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l’Italia dei Valori consulta i cittadini elpidiensi

Da settimane oramai le formazioni politiche attive a Sant’Elpidio a Mare si stanno muo-vendo per tessere le alleanze in vista delle prossime amministrative. Naturalmente anche l’Italia dei Valori sta valutando le scelte da fare, ma soprattutto sta organizzando una iniziativa sicuramente originale, almeno per Sant’Elpidio a Mare. Il partito, nella convinzione che si deve amministrare insieme ai cittadini, ha preparato un questionario da presentare alla cittadinanza con una serie di domande su questioni basilari per quella che sarà la prossima gestione amministrativa della città. Si va dalle scelte urbanistiche a quelle economiche, dalle ipotesi socio-assistenziali a quelle organizzative. Il cittadino è invitato a rispondere ad ogni domanda dando un peso variabile da 1 a 5 sulla validità della specifica questione.
I risultati saranno fondamentali per la stesura del programma amministrativo con cui l’Italia dei Valori si presenterà alla prova elettorale di primavera. Il questionario è già in di-stribuzione nel classico formato cartaceo, ma sarà quanto prima possibile compilarlo anche on-line accedendo ad una apposita pagina su internet.
L’IdV ripone grandi aspettative nel dialogo intrapreso con i cittadini per cercare di ridare a Sant’Elpidio a Mare quella dignità e quell’impulso che da troppi anni gli sono ingiustamente negati.

Il Coordinamento Cittadino di Sant’Elpidio a Mare
dell’Italia dei Valori

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06

SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (06 febbraio 2012)

Donne al volante: le donne parcheggiano la loro auto meglio degli uomini. Lo asserisce uno studio britannico basato sui filmati di un gestore di autosili
Lo asserisce uno studio britannico, basato sui filmati della società di gestione di autosili NCP, che ha controllato per un mese oltre 2’500 conducenti mentre si posteggiavano. E i risultati sono sbalorditivi: le donne trovano più facilmente posteggio perché guidano più lentamente, mentre gli uomini vanno troppo veloci e non si accorgono dei posti disponibili. Le donne risultano anche migliori nelle manovre di parcheggio. Il 39% delle donne si parcheggia in retromarcia, come insegnano alla scuola guida, mentre tra gli uomini è solo il 28% a farlo. Tra il gentil sesso, ben il 52% si posiziona esattamente al centro del posto auto, mentre tra gli uomini la percentuale scende al 25%. L’unico differenza per la quale il sesso forte può ancora ritenersi tale è quello del tempo necessario per parcheggiare: 16 secondi in media per gli uomini, 21 secondi per le donne. Il celeberrimo motto “Donna al volante, pericolo costante” che vuole etichettare la guidatrice come un’automobilista dalla scarsa perizia,  è solo una leggenda metropolitana e dopo  questo studio forse può essere definito anacronistico.

Multe Milano Zona Ecopass di settembre saranno annullate. Ecco come procedere  
Oggi il Comune ha dato  il via libera per l’annullamento delle multe ecopass errate emesse nei primi giorni di settembre 2011. Il problema era dovuto al malfunzionamento nei primi giorni del mese dal temporaneo disallineamento di due banche dati del sistema che governava Ecopass. L’amministrazione comunale ha erroneamente emesso dei verbali nonostante le operazioni di pagamento dell’ingresso nella Ztl Cerchia dei Bastioni fossero state regolarmente eseguite dal proprietario/conducente del veicolo. Alcune migliaia di persone hanno quindi ricevuto erroneamente un verbale, benché in regola con il pagamento della tariffa di accesso. L’amministrazione ha provveduto a mezzo lettera a comunicare ai destinatari dei verbali errati l’annullamento della sanzione fornendo tutte le indicazioni necessarie per ottenere il rimborso di quanto eventualmente già versato per il pagamento della sanzione errata. Inoltre contattando il call center 800.437.437 è possibile verificare in maniera immediata se la sanzione ricevuta è stata erroneamente emessa. Sarà sufficiente fornire all’operatore il numero di riferimento di accertamento di infrazione (ADI) indicato sul verbale. Il rimborso potrà essere richiesto allo sportello della Polizia locale in via Friuli 30, esibendo la ricevuta di pagamento del verbale, oppure inviando la richiesta, corredata dalla documentazione, al fax numero 02.77272780 oppure alla email pl.sanzioniservizio@comune.milano.it.

