti prescrivere tali tipi di farmaci con oltre il 60 per cento dei cittadini che continuavano a farsi prescriverne per due anni o più e il 14 per cento li utilizza per 10 anni o più. Tra le ragioni dell’aumento delle vendite, oltre a quelle già sottolineate, la più significativa sta nel fatto che questi farmaci si utilizzano per curare situazioni che spesso nulla hanno a che fare con la depressione, un’importante e grave malattia psichica che richiede adeguate terapie. Accade troppo spesso che invece vengano trattati con i farmaci anche gli “stati depressivi” che sono tutt’altra cosa. Se qualcuno vive una situazione difficile nella propria vita, per esempio perde un parente o il posto di lavoro, si trova in difficoltà economiche, si vede troncare una relazione d’amore, anziché assumere farmaci dovrebbe primariamente guardare alle proprie risorse interiori, alle proprie energie per superare il momento critico. In alcuni casi è stato dimostrato che l’utilizzo di antidepressivi può addirittura essere negativo, causando a volte, tra l’altro, una riduzione delle nostre capacità di reazione.

23 ottobre 2011

 

Il “112” (il numero internazionale per le emergenze) non è accessibile alle persone sorde, nonostante la direttiva europea del 2009 ne prevedeva l’obbligo entro il 25 maggio del 2011. L’Italia si adegui con urgenza.

Nonostante la direttiva del 2009 sul servizio universale che doveva essere attuata dagli stati membri dell’UE entro il 25 maggio di quest’anno, prevedesse l’obbligo che il “112” dovesse diventare  accessibile anche alle persone sorde ad oggi risulta essere implementata solo da Danimarca, Estonia, Svezia, Regno Unito, Irlanda e Malta. Lo ha rimarcato il portavoce della Commissione Europea Jonathan Todd, che di recente ha ribadito che su iniziativa della Commissione europea tutti gli Stati membri hanno l’obbligo di rendere accessibile il numero di emergenza “112”, non solo alle persone sorde, ma a tutte le persone disabili. Come detto, infatti, finora solo sette Stati membri, hanno comunicato alla Commissione Europea le misure per implementare le nuove regole. Per tali ragioni, lo stesso organo ha già avviato le procedure d’infrazione nei confronti di tutti gli altri Paesi membri per persuaderli a introdurre le nuove regole prima possibile ed a tal fine lo scorso giugno ha scritto a tutti gli Stati membri chiedendo loro di fornire tutti i dettagli sulle loro azioni per rendere accessibile il 112 alle persone disabili. Gli Stati membri hanno tempo entro fine ottobre per ottobre. Lo stesso portavoce ha tenuto a precisare che una cosa sono le leggi entrate in vigore, altro è il loro reale funzionamento nella pratica. Ed infatti, per quanto è dato sapere solo il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Danimarca e la Finlandia stanno lavorando all’introduzione di sistemi per rendere accessibile il “112” attraverso il servizio di messaggeria “SMS”. La commissione per il tramite del suo portavoce ha fatto sapere anche che è necessario il supporto informativo delle organizzazioni non governative e di tutti i soggetti interessati, per comprendere meglio il funzionamento di tali sistemi nella pratica ed in quale misura gli Stati membri rispettano i propri obblighi. Pertanto, prima di essere ancora una volta deferiti alla Corte di Giustizia e subire l’ennesimo pagamento di sanzioni in un settore quale quello della tutela dei diritti nel quale è indispensabile una costante attenzione degli organi governativi che troppo spesso non dimostrano adeguata sensibilità ai problemi quotidiani dei disabili, Giovanni D’Agata rivolge un appello ai Ministeri delle Politiche Comunitarie e delle Pari Opportunità per l’adeguamento della nostra normativa e quindi per l’implementazione in via urgente dell’accessibilità del numero di emergenza “112” ai sordi ed ai disabili in genere. Il senatore pugliese dell’Italia dei Valori, Pino Caforio, ha fatto sapere che presenterà un’interrogazione per avere delle risposte immediate sule  intenzioni dell’attuale governo in merito a tale importante questione.

24 ottobre 2011                             

 

Allarme crisi: le case pignorate all’asta. Chi compra gli  immobili?

L’aumento degli immobili pignorati e messi all’asta giudiziaria sono la prova tangibile degli effetti drammatici della crisi che si è abbattuta prepotentemente sulle famiglie e sulle imprese che ormai, oberate da una pressione fiscale asfissiante conseguente anche dalla difficoltà perdurante del governo in carica nel trovare misure per lo sviluppo e per far uscire dal tunnel della recessione il Paese, troppo spesso, non riescono a far fronte ai propri debiti. Come è noto, in termini assai semplici, l’asta giudiziaria di un immobile giunge all’esito di una procedura di pignoramento avviata da un determinato creditore che, nel momento storico in cui  parliamo, è rappresentato per lo più da banche e finanziarie per mutui e finanziamenti non pagati, ma anche qualsiasi altro soggetto che vanti un credito, come per esempio, fra gli altri, Equitalia. La vendita rappresenta, quindi, il momento più patologico del procedimento di esecuzione avviato in tribunale, ossia certifica l’impossibilità per il proprietario di non essere riuscito a far fronte al pagamento del proprio debito neanche attraverso accordi di conversione o dilazioni. Quando si è giunti all’asta, per il debitore – proprietario è quindi ormai troppo tardi per cercare di ripianare il proprio debito e così, purtroppo, il diritto di credito si può trasformare in speculazione da parte di soggetti che ruotano intorno a questo meccanismo perverso, su quelle stesse case o immobili in genere pignorati che in gran parte dei casi vengono comprati a prezzi vantaggiosissimi ed inferiori alle stime di mercato. Al di là delle non rare inchieste giudiziarie che hanno riguardato diverse province del territorio nazionale e che hanno dimostrato l’esistenza di organizzazioni criminali dedite a “turbare” il regolare svolgimento delle aste, vi è da dire che indipendentemente dalla commissione o meno di reati connessi a tale mercato del low cost immobiliare, la ricerca dell’affare in un momento di crisi come questo diviene quasi più semplice, per non dire naturale, in quanto se fino a qualche mese fa i beni di un certo pregio trovavano sempre un compratore al primo incanto adesso capita spesso che l’asta vada deserta e debba essere ripetuta a prezzi sempre più bassi.

24 ottobre 2011                      

 

Sicurezza stradale: donne al volante più a rischio in auto a causa di misure di sicurezza sessiste. Ricercatori dell’Università della Virginia e dell’Università di Navarra hanno scoperto che i poggia testa non prendono in considerazione le differenze di dimensioni e forza tra i colli maschile e femminile. 

È possibile che le autovetture siano progettate quasi esclusivamente per le persone di sesso maschile? Purtroppo sì, almeno secondo un recente studio che avrebbe appurato che le donne hanno maggiori probabilità di essere feriti in incidenti stradali, perché le caratteristiche di sicurezza sarebbero state progettate da uomini per soli uomini. Alcuni ricercatori dell’Università della Virginia e dell’Università di Navarra in Spagna hanno analizzato 10 anni di dati relativi ad incidenti automobilistici avvenuti negli Stati Uniti e scoperto che le donne che indossavano le cinture di sicurezza avevano avuto il 47 per cento in più di probabilità di soffrire di gravi lesioni rispetto ai maschi. L’American Journal of Public Health ha evidenziato che le donne con le cinture avrebbero sofferto più lesioni al torace e della colonna vertebrale di persone di sesso maschile in crash comparabili. Ricerche precedenti hanno studiato le differenze nei crash test tra uomini e donne, ma Dipan Bose e Jeff Crandall dell’Università della Virginia e Maria Segui-Gomez dell’Università di Navarra in Spagna, hanno scoperto che il design maschio-centrico delle misure di sicurezza sarebbe un fattore importante per determinare l’entità delle lesioni tra femmine e maschi. Il posizionamento dei poggiatesta, ad esempio, non terrebbe conto delle dimensioni e della forza del collo femminile. Inoltre, le donne sarebbero soggette ad un maggior rischio di lesioni per le parti inferiori dei loro corpi a causa della statura più bassa, hanno evidenziato i ricercatori, che hanno verificato le statistiche degli incidenti dal 1998 al 2008. Sulla scorta di tali risultati, gli autori di questo studio hanno concluso che oggi per le automobiliste di sesso femminile gli autoveicoli non possono essere sicuri come per le loro controparti maschili.

25 ottobre 2011             

 

Allarme sugli ingredienti usati per ammorbidire il gusto del tabacco. Test rivela che la dose degli aromi e dello zucchero contenuto nelle sigarette  è superiore di dieci volte il valore consentito.  

In assenza di regolamenti i produttori utilizzano aromi per ammorbidire il gusto del tabacco sfuso, soprattutto nelle versioni aromatizzate che coprono il carattere inizialmente un po’ sgradevole del fumo. L’inaspettato ingrediente rende più attraente la sigaretta anche per i giovanissimi favorendo il passaggio dal sapore delle caramelle al fumo. Lo denunciano due organizzazione francesi, il Comitato nazionale contro il fumo (CTSC) ed il mensile ’60 milioni di consumatori’ che hanno promosso un’indagine ad hoc secondo la quale nel tabacco sfuso le sostanze per addolcire arrivano al 10% ed al 37% in quello sfuso per narghilè. L’analisi condotte in laboratorio hanno interessato venti prodotti in questione, in particolare sono state valutate 7 tipi di sigarette in pacchetto che rispettano i limiti e i divieti previsti in Francia, sia nel contenuto che nella carta. Diversa la situazione per il tabacco da pipa e da sigaretta, che contengono anche quantità elevate di aromi come la vaniglia o il mentolo, molto apprezzato dalle fumatrici. Secondo le associazione dei consumatori occorre “vietare tutti i tipi di aromi che rendono più attraenti i prodotti” e “una maggiore trasparenza nelle etichette”: oggi il consumatore è “più informato sugli ingredienti di uno yogurt che sulle sostanze nocive contenute nel tabacco”. A questo punto i dati mostrano la necessità di una regolamentazione che riguardi tutti i prodotti del tabacco per colmare il vuoto giuridico, non solo dunque per le sigarette in pacchetto. L’indagine ha acclarato: più lo zucchero o il sapore è maggiore, più è alto il potere di attrazione del prodotto,  maggiore il rischio di dipendenza per i giovani che iniziano a fumare molto presto. Infatti, in sede di valutazione del rischio, è emerso che la soglia  dei giovani fumatori è abbassata all’età di 12 anni.

26 ottobre 2011                     

 

SOS furti di metalli in Italia: con i prezzi delle materie prime alle stelle, dai tombini stradali, al rame dei cavi elettrici e telefonici, alle  rampe per le sedie per disabili, alle attrezzature dei parchi giochi, alle campane in bronzo delle chiese, alle lampade in rame e bronzo dei loculi cimiteriali, alle statue in metallo dei santi. Ora sono a rischio persino le statue in bronzo dei nostri monumenti 

Un indicatore che il costo delle materie prime, ed in particolare dei metalli, non solo preziosi fosse arrivato alle stelle è dato dall’aumento costante e su tutto il territorio nazionale dei furti di qualsiasi cosa in grado di reperirle. Una vera e propria “epidemia” che ha colpito ogni angolo del Belpaese e gli oggetti più impensabili purché contengano, una volta rubati e ripuliti dai loro involucri plastici o di altri materiali un qualsiasi tipo di metallo rivendibile su un mercato non troppo “trasparente”. Non si parla solo di metalli preziosi, quali oro, platino e argento il cui mercato “nero” è alimentato dai famigerati “compro oro” e che sono già oggetto di indagini in svariate province del nostro Paese, ma la nuova frontiera dei furti dai facili e veloci guadagni sia per la semplicità di reperire acquirenti che per i costi di acquisto divenuti rilevantissimi, riguarda soprattutto rame, bronzo, ferro e ghisa che in quantità industriali vengono ogni giorno sottratti dai tombini stradali, dai cavi elettrici e telefonici, alle rampe per le sedie per disabili, dalle attrezzature dei parchi giochi, sino alle campane delle chiese, alle lampade dei loculi cimiteriali e persino alle statue in metallo dei santi.  Per la verità, si tratta di un fenomeno su scala globale che coinvolge un po’ tutti gli altri stati, tant’è che nel Regno Unito, le stesse forze di polizia hanno di recente ammesso di non riuscire a tenere il passo con la miriade di furti che si verificano in tutto il paese, ed anche in conseguenza delle forti pressioni dovute anche ad una serie di ruberie eclatanti, come quello di una statua in bronzo che rappresentava un militare presso un memoriale dedicato alla seconda guerra mondiale, o intere province private della linea telefonica a seguito della sottrazione dei cavi per le telecomunicazioni, il governo ha pensato di riformare una legge del 1964 Scrap Metal Dealers, che regola il mercato della compravendita di metalli per tentare di porvi un argine. Proprio per tali ragioni il paese d’oltre Manica sta valutando di istituire apposite licenze per i concessionari dei rottami di metallo vietando loro di pagare in contanti i fornitori e aumentando i poteri di polizia che consentiranno il ritiro delle licenze e la chiusura delle rivendite che non rispettano la legge

26 ottobre 2011                          

 

Kit illegali per test HIV, infezioni a trasmissione sessuale, compresa l’epatite, la gonorrea, clamidia e sifilide importati dalla Cina sono in vendita su Internet senza controlli. Potrebbero dare la diagnosi errata. 

Kit illegali per test HIV in vendita online, potrebbero dare una diagnosi errata. Importati dalla Cina sono sprovvisti del necessario marchio di qualità CE. I siti web hanno messo in vendita anche dispositivi medici di prova non compatibili con altre infezioni a trasmissione sessuale, compreso l’epatite, la gonorrea, clamidia e sifilide. In questi giorni quasi 500 persone hanno già acquistato il kit, che consentono agli utenti di verificare da soli nelle proprie abitazioni l’eventuale infezione. Alcuni dei kit sono stati recapitati senza nessuna istruzione, mentre altri erano con etichette ambigue o insufficienti. L’inglese MHRA ( Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency ) ha comunicato che durante l’indagine per risalire ai siti web di vendita dei dispositivi illegali, hanno scoperto che nel frattempo che vi erano state delle vendite record. L’agenzia MHRA nel suo comunicato consiglia gli acquirenti di verificare che qualsiasi Kit acquistato dai siti internet sia marcato con la sigla CE che dovrebbe indicare la conformità con la normativa europea. Potrebbero, infatti, essere in vendita online un numero di kit auto-test che non sarebbero compatibili con la normativa pertinente e per tale motivo si sconsigliano le persone a considerare internet come un mezzo per effettuare test per restare anonimi. Questi kit possono essere inaffidabili; c’è un rischio significativo in quanto potrebbero fornire all’utente un risultato falso. I soggetti a rischio dovrebbero contattare le associazioni di settore, gli specialisti e gli ospedali, dove possono ricevere la giusta assistenza  per tutte le malattie sessualmente trasmissibili, tra cui l’HIV.

28 ottobre 2011                   

 

Persone scomparse: progettate scarpe con dispositivo di localizzazione per aiutare le famiglie degli ammalati di Alzheimer. Le calzature hanno un sistema GPS integrato nel tallone per monitorare la posizione esatta di chi l’indossa in tutti i tempi e sono già in vendita negli Stati Uniti da questo mese

La difficoltà quotidiana delle famiglie che hanno in casa un ammalato del morbo di Alzheimer è il rischio costante di perdere il proprio congiunto perché a causa degli stati confusionali che denotano la malattia specie nelle prime fasi si ritrova a vagare disorientato e spesso a chilometri e chilometri dalla propria casa. Ma una società statunitense ha cercato di risolvere il problema utilizzando l’ormai onnipresente tecnologia del sistema GPS mettendo in commercio le prime scarpe con un dispositivo di monitoraggio continuo incorporato all’interno. Le scarpe che hanno un costo di 200 dollari circa e che nascono da un progetto congiunto tra la società GTX Corp, che si occupa di dispositivi di localizzazione miniaturizzati e quella di scarpe Aetrex, sono dotate di un sistema globale di posizionamento satellitare miniaturizzato integrato nel tallone che permette d’individuare l’ubicazione del suo portatore e quindi di essere individuato con precisione. Il sistema GPS, che viene impiantato nel tallone di quella che sembra essere una normale calzatura, consente ai membri della famiglia o alle badanti di monitorare costantemente chi le indossa. L’ulteriore novità è che il dispositivo sarebbe in grado di istituire un’area considerata “sicura” oltre i confini della quale in caso di allontanamento della persona interessata farebbe innescare un avviso. I membri della famiglia potrebbero anche utilizzare un applicazione scaricata sul proprio smartphone o sul pc per individuare la posizione della persona scomparsa. La società americana in questione sostiene che tali scarpe sono le prime al mondo in grado di aiutare le vittime del morbo di Alzheimer e ha fatto sapere che il primo lotto di 30.000 paia di scarpe sarà già messo in vendita entro la fine del mese ed è già acquistabile tramite il proprio sito internet.

