Licia Canigola

Dettagli sull'autore

Nome: Licia Canigola
Data di registrazione: ven, 3 settembre 2010
URL: http://www.liciacanigola.it

Biografia

Consigliere alla Provincia di Fermo. Indipendente nel Gruppo Consiliare dell'Italia dei Valori

Ultimi post

  1. Contro la scelta dell’Ambito XX — ven, 26 novembre 2010
  2. L’ultima acqua — mer, 17 novembre 2010
  3. Motodromo — ven, 29 ottobre 2010
  4. La nostra battaglia per l’acqua pubblica……. — sab, 14 agosto 2010

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  1. La nostra battaglia per l’acqua pubblica……. — 1 commento

Lista post dell'Autore

nov
26

Contro la scelta dell’Ambito XX

Comunicato stampa.

La legge di stabilità approvata alla Camera riduce drasticamente gli stanziamenti del Fondo per le politiche della famiglia sul quale il centro destra ha sempre concentrato la propria campagna elettorale. Sono stati azzerati il fondo per i servizi all’infanzia, quello per la non autosufficienza e, dal 2009, continua a restare senza risorse anche il fondo per l’inclusione dei minori immigrati. L’insieme di queste manovre avranno impatti drammatici sul sistema degli interventi di carattere sociale e socio-sanitario presenti nel nostro territorio, sistema che oggi fornisce una serie di risposte ai bisogni sociali di minori, famiglie, persone in difficoltà, anziani, disabili, e soprattutto alla platea di persone in estrema povertà a seguito degli effetti della crisi economica.

È vero che siamo in una fase dove le risorse per scelte politiche neoliberiste sono limitate e quelle trasferite dallo Stato agli Enti Locali sono sempre meno, ma è altrettanto vero che i Comuni rappresentano l’istituzione più vicina ai cittadini e questi dovrebbero farsi carico di dare risposte ai loro bisogni, a partire da quelli dei cittadini più fragili per finire alle famiglie più deboli a rischio di implosione. In una fase di crisi come quella che stiamo attraversando, tagliare, privatizzare e chiudere i servizi appare come un accanimento verso le fasce più vulnerabili che sono a rischio di emarginazione sociale.

E’ in virtù di tale riflessione che ritengo assolutamente azzardata e politicamente sbagliata la proposta avanzata dal comitato politico tecnico dell’ambito XX che, come apprendo dai giornali, fa calare la scure sulla testa di chi in questo territorio vive una condizione di grave disagio, anziani non autosufficienti, minori e disabili, ma anche su chi eroga e svolge servizi, ossia sulle Cooperative e sugli Operatori che hanno stipendi quasi da fame e fanno fatica ad andare avanti.

C’è da capire come si può chiedere alla Regione Marche ed alle Comunità che accolgono minori sottratti alle famiglie molto disagiate di “abbassare i livelli qualitativi degli interventi per contenere al massimo la spesa”? Come si fa a dire ad un bambino, ad un ragazzo, che oltre a non meritare una famiglia non merita neanche una Comunità attenta ai suoi bisogni? Eppure sono tantissimi i casi di degenerazione del servizio educativo che vediamo in televisione ormai quotidianamente (in particolare gli asili nido) determinati dalla mancanza di risorse finanziare e umane, quest’ultime adeguatamente formate e sensibili.

Per me che lavoro nel sociale da 27 anni capisco e sento profondamente la fatica, l’indignazione e la mortificazione di chi in questa società, purtroppo, è meno fortunato, di chi lavora a vari livelli e con vari ruoli in questo settore, impotenti e senza la possibilità di essere incisivi ed in tutta franchezza penso che non siano queste le premesse per costruire un paese capace di futuro, con un nuovo modello di sviluppo, alternativo a quello neoliberista, fondato sui diritti, l’ambiente e la pace. Chiudo il mio intervento augurandomi che ora a prendere la parola siano gli operatori del settore, le famiglie dei disabili, le Associazioni di categoria, la lega Cooperative e i sindacati perchè se passasse questa scelta si aprirebbe uno scenario che andrebbe ben oltre il nostro territorio, varcherebbe senz’altro i confini regionali creando un danno sociale e culturale senza fine. Possiamo evitare che questo accada, facendo un passo indietro, restando vicini ai cittadini che chiedono di non essere lasciati soli e unendoci al loro fianco nelle battaglie quotidiane.