Dopo le PIP un nuovo allarme arriva dalla Gran Bretagna su alcuni tipi di protesi dell’anca metalliche che potrebbero essere tossiche. 30.000 britannici a rischio di avvelenamento?
Alcuni studi scientifici secondo cui migliaia di pazienti in Gran Bretagna potrebbero essere a rischio di essere intossicati dai metalli rilasciati dalle protesi all’anca, hanno determinato l’avvio di un’inchiesta da parte della MHRA (Medicine Regulatory Healthcare Agency), l’agenzia governativa britannica che ha il compito di garantire che i medicinali ed i dispositivi medici siano sicuri per la salute. L’azione giunge dopo che sarebbero stati accertati i potenziali pericoli che riguarderebbero, in astratto ben 30.000 pazienti britannici. La stessa MHRA ha però tenuto a stemperare l’allarme specificando comunque che per i pazienti  sarebbero bassi i rischi di sviluppare seri problemi che si verificherebbero in conseguenza della perdita di minuscoli frammenti di metallo a causa dell’usura di tali protesi che potrebbero contaminare persino il sangue. Questi frammenti liberati nel corpo a causa dell’attrito delle varie componenti potrebbero anche causare una reazione dei tessuti molli, danneggiando le ossa e i muscoli. Ma le crescenti preoccupazioni che gli impianti potrebbero anche causare «tossicità sistemica» nel corpo, hanno spinto MHRA ad avviare l’elaborazione di nuovi consigli per le protesi già applicate ribadendo che in virtù delle prove attualmente disponibili, la maggior parte dei pazienti che hanno subito gli impiantati con protesi dell’anca di metallo sarebbero a basso rischio di sviluppare problemi gravi. La vicenda è venuta alla ribalta delle cronache già da tempo ma nel dicembre scorso un caso emblematico apparso sulla stampa ha rivelato come l’ex ginnasta Penny Brown avesse lanciato una battaglia legale contro la DePuy Orthopaedics dopo che una protesi che le era stata impiantata aveva iniziato a dare problemi. L’operazione che aveva subito otto anni prima era stata considerata un successo ma a 51 anni, la Brown divenne una delle centinaia di pazienti coinvolte in una battaglia contro il produttore dopo che l’impianto aveva iniziato a danneggiarsi, liberando nel tessuto circostante frammenti di metallo. Mentre solo ora l’ex atleta starebbe recuperando dall’intervento chirurgico per la rimozione dell’impianto difettoso. Nell’aprile del 2010, l’MHRA, ha emesso un primo avviso per gli addetti della sanità sulla sicurezza delle protesi di metallo ed ha ammesso di aver avviato un attento monitoraggio di tutte le prove a disposizione al fine di sottoporre ad ulteriori test ed analisi e per poter dispensare nuovi consigli e regole agli addetti del settore. L’azione dell’agenzia d’oltre manica dipendente dal Ministero della Salute è giunta dopo che alcuni pazienti hanno avvertito sofferenza a causa delle reazioni dei tessuti molli conseguenti al rilascio dei detriti metallici associati all’usura delle protesi. La MHRA ha immediatamente consigliato che le persone che avevano ricevuto gli impianti devono essere sottoposte a check-up annuale per cinque anni dopo l’intervento chirurgico. Ha anche specificato che quelli che avvertivano dolore dovevano fare delle analisi per verificare i livelli di cobalto e cromo nel loro sangue e sottoporsi a RMN o ad ecografia a scansione per controllare le reazioni dei tessuti molli. Nel settembre 2010, la DePuy International Limited, una sussidiaria della Johnson & Johnson, aveva annunciato che stava rivedendo due tipi di suoi impianti di protesi d’anca di metallo ASR. La banca dati nazionale del Registro di Sistema congiunto di Inghilterra e Galles ha verificato ‘tassi d’insuccesso’ del 13% per il sistema ASR XL acetabolare e 12% per il sistema ASR Hip Resurfacing. Tuttavia, un rapporto della British Society Hip sosterrebbe che i tassi dei guasti del sistema acetabolare potrebbero in realtà arrivare al 50%, sei anni dopo l’intervento chirurgico. La MHRA ha quindi consigliato ai chirurghi ortopedici di contattare e monitorare tutti i pazienti dotati di impianti. Basti pensare che più di 10.000 dei 40.000 cittadini britannici che hanno avuto impiantato le protesi di metallo dell’anca avevano ricevuto i dispositivi realizzati da DePuy. Alla luce di questi dati ci si chiede se anche il nostro Paese abbia già affrontato il problema giacché anche il mercato delle protesi risulta globalizzato, ricordando a tal proposito il recentissimo scandalo degli impianti mammari PIP diffusi su scala mondiale, ed a tal uopo rivolge un invito al Ministero della Salute affinché avvii tutte le iniziative opportune per monitorare la consistenza del fenomeno anche in Italia ed eventualmente prendere le misure idonee sulla falsariga di quanto sta facendo la MHRA in Gran Bretagna.

Lavoro: si aprono le selezioni per lavorare negli stand della manifestazione Cioccolatò a Torino. Offerta per 300 giovani a Torino
Un’opportunità per oltre 300 ragazzi tra i 18 e i 25 anni, da venerdì 2 a domenica 11 marzo 2012. In questa data si terrà la nuova edizione di Cioccolatò a Torino dove saranno impegnati in qualità di standisti, promoter, animatori ed hostess addetti al pubblico, presso i numerosi punti vendita e di animazione firmati dalle più importanti aziende cioccolatiere italiane e internazionali, coinvolte in attività commerciali, ludiche e di degustazione gratuite! Nello specifico, i profili ricercati sono soprattutto quelli che caratterizzano gli addetti alle vendite: propensione a lavorare a contatto con il pubblico, cordialità, disponibilità e una buona parlantina. Per diventare standista è sufficiente avere residenza e/o domicilio a Torino o dintorni ed un’età compresa tra i 18 e i 25 anni. Il candidato può dare la propria disponibilità o per tutti i giorni della manifestazione, ovvero dal 29 Febbraio al 12 Marzo, ossia due giorni prima e un giorno dopo le date di apertura al pubblico, in modo da potersi occupare dei preparativi e della chiusura della manifestazione; oppure solo nei quattro giorni dei due fine settimana: 3/4 Marzo e 10/11 Marzo, per essere di supporto allo staff nelle giornate di massima affluenza di pubblico. La disponibilità richiesta al candidato è, in entrambi i casi, per l’intera giornata: giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 23.30, dal lunedì al mercoledì e la domenica dalle ore 9.30 alle 20.30. Per proporsi è sufficiente collegarsi al sito www.cioccola-to.it, accedere alla sezione “lavora con noi” e compilare i campi suggeriti, eventualmente aggiungendo due parole di presentazione. Occorre affrettarsi perché i colloqui di selezione si terranno il 12 febbraio. Non è necessario inoltrare né foto né curriculum, perché ogni candidato riceverà una e-mail di risposta completa con tutte le indicazioni da seguire per poter partecipare al colloquio e con allegato il modello di curriculum che dovrà essere compilato e portato il giorno del colloquio insieme a una foto tessera recente, la fotocopia della tessera sanitaria, del codice fiscale e di un documento di identità valido. Il tutto dovrà essere consegnato in sede di colloquio secondo l’appuntamento concordato via e-mail.