28 ottobre 2011                                  

 

Un Decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 24.10.2011 sostituisce Tarsu e Tia con questa nuova service tax denominata RES 

Una nuova stangata per i cittadini determinata dall’attuazione del federalismo o la rivoluzione nella tassazione dei servizi locali? Ancora non si sa molto di quelli che potranno essere gli effetti della RES (Rifiuti e servizi) la nuova tassa comunale elaborata dai tecnici del Dipartimento per la Semplificazione Normativa, ma l’unica certezza è che è destinata a sostituire la TARSU e la TIA, rispettivamente Tassa per lo smaltimento dei rifuti solidi urbani e la Tariffa di igiene ambientale. La novità è contenuta in un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2011 che contiene le ultime norme correttive in materia di federalismo. Un’altra certezza è costituita dal fatto che il nuovo tributo comunale entrerà in vigore a partire dal 2013 e comprenderà, oltre alla tassa ambientale per lo smaltimento dei rifiuti, anche una quota per la sicurezza, l’illuminazione e la gestione delle strade (manutenzione e pulizia). La componente “rifiuti” sarà proporzionata “alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotte per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte” mentre la componente “servizi” sarà calcolata in base al valore dell’immobile attraverso un’aliquota comunale. Inoltre, dovrebbero essere previste agevolazioni ed esenzioni in base al reddito e all’eventuale sovrapposizione con altri tributi (Ici e Imu).

29 ottobre 2011                                 

 

Tagli agli sprechi dello Stato: la Casta “costa” 9 miliardi di euro l’anno, in media 350 euro per ogni famiglia. Con un terzo di rappresentanti in meno, possibile ridurre l’Irpef di quasi l’1 per cento. I conti fatti dall’Ufficio Studi Confcommercio.

La manovra economica approvata in tempi ultrarapidi dal Parlamento quest’estate ha, da subito, fatto scattare i rincari del bollo sul deposito titoli, la stretta sulle stock option, il ticket di 10 euro sulle ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di 25 euro per i codici bianchi in pronto soccorso. Inoltre ha reintrodotto il superbollo per le auto di lusso sopra i 225 kw, l’aumento dell’irap per le concessionarie dello Stato. La manovra costerà cara causando  un esborso di circa 1200 euro all’anno a famiglia entro la fine dell’anno. Nel testo definitivo della manovra finanziaria non c’è traccia invece dei tagli ai privilegi della politica promessi a gran voce dall’esecutivo. Dalle indennità ai vitalizi, per la Casta cambia davvero poco. Invece, sottolinea l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, sarebbe auspicabile, una possibile azione di contenimento della spesa pubblica che potrebbe partire dai costi della rappresentanza politica, ovvero quelli che i cittadini complessivamente sostengono per eleggere e far funzionare l’insieme degli organismi legislativi nazionali e decentrati – che, nel nostro Paese, ammontano ad oltre 9 miliardi di euro l’anno, corrispondenti a poco più di 350 euro per nucleo familiare, circa 150 euro a testa. Applicando ai circa 154 mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali nazionali e locali l’ipotesi, più volte ventilata e condivisa da più parti, della riduzione di poco più di un terzo del numero dei parlamentari si avrebbe, infatti, un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all’anno. Cifra sufficiente ad attuare una riduzione permanente di circa 8 decimi di punto della prima aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti o, in alternativa, ad ottenere permanentemente una somma di 2.900 euro all’anno da destinare a tutte le famiglie in condizioni di povertà assoluta. In entrambi i casi, si tratterebbe della più grande ed efficace operazione di redistribuzione mai effettuata nel nostro Paese. Da molti anni la spesa pubblica nel nostro Paese si mantiene stabilmente al di sopra del 50% del Pil. È un dato comune alle principali economie europee, anche esse ispirate al modello che intende contemperare esigenze del mercato e coesione sociale, ma che presenta, nel caso dell’Italia, connotazioni anomale, prime fra tutte la scarsa efficienza dell’apparato pubblico e la modesta capacità delle politiche redistributive di attenuare/ridurre le disuguaglianze dal lato dei redditi.

29 ottobre 2011                     

 

Pillole a base di resveratrolo potrebbero imitare gli effetti della dieta e dell’esercizio fisico e apportare benefici generalizzati all’organismo. Dall’abbassamento dei livelli di grassi nel sangue alla riduzione della pressione arteriosa. Il resveratrolo si trova nell’uva e nel vino rosso, ma in concentrazioni molto inferiori rispetto a quelle utilizzati nella ricerca.

Una recente ricerca dell’Università di Maastricht in Olanda i cui dati sono stati pubblicati su una rivista scientifica che si occupa di metabolismo cellulare, ha studiato gli effetti positivi che deriverebbero dall’assunzione di una sostanza che si trova nella pelle dell’uva, nota come resveratrolo. Dallo studio emergerebbero conseguenze sorprendenti sull’organismo umano quali l’abbassamento dei livelli di grassi e zuccheri nel sangue e la riduzione della pressione sanguigna. Gli scienziati hanno fatto assumere compresse contenenti resveratrolo puro ad alcuni uomini obesi ed hanno scoperto che apportava alcuni effetti metabolici simili a quelli da esercizio fisico e restrizione calorica, e tra questi l’abbassamento dei livelli di pressione arteriosa e di zuccheri nel sangue. In verità, le ricerche effettuate negli animali nell’ultimo decennio hanno verificato che il composto può rallentare lo sviluppo di malattie legate all’età e quindi aumentare la durata della vita. Tuttavia, questi studi hanno suscitato critiche crescenti e devono ancora essere replicati approfonditamente negli esseri umani. Secondo il professore Patrick Schrauwen dell’Università di Maastricht che ha guidato l’equipe che ha condotto lo studio, gli effetti del resveratrolo sono stati modesti ma sembrerebbero portare costantemente verso adeguamenti metabolici benefici. Vi e’ da dire, pero’ che se la sostanza chimica si trova naturalmente nella pelle dell’uva e nel vino rosso e non esiste nessuna prova che sarebbe possibile assumerne abbastanza da queste fonti alimentari per ottenerne gli stessi effetti positivi verificati a seguito dell’ingestione specifica di pillole a base della molecola. Peraltro, lo studio e’ stato sperimentato su una platea ridottissima di soggetti e per un tempo assai limitato, in particolare 11 uomini obesi ai quali e’ stato fatto assumere un supplemento giornaliero di resveratrolo pari a 150 milligrammo o un placebo per trenta giorni. Quattro settimane più tardi, i due gruppi si sono scambiati in modo che coloro che avevano assunto i supplementi in un primo tempo, hanno ricevuto in seguito il placebo e viceversa. Le analisi regolari avrebbero dimostrato che il resveratrolo avrebbe abbassato i livelli di zuccheri nel sangue con una sensibilità all’insulina migliorata, così come pure i trigliceridi e gli altri grassi nel sangue che come e’ noto possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Il resveratrolo avrebbe anche migliorato sia i tassi metabolici del sonno e del riposo e ridotto la pressione sanguigna. Precedenti ricerche hanno dimostrato che la restrizione calorica può estendere la durata della vita negli animali da laboratorio. Alcuni studi hanno sottolineato che la sostanza protegge anche dalle malattie, come quelle cardiovascolari ed il diabete di tipo 2, anche se queste considerazioni rimangono tuttora controverse. Il resveratrolo funzionerebbe in modo simile alla restrizione calorica innescando la produzione di una proteina chiamata SIRT1 che migliora la funzione metabolica e mantiene le cellule sane di fronte lo stress. Le biopsie muscolari effettuate dal team del professor Schrauwen hanno confermato che i pazienti che hanno preso il resveratrolo hanno visto un aumento dei livelli di SIRT1. Essi, inoltre, hanno evidenziato che gli effetti benefici sul metabolismo sono stati associati con un migliore funzionamento dei mitocondri, le fabbriche di energia all’interno delle cellule.

01 novembre 2011                                    

 

Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO): mondo sull’orlo della recessione di nuovi posti di lavoro. Il rischio di disordini sociali è in aumento. Ed il governo italiano pensa ad indebolire le tutele dei lavoratori e a rendere più semplici i licenziamenti: una vera e propria provocazione sociale

Dopo aver appreso dei contenuti del recente rapporto dall’organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sul rischio imminente di una recessione di nuovi posti di lavoro che riguarderebbe l’economia globale possiamo capire il perché delle recenti esternazioni del ministro del Lavoro Sacconi sui rischi di una nuova stagione di disordini sociali, corroborate, quasi certamente, dalla lettura di quel rapporto. Ciò che non riusciamo a comprendere e’ che le dichiarazioni del ministro arrivino proprio dopo che, con una lettera indirizzata alle più importanti istituzioni europee, lo stesso presidente del consiglio abbia azzardato l’introduzione imminente di una normativa che renda più facili i licenziamenti quasi a stuzzicare quelle possibili sacche di “irriducibili” che lo stesso ministro ha ritenuto operanti nel Paese ed a stimolare la possibilità stessa della ripresa di una strategia del terrore in Italia. Una sorta di pungolo che si va ad insinuare in un momento di crisi economica che tocca sopratutto la classe media e le fasce più deboli della popolazione. Lo  studio pubblicato lunedì scorso ha rilevato, infatti, che in quasi due terzi delle economie avanzate e in metà dei paesi emergenti e in via di sviluppo, si continua a ravvisare un ulteriore rallentamento nell’occupazione e se si guarda alle tendenze attuali, ci vorranno almeno cinque anni per riportare l’occupazione nelle economie avanzate a livelli pre-crisi. Il livello di disoccupazione mondiale ha toccato, purtroppo, il più alto livello mai raggiunto arrivando a 200 milioni di persone in tutto il mondo. Nella relazione del 2011 sul mondo del lavoro, l’organizzazione con sede a Ginevra, che e’ un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha sottolineato che la ripresa economica mondiale che stenta a decollare pregiudicherebbe il mercato del lavoro. Nello studio e’ stato precisato che dovrebbero essere creati 80 milioni di posti di lavoro nei prossimi due anni per tornare ai livelli occupazionali pre-crisi, ma a causa del perdurante rallentamento della crescita solo la metà dei posti di lavoro necessari potrebbe essere generata. Il direttore dell’Istituto internazionale dell’ILO per lo studio del lavoro, Raymond Torres, ha tenuto a precisare come ormai si sia giunti “al momento della verità”, sottolineando la necessita’ di misure urgenti onde evitare di finire in un baratro dal quale poi sarebbe a dir poco complicato uscire. Lo studio, che è stato pubblicato alla vigilia del vertice dei leader del G20 a Cannes in Messico, ha specificato che in più di 45 dei 118 paesi esaminati, il rischio di disordini sociali è in aumento, in particolare nelle economie avanzate, e tra queste prima di tutte l’Unione europea, la regione araba e in misura minore, in Asia. Alla luce di tanto, la ricetta indicata dal premier Berlusconi per uscire anche in Italia dalla crisi occupazionale attraverso nuove norme che semplifichino le modalità di licenziamento dei dipendenti appare non solo estemporanea, ma anche di segno opposto all’esigenza di dare  stabilita’ ad un mercato del lavoro nel quale, come sottolineato dall’ILO, la tendenza all’occupazione ha preso una piega negativa a livello globale. Una politica, quella negli intenti dell’attuale governo, che potremmo definire quasi provocatoria in un momento nel quale il diritto alla stabilita’ del posto di lavoro diviene quasi una speranza e la disperazione sociale cresce giorno dopo giorno nel Paese. Non possiamo, quindi, non concludere questa breve nota con una frase che non e’ solo uno slogan: “Nessuno tocchi l’articolo 18!”.

02 novembre 2011

 

Sicurezza: una famiglia su sei ha un’arma in casa. In Italia ci sono quasi 10 milioni di armi che potrebbero essere usate da chiunque

L’ultimo caso in ordine cronologico è quello in provincia di Lecce. Un giovane di 26 anni  ucciso dal proiettile calibro di 7,65 esploso da un ex guardia giurata, partito da una pistola che forse la vittima voleva soltanto osservare da vicino. Uno dei milioni d’italiani legittimati al possesso di una pistola. Ancora un altro fatto di cronaca di una delle innumerevoli tragiche vicende italiane che non riguardano fatti di crimine in senso stretto ma sono connessi con l’uso o il possesso legittimato dal porto d’armi, tanto che viene da chiedersi quanti altri casi ancora dovranno accadere prima che si debba mettere mano ad una normativa che appare sin troppo permissiva. I dati che emergono dal più recente rapporto Eurispes sono a dir poco allarmanti se sono circa 10 milioni le armi legali presenti in Italia, con almeno quattro milioni di famiglie “armate”, ossia la sorprendente cifra di una su sei. Per la verità i porto d’arma per la difesa personale sono piuttosto limitati e sarebbero circa “solo” 34 mila a fronte delle milioni di armi legali presenti. A questi, bisogna infatti aggiungere i circa 50mila permessi rilasciati a guardie giurate. Un trend negativo è rappresentato anche dal porto d’armi per la caccia, che ha visto i due milioni di titolari degli anni passati scendere ad “appena” 800mila dei giorni d’oggi. In controtendenza, invece, sarebbero i permessi per uso sportivo (tiro a volo o tiro a segno) che comunque non superano, secondo le diverse fonti, i 178mila. E così si arriverebbe ad un totale di quasi due milioni di civili autorizzati a cui devono essere  inevitabilmente sommati i milioni di membri delle forze di polizia che per ovvie ragioni un’arma a casa la devono riportare al momento del servizio. Peraltro, deve essere segnalato sempre secondo il rapporto Eurispes, che almeno tre milioni d’italiani hanno denunciato la presenza di armi in casa, ereditate o inservibili. Dopo il boom degli anni Settanta e l’introduzione di norme sempre più rigide per adeguarsi alla normativa europea, il numero dei permessi per il porto d’arma per difesa si è ridotto sensibilmente nel corso dell’ultimo decennio: le 41.395 licenze concesse nel 2002 sono scese nel 2003 a 36.494 nel 2003 per calare ulteriormente a 34.274 nel 2004. A ciò fa da pendant delle richieste: nella sola Roma le 5.000 richieste presentate nel 2003 sono salite a 9.800 nel 2005 e a 11.250 nel 2006. La Provincia di Roma comunque segue, nella classifica della città “più armate”, Torino e Milano. Ci sono poi casi particolari come quello della provincia di Nuoro dove si contano 1.200 possessori di porto di pistola e 17.700 cittadini con porto di fucile “per uso venatorio” con una media pari ad un’arma ogni 10 abitanti.

03 novembre 2011

 

Approvata dalla FDA una valvola cardiaca per anziani e pazienti deboli impiantabile senza chirurgia

La Food and Drug Administration ha approvato una valvola cardiaca artificiale, che può essere impiantato senza grandi interventi chirurgici. La valvola cardiaca potrebbe essere utile per i pazienti anziani o deboli per evitare l’apertura del torace mediante resezione dello sterno, procedura attualmente in uso per la chirurgia a cuore aperto. Il superamento dell’approccio chirurgico si ottiene grazie all’idea di mettere a punto una valvola cardiaca artificiale (percuntaneous implanted heart valve, PHV), fabbricata con tessuto cardiaco bovino, collegata ad un comune catetere a palloncino. Il dispositivo, collegato a uno stent (divaricatore) e a un comune catetere a palloncino, viene ‘iniettato’ nella gamba a livello dell’arteria femorale e fatto scorrere fino al cuore, sede dell’impianto. Con la semplice iniezione di un’arteria della gamba il nuovo dispositivo arriva fino al cuore, dove viene rilasciata la valvola da impiantare. La Phv entra direttamente nella vecchia valvola del paziente, e quindi l’operatore deve essere molto attento sia a rilasciare la protesi nella corretta posizione, evitando di danneggiare le coronarie, sia a mantenere l’integrità della valvola originale distante solo pochi millimetri. Le prove hanno riferito che il 69 % dei pazienti, a distanza di un anno erano in vita dopo l’intervento chirurgico, rispetto al 50 per cento che hanno ricevuto un trattamento alternativo. Secondo i ricercatori, questa valvola è nuovo passo avanti e potrebbe aiutare i pazienti inoperabili, molti dei quali hanno superato gli ’80 anni  con condizioni mediche precarie come il diabete e le malattie del fegato. Il dispositivo ha un costo stimato di circa $ 30.000.