Consigliera della Provincia di Fermo

Licia Canigola

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nov
17

L’ultima acqua

L’ultima acqua

Almeno sulla carta, la legge che riforma il servizio idrico integrato nella Regione Marche, approvata in Giunta Regionale il 3 novembre scorso, è un trionfo del principio ‘acqua bene comune’ e sopratutto sancisce che l’acqua è un bene privo di rilevanza economica escludendola di fatto fra le materie che entrano nel sistema delle leggi di mercato.
Purtroppo però la realtà è ben diversa da quella descritta nell’emendamento perché proprio in queste ore nelle Marche sta avanzando un lucido disegno che attraverso la costituzione di un’unica autorità d’ambito regionale, sulle ceneri dei cinque ATO esistenti, intende promuovere un’unica SpA pubblico-privata regionale che inglobi un colosso del mercato dell’acqua, già quotato in borsa e, guarda caso, già penetrato e ben attivo nella nostra Regione.
Per noi che facciamo parte della maggioranza in questo governo regionale si apre una dura battaglia perchè non basta mantenere una risicata maggioranza nella SpA di gestione: questa sarebbe una maggioranza che risulterebbe del tutto simbolica visto il peso delle multinazionali del mercato dell’acqua e la minima percentuale di partecipazione che gli Enti avrebbero all’interno dei Consigli di Amministrazione.
Ecco perché migliaia di attivisti e di rappresentanti del Coordinamento provinciale avevano indirizzato al Presidente della Giunta Regionale Giammario Spacca ed a tutti gli Assessori regionali e-mail e telegrammi in cui chiedevano di non ‘privatizzare l’acqua nelle Marche e di modificare l’articolo 38’.
In una fase in cui presto i cittadini saranno chiamati ad esprimersi con un referendum sul tema dell’acqua, crediamo che, sia le Provincia che la Regione, possano e debbano chiedere un provvedimento di moratoria che sospenda le scadenze previste dal Decreto Ronchi e quelle di soppressione degli ATO fino al voto referendario in modo da scongiurare la gestione in holding perché sarebbe come privatizzare la gestione delle reti idriche.
Puntiamo su una forte ed impegnata sensibilizzazione affinché un numero crescente di Comuni definisca statutariamente la non rilevanza economica dell’acqua escludendola, come è giusto che sia, fuori dalle leggi di mercato e prevedendo contemporaneamente la gestione pubblica dei servizi idrici integrati. L’acqua non può essere considerata una merce e come tale non può essere venduta.
Ci sono in atto percorsi chiari e lucidi come quello che sta seguendo il Presidente del CIIP Pino Alati, nel quale ci riconosciamo e che sosteniamo. Sono percorsi che mirano a coordinare i Comuni affinché venga scongiurato il rischio che in questa confusa fase istituzionale e legislativa si proceda in modo incoerente e soprattutto pericoloso.

Licia Canicola
Consigliere alla Provincia di Fermo dell’Italia dei Valori

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ott
29

Motodromo

Non vorremmo che chi fa la voce grossa poi “comanda” come sta succedendo in questi ultimi giorni. I giornali sono pieni di opinionisti che confermano la volontà e le ragioni di realizzare il motodromo a S. Marco. Una ipotesi questa che ci vede completamente contrari e lontani dalla logica di consumo del territorio così come ci viene forzatamente posto il progetto del circuito S. Marco. Una ulteriore riflessione sul piano della mobilitazione che ha generato questo progetto bisogna pur farla.
É infatti veramente aberrante, in questo momento di crisi, far leva su ciò che la realizzazione del motodromo significherebbe dal punto di vista occupazionale ed economico nel nostro territorio. Questo significa che ogni cosa, compresa la nostra terra, può essere ipotecata e svenduta ed irrimediabilmente compromessa in cambio di qualche posto, forse in futuro, di lavoro. L’Italia dei valori è da tempo impegnata a difesa dei beni comuni ed anche in questo caso dirà no alla realizzazione del motodromo a s. Marco, dirà no a chi intende cementificare 120 ettari di terra agricola e sbancare meravigliose colline, corridoi biologici della nostra provincia, in fondo ancora vergini sotto certi aspetti modulati solo dalla mano operosa dei contadini. Proprio non ce la sentiamo di permettere una tale usurpazione di un luogo così bello vocato alle culture di qualità, al soggiorno in agriturismo ed ai percorsi vita. In continuità con il parchi fluviali dell’altra sponda……in continuità con la nostra politica. D’altra parte i dati sono questi: dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto il Trentino Alto Adige e la Campania, è stata seppellita sotto il cemento. Tra edilizia residenziale, artigianale e industriale, città commerciali, città satelliti,condite dei relativi svincoli, raccordi autostradali e rotonde abbiamo cementificato intere aree sicuramente tutto questo all’interno a delle dinamiche molto complesse, ma sono scenari ben diversi dai sogni venduti con l’adozione delle varianti urbanistiche ed è assurdo che nonostante la cementificazione del suolo, la scomparsa del territorio non sia considerata un’emergenza nazionale.
Non ci servono bilanci di motodromi e quant’altro, ci servono progetti alternativi di rilancio del nostro territorio, con Piani di Sviluppo rurale che mettano risorse per le produzioni di qualità e per il Ritorno alla Terra come luogo speciale garante della nostra sopravvivenza nella bio-diversità.
Pertanto ci sentiamo di chiedere, forse ingenuamente, ma in maniera forte e decisa quali siano gli interessi che girano attorno a questo progetto, chiediamo di ascoltare le tantissime voci contrarie che dicono stop al consumo del territorio ed al partito del cemento …..perchè quelle voci Noi sosteniamo.

Gruppo Provinciale IDV
Licia Canigola

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ago
14

La nostra battaglia per l’acqua pubblica…….

La Cascata delle Marmore

- Entro nel merito delle considerazioni del nuovo Presidente del Ciip Pino Alati al quale vanno i nostri migliori auguri per questo suo nuovo incarico di grande responsabilità che da poco tempo lo vede coinvolto nella difficile gestione del Consorzio Idrico soprattutto per confermare, in un certo senso, la sua riflessione e la sua aperta denuncia.

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