Test DNA: tecnologia che si sta diffondendo molto rapidamente. È da prevedere che presto saranno effettuati più test genetici prenatali e ci saranno più aborti, perché si vuole il “bambino perfetto”?
Negli ultimi 10 anni tramite Internet, chiunque può farsi fare un test del genoma per valutare i rischi di malattie. Un clic qui e una carta di credito, per esempio, e il kit arriva a casa in pochi giorni. I risultati dell’analisi, assicurano i produttori, verranno poi discussi con gli esperti. In Italia la pratica del test genetico fai-da-te è in forte aumento. Il business fa gola, e negli ultimi anni sono sorti molti laboratori privati che promettono di rivelare al paziente-cliente tutti i segreti del suo Dna. Oggi sono disponibili quasi 700mila test diagnostici, cioè destinati a diagnosticare, magari già in utero, le cardiopatie, le malattie metaboliche o le distrofie che potrebbero colpire il nascituro. Esistono poi altre categorie di test genetici: una coppia che stia mettendo in programma una gravidanza, per esempio, può ricorrere ai test per identificare i portatori sani di malattie come la fibrosi o la talassemia. I test presintomatici, hanno invece come obiettivo la diagnosi di una malattia, per esempio la Corea di Huntington, molto tempo prima che si manifesti o la propria predisposizione all’Azheimer”. Se aumentassero tali test, potrebbe esserci un’esplosione dei costi della salute, poiché in seguito ai loro risultati potrebbero moltiplicarsi le visite mediche, le terapie e i controlli annuali nonché gli aborti mentre l’altra faccia della medaglia è che grazie a questa ricerca può essere fatta più prevenzione, riducendo così i costi sanitari.

Art. 18. Vergogna Monti: la monotonia della vita del professore nato nella bambagia e cullato in tutta la sua vita
“Non è un tabù. L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia”, E poi sempre riferito all’articolo 18 “un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare”. E in ultimo ma non ultimo riguardo ai giovani che devono “abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia – afferma – E’ bello cambiare e accettare delle sfide”. Sono le fatidiche parole del grande professore e senatore a vita con lauta indennità incorporata, nonché capo del governo la cu biografia, sin dalla nascita si commenta da sé per comprendere come sia stato meno arduo di tanti giovani il suo percorso di vita – figlio di un direttore di banca e nipote del banchiere pubblico Raffaele Mattioli – quando ha esplicitato le prime e lapidarie affermazioni sulle reali intenzioni di come questo esecutivo voglia mettere mano al mercato del lavoro. Da subito, si è scatenata una catena di polemiche tra chi sostiene a spada tratta qualsiasi parola proferisca il professore come se piovesse oro colato e chi, a ragione, continua a difendere quella straordinaria norma di civiltà giuridica e sociale rappresentata dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Salute e cellulari: Belly Band la fascia anti-radiazioni per le future mamme. Una misura precauzionale per il proprio bambino
Belly Band, è un prodotto che dovrebbe servire a proteggere il feto dalle radiazioni emesse dai cellulari. La fascia, da portare da indossare sopra o sotto gli abiti durante la gravidanza, sfrutta il principio della gabbia di Faraday per limitare l’esposizione del bambino alle radiazioni durante la gravidanza. Mentre gli scienziati dibattono ancora sull’effettiva pericolosità dei cellulari, la fascia anti-radiazioni potrebbe diventare il nuovo must per le mamme più apprensive. La fascia, che è disponibile in quattro colori e un solo formato, è disponibile tramite il sito Web della società per 50 euro. La fascia protegge il bambino dalle radiazioni di tutti i giorni durante la gravidanza, completando il resto della linea di abbigliamento. Il tessuto della fascia anti-radiazioni è lavabile in lavatrice, morbido al tatto, e più leggero del cotone presente nella maggior parte di T-shirt. Belly Band utilizza un effetto noto come “gabbia di Faraday”, che neutralizza le radiazioni in arrivo in un modo simile a un filo di messa a terra che neutralizza una corrente elettrica. La gabbia di Faraday è un sistema costituito da un contenitore in materiale elettricamente conduttore in grado di isolare l’ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico esterno. Il termine “gabbia” indica che il sistema può essere costituito da un foglio metallico, da una rete o da una serie di barre opportunamente distanziate. L’effetto schermante è usato per proteggere persone e ambienti da campi esterni. Le fasce per le future mamme non sono certo una novità. Questi prodotti sono un piccolo extra, come misura precauzionale per il proprio bambino che fornirà anche una protezione contro i rischi per la salute dalle radiazioni di tutti i giorni. Gli effetti delle radiazioni sulla salute sono una questione ancora aperta al dibattito ed alcune ricerche tendono a dimostrare quanto le radiazioni dei cellulari siano dannose anche per i bambini nell’utero. Pur ricordando che non esiste l’unanimità degli scienziati su questo tema, secondo alcuni studiosi le radiazioni potrebbero provocare dei danni nello sviluppo del bambino, visibili anche a lungo termine, motivo per cui è difficile stabilire legami di causa-effetto.  A tal proposito la città di  San Francisco recentemente è diventata la prima metropoli degli Stati Uniti a passare una legge che richiede livelli di emissione di radiazione a chi vende telefoni cellulari e misure analoghe sono già state prese in Australia, Israele, e in tutta Europa: la Francia si è spinta fino al divieto di utilizzare telefoni cellulari del tutto nelle scuole primarie.