04 novembre 2011

 

Consumatori: Colgate-Palmolive  ritira colluttorio dal mercato a causa di contaminazione batterica

Il colluttorio Colgate Periogard 0,2% clorexidina è stato ritirato oggi da Colgate-Palmolive come precauzione grazie alla potenziale contaminazione batterica. Ricordiamo che il colluttorio alla Clorexidina 0,2%, aiuta ad eliminare e prevenire la placca batterica, causa dei disturbi gengivali. I batteri in questione sono chiamti sceintificamente Burkholderia, ed è improbabile che possano  causare danni a persone sane, ma possono causare infezioni in quelli con un sistema immunitario compromesso o con condizioni polmonari croniche come la fibrosi cistica. Il direttore delle ispezione della Regulatory Agency (MHRA) di “Medicinali e prodotti medicali”, Dr. Gerald Heddell, ha sottolineato: “per le persone sane non ci dovrebbero essere problemi, tuttavia, per alcuni ci potrebbe essere un piccolo potenziale rischio di infezione. “Se le persone che hanno effetti collaterali sospetti contatta tino tempestivamente il proprio medico.” La Colgate-Palmolive ha avviato il richiamo in 11 diversi paesi in Europa tra cui l’Italia in seguito a un anomalia della qualità del prodotto. L’ analisi microbiologica dei campioni, ha confermato la contaminazione batterica. Nel frattempo ci sono state segnalazioni di malattie associate per questo problema. Si invitano i consumatori a contattare Colgate-Palmolive sul loro recapito telefonico al numero verde 00800 3213 2132 per i dettagli su come restituire il prodotto. Inoltra si ricorda che il colluttorio Periogard 0,2% in soluzione Oromucosal (300 ml) è un risciacquo per bocca a base di clorexidina disponibile nei punti vendita al dettaglio venduto senza la supervisione di un farmacista.

05 novembre 2011

 

Cellulare, sms durante la guida: nuove restrizioni per gli autisti. L’uso alla guida del telefono consentito solo per le Forze armate e di polizia.  

Parlare al cellulare o mandare SMS mentre si guida è diventato un luogo comune, ma ecco un nuovo giro di vite per i più di dieci milioni di automobilisti che in Italia utilizzando regolarmente i telefoni cellulari durante la guida. In risposta alle preoccupazioni di sicurezza, la IX commissione trasporti della Camera, in sede referente, ha ripreso l’esame del disegno di legge recante “Modifiche all’articolo 173 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di uso di apparecchi radiotelefonici durante la guida”. La Commissione Lavori pubblici aveva già approvato in sede deliberante il ddl in materia di uso di apparecchi radiotelefonici durante la guida. Il testo, intende introdurre una modifica all’articolo 173 del Nuovo codice della strada al fine di prevedere l’estensione del divieto di utilizzo di apparecchiature radiotelefoniche durante la guida “ai conducenti dei veicoli adibiti ai servizi delle strade, delle autostrade e al trasporto di persone in conto terzi”. Gli studi sino ad oggi effettuati, hanno dimostrato il fatto che usare il cellulare mentre si sta guidando comporta un rischio elevato di provocare un incidente: è appurato che una distrazione di soli due secondi a 100 km/h fa percorrere alla nostra macchina 56 metri prima di percepire un ostacolo, poi fra tempo di reazione (un secondo) e frenata in condizioni ottimali ne servono altri 71. Totale 127 metri prima di riuscire a fermare il veicolo. Secondo l’Istat, l’utilizzo del cellulare alla guida è stato paragonato alla guida in stato di ebbrezza. La conferma arriva anche da uno studio dell’ISS – Istituto Superiore di Sanità evidenzia, che sottolinea come il rischio relativo per chi utilizza il cellulare è pari a 4. Cioè chi guida utilizzando il telefonino (anche con l’auricolare o il viva voce), ha 4 volte più probabilità di rimanere coinvolto in un incidente rispetto a chi non lo utilizza. Lo studio, informa quindi che il degrado della capacità di guida determinato dall’uso del cellulare è simile a quello indotto da un’alcolemia del conducente intorno a 80mg/100ml (il limite legale in Italia è pari a 50mg/100ml). È noto, inoltre, che usare il cellulare mentre si è alla guida provoca un ‘invecchiamento’ delle capacità di reazione: in sostanza, se un ragazzo di 20 anni si mette al volante parlando al cellulare, i suoi tempi di reazione sono gli stessi di un guidatore di 70 anni senza cellulare. È come subire un invecchiamento immediato, dicono gli esperti. L’analisi delle circostanze accertate o presunte di incidente mette in luce che, nell’ambito dei comportamenti errati di guida, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta, la velocità troppo elevata sono le cause più diffuse di incidente e costituiscono da sole il 44 per cento dei casi. Nell’ambito della guida distratta, l’utilizzo del telefonino durante la guida rappresenta uno dei fattori di più alta incidentalità. A fronte di tali dati, la previsione normativa che consente l’utilizzo di apparecchiature radiotelefoniche durante la guida ai conducenti dei veicoli adibiti ai servizi delle strade, delle autostrade e al trasporto di persone in conto terzi appare, oggi, del tutto ingiustificata e contraria all’obiettivo generale della sicurezza stradale”.

08 novembre 2011
I bambini hanno maggiori probabilità di avere problemi emotivi e comportamentali se i loro padri sono depressi.

Nel primo studio del suo genere, la salute mentale dei padri ha dimostrato di influire sul comportamento dei bambini. Le ricerche sinora avevano già collegato la depressione materna alle emozioni dei bambini
L’effetto della depressione della madre su suoi figli è una area della psicologia ben documentata e nota. Ma sino ad ora, non era stato realizzato nessuno studio formale sull’influenza che la depressione di un padre può avere sui suoi figli anche se eravamo già tutti consapevoli che i comportamenti dei genitori di entrambi i sessi influenzano comunque la salute psicofisica dei proprio figli. Uno studio americano pubblicato proprio ieri, ha però dimostrato statisticamente su un campione amplissimo e per un congruo periodo di tempo di monitoraggio, che i bambini che vivono con un padre che ha problemi di salute mentale e depressione hanno maggiore probabilità di problemi emotivi e comportamentali. Gli autori di questo studio hanno osservato un campione rappresentativo a livello nazionale di quasi 22.000 bambini in quattro anni. Il team, guidato dal dottor Michael Weitzman del Langone Medical Center della New York University, ha rilevato che l’11 % dei bambini con padri depressi aveva problemi emotivi e comportamentali. Per i bambini senza genitori depressi, la cifra riguardava solo il sei per cento, mentre la probabilità per un bambino di una madre depressa si alzava sino al 19 %. Ben uno su dieci americani adulti è affetto dalla depressione, che può essere trattata anche a livello familiare, ma cifre analoghe si hanno in tutti i paesi sviluppati. Si ritiene che la depressione colpisce le modalità con cui il genitore interagisce con il proprio figlio, a sua volta contribuendo ad influenzare il comportamento del bambino. Infatti, sale al 25 per cento, la possibilità di avere bambini con disturbi comportamentali se entrambi i genitori manifestano la depressione. Parlando dei risultati dello studio, il dottor Weitzman ha detto al programma “Good Morning America” che lo studio è assai importante perché è il primo del suo genere ed ha sostenuto l’importanza dei trattamenti psicologici sui genitori che potrebbero avere un effetto positivo sui loro figli. Lo studioso ha precisato che i padri depressi spesso non riescono a percepire l’impatto che hanno sulle proprie famiglie e sulle vite dei propri bambini e che per tali ragioni spetta agli operatori sanitari cercare di concepire servizi clinici che identificano i padri affetti dal “male di vivere”. Gli autori sperano che lo studio contribuirà ad un trattamento più efficace dei padri depressi e una migliore preparazione per gli operatori sanitari.
08 novembre 2011

 

 

I bambini hanno maggiori probabilità di avere problemi emotivi e comportamentali se i loro padri sono depressi. Nel primo studio del suo genere, la salute mentale dei padri ha dimostrato di influire sul comportamento dei bambini. Le ricerche sinora avevano già collegato la depressione materna alle emozioni dei bambini

L’effetto della depressione della madre su suoi figli è una area della psicologia ben documentata e nota. Ma sino ad ora, non era stato realizzato nessuno studio formale sull’influenza che la depressione di un padre può avere sui suoi figli anche se eravamo già tutti consapevoli che i comportamenti dei genitori di entrambi i sessi influenzano comunque la salute psicofisica dei proprio figli. Uno studio americano pubblicato proprio ieri, ha però dimostrato statisticamente su un campione amplissimo e per un congruo periodo di tempo di monitoraggio, che i bambini che vivono con un padre che ha problemi di salute mentale e depressione hanno maggiore probabilità di problemi emotivi e comportamentali. Gli autori di questo studio hanno osservato un campione rappresentativo a livello nazionale di quasi 22.000 bambini in quattro anni. Il team, guidato dal dottor Michael Weitzman del Langone Medical Center della New York University, ha rilevato che l’11 % dei bambini con padri depressi aveva problemi emotivi e comportamentali. Per i bambini senza genitori depressi, la cifra riguardava solo il sei per cento, mentre la probabilità per un bambino di una madre depressa si alzava sino al 19 %. Ben uno su dieci americani adulti è affetto dalla depressione, che può essere trattata anche a livello familiare, ma cifre analoghe si hanno in tutti i paesi sviluppati. Si ritiene che la depressione colpisce le modalità con cui il genitore interagisce con il proprio figlio, a sua volta contribuendo ad influenzare il comportamento del bambino. Infatti, sale al 25 per cento, la possibilità di avere bambini con disturbi comportamentali se entrambi i genitori manifestano la depressione. Parlando dei risultati dello studio, il dottor Weitzman ha detto al programma “Good Morning America” che lo studio è assai importante perché è il primo del suo genere ed ha sostenuto l’importanza dei trattamenti psicologici sui genitori che potrebbero avere un effetto positivo sui loro figli. Lo studioso ha precisato che i padri depressi spesso non riescono a percepire l’impatto che hanno sulle proprie famiglie e sulle vite dei propri bambini e che per tali ragioni spetta agli operatori sanitari cercare di concepire servizi clinici che identificano i padri affetti dal “male di vivere”. Gli autori sperano che lo studio contribuirà ad un trattamento più efficace dei padri depressi e una migliore preparazione per gli operatori sanitari.

08 novembre 2011

Salute e lavoro d’ufficio: la posizione seduta favorirebbe il  cancro

Secondo alcuni studi, la postura a sedere troppo a lungo tutti i giorni, sarebbe pericolosa in quanto raddoppia il rischio di sviluppare un particolare tipo di cancro al basso intestino, precisamente al colon distale e aumenta del 44% il pericolo di svilupparne uno al colon retto. E il risultato non cambia neanche per quei lavoratori che, spento il pc e chiusa la porta dell’ufficio, si cimentano in ore di regolare esercizio fisico. A sostenerlo è uno studio dell’American Institute For Cancer Research (AICR) alla chiusura del suo Congresso annuale. I relatori, nell’ esposizione della relazione sugli effetti della inattività sulla nostra salute, hanno auspicato una semplice misura: a piedi. Evitare di rimanere seduti troppo a lungo, soprattutto in ufficio, è fortemente consigliato per evitare l’aumento del rischio di cancro. Anche per i ricercatori della University of Western Australia Institute, la posizione seduta e, perlopiù immobile, favorisce l’aumento dei livelli di zucchero nel sangue e danneggia la produzione di insulina, entrambi fattori connessi allo sviluppo del cancro intestinale. Ogni giorno il 75% del tempo è trascorso seduto. Secondo gli scienziati presso della Mayo Clinic, un americano trascorre  in media ogni giorno circa il 60% del suo tempo sveglio stando seduto. Questa percentuale sale al 75% per le persone che lavorano negli uffici. La comunità scientifica ha inoltre ribadito l’importanza del movimento per mantenersi in buona salute, prevenendo malattie cardiovascolari, diabete, osteoporosi, ipertensione, disturbi dell’umore, obesità e alcuni tumori, capaci di condizionare con il passare degli anni la capacità di mantenere uno stile di vita autonomo, ma una risposta precisa arriva ora anche su quanta attività fisica sia necessaria ogni giorno. Sempre i ricercatori,  pertanto, hanno stilato numerose raccomandazioni per le persone che lavorano con le natiche avvitate su una sedia. Fare una piccola passeggiata ogni ora è molto efficace. Brevi anche uno o due minuti, è sufficiente a ridurre significativamente il termine di rischio. Una pedaliera portatile potrebbe contribuire a contrastare gli effetti nocivi dei periodi prolungati trascorsi seduti ad una scrivania o una postazione di lavoro, per evitare gli effetti nocivi di una vita troppo sedentaria. Come consiglia  uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine. I ricercatori britannici basano le loro conclusioni su 18 dipendenti a tempo pieno che hanno utilizzato una pedaliera per fare esercizi fisici per quattro settimane, specificamente progettata per essere utilizzata mentre si è seduti ad una scrivania sul posto di lavoro. La mini-cyclette è composta da un set di pedali che possono essere installati sulla parte anteriore di una normale sedia da ufficio in modo da porterla utilizzare da seduti. Inoltre, trattandosi di un posto di lavoro, i ricercatori ci tengono a precisare che fa pochissimo rumore. Per parlare con i suoi colleghi, meglio vale la pena di muoversi di inviare una mail e infine, non esitate, secondo la AICR, mettere i piedi su Office, efficace, ma poco modo elegante, di allungare e aumentare il flusso di sangue. Infine, lo studio ha sottolineato come le ore passate in palestra o lo sport effettuato ogni settimana non sono sufficienti a ridurre il rischio di cancro per chi passa tanto tempo seduto in ufficio.

11 novembre 2011

Ladri all’assalto: il furto e la rapina dei veicoli commerciali  che costano miliardi all’ industria, uno dei fenomeni criminali più diffusi e, al tempo stesso, devastanti per l’economia. Il carico dei camion sono la destinazione privilegiata per i ladri di oggi. Uno studio dimostra che i criminali rubano fino a 50 miliardi di dollari di merci ogni anno. Le compagnie assicurative hanno deciso di non stipulare più polizze sulla merce trasportata in Italia.

Secondo gli specialisti della sicurezza della Freightwatch International, leader mondiale nei servizi di sicurezza di logistica, il furto del carico, dove, i beni di consumo sono rubati in transito, è aumentato drammaticamente nell’ultimo decennio,. Si dice che il numero di casi noti in tutto il mondo è aumentato mediamente del 10-15% di anno in anno. Dan Burges, direttore della Freightwatch, che è una delle poche imprese che ha redatto i dati statistici globali sull’argomento, dice che il furto di merci ha causato ogni anno perdite alle società in tutto il mondo dai 30 ai 50 miliardi di dollari. Ma questa è probabilmente una stima molto cauta, poichè molti furti non sono dichiarati e non c’è un centro di raccolta dati. Il Sud Africa, il Messico ed il Brasile sono fra le nazioni più colpite da questo fenomeno criminale. Una relazione del 2008 della International Road Transport Union ha stimato che in Europa gli autori del solo 2% dei furti sono stati scoperti e denunciati. Paul Linders, capo delle operazioni presso il Trasporto Asset Protection Association, ha affermato che l’apparente impunità con cui hanno operato i ladri dei carichi non può più essere sostenuta. Con la crescente produzione di piccole dimensioni dei beni di consumo ad alto valore, come i telefoni intelligenti e costosi prodotti farmaceutici, il valore dei singoli pezzi sta salendo mentre internet che ora sempre più consumatori utilizzano per gli acquisti, è diventato uno strumento per trovare acquirenti. Mentre in Italia un veicolo pesante rubato su due, viene ritrovato. Il fenomeno criminale del furto di veicoli commerciali è, in realtà, una delle bestie nere dell’Italia, paese che non riesce a garantire la necessaria sicurezza, su questo fronte, rispetto a molti partner europei: ciò è dovuto in parte alla scarsa valenza giuridica dei reati, in parte alla circostanza che un ladro od un rapinatore di tir, figura che necessita di un’elevatissima professionalità, non resta mai in carcere a lungo. La statistica, nel quadriennio 2006/2010, ha evidenziato una sostanziale stagnazione del fenomeno, sia sul fronte dei furti (nei quali va inserita una moltitudine di reati predatori, prima tra tutte la rapina) che su quello dei rinvenimenti. Nel corso del 2010, secondo i dati diffusi dalla Terza Divisione del Servizio Polizia Stradale, i veicoli commerciali rubati sono stati 4.498, mentre i rinvenimenti hanno toccato quota 2.887. La regione che “vanta” il maggior numero di attacchi, e si tratta di un dato consolidato negli anni, è la Lombardia (884 colpi), seguita dal Lazio (593) e dalla Campania (506). Al quarto posto, c’è invece la Puglia, con 436 denunce presentate. A questo proposito, bisogna però fare una constatazione: la maggior parte degli autori di questi reati – e questo lo dice il risultato investigativo – provengono dalla mala campana (soprattutto Napoli e Caserta), da quella Laziale (Roma e Latina in testa) e dalla criminalità pugliese (in genere Bari, Bitonto e Taranto). È in seno a questi gruppi che le forze di polizia localizzano di frequente le centrali operative criminali con le rispettive maestranze, alimentate negli ultimi anni da forti infiltrazioni di manovalanza albanese e romena. È in queste zone che, puntualmente, le indagini di tutta Italia convergono, tanto che è possibile affermare, con ragionevole certezza, che il fenomeno delinquenziale connesso ai veicoli commerciali è gestito da veri e propri pendolari del crimine. Ogni gruppo in azione si distingue dagli altri, sia sul fronte di una sorta di spartizione del territorio che su quello delle tecniche impiegate: i pugliesi, ad esempio, si muovono (com’è naturale) sulla direttrice adriatica, allacciandosi poi in Emilia Romagna alla A1 ed avventurandosi fino ai confini di Stato sulla A22 o in Piemonte, utilizzando soprattutto la tecnica del “taglio del telone”; i campani ed i laziali (che spesso lavorano insieme), sono soliti saccheggiare le aree di servizio della A1 o delle arterie tirreniche, preferendo purtroppo tecniche più drastiche, come il sequestro di persona a scopo di rapina (in danno degli autotrasportatori, ovviamente) o varie fattispecie di furto. Quando al taglio del telone non segue il furto del mezzo, la notizia di reato alimenta però un’altra statistica, che a noi non interessa in questa sede. La convergenza di interessi, data soprattutto dalla floridità della logistica in Lombardia, rende questa regione uno dei terreni di caccia preferiti da tutti i gruppi in azione. In genere, i delinquenti si spostano a nord e poi calano lentamente verso il mezzogiorno d’Italia, pattugliando letteralmente le aree di servizio o agganciando convogli dei quali dispongono di informazioni relative alla natura del carico. Esemplare, in questo caso, la strategia operativa della cosiddetta “banda del baccalà”, che tra il 2002 ed il 2004 imperversò su tutto il paese, arrivando a creare una sorta di incidente diplomatico tra le autorità dei paesi scandinavi (maggiori esportatori mondiali) e quelle italiane: il fenomeno era divenuto così rilevante che le compagnie assicurative avevano deciso di non stipulare più polizze sulla merce trasportata in Italia, definendo questo tipo di trasporti, nel nostro paese, eccessivamente rischioso. Gli arrestati, in tutto una quarantina – risultarono in parte aderenti ai clan dei “Veneruso” di Volla e dei “Vollaro” di Portici, ed in parte alla Sacra Corona Unita. Le “batterie” – sottogruppi operativi incaricati di mettere a segno i colpi – seguivano i camion a bordo di numerose auto, a volte per centinaia di chilometri. Alla prima sosta, spesso in area di servizio, gli autisti venivano assaliti sotto la minaccia delle armi e sequestrati: grazie ad alcuni inibitori di segnale, i localizzatori GPS venivano resi inutilizzabili e dopo un lungo viaggio fino a Caserta o Napoli, il carico veniva scaricato e reimmesso nel mercato. L’analisi delle strategie criminali e la recrudescenza di questa fattispecie (un furto su tre ai danni di un Tir avviene durante la sosta in autostrada), hanno indotto la Commissione Europea a ripensare le aree di servizio autostradali in chiave di una maggior sicurezza. Lo scorso 12 giugno, il commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot, ha annunciato l’avvio dei lavori per i primi cinque parcheggi (che saranno realizzati in Francia, Germania, Belgio e Gran Bretagna); paradossalmente, l’Italia non rientra in questo piano di finanziamenti. Al momento in base alla nuova normativa europea per i camionisti, è obbligatorio riposare almeno 9 ore al giorno. Il più delle volte si fermano appena al lato della strada e, prevalentemente, questo è il punto in cui avviene la maggior parte dei furti del carico. Per tale motivo sarebbe il caso di introdurre una rete di aree di parcheggio altamente sicure sulle arterie stradali.

13 novembre 2011

Minori a rischio. Abusi da genitori tossicodipendenti. Rilevate cocaina e altre droghe nei capelli dei bambini  

Riparte dalla Germania un dibattito su un problema gravissimo che riguarda anche la nostra società: quello dei minori a rischio figli di genitori tossicodipendenti. Il dibattito che ci auguriamo possa essere da stimolo anche per il nostro Paese dove situazioni analoghe si continuano a verificare in migliaia di famiglie disagiate, rinasce dopo che nella città di Brema un bambino di appena un anno d’età era giunto in ospedale con il cranio fratturato dopo essere stato trasportato dalla madre che aveva sostenuto come lo stesso fosse caduto dal divano. I medici del pronto soccorso, sin da subito, non avevano creduto sulla versione fornita dal genitore ed avevano provveduto a sottoporre il piccolo ad alcune analisi specifiche tra cui l’analisi del capello scoprendo residui di cocaina. La cosa sorprendente che anche la sorellina di tre anni presentava anch’ella tracce di droga nei capelli. Si era scoperto, quindi, che i bambini provenivano da una famiglia di tossicodipendenti. Quest’ennesima storia di violenza familiare ha fatto ritornare la città di Brema al 10 ottobre 2006 quando un evento ancor più tragico aveva visto il decesso del piccolo Kevin, bimbo di appena due anni e mezzo d’età, morto a seguito dei maltrattamenti da parte dei due genitori entrambi tossicodipendenti in forma acuta. Anche in quell’occasione, furono rinvenute tracce di droghe nei capelli del bimbo. L’autorità che si occupa di assistenza sociale a Berna ha cercato di documentare tutti i casi analoghi partendo dall’analisi del capello dei minori figli di genitori tossicodipendenti ed ha stabilito che su 88 bambini sottoposti a questo tipo di screening riguardo a casi sospetti, ben 69 sono risultati positivi e di questi a seguito di apposite procedure ben 13 sono stati allontanati dalle famiglie d’origine ed affidati ad altri. Eroina, cocaina, cannabis o metadone: in generale tutte queste droghe sono stati ritrovate nei capelli dei bambini se gli adulti ne avevano assunto alcuno di questi tipi. Come siano stati “contaminati” se attraverso il contatto con la pelle dal sudore dei genitori o per un uso effettivo questo i campioni non lo possono dire. In Germania il dibattito ha portato ad un’ampia discussione politica tra le forze moderate e progressiste per cercare di trovare una soluzione condivisa per impedire che casi analoghi si verifichino e per prevenire che il disagio familiare amplificato dalla tossicodipendenza dei genitori possa portare a conseguenze più tragiche per i figli anche perché la discussione ha focalizzato l’attenzione sulla quantomai ovvia circostanza che nessun tribunale convaliderebbe l’allontanamento coattivo del minore dalla famiglia solo sulla base dell’analisi del capello.

13 novembre 2011

Allarme furti di rame. A rischio anche i servizi d’emergenza per la rimozione dei cavi. Venga introdotta una circostanza aggravante nel codice penale

I furti dei cavi di rame sono in aumento negli ultimi anni a causa del valore crescente di questo e di altri metalli. Ma i ladri di queste “preziose” materie prime forse non hanno ancora compreso le gravi conseguenze di natura pubblica e sulla sicurezza dei cittadini che possono derivare dai loro crimini. Non è un esercizio di retorica, ma a causa di questi reati possono essere messe a repentaglio le vite umane di ignari cittadini solo per il fatto che il semplice furto dei cavi di rame possa disconnettere la rete telefonica e interrompere il servizio di emergenza radio e i sistemi di controllo del traffico aereo. Solo a guardare le notizie che vengono dai paesi d’Oltre Manica c’è tanto materiale da far accapponare la pelle: nei mesi scorsi Scotland Yard ha segnalato una serie di episodi che avrebbero potuto comportare eventi tragici a partire dalla Guardia costiera della Costa Sud, che ha perso le comunicazioni per trentasei ore dopo uno di questi furti, l’interruzione del sistema radio “Airwave” utilizzato dai servizi d’emergenza, compresi i servizi di ambulanza, dei vigili del fuoco e della polizia metropolitana e persino i cavi del controllo del traffico aereo all’aeroporto di Stansted, Essex. E in Italia? Non per essere menagrami, ma se si continuerà sulla scia di quanto sta accadendo un po’ dappertutto sul territorio nazionale con migliaia di chilometri di cavi che vengono estirpati ogni giorno ed intere località lasciate al buio o senza rete telefonica, probabilità che si verifichino eventi analoghi saranno alla nostra portata se non si prenderanno delle misure quanto più urgentemente possibile. Al di là delle misure che avevamo proposto replicando quanto stanno facendo altri Paesi dell’UE tra i quali per l’appunto la Gran Bretagna che sta valutando di istituire apposite licenze per i concessionari dei rottami di metallo vietando loro di pagare in contanti i fornitori e aumentando i poteri di polizia che consentiranno il ritiro delle licenze e la chiusura delle rivendite che non rispettano la legge. Si ritiene inoltre improcrastinabile l’introduzione di un’apposita circostanza aggravante all’interno del nostro codice penale non essendo sufficienti quelle previste  all’articolo 625.

14 novembre 2011

Salute: in aiuto dei diabetici un calzino che diminuisce il rischio di amputazione del piede

Un calzino speciale potrebbe salvare migliaia di pazienti diabetici dal trauma dell’amputazione del piede. Il merito è di un brevetto bolognese, un semplice “calzino tecnologico” che sta allungando la vita di molti diabetici evitando soluzioni a volte necessarie come l’amputazione degli arti. Il dispositivo-calzino denominato Difoprev combatte le complicazioni del diabete o dell’ulcera: rilascia una proteina riparatrice che cicatrizza le ferite su cui il paziente perde sensibilità. E’ un sistema innovativo in grado di ripristinare il fisiologico stato di idratazione della cute e la capacità riparativa superficiale (microfissurazioni, ipercheratosi, ragadi, disidrosi potenziale innesco di infezioni), prevenendone la formazione. Il Sistema Difoprev è costituito da un calzino elettrostatico caricato con microcapsule contenenti lipidi. Le microcapsule contenenti il principio attivo idratante derivato dal batterio Pseudoalteromonas scoperto solo nel fango dell’Antartico, vengono caricate sulla calza e cedute alla cute attraverso un meccanismo di scambio per tutto il tempo in cui la calza viene indossata. Difoprev è particolarmente indicata per: – pazienti anziani – flebopatici – persone affette da diabete mellito – casi di patologie xerotiche della cute. È previsto che il prodotto potrebbe ridurre il rischio di amputazione del piede nel 60 % dei casi. Ogni anno in Italia almeno 5.000 persone con diabete subiscono interventi di chirurgia drastica e debilitante. Queste sono scatenate da alti livelli di zucchero nel sangue che nel corso del tempo danneggiano le terminazioni nervose, riducendo la sensibilità degli arti. Un altro sintomo del diabete è la cattiva circolazione, innescata da un accumulo di depositi di grasso nelle arterie. Fino ad ora, creme e gel sono stati il trattamento di prima emergenza per mantenere la pelle idratata. Il prodotto garantisce l’idratazione del piede per 12 ore al giorno. La calza dura tre giorni, ma è dotato di una fornitura di capsule contenenti i suoi ingredienti speciali atte a promuovere l’umidità. Questi sono mescolati con acqua e imbevuti nella calza, che è poi lasciata ad asciugare e poi indossata nuovamente.

14 novembre 2011

Educazione alimentare dei bambini. Via le bibite gassate e zuccherate dalle scuole. Dalla regione Sicilia via libera al divieto di distribuzione di bibite gassate nelle scuole e alla promozione di bevande tipiche  
Non capita tutti i giorni di leggere notizie così importanti in tema di educazione alimentare dei bambini e di attività delle istituzioni per favorire lo sviluppo di abitudini più sane di quelle che da decenni in virtù di un consumismo esasperato inculchiamo ai più piccoli. Da qualche giorno, infatti, la giunta regionale della Sicilia ha annunciato di aver inserito nella propria legge finanziaria d’imminente approvazione alcuni provvedimenti legislativi che hanno come unico comun denominatore la promozione di prodotti locali e per l’appunto l’agevolazione di percorsi di cultura alimentare volti all’adozione graduale di abitudini più sane. Tra le norme più eclatanti e che più potranno esprimere i propri effetti è quella che introduce da una parte il divieto di distribuzione nelle scuole di bibite gassate e dall’altra consente solo quella di spremute, frutta in pezzi e altri prodotti tipici. Per la verità, le nuove disposizioni pur avendo la non trascurabile prerogativa di essere le prime in Italia in tal senso, seguono quelle già introdotte da tempo negli Stati Uniti ed in particolare in 14 Stati dell’apparato federale statunitense. Per tanto a nulla valgono le levate di scudi degli industriali che producono bibite gassate e zuccherate che  secondo le testuali parole dell’Assobibe che alla notizia ha emesso un apposito comunicato «I soft drink non sono i responsabili dell’obesità. In letteratura non esistono evidenze scientifiche che attestino una relazione diretta tra consumo di bevande analcoliche ed incremento dell’obesità». A livello non solo di studi sociologici, ma dall’esperienza che ci viene dai nostri genitori e nonni, è evidente che le sane e corrette abitudini s’imparano proprio in quei luoghi dove ci viene insegnata l’educazione e dove si forma il comportamento, anche alimentare, di quelli che saranno i futuri adulti.  Quindi, quello della Regione Sicilia appare come un piccolo ma importante passo da seguire in un contesto, quello dell’educazione alimentare che è fatto di gesti consuetudinari che si susseguono nel corso della vita e che possono giovare alla salute dei più piccoli ed alle loro abitudini alimentari future.
15 novembre 2011

Autovelox, distanza e privacy: al via nuove regole. Nuove regole sulla distanza  degli Autovelox, sulle apparecchiature bidirezionali e privacy. La distanza della segnaletica della velocità rispetto agli autovelox fuori il centro abitato: per il Ministero è un chilometro. Mentre per il Garante della privacy stop alle immagini troppo larghe sui sistemi autovelox bidirezionali.
Da segnalare il recentissimo parere del 24.10.2011 del Ministero dei trasporti avente numero di protocollo 5234 che ha fornito, non solo agli operatori del settore, ma anche agli automobilisti che potranno avere maggiori garanzie del diritto di difesa, alcune delucidazioni sulla distanza al di fuori dei centri abitati del segnale di velocità massima consentita rispetto alla postazione di controllo della stessa a mezzo autovelox. Con la nota ministeriale in commento, infatti, viene chiarito che fuori dal centro abitato la distanza minima di un chilometro dal segnale di velocità deve essere assicurata a tutti gli utenti che si approssimano al controllo autovelox a prescindere dal tratto di strada percorso. Peraltro, la disciplina semplificata dei segnali a validità zonale che permetterebbero di limitare l’uso della segnaletica verticale non può essere applicata, fuori dal centro urbano. Come è noto, va specificato, che con l’entrata in vigore della legge 120/2010 i controlli della velocità effettuati in sede automatica, fuori dal centro abitato, devono essere segnalati e ben visibili ma anche distanti almeno un chilometro dall’inizio del limite di velocità. Tale norma è contenuta nell’articolo 25 della citata disposizione legislativa che nella fattispecie attribuisce ad apposito decreto ministeriale la definizione delle «modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui all’articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992, che fuori dei centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore a un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità». Il chiarimento da parte del ministero è scaturito a seguito della richiesta del comune di Prato di tentare di semplificare l’apposizione della necessaria segnaletica stradale di limite di velocità anche su tutte le strade laterali di avvicinamento al controllo autovelox fisso, proponendo l’istituzione, fuori centro abitato, di un limite zonale senza cartelli ripetuti. Il Ministero ed in particolare il Dipartimento per i trasporti terrestri ha respinto l’ipotesi avanzata dall’amministrazione comunale del comune toscano specificando che i segnali a validità zonale sono previsti dalla normativa solo in relazione al limite di velocità urbano e per le zone a traffico limitato. L’amministrazione centrale ha, comunque, specificato che «se la richiesta si riferisce alla possibilità di utilizzo dei dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, si precisa che l’obbligo della distanza di almeno un chilometro dal segnale posto dopo l’intersezione non sussiste qualora la velocità massima consentita sia la stessa su tutti i rami dell’intersezione». Inoltre con il parere n. 24016 del 08.11.2011 il Garante della privacy ha fornito chiarimenti sui sistemi autovelox bidirezionali che fotografano i trasgressori su entrambe le corsi di marcia. Fuori gioco le immagini troppo larghe.
16 novembre 2011