È online la petizione contro l’abrogazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Lo “Sportello dei Diritti” invita a firmare la petizione “Con lo sportello dei diritti in difesa dei lavoratori e dell’art.18”
C’è bisogno di una mobilitazione generale sulla rete e nelle piazze dopo le affermazioni del premier Monti circa la promessa di provvedimenti per liberalizzare il mercato del lavoro, partendo proprio da una discussione sull’articolo 18 ai fini della sua abrogazione. Per noi, invece, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è un “tabù” in quanto costituisce, anche secondo autorevoli giuristi, una straordinaria norma di civiltà giuridica e sociale che garantisce una giusta e corretta tutela ai lavoratori contro i licenziamenti illegittimi. Abolirla o modificarla in questo momento di crisi generale, significherebbe far perdere la speranza a milioni di cittadini giovani e meno giovani che ogni mattina si svegliano per cercare un lavoro e tutti quelli che invece l’hanno perso o che invece sono moderni schiavi di un posto precario. Si invitano tutti i cittadini che hanno a cuore la tutela dei lavoratori a sottoscrivere la petizione al seguente link:

http://www.petizionionline.it/petizione/con-lo-sportello-dei-diritti-in-difesa-dei-lavoratori-e-dell-art-18/6228

Nasce il Comitato “NO TAP”
Nella serata di ieri 04 febbraio in Melendugno alla presenza di cittadini e di esponenti di associazioni (Nuova Messapia Soleto, Sportello dei Diritti, IDV articolo 3 – Vernole,Tramontana – Melendugno,Cambiamo Aria – Galatina, Save Salento, Coord.Civico Maglie, Forum Ambiente Salute, Meetup Leccesi) si è costituito un comitato spontaneo denominato “NO TAP” con la finalità di coordinare una linea comune fra tutte le associazioni e cittadini che hanno a cuore la tutela del Nostro Territorio pesantemente esposto all’approdo di un megagasdotto da parte di TAP, megagasdotto che si va ad aggiungere ad un altro megagasdotto già autorizzato che approderà nella bella e delicata costa otrantina a ridosso della città dei martiri patrimonio culturale mondiale del UNESCO. Il comitato già presente con un gruppo facebook che in pochissime ore ha raggiunto il ragguardevole numero di 1000 adesioni si adopererà, informando e sensibilizzando tutti i cittadini salentini chiedendo il loro prezioso coinvolgimento, e promuoverà iniziative pubbliche e istituzionali al fine di scongiurare l’improba possibilità di perpetrare un altro inutile e gigantesco scempio ambientale che andrebbe a compromettere territorio, paesaggio e salute e incolumità dei cittadini, derivante dalla realizzazione della Trans Adriatic Pipeline, il faraonico gasdotto che prevede di portare il gas dal Mar Caspio sino all’Italia meridionale. La multinazionale già attiva nei nostri mari da martedì 24 gennaio con il posizionamento di grosse piattaforme visibilissime dalle nostre coste ha avviato i primi sondaggi geoispettivi, che, da quanto riferito da pescatori e cittadini del posto, hanno portato ad una preoccupante interdizione assoluta alla balneazione e all’attività di pesca di una vasta area marina! Un’imponente piattaforma di sondaggio marino è stata fotografata dai cittadini proprio vicino alla costa nei pressi di San Foca (LE), marina di Melendugno, località riconosciuta per gli ambienti naturali e marini di altissimo pregio e di inestimabile valore ambientale, fortemente tutelati per la presenza di tipica macchia mediterranea e soprattutto per la presenza di una ben conosciuta ed estesa prateria di posedonia, pianta fortemente difesa ed essenziale per il mantenimento degli equilibri biomarini e degli ecosistemi costieri, che assieme alla ricca presenza diffusa di resti archeologici di epoca messapico-romana ispezionati e ancora da ispezionare contribuiscono a rendono la zona d’inestimabile valore essenziale per tutte le economie locali vocate al turismo eco-sostenibile e di qualità. Il comitato già nei prossimi giorni avvierà tutte le iniziative e le manifestazioni pubbliche necessarie per avere al proprio fianco cittadini, istituzioni e chiunque abbia a cuore la massima tutela di questa felicissima e preziosa terra salentina vero patrimonio di tutta l’umanità.