Salute: un tessuto antiallergico e terapeutico dal Portogallo. Secondo questa novità sanitaria i pigiami del futuro potranno essere qualcosa di più di un semplice indumento. Una rivoluzionaria terapia per le malattie della pelle: non a base di farmaci, bensì di uno speciale tessuto antibatterico in cotone, che elimina gli attriti, non assorbe creme e unguenti e consente all’epidermide di respirare.
Ricercatori dell’Università di Porto hanno messo a punto una stoffa per indumenti e pigiami che dovrebbe avere effetti terapeutici. Secondo gli esperti Lusitani è una delle più importanti novità terapeutiche in materia di malattie della pelle destinata a chi soffre di infiammazioni croniche sulla cute, cose frequenti nei neonati e negli adolescenti. Queste infermità  possono causare allergie, periniti ed asma ed adesso vi è una soluzione. I risultati hanno portato ad  un drastico abbassamento della proliferazione dei batteri sulla pelle con conseguente diminuzione del prurito, di una migliore qualità del sonno, di una migliore qualità della vita con l’abbassamento per i soggetti interessati, delle dosi degli antistaminici e degli antinfiammatori da assumere. Non si tratta né di farmaci, né di radiazioni, bensì di un tessuto ipertecnologico, scientificamente sperimentato da tre anni con successo nel corso di alcuni trial clinici, un  prodotto assolutamente naturale. La stoffa è stata concepita anche con gusci di gamberetti. E’ il primo al mondo che i pazienti di questa penosa e diffusa patologia possono indossare senza problemi, ricavandone per di più benefici fisici e psicologici. Un tessuto così particolare da aver efficacia anche nel trattamento di varie dermatiti. Cotone, lana, seta, ossia i normali tessuti, producono difatti attriti cutanei che portano in generale all’aggravarsi della patologia. Assorbendo creme e oli terapeutici, sono anche causa costante di sensibile disagio. Come noto, le malattie della pelle sono patologie infiammatorie, a decorso cronico-recidivante, che in Italia colpiscono 5 milioni di persone e nel mondo alcune ventina. Le limitazioni funzionali legate ad alcune localizzazioni (ad esempio,  volto, mani e piedi), il possibile coinvolgimento delle articolazioni e il disagio estetico causato dalle lesioni sulla pelle possono determinare pesanti ripercussioni sulla qualità della vita. Grazie al nuovo tessuto, tutti i pazienti fin qui coinvolti hanno segnalato un sensibile sollievo della pelle malata e un evidente miglioramento della qualità della vita, con una generale sensazione di benessere e influssi positivi anche sulla vita di relazione.
18 novembre 2011

L’aspartame, il più noto dolcificante: è un pericolo per le future mamme?
Un nutrito gruppo di scienziati, ginecologi e pediatri francesi della rete di tutela della salute ambientale ha inviato una lettera al proprio Ministro della Salute, in occasione della giornata mondiale della nascite precoci che si è tenuta giovedì. I sottoscrittori della nota hanno chiesto all’onorevole Xavier Bertrand di adottare tutte le procedure possibili per allertare le donne incinte circa i rischi di parto precoce che sarebbero conseguenti al consumo di aspartame, il noto dolcificante utilizzato, per esempio nelle bevande cosiddette “light”. Gli scienziati basano il loro allarme su uno studio danese, pubblicato circa un anno fa che avrebbe accertato che la donna incinta che beve una lattina di una bevanda“light” al giorno in media, aumenta il rischio di nascita prematura del 27%. Ed ancor peggio, quattro lattine aumenterebbero il rischio del 78%. Questi dati, giungono proprio quando alcuni studi statistici hanno stabilito che di anno in anno il numero di bambini prematuri continua ad aumentare: un rapporto a tal proposito è apparso lo scorso ottobre ed ha dimostrato che le nascite di prematuri sono aumentate dal 5,9% nel 1995 al 7,4% nel 2010 con un aumento globale del 15% negli ultimi 15 anni. Il dottor Pierre Marès, primario del reparto di ginecologia ed ostetricia presso il CHU di Nîmes, intervistato da Europe 1 che ha diffuso la notizia, e firmatario della lettera al ministro, ha chiesto a quest’ultimo che sarebbe utile prendere una chiara posizione su questa informazione. A suo parere, un messaggio di prevenzione all’indirizzo delle donne incinte potrebbe ridurre i rischi di nascite precoci.  La rete di tutela della salute ambientale ha ricordato che diversi studi hanno confermato come le nascite premature sarebbero causa di gravi problemi per la salute dei bambini che sarebbero soggetti al doppio del rischio per il ritardo nello sviluppo e comunque a patologie quali l’autismo, le cui probabilità sarebbero moltiplicate per cinque, maggiori problemi all’apparato respiratorio, a una più elevata vulnerabilità ai germi infettivi e un rischio significativo di depressione alla nascita moltiplicato per 1,7 volte. Da tutti questi elementi, gli scienziati ritengono, si legge testualmente nella lettera inviata al ministro Bertrand, “i dati scientifici sono sufficienti ad agire, cioè, per diffondere consigli di prudenza tra le donne incinte”. Tutto ciononostante lo scorso febbraio, gli esperti dell’autorità di sicurezza alimentare europea avevano per loro parte escluso qualsiasi rischio conseguente all’assunzione di aspartame.
19 novembre 2011

Ticket sanitari: garantita la privacy degli assistiti. No alla “dichiarazione dei redditi” in farmacia
Non ci sarà bisogno di dichiarare il proprio reddito al farmacista per individuare l’importo del ticket da pagare. Basterà che i medici appongano un codice sulle ricette per l’acquisto dei farmaci e per le altre prestazioni sanitarie. In questi termini il Garante privacy ha dato via libera allo schema di linee di indirizzo in materia di misure regionali di compartecipazione alla spesa sanitaria per fasce di reddito, predisposte dal Ministero dell’economia e delle finanze. Le nuove misure, che avranno valore su tutto il territorio nazionale, traggono origine dalle segnalazioni di pazienti che, per usufruire delle esenzioni sul ticket, erano stati costretti a comunicare il loro livello di reddito al farmacista, magari in presenza di altri clienti, o alle persone che eventualmente acquistavano medicinali per loro conto. Alcune Regioni, infatti, in seguito alla manovra economica 2011, avevano deciso di non introdurre il pagamento di 10 euro sulle ricette per le prestazioni specialistiche ambulatoriali, differenziando invece il ticket richiesto in base alla fascia di reddito familiare. Le modalità adottate, però, non garantivano un’adeguata protezione dei dati personali dei pazienti. Lo schema di linee di indirizzo, che tiene conto delle indicazioni fornite dal Garante al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute, prevede che, a tutela della privacy, sia il medico stesso ad apporre sulla ricetta un codice teso a identificare, non in chiaro, la fascia di reddito di appartenenza dell’assistito, e quindi a definire l’entità del contributo da pagare. All’atto della prescrizione, il medico dovrà verificare il codice da inserire per ogni persona collegandosi al Sistema tessera sanitaria oppure utilizzando l’apposita documentazione cartacea o digitale predisposta dalla azienda sanitaria locale.
19 novembre 2011

Tinture per capelli e composti chimici. In aumento le allergie soprattutto tra i giovani  causate dalla parafenilediammina contenuta in esse. Una possibile soluzione: le tinte naturali in crema permanenti.
La conferma arriva da uno studio del St John’s Institute of Dermatology e del St Thomas’ Hospital di Londra, pubblicato di recente sull’autorevole rivista scientifica “British Medical Journal”: la parafenilediammina (PPD), ed altri composti chimici appartenenti alla famiglia delle ammine aromatiche sono i reagenti più utilizzati nelle tinture permanenti per capelli e sono anche causa di allergie sempre più frequenti fra la platea di consumatori, in costante crescita, che ricorrono ai prodotti che le contengono per tingere i propri capelli. L’uso di tale tipo di sostanze chimiche è noto già da oltre cent’anni, tant’è che più di due terzi delle tinture attualmente utilizzate contengono PPD. L’efficacia del composto è dovuta soprattutto al basso peso molecolare, alla capacità di penetrare nel fusto e nel follicolo del capello, di legare le proteine e di formare rapidamente polimeri in presenza di un catalizzatore o di un agente ossidante. Tuttavia, lo studio ha precisato che sono proprio queste caratteristiche che lo rendono anche un allergene da contatto tra i più pericolosi. Gli scienziati hanno precisato che i pericoli connessi all’uso del PPD hanno spinto alcuni paesi europei tra cui Germania, Francia e Svezia a proibirlo come composto proprio per le tinture per capelli già durante il secolo scorso. Al contrario, la legislazione europea, ha imposto solo dei limiti di tollerabilità stabilendo una soglia entro il 6% nella composizione della tintura (entro il 3% quando aggiunto ad una soluzione ossidante richiesta per ottenere la colorazione). Le ragioni di una decisione radicale che avrebbe potuto proibirne l’utilizzo va probabilmente ricercata nella difficoltà di reperire sostituti chimici che offrissero alternative efficaci per un mercato in espansione come quello delle tinture per capelli. Ancora una volta sembrerebbe che per talune decisioni UE in materia di salute dei consumatori abbiano trionfato le leggi di mercato piuttosto che il principio di precauzione. La ricerca si è anche soffermata oltreché sui numeri anche sulle conseguenze “fisiche” per i pazienti in relazione alle allergie da contatto causate dalle tinture per capelli: le conseguenze vanno da una “semplice” e frequente  dermatite al viso o all’attaccatura dei capelli, ma sono state analizzate anche effetti più rilevanti. Sono stati segnalati casi di pazienti che hanno manifestato gonfiori al viso così pronunciati che inizialmente sono stati trattati come angioedema ed, in taluni casi, è stata necessaria anche l’ospedalizzazione. Alla luce dell’autorevole studio e del dibattito che è sorto in numerosi paesi europei a partire dalla Gran Bretagna è evidente che gli enti deputati al controllo sulla sicurezza dei farmaci sia europeo che nazionali dovrebbero trarne le relative conseguenze. La soluzione per la sostituzione del composto per alcuni esperti del settore, ma anche per autorevoli dermatologi, potrebbero ricercarsi nell’immediato, utilizzando tinte naturali in crema permanenti mentre in futuro con composti totalmente anallergici la cui implementazione dev’essere sviluppata con un accelerazione nelle ricerche che incontra purtroppo naturali rallentamenti nelle società di settore che si fanno forti di un mondo nel quale l’apparenza e il voler apparire belli o migliori è così preponderante rispetto alla tutela della salute tanto da far sì che moltissimi consumatori continuino ad utilizzare prodotti che hanno scatenato reazioni allergiche anche su loro stessi.
21 novembre 2011

Prezzi dei dolci in aumento. Amaro sapore di inflazione: aumento del costo delle materie prime dallo zucchero alla gelatina potrebbe spingere verso l’alto prezzo di dolci.  
Da ogni parte d’Europa giungono notizie poco rassicuranti sulla crisi economica che si è abbattuta anche sui costi di tutte le materie prime, genericamente in rialzo, e che quivi riportiamo all’attenzione affinché siano prese le giuste misure anche in Italia per una politica di contenimento di costi che vanno comunque ad incidere sull’incolpevole consumatore finale. Dalla Gran Bretagna alcuni analisti del settore dolciario hanno lanciato il primo allarme sull’aumento dei prezzi dei dolci già dal prossimo anno come conseguenza dell’aumento del costo di ingredienti chiave. Queste avvisaglie della crescita dei prezzi sono una pessima tegola per molte famiglie che colpite dalla crisi economica si sono rivolte a dolci e dolciumi quasi per cercare un piccolo sollievo contro i dolori della recessione. I produttori hanno lamentato che la gelatina alimentare è il prodotto che sta salendo di più a livello di costi, proprio quando sono costretti a dibattersi con le difficoltà legate ai costi dello zucchero già da tempo in aumento. Secondo gli analisti di mercato, il prezzo della gelatina è in crescita del 20 % dall’inizio dell’anno in tutta l’UE, mentre l’amido di mais fino al 34 % su base annua. Tali escursioni al rialzo in entrambe le materie prime – che costituiscono ingredienti chiave in molti prodotti dolciari – giungono in un momento nel quale il prezzo dello zucchero è aumentato vertiginosamente tanto da raggiungere quasi il 50 % in più. Nel Regno Unito è giunta notizia che i fornitori stiano rinegoziando i prezzi con i rivenditori di High Street e hanno avvertito che ci saranno ulteriori aumenti nel prossimo futuro. Uno dei leader della confetteria britannica ha riferito che la crescita a due cifre del costo della gelatina è stato determinato dalla crescente domanda proveniente dalla Cina. I pasticcieri d’oltremanica in un primo tempo hanno cercato di attenuare gli effetti dell’aumento dei costi delle materie prime tentando di non incidere sul prezzo di vendita al dettaglio attraverso cambiamenti relativi alle dimensioni di confezionamento. Gli studi di settore sostengono che l’aumento dei costi delle materie prime giunge in un momento quando i dolciumi stanno godendo di forte crescita: le vendite sarebbero salite del 9,1 % del valore e 4,2 %  in volume di vendite nel 2011.
21 novembre 2011

Automedicazione: attenzione ai pericoli. La popolazione anziana, a rischio.
Alcune piccole patologie quotidiane che possono riguardare da vicino noi ed i nostri cari, possono essere trattate e curate con semplici soluzioni, anche senza ricorrere all’intervento specifico di un medico. Automedicarsi significa curare da soli piccoli malanni o disturbi passeggeri che possono non richiedere l’intervento del medico, tra i più comuni: la tosse, un semplice raffreddore, un episodio di stitichezza. Per tali ragioni, i farmaci che consentono la risoluzione dei problemi di salute più comuni sono soliti essere chiamati farmaci di automedicazione. La stragrande maggioranza delle famiglie italiane per le quali l’automedicazione sembra essere quasi un rituale, conserva a tal fine, in apposite nicche della propria abitazione ed in spazi a tal uopo dedicati (per i più attenti, quelli  meno, le lasciano dappertutto) pillole, compresse, sciroppi e medicamenti di ogni tipo che, vengono utilizzati e riutilizzati di anno in anno, spesso senza una consulenza medica. Comportamenti, questi, che possono essere pericolosi in casi non remoti. L’utilizzo dei farmaci e la loro conservazione in maniera adeguata costituiscono regole fondamentali per moderni buoni padri famiglia (ma il discorso vale chiaramente anche per le madri e per gli adulti in generale).  Non solo perché in nessun caso bisognerebbe facilitare la possibilità che i bimbi entrino in  contatto e magari ci giochino ma, soprattutto, perché sarebbe buona regola che nell’armadietto dei farmaci di casa trovassero posto solo quei farmaci destinati alla automedicazione e di conseguenza tutti quelli prescritti dal medico, per terapie acute andrebbero eliminati, anche se la confezione non è stata esaurita completamente, al termine del percorso clinico individuato dal proprio sanitario, salvo quelli destinati a malati cronici, per i quali la presenza in casa diventa nella gran parte dei casi un salvavita. In questa direzione si inserisce la necessità di una campagna di sensibilizzazione nei confronti di tutta la popolazione residente sui rischi connessi all’uso scorretto dei farmaci. Una campagna rivolta sia ai pazienti che  agli operatori sanitari ma soprattutto a quel 65% di cittadini che mediamente in Europa praticano l’automedicazione come emerge da uno studio pubblicato nell’ottobre scorso da TNS/Afipa l’Associazione francese dell’industria farmaceutica per l’automedicazione responsabile. Tra i soggetti più a rischio secondo questo studio vi è la popolazione anziana, meno avvezza ad un informazione responsabile. Per tali ragioni è opportuno lanciare un semplice decalogo costituito da dieci semplici regole per una automedicazione in tutta sicurezza: 1. L’automedicazione responsabile è il trattamento di piccoli problemi, disturbi passeggeri, sintomi semplici – che abbiamo imparato a riconoscere chiaramente per esperienza diretta – attraverso l’assunzione dei farmaci che non richiedono la prescrizione medica. 2. Automedicarsi responsabilmente vuol dire attenersi alle modalità di un impiego corretto del farmaco verificando che la confezione riporti il bollino rosso che contraddistingue i soli farmaci per automedicazione. Perciò leggere sempre il foglietto illustrativo e verificare sempre la data di scadenza. 3. L’automedicazione deve sempre essere semplice e di breve durata. Se i sintomi persistono o compaiono nuovi disturbi è necessario interrompere la terapia e consultare il proprio medico curante. 4. L’automedicazione nella donna incinta o durante l’allattamento è particolarmente delicata. Meglio chiedere consiglio al medico. 5. Evitare di assumere più farmaci contemporaneamente senza un parere medico. Se si soffre di qualche allergia, è necessario accertarsi che tra i componenti del medicinale non ci siano sostanze verso le quali si sa di essere ipersensibili. 6. Al momento dell’acquisto verificare con il farmacista se il farmaco scelto può essere assunto contemporaneamente con altri di altre eventuali cure in corso. 7. Utilizzare i farmaci secondo le istruzioni del foglietto illustrativo. L’alcol può avere effetti sull’efficacia e sui rischi contemplati da alcuni farmaci. 8. Conservare le confezioni conformemente alle istruzioni d’uso e tenere i farmaci sempre fuori dalla portate dei bambini. 9. Non utilizzare farmaci che non si conoscono soltanto perché consigliati da non esperti. Un farmaco efficace per una persona può non avere effetti o essere pericoloso per un’altra. 10. L’impiego di medicinali senza il consulto del medico non deve MAI riguardare i farmaci acquistabili solo con ricetta medica. Non ricorrere MAI quindi all’autoprescrizione ossia all’assunzione di farmaci che necessitano di controllo medico.
22 novembre 2011