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IDV Fermano circa le province e l’agricoltura

L’IdV fermano e le Province
Gaetano Agostini ed Adolfo Marinangeli, rispettivamente capogruppo consiliare ed assessore dell’Idv alla Provincia di Fermo, hanno partecipato lunedì scorso 23 gennaio ad un incontro tra gli amministratori provinciali dell’Italia dei Valori ed i vertici nazionali del partito.
È stato approvato all’unanimità un documento e concordata l’istituzione di una commis-sione paritetica con rappresentanti dei vari livelli istituzionali – Comuni, Province e Regioni – che collabori con i competenti rappresentanti parlamentari per la messa a punto di una vera riforma degli enti locali.
Nel documento si rivendica l’azione riformatrice dell’Idv e si ritiene fondamentale procedere ad una riforma organica e complessiva dello Stato e degli enti locali. Solo così si potrà affrontare il tema delle caste, dei costi della politica e degli sprechi, il tutto nell’interesse dei cittadini e del nostro Paese.
Non c’è dubbio, infatti, che uno Stato con Regioni, Province, Comuni e migliaia di enti di secondo livello sia oramai fuori luogo e la proposta di legge popolare presentata dall’Idv va vista come l’avvio di un complessivo processo di riforma fondamentale per la democrazia ed il futuro dell’Italia e, ci permettiamo di dire, anche dell’Europa.
La proposta dal governo Monti è insufficiente ed a nostro parere errata, perché modifica l’attuale assetto e sottrae agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti per il futuro ente intermedio di area vasta o della stessa Provincia. Occorre quindi che il governo presenti al Parlamento un disegno di legge completo sulla riforma generale del titolo V° della Costituzione – Riforma dello Stato e degli Enti locali con le relative leggi attuative. Sarebbe un modo per evitare riforme parziali, peraltro a rischio di incostituzionalità.
La riforma, conformemente al programma dell’IdV, deve prevedere il dimezzamento dei parlamentari, il passaggio al sistema monocamerale per quanto riguarda la funzione legislativa e la trasformazione del Senato in Senato delle Regioni, la riorganizzazione ed il riassetto delle regioni con particolare riferimento a quelle a statuto speciale. Occorre anche rivedere l’articolazione delle Città Metropolitane e la struttura delle società partecipate con eliminazione dei consigli di amministrazione delle stesse e la nomina di amministratori unici.
Tutto ciò per un vero federalismo che imponga un ripensamento del sistema dei poteri locali e richieda pertanto riforme forti e concrete che non sommino spese centrali a quelle locali, ma che realizzino un federalismo delle responsabilità.
Il Coordinamento Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

Una buona notizia per gli imprenditori agricoli
Un ordine del giorno presentato in Parlamento dall’Italia dei Valori è stato accolto nello ambito del decreto milleproroghe. Si tratta di una moratoria per i debiti degli imprenditori agricoli verso le banche e l’Inps.
”Mi sono battuto con forza – spiega l’on. Ignazio Messina dell’Idv – per spiegare che concedere una moratoria significa essere capaci di fare un distinguo tra evasori, che vanno senza dubbio perseguiti, ed aziende in oggettiva difficoltà che sono invece la ricchezza del nostro Paese e devono invece essere sostenute ed aiutate. Pretendere ora dei pagamenti significa decretare la morte di migliaia di imprese e ingrossare le fila dei disperati che in questi giorni sono scesi in piazza. Concedere la moratoria significa invece scommettere sul settore primario: le aziende che riconosceranno il loro debito potranno usufruire di una moratoria e di una successiva rateizzazione dell’importo e ciò si tradurrà in un concreto ritorno economico per le casse dello Stato”.
L’Italia dei Valori esprime la propria soddisfazione per l’impegno assunto dal Governo e grazie al quale gli imprenditori agricoli potranno riprendere fiato e guardare avanti con più serenità. Naturalmente ora occorre che alle buone intenzioni seguano i fatti.
Certamente l’Italia dei Valori vigilerà al fianco degli agricoltori affinché vengano adottati gli opportuni provvedimenti legislativi.
Il Coordinamento Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

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30

SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (30 gennaio 2012)

Tutela del consumatore:  Costa “ Concordia “ la bufala dell’accordo tra alcune associazioni dei consumatori e la  Costa Crociere
E’ di queste ore l’accordo raggiunto tra le Associazioni nazionali dei consumatori e la compagnia Costa Crociere per l’indennizzo ai passeggeri della nave Costa Concordia al Giglio. Un rimborso forfettario di 11.000 euro a persona a titolo di indennizzo, a copertura di tutti i danni patrimoniali e non subiti, nel naufragio della Concordia da ogni passeggero,compresi i bambini. Si ritiene inaccettabile l’accordo raggiunto solo da alcune associazioni dei consumatori perché, risulta ancor più irricevibile la proposta di un risarcimento forfettario di modesta entità, tenuto conto delle svariate categorie di danno applicabili al caso di specie. Pertanto invita i passeggeri a non sottoscrivere alcuno accordo ed a promuovere azioni individuali a tutela dei propri diritti che altrimenti non sarebbero garantiti completamente.

Nave  “Concordia”: anche 203 metri cubi di gasolio e una tonnellata di disinfettante per piscina a bordo. Ecco la lista delle sostanze inquinanti
La struttura del Commissario delegato per l’emergenza per il naufragio della Costa Concordia ha fornito i dati relativi ai materiali e alle sostanze a bordo della nave. Gli elenchi sono stati forniti dall’armatore. Di seguito l’elenco: – 1.351 metri cubi di acque grigie e nere – 3.504 metri cubi di acqua di mare nelle casse zavorra – circa 41 metri cubi di oli lubrificanti – 10 bombole per un totale di 400 litri di ossigeno – 7 bombole per un totale di 280 litri di acetilene – 128 bombole per un totale di 5.120 litri azoto – 104 bombole per un totale di 3.929 litri di anidride carbonica – 600 chili di grassi per apparati meccanici – 354 chili di smalti densi – 855 litri di smalto liquido – 293 litri di pittura – 50 litri di insetticida liquido e 1,8 chili di insetticida gel – 123 litri induritore – 45 chili di mastice – 10 chili di impregnante – 1 tonnellata di ipoclorito di sodio – una stima di 2.040 metri cubi di fuel – una stima di 203 metri cubi di gasolio. Per quanto riguarda i dati sui detergenti, si fa riserva di comunicarli in un successivo momento, dovendone rendere intelligibili i quantitativi forniti. si aggiungono inoltre 1272 tipologie di cibi e bevande a bordo. Ogni ora che passa è una compromissione per l’ambiente. Al momento la priorità assoluta è la rimozione dell’elemento inquinante.

Tutela del consumatore: dopo la Cina ora la Tunisia vuole invadere l’Italia. 1.486 paia di pantaloni da uomo importati illegalmente
Da anni ormai i nostri mercati sono letteralmente invasi dalle importazioni cinesi a prezzi concorrenziali: dalle pelletterie all’oggettistica, dai giocattoli ai cosmetici, dall’elettronica al tessile; ma diffusione e prezzi limitati nascondono talvolta problemi di illegalità, sfruttamento del lavoro, utilizzo di sostanze nocive alla salute. Ora tocca ai prodotti tunisini dopo quelli cinesi. Ieri funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Civitavecchia hanno sequestrato 1.486 paia di pantaloni da uomo, in lana e cotone, con falsa indicazione “Made in Italy”, per un valore di circa 21.000 euro. Il sequestro della merce, prodotta in Tunisia, è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria, ai sensi dell’art. 517 del Codice Penale (vendita di prodotti con segni mendaci). L’operazione ripropone, ancora una volta, il tema della concorrenza sleale da parte di imprenditori che operano con prodotti contraffatti in danno a imprese italiane, i cui modelli rappresentano prodotti di punta nel mondo della moda. Sicuramente non si tratterà di un caso isolato bensì di un nuovo filone che le autorità dovranno affrontare per combattere questo specifico genere di illegalità.

Sindrome di Down: una speranza per tutti. Si laurea la prima ragazza italiana affetta da questa patologia
Una notizia che riaccende la speranza quando la forza di volontà può realizzare  tutto o quasi tutto. Giusi Spagnolo, di soli 26 anni, è la prima donna affetta dalla Sindrome di Down a laurearsi in Italia. Un bellissimo record che è riuscita ad ottenere grazie alla sua grinta. Pensate che quando era una bimba e la definivano con la sua malattia, lei puntava i piedi e diceva: “io non sono Down, sono Giusi!” ed ora la sua personalità l’ha affermata nel migliore dei modi. E’ noto in medicina che, è molto difficile o pressoché impossibile che chi è affetto da sindrome di Down, riesca a raggiungere elevati livelli di istruzione ma a volte la caparbietà e la voglia di realizzarsi superano ostacoli apparentemente insormontabili.

Allarme virus: il killer denominato “Schmallenberg“ è stato isolato da bovini infetti e piccolo bestiame nell’Unione europea. Potenziali implicazioni per la salute umana
All’ inizio del mese di novembre 2011, è stato rilevato un nuovo orthobunyavirus isolato da bovini infetti in Germania, denominato provvisoriamente virus Schmallenberg. Simili risultati di analisi sono stati segnalati dall’Olanda, dove alcuni agnelli, nati con conseguente malformazioni congenite, sono stati infettati dal virus quando erano nell’utero. In base alle conoscenze attuali, non è possibile confermare o escludere una relazione causale tra la rilevazione de nuovo orthobunyavirus ed i sintomi clinici osservati nei bovini e il bestiame di piccola taglia. Le indagini epidemiologiche, immunologiche e microbiologiche sono in corso in Germania e Paesi Bassi. Secondo le autorità sanitarie di Germania e dei Paesi Bassi, possono essere previsti ulteriori casi nei bovini e bestiame di piccola taglia. La capacità diagnostica è attualmente limitata a una RT-PCR in tempo reale, che deve essere riconvertita ulteriormente. Appena migliorati i metodi diagnostici, tra cui la sierologia, faciliterà l’identificazione delle aziende colpite e le  aree geografiche interessate. In precedenza, gli orthobunyaviruses geneticamente simili non hanno causato malattia negli esseri umani. Alla  data del 25 gennaio 2012 la malattia è stata rilevata in bovini, ovini e caprini dei Paesi Bassi, Germania, Belgio e, più recentemente, negli ovini del Regno Unito. La malattia causa transitori segni clinici nei bovini adulti (febbre, diarrea, resa lattiera ridotta ecc.) e malformazione congenita negli animali appena nati. Il virus si trasmette principalmente tramite i moscerini. Le indagini epidemiologiche, immunologiche e microbiologiche sono in corso nei paesi colpiti e la  sorveglianza degli animali è stata rafforzata anche nei paesi vicini. Ad oggi il virus non ha dimostrato di provocare malattie nell’uomo. Pertanto, la malattia negli esseri umani è improbabile, ma non può essere esclusa in questa fase. I servizi di salute animale e umana stanno collaborando strettamente per assicurare il rilevamento rapido di qualsiasi cambiamento nell’epidemiologia negli animali e negli esseri umani, in particolare nelle persone con stretti contatti con gli animali (agricoltori, i veterinari, ecc.).