Illuminazione innovativa. Samsung presenta la lampadina che dura 36 anni a basso impatto ambientale. Ma c’è già chi pensa alla nuova frontiera dell’illuminazione: il plasma.
Non ci è mai piaciuto sponsorizzare le multinazionali, ma quando le idee che presentano sono innovative e potrebbero favorire i loro consumatori, in questi casi non ci possiamo sottrarre da fare un plauso a questo tipo di iniziative. Dalla coreana Samsung arriva, infatti, una novità rivoluzionaria nel campo dell’illuminazione che ci toglierà la snervante abitudine di arrampicarci periodicamente per svitare le lampadine di casa fulminate o vecchie. Le lampadine LED della nuova gamma, secondo la Samsung hanno una durata di 40.000 ore – 40 volte una lampadina incandescente standard. La società ha calcolato che con un utilizzo normale, le lampadine dovrebbero durare per 36 anni. Come è  noto la Samsung è il leader mondiale nelle TV a “LED” – che non sono altro che pannelli LCD illuminati da un pannello di LED dietro lo schermo. Le luci a LED stanno diventando sempre più comuni e offrono generalmente una durata media abbastanza lunga, ma 36 anni fanno si che questo tipo di tecnologia diventi veramente rivoluzionaria poiché  una lampadina non sarà più una lampadina nel senso che tutti noi intendiamo: sarà un congegno cui è applicata tecnologia digitale composta da LED, chip, driver ed elettronica. Le nuove lampade a LED di Samsung si accendono istantaneamente, diffondondo UV e infrarossi praticamente gratis e producono una luce estremamente uniforme, consentendo un risparmio energetico notevole e salvaguardando, quindi, l’ambiente. L’unico svantaggio è che le lampadine non si acquisteranno a buon mercato. Il modello base verrà venduto al costo medio di 19 dollari con modelli che arriveranno fino a 70 dollari. Se il futuro è già presente con le lampadine LED, presto però potrà essere archiviata anche questo tipo di tecnologia per l’illuminazione. Una società americana, la Eden Park, sta studiando una tecnologia completamente nuova, di “illuminazione al plasma”, che crea luce da uno strato di carta sottile al plasma tra due fogli di alluminio. La futuristica ricerca è stupefacente tant’è che già ci s’immagina la possibilità di illuminazione sulle pareti come se fosse carta da parati – e consumerebbe quantità microscopiche di energia. La differenza tra il progetto della Eden Park e le nuove lampade a LED della Samsung? Per il primo non si sa nulla di quando le prime luci ‘microplasma’ potranno essere immesse sul mercato, le seconde sono di fatto già in vendita.
23 novembre 2011

Rischi dagli utensili da cucina Made in China. Alcune analisi a seguito di sequestri ne avrebbero rivelato la potenziale cancerogenicità
Dall’analisi dei dati del Rasff sulla sicurezza alimentare (Sistema di allerta rapido europeo) giungono  preoccupanti avvisi in merito agli articoli da cucina (pentole, coltelli, utensili) provenienti dalla Cina e da Hong Kong e rilevati come non conformi alle disposizione vigenti in Italia e nei vari Stati Europei che dovrebbero far riflettere le autorità doganali sul necessario aumento dei controlli chimico-fisici di tali prodotti già alla frontiera. Di recente la polizia doganale di Tolosa ha sequestrato più di 55.000 utensili da cucina potenzialmente cancerogeni. Spatole, mestoli, cucchiai provenienti dalla Cina, avrebbero contenuto una quantità troppo elevata di ammine aromatiche primarie, sostanze che migrano nel cibo una volta riscaldate ed a contatto con esso. Con il calore, è noto, aumenta il tasso di migrazione di elementi dannosi, quasi tutti potenzialmente cancerogeni. Negli oggetti sequestrati, il tasso di ammine aromatiche primarie era fino a 66 volte maggiore rispetto a al massimo consentito dalle normative europee in materia. Il caso più clamoroso registrato in Italia riguarda una pentola per friggere proveniente da Hong Kong in cui è stata evidenziata una migrazione di sostanze pari a 1000 mg/Kg: ciò significa che per ogni chilo di alimento cucinato in quella pentola, un grammo di sostanze potenzialmente nocive venivano cedute al cibo e quindi ingerite dal consumatore. Il sistema di allerta europeo ha inserito di recente anche il manganese tra i parametri relativi alle valutazioni di tossicità.  Quando la cessione di sostanze è elevata si verificano problemi di salute, tanto che viene segnalata in medicina una tipologia di avvelenamento cronico, derivante da esposizione prolungata a quantità consistenti. Il cromo è uno dei costituenti principali degli acciai di molti utensili, ed è impiegato in leghe di ferro, nichel e cobalto. Anche per questo materiale sono stati rilevati, talvolta, risultati sbalorditivi: in alcuni casi si è rilevata una migrazione di cromo pari a 50 milligrami per chilo di alimento, contro un limite ammesso di 0.1 mg/Kg (500 volte sopra il limite previsto). Nella fattispecie, di solito, si tratta di coltelli e forbici in acciaio per alimenti, sempre di provenienza cinese.
24 novembre 2011

Acquisti via internet : in vendita on line anche armi e bombe attive.  
Che il commercio elettronico sia già un importante realtà per la circolazione dei prodotti è cosa assai positiva ed ormai quasi indispensabile, ma che troppo spesso accade che circolino, nell’impunità pressoché totale, merci illegali e pericolosissime, questo dovrebbe far riflettere e farci trarre le relative conseguenze sulla necessità di adottare misure globali che siano dei deterrenti per impedire rischi per i consumatori, specie per quelli meno informati e per i minori. Si auspica un innalzamento, almeno a livello europeo, delle barriere di tutela dei consumatori per le vendite in rete. Una notizia che è circolata di recente in Gran Bretagna, è assai esemplificativa ma anche paradossale se si pensa che, con poche decine di euro è possibile, udite udite, comprare armi funzionanti e persino bombe attive. Pare che non si tratti di un caso isolato, infatti, quello del minore Luke Stillman del Northamptonshire, di sedici anni, appassionato di armi come purtroppo tanti suoi coetanei. Il giovane aveva pagato appena 36 sterline per un dispositivo, che a detta dell’inserzione su un sito di vendite on line sarebbe stato disattivato e non funzionante. Sarebbe, perché, il mortaio spagnolo che stava maneggiando dopo che era giunto a mezzo posta a casa propria, credendolo inerte, gli scoppiò tra le mani causando terribili ustioni e l’amputazione della parte superiore del pollice. Al di là delle indagini che ne sono seguite da parte della polizia inglese, del conseguente blocco dell’inserzionista da parte del sito di vendite on line, il caso di cronaca riportato dalla stampa inglese, invita a far riflettere e ci può far cogliere i rischi cui sono soggetti non solo i consumatori meno informati e attenti, ma anche i collezionisti per i quali internet è divenuto il veicolo privilegiato degli acquisti.
25 novembre 2011

Italia unita ma non a tavola per la dieta povera dei pensionati: milioni di pensionati “a rischio di sviluppare patologie croniche”, tutto colpa della crisi economica. Una nuova ricerca ha rivelato che milioni di pensionati hanno una dieta povera che condurrà a problemi di patologie croniche come l’osteoporosi, coronariche o depressione..

Gli esperti hanno lanciato l’allarme che una dieta povera sta interessando milioni di pensionati a rischio di sviluppare patologie croniche. La ricerca ha trovato una sconcertante 97% della gente tra la fascia di età tra 65 anni o più che non riescono a soddisfare il loro apporto giornaliero di vitamina raccomandato. I medici dicono che questa dieta povera esporrà molti anziani in futuro a gravi problemi di salute, che potrebbero essere facilmente evitati con una sana dieta equilibrata.
La ricerca, pubblicata nel giornale inglese “Nutrizione & scienza dell’alimentazione” chiamata “ Il ruolo di micronutrienti in un invecchiamento sano”, è stata effettuata da dietista indipendente il Dr Carrie Ruxton. Secondo le risultanze delle indagine, più del 40% di quella fascia di età e quasi la metà (47 %) degli  over-75, hanno patologie che limitano le loro capacità di svolgere le attività quotidiane. Questo significa che gli italiani, uomini e donne, possono aspettarsi di vivere i loro ultimi dai sette a nove anni con un handicap che possono includere l’osteoporosi, cardiopatia coronarica o depressione. Il Dr Ruxton, che ha esaminato i dati di 71 precedenti studi, ha sottolineato che l’obiettivo deve condurre ad invecchiare in modo sano, con un’assenza di malattia cronica con un lento declino della funzione cognitiva e fisica. Al contrario, non c’è una significativa prova che basse assunzioni di micronutrienti ed una scarsa nutrizione sono fattori di rischio nelle persone anziane di malattie croniche. Tra quelle più a rischio sono  incluse le persone di ‘ 80 anni.
Sarebbe necessario necessario informare le persone più anziane a prendere gli integratori multi nutrimenti  suggerendoli o consigliando profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute. Il consigli di mangiare sano dovrebbe essere combinato con informazioni sul ruolo benefico degli integratori alimentari.’ Una recente indagine, ha rivelato che le persone anziane non stanno assumendo abbastanza vitamina A, vitamina B2, vitamina B6, vitamina D, acido folico, ferro, calcio, magnesio, zinco e iodio. La più grave carenza nella dieta dell’anziano è la mancanza di vitamina D, necessaria per la salute delle ossa. Questo valore è stato attribuito ad una mancanza della luce solare.
28 novembre 2011

 

Luogo meno corrotto del mondo? Nuova Zelanda. Peggiore? Somalia e Corea del Nord. L’Italia nella classifica dei paesi più corrotti con Macedonia, Ghana e Samoa.
Nel 2011 l’indice di percezione della corruzione mostra che la frustrazione pubblica è ben fondata. Nessuna regione o paese del mondo è immune dai danni della corruzione. L’indice utilizza una scala da 0-10 per misurare la corruzione percepita, con zero che rappresenta il paese altamente corrotto e 10 sta per molto pulito. Il rapporto, pubblicato questa settimana, è stato elaborato dall’organizzazione “Transparency International Independent”. I risultati provengono dai sondaggi effettuati sulla base di valutazioni diverse e indagini svolte presso le istituzioni dei vari paesi. Le informazioni utilizzate per compilare l’indice includono domande relative alla corruzione di pubblici ufficiali, tangenti negli appalti pubblici, l’appropriazione indebita di fondi pubblici e domande che hanno sondato la forza e l’efficacia degli sforzi nel settore pubblico nella lotta alla corruzione. L’organizzazione Transparency International, ha sede a Berlino, con 90 uffici presenti in tutto il mondo, partner dei governi, per sviluppare e implementare misure efficaci per combattere la corruzione nelle imprese e nella società civile.Nella classifica la Nuova Zelanda è percepita come la nazione meno corrotta sulla terra, mentre la Somalia e la Corea del Nord sono viste come le più corrotte. Gli Stati Uniti sono classificati tra i 24 meno corrotti su un ” indice di percezione della corruzione,” il quarto paese migliore nell’emisfero occidentale. Il Canada si classifica al 10°, Bahamas è 21° e il Cile è 22°.Nel complesso, i primi posti sono occupati soprattutto dai paesi europei, ad eccezione della Nuova Zelanda, Singapore, al n. 5 e dall’Australia, che è legato alla Svizzera all’8° posto. Al top della classifica sono altre nazioni come Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia e i Paesi Bassi. L’Italia si classifica al 69 posto con Macedonia , Ghana e Samoa con  un punteggio di 3,9 vicino allo zero.Oltre alla Somalia e Corea del Nord, che sono legate per ultimo al 182°, la parte inferiore dell’elenco include Myanmar, Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Sudan, Iraq, Haiti e Venezuela. Nella relazione gli esperti dell’organizzazione di Transparency International Independent  hanno sottolineato “Nel corso del tempo, le percezioni hanno dimostrato di essere una stima attendibile di corruzione”. La classifica per gli altri paesi dell’emisfero occidentale è: Uruguay (25), Porto Rico (39), Costarica (50), Cuba (61), Brasile (73), Colombia, El Salvador e Perù (legate per 80), Panama (86), Argentina e Messico (legate per 100), Bolivia (118), Ecuador e Guatemala (legate per 120), Repubblica Dominicana e Honduras (legate per 129), Nicaragua (134), Paraguay (154), Venezuela (172), Haiti (175). La Nuova Zelanda, è la nazione più alta in classifica, con un punteggio di 9,5. La Somalia e la Corea del Nord, si trovano nella classifica più bassa, con  un punteggio di 1.0. Gli Stati Uniti ha segnato il 7.1, mentre il Canada è l’8,7 e il Cile è il 7.2. Haiti, è la nazione nella classifica  con il punteggio più basso nell’emisfero occidentale, con l’1,8. Avanti la nazione peggiore è il Venezuela con l’1,9. In Europa orientale e dell’Asia centrale, la Turchia si   è classificata con  la posizione più alta al 61 posto con 4.2 punti della scala mentre il Turkmenistan e l’Uzbekistan sono con il punteggio più basso, legato al 177 posto con un valore dell’ indice di 1.6. In Unione europea e dell’Europa occidentale, la Danimarca e Finlandia sono i paesi migliori, legati al secondo posto con un indice valore di 9,4. La Bulgaria è giù nella classifica al n. 86 con un 3.3 nella scala della corruzione. In Medio Oriente e Nord Africa, il Qatar è il paese migliore al n. 22 con un indice valore del  7,2. L’Iraq è gìù, classificato al 175, con un indice valore 1.8. In Africa subsahariana, il Botswana è il più alto nella classifica al n. 32 con un indice valore di 6.1. Il rapporto completo, pubblicato giovedì, è visibile sui siti www.transparency.org  e www.sportellodeidiritti.org.
4 dicembre 2011

 

Salute e sicurezza sul lavoro. Uno studio: la tua sedia è il tuo nemico. Gli scienziati rivelano che stare seduto per lunghi periodi di tempo, come milioni di noi fanno sul lavoro, produce fino al 50 % più grasso in quelle parti.  
È una notizia che è una conferma ma che colpirà nel cuore gli impiegati di ogni dove. Ricercatori israeliani hanno collegato ufficialmente il restare seduti per periodi prolungati, con una serie di problemi di salute e tra questi un aumento dei depositi di grasso del 50% sul fondo schiena. Tale rischio, sarebbe, peraltro, indipendente da altri fattori come il fumo o la dieta. Secondo la ricerca è pubblicata dall’American Journal of Physiology le pressioni aggiuntive e prolungate su zone del corpo utilizzate per tenere la posizione seduta o sdraiata producono fino al 50 % più di grasso nelle  parti interessate. I risultati dimostrano chiaramente gli effetti su colori i quali vivono uno stile di vita sedentario come i teledipendenti specialmente quando è combinato con una dieta non sana e la mancanza di esercizio fisico. Ma i dati più preoccupanti e, per così dire, innovativi, riguardano i pazienti con abitudini e dieta sane e che svolgono esercizio fisico, i quali comunque sono interessati dal fenomeno se trascorrono lunghi periodi seduti dietro una scrivania. La soluzione sembra essere semplicemente nello stare periodicamente in piedi, poiché si bruciano il triplo delle calorie rispetto a quando si sta seduta. Le contrazioni muscolari, comprese quelle necessarie per stare in piedi, sembrano innescare importanti processi relativi alla ripartizione dei grassi e zuccheri, mentre queste cessano o diminuiscono drasticamente quando ci si siede. I ricercatori hanno trovato che le cellule preadipocyte – precursori delle cellule di grasso – si trasformano in cellule di grasso e producono grasso ancora di più rispetto quando sono soggette a periodi prolungati di sollecitazioni meccaniche di stiramento. Studiando le immagini da risonanza magnetica del tessuto muscolare di pazienti paralizzati da lesioni del midollo spinale, gli studiosi hanno notato che, nel tempo, linee di cellule adipose avevano invaso i principali muscoli del corpo.
07 dicembre 2011