Contro le false liberalizzazioni di Monti: tuteliamo gli assicurati-danneggiati e i carrozzieri
Le assicurazioni riescono anche a inserirsi nel Decreto Liberalizzazioni con una norma che lede il diritto danneggiato ad ottenere il risarcimento integrale costringendolo a scegliere tra un riparatore imposto dalla compagnia o un risarcimento decurtato del 30%  nel caso volesse rivolgersi al proprio carrozziere di fiducia. La conseguenza immediata e devastante dell’approvazione di una norma così ingiusta e infondata sarà la chiusura di migliaia di imprese artigiane non convenzionate con le assicurazioni che, operando in un regime di oligopolio, domineranno incontrastate il mercato della riparazione. Tale infausto scenario, alimentato anche dalla recente e discutibile fusione tra Unipol e Fonsai, era stato ampiamente previsto, durante l’audizione del 29 settembre 2010, dall’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, allora presidente dell’AGCM, con le testuali parole: “Ancora è opportuno approfondire il significato di prassi contrattuali poste in essere da alcune compagnie volte a promuovere, come unica modalità, il risarcimento in forma specifica e senza, nella sostanza, consentire i risparmi di spesa che la legge avrebbe richiesto. Queste prassi, se poste in essere da operatori dominanti o da insiemi di imprese con un’elevata quota di mercato complessiva, possono presentare problemi sotto il profilo concorrenziale soprattutto nei rapporti con le officine di riparazione: sistemi di convenzionamento irragionevolmente selettivi potrebbero causare pregiudizi ai riparatori esclusi; Il formulato è quindi fortemente distorsivo della concorrenza ed è inoltre in netto contrasto con la relazione del Consiglio economico e Sociale dell’Unione Europea del 6 dicembre 2010 mirante a garantire la libertà di scelta del proprio artigiano di fiducia. E’ inoltre  un un grave errore consolidare la procedura di risarcimento diretto che, a cinque anni dalla sua applicazione, ha favorito: l’abbandono delle migliori tecniche per l’accertamento del danno, ridotto la presenza degli ispettorati sul territorio, il ploriferare di frodi e speculazioni, consentito una “cartolarizzazione” dei risarcimenti e la conseguente l’esplosione dei premi delle polizze. Tutto ciò è accaduto quando ben quattro pronunce della Corte Costituzionale (Ordinanze 205/08, 154/2010, 192/2010 e Sentenza 180/09), hanno inequivocabilmente stabilito che la procedura è facoltativa. La strada maestra sia, quindi, quella di rendere il danneggiato libero scegliere il percorso per ottenere l’integrale risarcimento. In alternativa si rottami in toto, non solo per i sinistri con lesioni come era stato proposto nella bozza del decreto, una procedura rivelatasi completamente fallimentare. Questa la ricetta per una vera liberalizzazione del settore RC auto cui si deve aggiungere: b) Il varo di un’agenzia antifrode in campo assicurativo solida e indipendente; c) Ancorare, quale riferimento minimo per la liquidazione del danno alla persona, le tabelle di Milano, come riconosciuto dalla Cassazione al fine di fugare le tendenze involutive manifestate negli ultimi tempi.