 

Beni archeologici: nel belpaese i tombaroli hanno gioco facile. L’Italia è la nazione che subisce più furti d’arte.
Una delle piaghe che affliggono il Bel Paese è il furto di reperti archeologici e di opere d’arte. L’Italia detiene, da sola, circa il cinquanta per cento del patrimonio mondiale fra bellezze artistiche, naturali e archeologiche. Tuttavia a questo record va sommato anche un altro: siamo in assoluto la nazione che subisce più furti d’arte. Ogni anno il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri recupera centinaia di migliaia di reperti antichi e di opere d’arte. Il giro d’affari dei trafficanti è enorme, intorno ai sei miliardi di euro l’anno. Più redditizio persino della droga, e certamente meno rischioso: nessun cane è in grado di fiutare un vaso antico in un aeroporto. Con un libro nero disponibile nelle librerie, l’Arma dei Carabinieri ha dimostrato che gli scavi illegali connessi al furto di reperti antichi e di opere d’arte in Italia è ancora in pieno svolgimento. Non tutte le zone archeologiche possono essere sorvegliate ventiquattr’ore al giorno. I lavoratori notturni sono i cosiddetti tombaroli, come uno chiama quei ladri d’arte che saccheggiano le antiche tombe, di cui ce ne sono ancora molti in Italia.Dalle spiagge di mezz’Italia ai campi arati attorno le antiche necropoli. I tombaroli del terzo millennio non si fermano davanti a nulla. Metal detector in mano e cuffie in testa, i goldbuster sono alla continua ricerca di tesori perduti ora anche in mare. Il lavoro di «tombarolo» viene trasferito da padre a figlio. Un lavoro redditizio, perché in Italia sono molti ancora i tesori artistici sotterrati nel terreno ed in mare di cui il mercato dell’arte internazionale è vorace. Le procedure dei tombaroli sono sempre le stesse da secoli, da quando cioè alcuni uomini hanno cominciato a profanare le tombe ricche di oro dei faraoni egiziani. Statue, vasi, affreschi commercializzati illegalmente e acquistati non solo da rispettabilissimi musei, ma anche da grandi collezionisti privati. Troppo spesso le opere trafugate non vengono ritrovate e collocate nel loro legittimo posto. Scavi e ladri di oggetti ed opere d’arte hanno facile gioco in Italia. Non solo a causa dei molti tesori presenti facili ad essere ritrovati, ma anche grazie a una legislazione assurda. Gli accordi raggiunti nel recente passato con i musei svizzeri e americani per restituire le opere rubate sono risultati positivi, ma in Italia i criminali dediti ai furti di reperti archeologici e di opere d’arte ne escono sempre ancora impuniti. Se rubi una mela in un supermercato, si rischia una pena detentiva, ma chi ruba un vaso prezioso antico degli antichi greci e lo vende resta impunito. Tra i circa 70.000 detenuti italiani, secondo l’inchiesta dei Carabinieri, non si riesce a trovare anche un solo ladro di opere d’arte. Per questi criminali sono previste solo ammende di importi addirittura ridicoli. Nell’ultimo anno, circa sono state rubate 5.300 opere d’arte tra pezzi di antichità, rinascimentali e barocchi, sculture, dipinti, vasi ecc soprattutto di alto valore per musei, collezioni private. Gli scavi illegali sono il nostro problema più grande. Solo in Toscana e nel Lazio settentrionale, dove vissero gli Etruschi, ci sono ancora innumerevoli necropoli. Gli archeologi non hanno i fondi necessari per effettuare nuovi scavi sistematici. Solo i tombaroli hanno sufficienti risorse finanziarie grazie ai loro clienti benestanti che finanziano i criminali per la ricerca per settimane di tombe riccamente accessoriate ancora da scoprire. Bisognerebbe intervenire rapidamente dal punto di vista legislativo per fermare chi trafuga reperti archeologici. Al neo superministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi si vorrebbe rivolgere il nostro appello: è indecoroso che non ci sia un tombarolo che non sconti un giorno di carcere. L’Italia è il maggior fornitore mondiale per il traffico illecito di opere d’arte.
08dicembre 2011

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ott
05

Sportello dei Diritti del Cittadino

Nel rispetto della sua mission politica, sia a livello nazionale che a livello locale, l’Italia dei Valori del Fermano ha intrapreso una nuova iniziativa denominata ‘Sportello dei Diritti del Cittadino’ che si svilupperà sul sito ufficiale del partito www.idvfermano.it.

Il progetto è nato dall’attività dei vari Dipartimenti Tematici in cui il Partito è organizzato a livello nazionale, ma anche da una proposta del nostro amico Giovani D’Agata, membro attivo di Italia dei Valori, nonché fondatore e realizzatore dello ‘Sportello dei Diritti’, dove sono presenti notizie utili a tutti i cittadini.

Il Coordinamento Provinciale di Italia dei Valori del Fermano ha ritenuto opportuno divulgare tali fonti di diritto e di vivere quotidiano condividendole sia con i propri simpatizzanti, che con tutti i cittadini tutti attraverso il sito www.idvfermano.it.

Al curatore dello ‘Sportello dei Diritti’ è stata richiesta l’autorizzazione alla pubblicazione dei suoi materiali, nonché il costante invio di notizie ed iniziative a tutela del cittadino e dei suoi diritti, nelle grandi come nelle piccole vicende quotidiane. D’Agata, da parte sua, ha assicurato la massima collaborazione.

Il sito www.idvfermano.it da oggi comprende quindi la rubrica ‘Sportello dei Diritti del Cittadino’ che sarà aggiornata ogniqualvolta acquisiremo notizie e sentenze utili alla cittadinanza.

Per adesso la rubrica è strutturata con una pagina riguardante la premessa ed una relativa alla raccolta di sentenze. Nel momento in cui perverranno altre notizie ed informazioni, queste saranno subito integrate con le pagine esistenti.

A tutti i cittadini fermani, e non solo, l’invito a consultare quotidianamente il nostro sito www.idvfermano.it cliccando sui vari widgets di riferimento.

 

Il Coordinamento Provinciale del Fermano

dell’Italia dei Valori

 

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set
30

Sportello dei diritti del cittadino (sentenze)

Cassazione e compravendita di autovetture. Il venditore che non comunica che il veicolo ha subito un incidente deve risarcire il danno anche se dimostra di essere in buonafede

I venditori di autovetture dovranno stare ancora più attenti dopo la sentenza della seconda sezione civile Suprema Corte che è intervenuta in tema di compravendita di autovetture stabilendo un importante principio per cui se chi vende non ha comunicato che il veicolo oggetto di compravendita aveva subito un incidente, avrà l’obbligo di risarcire i danni all’ignaro acquirente, peraltro senza che sia necessario dimostrare la malafede. Con la decisione n. 19494/2011 la Cassazione ha sottolineato che “l’obbligazione risarcitoria del venditore per i vizi del bene venduto non richiede la dimostrazione della malafede“, ossia per la condanna è sufficiente che il venditore non riesca a dimostrare di non aver potuto, senza colpa, avere conoscenza dei vizi. Nella fattispecie l’acquirente aveva scoperto dopo l’acquisto che l’autovettura “presentava vizi derivanti da un pregresso incidente“. Per il risarcimento del danno, la compratrice si era rivolta in prima istanza al giudice di pace di Ascoli Piceno. La venditrice però si era opposta a tale richiesta contestando che l’auto venduta aveva subito solo un incidente di modesta entità che era stato completamente riparato e non aveva quindi causato alcun difetto. Il giudice di Pace accoglieva la domanda che veniva confermata anche in sede di appello dal Tribunale della stessa città che nel decidere aveva anche sottolineato, peraltro che la venditrice aveva colpevolmente taciuto la circostanza che l’auto avesse subito un incidente. Quest’ultima ha quindi tentato di ricorrere anche innanzi ai giudici del Palazzaccio sostenendo che il Tribunale nel decidere sull’appello aveva omesso di prendere in considerazione risultanze istruttorie, da cui, secondo quanto dedotto, emergerebbe la prova che la venditrice aveva ignorato senza colpa i vizi della cosa. Tale assunto però secondo i giudici di piazza Cavour appare palesemente generico, non essendo indicati nel ricorso quali elementi probatori in concreto il Tribunale avrebbe colpevolmente ignorato ed ha così rigettato anche in questa sede le conclusioni di parte venditrice.

28 settembre 2011


 

 

Corte di Giustizia Europea: in caso di cancellazione del volo, i passeggeri possono chiedere, a determinate condizioni, una compensazione pecuniaria per il danno morale aggiuntiva ispetto a quella concessa per il danno materiale subito Inoltre, un passeggero può chiedere il risarcimento dovuto a motivo della cancellazione del volo, qualora il suo aereo sia partito, ma, per una qualsivoglia ragione, sia stato poi costretto a rientrare all’aeroporto di partenza e il medesimo passeggero sia stato trasferito su un altro volo

Un’altra sentenza che farà discutere la sentenza. nella causa C-83/10 Aurora Sousa Rodríguez e a. / Air France SA. La Corte sottolinea che il regolamento in materia di compensazione ai passeggeri aerei 1 stabilisce alcune misure uniformi che le compagnie aeree devono attuare nei confronti dei loro passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. Il regolamento precisa tuttavia che la sua applicazione lascia impregiudicato il diritto dei passeggeri ad un risarcimento supplementare. Il risarcimento concesso ai sensi del regolamento può essere infatti detratto dall’eventuale risarcimento supplementare che i passeggeri possono esigere. Tra le misure uniformi previste dal regolamento in caso di cancellazione del volo vi è il rimborso del biglietto ai passeggeri oppure il loro imbarco su un volo alternativo. Inoltre, durante l’attesa di un volo successivo, la compagnia aerea deve offrire loro un’adeguata assistenza (ad esempio, una sistemazione in albergo, la possibilità di ottenere pasti e bevande e di effettuare chiamate telefoniche). Infine, quando il volo è annullato senza preavviso o con un preavviso molto breve e non sussistono circostanze eccezionali, i passeggeri hanno diritto a una compensazione forfettaria, il cui importo varia in funzione della distanza del volo programmato. Parallelamente, la convenzione di Montreal 2 precisa le condizioni in cui i passeggeri possono esperire azioni dirette ad ottenere il risarcimento dei danni, su base individuale, da parte dei vettori responsabili della cancellazione di un volo. In particolare, tale convenzione limita la responsabilità del vettore aereo in caso di cancellazione alla somma di 4 150 diritti speciali di prelievo (DSP) per passeggero 3. La famiglia Pato Rodríguez, la famiglia López Sousa e il sig. Rodrigo Manuel Puga Lueiro erano registrati su un volo Air France con partenza da Parigi (Francia) e diretto a Vigo (Spagna) il 25 settembre 2008. Il volo è decollato all’ora prevista, ma poco dopo è rientrato all’aeroporto Charles de Gaulle a causa di un problema tecnico all’aereo 4. L’indomani i sette passeggeri sono stati registrati su altri voli, ma soltanto al sig. Puga Lueiro è stata offerta assistenza da parte della 1 Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 11 febbraio 2004, n. 261, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91 (GU L 46, pag. 1). 2 Convenzione per l’unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 e approvata a nome di questa con decisione del Consiglio 5 aprile 2001, 2001/539/CE (GU L 194, pag. 39). Tale convenzione è attuata con regolamento (CE) del Consiglio 9 ottobre 1997, n. 2027, sulla responsabilità del vettore aereo con riferimento al trasporto aereo dei passeggeri e dei loro bagagli (GU L 285, pag. 1), come modificato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 13 maggio 2002, n. 889 (GU L 140, pag. 2). 3 I diritti speciali di prelievo nella convenzione di Montreal si intendono riferiti al diritto speciale di prelievo quale definito dal Fondo monetario internazionale (FMI). Occorre quindi effettuare una conversione di tali somme nelle monete nazionali. Alla data del 15 settembre 2011, 4 150 DSP corrispondevano a circa 4 750 Euro. 4 Nella sua questione pregiudiziale, tuttavia, il giudice spagnolo non ha precisato se l’aereo sia poi ripartito con alcuni dei passeggeri e abbia raggiunto, con ritardo, la sua destinazione oppure se, al contrario, non sia ripartito. compagnia aerea. Alla famiglia Pato Rodríguez è stata offerta la possibilità di partire con un volo alternativo per Oporto (Portogallo), da dove hanno dovuto raggiungere in taxi la città di Vigo, dove risiedono. I sette passeggeri hanno esperito un’azione diretta ad ottenere l’importo di EUR 250 ciascuno a titolo di compensazione pecuniaria per la cancellazione del volo. Inoltre, la famiglia Pato Rodríguez chiede EUR 170 per coprire le spese sopportate per lo spostamento in taxi e EUR 650 a persona a titolo di risarcimento del danno morale. Anche la famiglia López Sousa chiede, per persona, EUR 650 a titolo di risarcimento del danno morale nonché il rimborso delle spese relative ai pasti consumati all’aeroporto e alla custodia del loro cane prolungatasi di un giorno. Il sig. Puga Lueiro chiede la somma di EUR 300 a titolo di risarcimento del danno morale subito. In tale contesto, lo Juzgado de lo Mercantil n. 1 de Pontevedra (tribunale di commercio di Pontevedra, Spagna), investito della controversia, chiede alla Corte di giustizia di acclarare se la presente fattispecie possa essere considerata come «cancellazione» del volo. Inoltre, il giudice spagnolo intende sapere se il «risarcimento supplementare» che i passeggeri possono domandare copra qualunque tipo di danno – incluso quello di natura morale – e se tale risarcimento riguardi anche le spese che i passeggeri hanno dovuto sopportare a causa dell’inadempimento da parte del vettore aereo degli obblighi di sostegno e assistenza ad esso incombenti. Nella sua sentenza odierna, la Corte precisa, in primo luogo, la sua interpretazione della nozione di «cancellazione» nel senso che essa non si riferisce esclusivamente all’ipotesi in cui l’aereo non sia affatto partito. Tale nozione infatti comprende anche il caso in cui un aereo è partito, ma, per una qualsivoglia ragione, è stato poi costretto a rientrare all’aeroporto di partenza, dove i passeggeri sono stati trasferiti su altri voli. La Corte ritiene che la circostanza che il decollo sia stato garantito, ma che l’aereo sia poi rientrato all’aeroporto di partenza senza aver raggiunto la destinazione prevista dall’itinerario, fa sì che il volo, così come era inizialmente previsto, non può essere considerato effettuato. Inoltre, la Corte precisa che per stabilire se si sia in presenza di una «cancellazione», è necessario studiare la situazione individuale di ciascun passeggero trasportato, vale a dire esaminare se, per quanto riguarda il passeggero interessato, la programmazione iniziale del volo sia stata abbandonata. Così, per poter parlare di una cancellazione del volo, non è affatto necessario che tutti i passeggeri che avevano prenotato un posto sul volo inizialmente previsto siano trasferiti su un altro volo. Pertanto, dal momento che i sette passeggeri, come nel caso di specie, sono stati trasferiti su altri voli, programmati all’indomani del giorno previsto per raggiungere la destinazione finale (vale a dire, Vigo), la Corte conclude che il «loro» rispettivo volo inizialmente previsto deve essere qualificato come «cancellato». In secondo luogo, la Corte precisa che la nozione di «risarcimento supplementare» consente al giudice nazionale, alle condizioni previste dalla convenzione di Montreal o dal diritto nazionale, di concedere il risarcimento del danno morale occasionato dall’inadempimento del contratto di trasporto aereo. Infatti, la Corte ritiene che il «risarcimento supplementare» è destinato a completare l’applicazione delle misure uniformi e immediate previste dal regolamento 261/2004. Tale «risarcimento supplementare» consente quindi ai passeggeri di ottenere il risarcimento del danno complessivo, materiale e morale, subito a causa dell’inadempimento da parte del vettore aereo dei suoi obblighi contrattuali, alle condizioni e nei limiti previsti dalla convenzione di Montreal o dal diritto nazionale. In terzo luogo, la Corte aggiunge che quando un vettore viene meno agli obblighi di sostegno (rimborso del biglietto o imbarco su un volo alternativo per la destinazione finale, assunzione a proprio carico delle spese di trasferimento dall’aeroporto di arrivo all’aeroporto inizialmente previsto) e di assunzione a proprio carico delle spese ad esso incombenti in virtù del regolamento (rimborso delle spese di ristorazione, sistemazione in albergo e comunicazione), i passeggeri aerei possono legittimamente far valere un diritto al risarcimento. Tuttavia, nella misura in cui tali risarcimenti derivano direttamente dal regolamento, essi non si possono considerare come rientranti in un risarcimento «supplementare».

14 ottobre 2011 


Ancora la Cassazione Civile contro i processi lumaca. L’importo liquidato a titolo di equo indennizzo per l’irragionevole durata del processo, secondo la legge Pinto, non può essere inferiore a euro 750 per ogni anno di ritardo per i primi tre anni e a euro 1000 per i successivi.

Si interviene numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii. La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi. Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. 20689 del 07.10.2011 sempre della Suprema Corte (Prima sezione) che ha precisato che “In materia di irragionevole durata del processo, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della legge 24 marzo 2001, n. 89 idonea a garantire che la diversità di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo, per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. Nel caso di specie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva proposto ricorso per cassazione, avverso il decreto in data 29 maggio 2009 con il quale la Corte di Appello di Roma lo ha condannato al pagamento in favore di G.C., (+Altri) della somma di Euro 6.500,00 ciascuno, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data del decreto, a titolo di equo indennizzo per la violazione del termine ragionevole di durata di un giudizio promosso davanti al Tar Lazio il 30 luglio 1997 e definito con sentenza del 13 novembre 2006.
21 ottobre 2011

 

La Cassazione penale ci ricorda le buone maniere: risponde del reato di “atti contrari alla pubblica decenza” chi fa pipì per strada anche se si trovava in penombra, né conta se i genitali fossero in vista o meno.  È sufficiente a tal proposito la possibilità della percezione dell’atto
A volte la Cassazione penale ci fa sorridere ma svolge una funzione che potremmo definire preventiva ed educativa  con decisioni che riguardano vicende che ci possono capitare tutti i giorni, tipo quella che nella specie riguarda un uomo che aveva fatto pipì in pubblico nei pressi dell’ingresso di una discoteca e che con una vicenda giudiziaria che è arrivata sino all’attenzione della Suprema Corte, dovrà ritornare innanzi al giudice di pace in sede penale dopo che era stato assolto in primo grado. Nel caso in questione un giovane aveva orinato proprio nei pressi della biglietteria di un locale pubblico mentre si trovava in coda con altri coetanei. Pur trovandosi di spalle rispetto alla discoteca si era messo comunque di profilo rispetto agli altri clienti in fila in attesa di entrare ed aveva espletato il “bisognino”. I gestori del locale lo avevano così denunciato e portato innanzi al giudice di pace di Pontremoli (MS) che lo aveva assolto per insussistenza del fatto sostenendo come dall’istruttoria fosse emerso che il giovane si era allontanato dall’ingresso e la zona poco illuminata. Il procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova aveva così deciso di proporre ricorso in cassazione sostenendo che il giudice di pace aveva errato nel confondere il reato di cui all’articolo 527 del codice penale noto come “atti osceni” con quello “atti contrari alla pubblica decenza” previsto dall’articolo 726 dello stesso codice per cui è accusato lo straniero. Secondo gli ermellini che sulla scia di altri precedenti in materia, hanno dato ragione al procuratore generale con una sentenza della terza sezione depositata il 04 novembre scorso, il criterio di distinzione tra le due fattispecie è che i primi “atti” offendono in modo intenso e grave il pudore sessuale, suscitando nell’osservatore sensazioni di disgusto oppure rappresentazioni o desideri erotici, mentre i secondi ledono il normale sentimento di costumatezza, generando fastidio e riprovazione; nella condotta di chi orina in luogo pubblico o esposto al pubblico, risultando, quindi, irrilevante ai fini della configurazione del reato che i genitali siano visibili oppure no. A tal fine, per integrare il reato di cui all’articolo 726 del codice penale, è sufficiente che si configuri la mera condizione di luogo, vale a dire che qualcuno possa percepire la condotta anti-giuridica, mentre non risulta necessario che l’atto abbia concretamente offeso in qualcuno il sentimento della decenza né che esso sia stato in concreto percepito da qualcuno. Peraltro, il giovanotto non ha dimostrato che il bisogno fisiologico fosse impellente né che esso non potesse essere soddisfatto altrove. Una decisione esemplare, quindi, per cui si rischia una condanna con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 10 a 206 euro.
08 novembre 2011

 

 

Se il minore ruba il telefonino, ma poi si mette a studiare e fare volontariato il reato può essere estinto se la messa alla prova dello stesso risulta positiva  
Importante decisione del Tribunale per i minorenni di Cagliari quella resa l’11 luglio scorso in materia di messa alla prova dei minorenni che abbiano commesso un reato e che si ritiene opportuno portare all’attenzione per sottolinearne gli effetti positivi sulla possibilità di reinserimento dei minori autori di reati che dimostrino con dedizione e impegno di non voler più commettere reati. Secondo il collegio sardo, infatti, al minorenne risultato autore di un furto e trovato in possesso di un telefonino rubato, il giudizio è sospeso per quattro mesi per la messa alla prova ai sensi dell’articolo  32 del D.P.R. 448/1988, al fine di valutarne la personalità e il rischio di reiterazione. Se a seguito di tale periodo, la messa alla prova è superata positivamente, il reato è estinto. I giudici cagliaritani che avevano comunque riconosciuto la colpevolezza del ragazzino per come emersa dagli atti contenuti nel fascicolo delle indagini e dalle dichiarazioni del giovane nonché la capacità di intendere e volere del minore, hanno sospeso il giudizio per i  quattro mesi necessari per la messa alla prova, per monitorare la personalità e determinare l’esistenza del rischio di reiterazione. Alla fine del periodo si è potuto appurare che il minore “ha completamente rispettato la totalità degli impegni assunti nel programma di messa alla prova formulato nel suo interesse, svolgendo con impegno e serietà le attività ivi previste di volontariato, religiose, di studio (anche del codice della strada). Egli, inoltre, ha prestato piena collaborazione rispetto agli interventi del servizio sociale dimostrando notevoli progressi ed un costante impegno”. I giudici hanno quindi dichiarato il non doversi procedere per l’estinzione del reato proprio “per esito positivo della messa alla prova”.
10 novembre 2011

 

 

Tutor: multe annullate. Innovativa sentenza della Cassazione per le infrazioni multiple al Cds.  E’ possibile il ricorso a un unico Giudice di Pace anche  se le violazioni contestate all’automobilista siano state commesse in luoghi diversi.
L’importante decisione che si riporta per la validità del procedimento logico argomentativo seguito, costituisce un prezioso precedente per quanti vorranno ricorrere a questo tipo di sanzioni amministrative che in effetti non denotano una particolare trasparenza nella loro emissione. L’automobilista proprietario del veicolo che sia stato sanzionato su un lungo tragitto autostradale accertate con il sistema di controllo della velocità “server-tutor”, può ricorrere davanti a un unico giudice di pace anche se ha violato più volte le disposizioni in materia di limiti di velocità contenute nel codice della strada. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 23881 del 15 novembre 2011, nonostante le trasgressioni siano astrattamente di competenza dei giudici di pace diversi perché commessi in luoghi diversi. La Suprema Corte, ha ritenuto errata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso del giudice di pace di Pistoia, in opposizione avverso diversi verbali della Polizia stradale per violazioni commesse durante il percorso autostradale Milano-Roma e Bologna Bari Taranto, rivelate con il sistema di controllo di velocità “server-tutor”. Tant’è che nel merito sottolineando la legge applicabile afferma  che “In effetti il giudice di pace col suo provvedimento d’inammissibilità ai sensi dell’articolo 23 della legge 689, ha adottato un provvedimento non previsto da tale norma, nel quale sostanzialmente si afferma che in ipotesi di violazioni multiple, di competenza dei giudici di pace diversi perché commesse in luoghi diversi, ciascuno dei quali rientranti nella competenza di diversi uffici del giudice di pace, il giudice di pace investito dell’opposizione avverso tutti i verbali in questione, in relazione a ciascuno dei quali sussiste la propria incompetenza territoriale, può adottare la statuizione di inammissibilità prevista dal primo comma dell’articolo 23 della legge 689/81 soltanto per l’ipotesi di tardività dell’impugnazione”.
15 novembre 2011


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set
30

Sportello dei diritti del cittadino

 

CARI SIMPATIZZANTI, AMICI, ISCRITTI E VISITATORI TUTTI, CON TALE RUBRICA ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO INIZIERA’ AD OFFRIRVI UN SERVIZIO CHE SPERIAMO POSSA ESSERE NON SOLO DI VOSTRO GRADIMENTO, MA SOPRATTUTTO POSSA TORNARVI UTILE PER AFFRONTARE E PER VIVERE LE VICENDE QUOTIDIANE.

INIZIEREMO A PUBBLICARE NOTIZIE, SITUAZIONI, SENTENZE CHE POSSONO VENIRE IN AIUTO, IN SUGGERIMENTO, IN AUSILIO NEI GRANDI COME NEI PICCOLI EPISODI DELLA VITA QUOTIDIANA.

SPERANDO DI OFFRIRVI UN SERVIZIO ADEGUATO ALLE VOSTRE ASPETTATIVE, RIBADIAMO CHE ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO E’ SEMPRE DISPONIBILE PER QUALSIASI VOSTRA RICHIESTA, SOLLECITAZIONE ED ESIGENZA DI CONTATTO.

 

PER QUESTA RUBRICA SIAMO A RINGRAZIARE GIOANNI D’AGATA, COMPONENTE DEL DIPARTIMENTO TEMATICO NAZIONALE “TUTELA DEL CONSUMATORE” DI ITALIA DEI VALORI E FONDATORE DELLO “SPORTELLO DEI DIRITTI”

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set
27

Grazie

IL PRESENTE POST A NOME DI TUTTO IL COORDINAMENTO DI ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO

PER RINGRAZIARE GLI AMICI TUTTI CHE SI SONO ADOPERATI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME A FAVORE DEL REFERENDUM PROMOSSO DA ITALIA DEI VALORI, ALLESTENDO I BANCHETTI E ANDANDO PORTA A PORTA TRA AMICI, PARENTI E CITTADINI TUTTI, NONCHE’ PER RINGRAZIARE TUTTI COLORO CHE HANNO APPOSTO LA LORO SOTTOSCRIZIONE AI MODULI DI RACCOLTA, MANIFESTANDO COSI’ NON SOLO INTERESSE PER L’OGGETTO REFERENDARIO, MA ANCHE CONSENSO PER ITALIA DEI VALORI E PER LA SUA MISSION POLITICA.

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE

IL COORDINAMENTO DI ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO

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set
17

Riunione Coord. Prov.le

Carissimo/a
come richiesto da alcuni Amici abbiamo pernsato di convocare, alla ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva, una riunione del Coordinamento Prov.le IDV allargato
Vi aspetto quindi GIOVEDI’ 22 alle ore 21,30 presso la SEDE IDV di Fermo per discutere di alcune importanti questioni tra le quali :

Commissariamento Comune di Porto San Giorgio – costituzione gruppo locale
Amministrative di Sant’Elpidio a Mare – costituzione gruppo locale
Problematiche riguardanti il Comune di Fermo
Varie ed eventuali

Il Coordinatore Prov.le

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set
17

L’IdV auspica un nuovo scenario politico per Sant’Elpidio a Mare

Italia dei Valori a Sant’Elpidio a Mare

Grande fermento nel gruppo dell’Italia dei Valori di Sant’Elpidio a Mare. Le prossime amministrative nella primavera del 2012 costituiscono senz’altro una scadenza importantissima ed inducono il partito di Di Pietro a dotarsi di una nuova ed efficiente struttura cittadina.
E così, presenti iscritti e simpatizzanti, si è costituito il Coordinamento comunale dell’IdV di Sant’Elpidio a Mare che curerà ogni futura iniziativa del partito a livello locale e zonale. Con la partecipazione del Coordinatore provinciale Adolfo Marinangeli si è discusso di come potenziare l’immagine del partito in una delle realtà sociali ed economiche più importanti del Fermano.
La presenza dell’Italia dei Valori sotto la torre gerosolimitana non è una novità ed in questo senso un sentito ringraziamento è stato espresso nei confronti del consigliere comunale Annarita Nigrisoli che da alcuni mesi rappresenta con serietà ed impegno il partito in questa assise.
In questi ultimi quattro anni purtroppo scelte incomprensibili e non lungimiranti ci hanno obbligato a restare fuori dall’esecutivo e da questa Amministrazione che sta volgendo alla fine tra contrasti sbandamenti e veti incrociati che poco hanno a che vedere con i reali problemi della Città che è stata purtroppo relegata a semplice spettatrice inerme di un lento ed inesorabile abbandono
Nell’incontro si è incominciato ad impostare la strategia per le amministrative di primavera per le quali l’Italia dei Valori auspica una nuova coalizione progressista aperta ai partiti tradizionali ed a quelle liste civiche che vorranno confrontarsi e coagularsi sui principi ispiratori e sulle caratteristiche fondanti della formazione voluta dall’ex pm di mani pulite. Grande apertura poi verso la società civile ed un appello particolare ai giovani, nelle cui mani deve tornare il proprio futuro, per la costruzione di un nuovo laboratorio politico che possa vedere in Sant’Elpidio a Mare la fucina di aggregazioni innovative e fuori dai soliti schemi precostruiti ed “ingessati” dalle ideologie.
Non escludiamo nemmeno la possibilità, qualora non esistessero i presupposti per l’attuazione di un Progetto diverso, che contempli un cambiamento radicale per la città, di fare scelte di sacrificio ma in linea con i nostri valori. Non ci sentiamo e non ci vogliamo sentire vincolati ad ipotesi scontate e semplicistiche, orientati come siamo alla ricerca di soluzioni concrete ed innovative studiate per il solo ed esclusivo bene della nostra gente e della nostra città.
Grandi ambizioni quindi, ma anche grande entusiasmo con l’obiettivo di ridare alla terza città del Fermano le sue giuste ambizioni e la sua posizione politico-amministrativa in un territorio cardine per l’economia regionale.
Le nuove bacheche già affisse sui muri cittadini non sono che il simbolo di una rinnovata e decisa apertura verso i nostri cittadini ed il loro problemi, le loro aspettative, le loro proposte. Nei prossimi mesi l’IdV elpidiense lavorerà per raggiungere ed ascoltare quanti vorranno condividerne il percorso politico, elettorale ed amministrativo attraverso incontri e contatti con tutte le realtà locali.

Il Coordinamento Cittadino di Sant’Elpidio a Mare dell’Italia dei Valori

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set
07

CONCORSO IN PROVINCIA A FERMO (entro e non oltre le ore 17 di giovedì 22 settembre)

PUBBLICATO UN AVVISO DI SELEZIONE PER UN ISTRUTTORE DIRETTIVO AMMINISTRATIVO PER IL SERVIZIO PROGETTI SPECIALI

La Provincia di Fermo ha pubblicato un Avviso Pubblico di selezione per la copertura a tempo pieno e determinato (durata di dodici mesi eventualmente prorogabili) di n.1 posto di categoria D posizione economica D1 per un profilo di istruttore direttivo amministrativo per il Servizio Progetti Speciali.

 

Alla figura professionale selezionata verrà richiesto:

a) supporto tecnico-amministrativo alle attività e ai servizi che fanno parte della “Rete dell’Accoglienza”, con particolare riguardo all’Ufficio Relazione con il Pubblico (U.R.P.), agli Sportelli per l’Informazione Turistica (I.A.T) e agli Sportelli per le Politiche Attive del Lavoro (Centro per l’Impiego);

b) supporto tecnico- amministrativo alle attività e alle iniziative finalizzate a favorire la “Partecipazione Democratica” degli stakeholders, con particolare riguardo

all’organizzazione della Campagna d’Ascolto dei Comuni e alla gestione dei Tavoli di concertazione con gli Attori locali dello sviluppo;

c) supporto tecnico-amministrativo alle attività di comunicazione istituzionale, con particolare riferimento all’aggiornamento del sito internet e delle mailing list;

d) supporto tecnico-amministrativo alle attività di monitoraggio fisico, qualitativo ed amministrativo dello stato di avanzamento dei progetti speciali;

e) supporto tecnico-amministrativo nelle attività di benchmarking e nelle attività di ricerca e studio di strumenti e di opportunità finanziarie.

Le domande di partecipazione dovranno essere trasmesse entro e non oltre le ore 17 di giovedì 22 settembre, secondo una delle modalità previste dall’Avviso Pubblico, consultabile nella sezione “Avvisi e Bandi” del sito della Provincia.

 

INFO:

Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)

tel. 0734.232232 – 232233

Ufficio Concorsi

tel. 0734.232225 – 232259 – 232260 – 232261

flaminia.annibali@provincia.fm.it

www.provincia.fm.it/bandi

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