Tutela del consumatore: traffico aereo in frenata in Italia e nel mondo mentre sono in forte aumento casi  di aggressività sui voli. I problemi più frequenti riguardano i passeggeri che hanno ecceduto nel consumo di alcool. Emblematico il caso di Gerard Depardieu che ubriaco ha fatto la pipì in aereo davanti ai passeggeri
Dopo mesi di crescita sostenuta, a novembre 2011 il traffico passeggeri in Italia si è fermato a un modesto +0,3% rispetto allo stesso mese del 2010. Un risultato ben lontano dalla media registrata da inizio anno, pari al +6,7%. Secondo gli ultimi dati diffusi da Assaeroporti, la flessione è dovuta all’andamento dei voli internazionali (-1,1%), per la prima volta in negativo nel 2011, mentre i passeggeri continuano ad aumentare sui voli nazionali (+2,4%), anche se in misura inferiore rispetto ai mesi precedenti. La persistente incertezza economica, porterà probabilmente a un ulteriore indebolimento del mercato aereo nel 2012. Si segnala, in particolare, il calo di traffico nei due principali aeroporti del Paese: Roma Fiumicino (-0,7%) e Milano Malpensa (-5,6%). Fiumicino, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte degli altri terminal italiani, ha perso passeggeri sui voli nazionali, guadagnandone invece sui voli internazionali. Male, tra i primi dieci scali per numero di passeggeri, anche Bologna (-7,2%) e Roma Ciampino (-2,6%). Buone percentuali di crescita per Milano Linate (+4,1%), Bergamo Orio al Serio (+5%) e Catania Fontanarossa (+5,6%). Scorrendo i risultati della top ten degli aeroporti italiani, solo Venezia mostra un incremento del traffico a doppia cifra (+36,5%), dovuto, è bene ricordarlo, allo spostamento sul Marco Polo dei voli dell’Antonio Canova di Treviso, chiuso per lavori di adeguamento da giugno a dicembre 2011. Tra gli scali più piccoli, pare inarrestabile la marcia di Rimini, +87,1% a novembre; complessivamente, il traffico del Federico Fellini è cresciuto del 64,7% dall’inizio dell’anno. Compagnie di linea e low cost, italiane e straniere, hanno aperto nuove rotte sull’aeroporto romagnolo negli ultimi due anni. Il traffico ha beneficiato in particolare della costante crescita dei flussi dalla Russia, grazie ai collegamenti con le principali città di questo paese, ma l’aumento riguarda tutte le destinazioni, sia sui voli nazionali che su quelli internazionali. Dati positivi sono giunti anche da Brindisi (+15,4%) e Lamezia Terme (+16,4%).Ancora in sofferenza Trapani Birgi (-16,7% a novembre), penalizzato fino a qualche mese fa dalle restrizioni ai voli civili imposte dalla guerra in Libia. La domanda internazionale, -1,5% rispetto a ottobre, è apparsa in maggior affanno rispetto alla domanda di voli domestici (+1,3% su ottobre). Esistono tuttavia nette differenze tra le diverse regioni mondiali. Le aerolinee nordamericane hanno registrato una contrazione del -1,2% rispetto a novembre 2010; pare quindi che la ripresa dell’economia USA nel quarto trimestre non abbia ancora avuto conseguenze sulla domanda passeggeri. La crescita più forte è stata registrata in America Latina (+8,8%) e Medio Oriente (+9,8%), grazie alla forza dell’economia sudamericana da un lato e ai prezzi competitivi praticati dalle aerolinee mediorientali sui voli a lungo raggio dall’altro. La domanda in Europa (+4,9%) è sostenuta dalle esportazioni di alcuni paesi come la Germania, che hanno dato impulso ai viaggi d’affari. Ciononostante, la crescita resta al di sotto di quanto registrato a ottobre (+6,4%), mentre le previsioni di mercato per l’area sono tutt’altro che allettanti a causa delle incertezze dell’eurozona. Crescita moderata per le compagnie dell’area Asia e Pacifico (+2,4%) e africane (+2,6%). Mentre in controtendenza è il numero di passeggeri irrequieti in forte aumento, che richiedono interventi speciali del personale o addirittura delle forze dell’ordine. Per esempio una compagnia di bandiera elvetica nel 2011 ha infatti registrato 449 casi di “unruly passengers”, ossia passeggeri che creano problemi in aeroporto o all’interno del velivolo, con un aumento rispetto all’anno precedente del 30%. La percentuale di passeggeri scalmanati è salita da 2,4 a 2,9 ogni 100’000 viaggiatori. Tra i casi citati, si narra di un volo tra Delhi e Zurigo che ha dovuto essere annullato a causa di un passeggero con problemi psichici che era andato in escandescenze o come nel caso di Gerard Depardieu che ubriaco ha fatto la pipì in aereo davanti ai passeggeri. Ma i problemi più frequenti riguardano i passeggeri che hanno ecceduto nel consumo di alcool e quegli che sono stati fermati che volevano fumare a bordo, oltre gli interventi per attacchi verbali nei confronti del personale di bordo. In molti casi i passeggeri introducono illegalmente nell’aereo degli animali. Si registrano poi abbastanza spesso litigi dovuti al mancato spegnimento di telefonini e notebook. Negli aeroporti è quindi aumentata la soglia di attenzione, per cui sempre più spesso è già il personale a terra a bloccare i passeggeri potenzialmente pericolosi. Infatti nel 2011 a molte persone non è stato consentito l’accesso a bordo dell’aereo malgrado fossero fornite di regolare biglietto.

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (27 gennaio 2012)

Discriminazioni sul lavoro: divieto di discriminare lo straniero escludendolo dal Servizio Civile Nazionale
Lo ha stabilito il  Tribunale di  Milano, sez. lavoro, con l’ordinanza  del 12.01.2012 che sottolinea il carattere discriminatorio della limitazione alla partecipazione al bando del 20 settembre 2011 per la selezione di volontari da impiegare in progetti di servizio riservata esclusivamente a cittadini italiani. Secondo il giudice “ L’uso del termine cittadino previsto dall’art. 3 del D.Lgs. n. 77/2002 tra i requisiti necessari per l’accesso al Servizio Civile Nazionale, deve essere riferito non al soggetto munito di cittadinanza, ma al soggetto che appartiene in maniera stabile e regolare alla comunità e che in quanto tale può vedersi esteso anche a lui il dovere di difesa della Patria quale dovere di solidarietà politica, economica e sociale ex art. 2 della Cost.”. Nel caso di specie il ricorrente, un cittadino pakistano di 25 anni residente in Italia da ormai 15 anni, pur avendo presentato domanda per la partecipazione al bando chiedendo di essere ammesso al servizio civile presso l’ente Caritas Ambrosiana, riceveva la comunicazione di non poter essere inserito nella graduatoria ai fini della selezione in quanto privo della cittadinanza italiana. L’attore proponeva ricorso al Tribunale di Milano chiedendo di dichiarare il carattere discriminatorio dell’articolo 3 del D.Lgs. n. 77/2002 nella parte in cui si richiede la cittadinanza italiana. Resisteva al ricorso la presidenza del Consiglio  dell’ ufficio Nazionale per il servizio civile, replicando che il Servizio Civile Nazionale, prestato su base volontaria, è da porsi in posizione parallela con il servizio militare per cui la limitazione all’accesso ai soli cittadini italiani è giustificata dal fatto che entrambi sono finalizzati a garantire la difesa della Patria con o senza mezzi militari. Mentre secondo il Tribunale la struttura dell’attuale Servizio Civile nazionale ha una struttura del tutto autonoma e priva di ogni collegamento sia con il servizio militare sia con il precedente servizio civile utilizzato per gli obiettori di coscienza che con la sospensione della leva obbligatoria avvenuta nel 2005, sono venuti meno i presupposti per il servizio civile sostitutivo prestato dagli obiettori di coscienza. Infatti, si legge nella ordinanza, l’attuale Servizio Civile Nazionale viene istituito come servizio su base esclusivamente volontaria, rimanendo invece il servizio militare e quindi l’obiezione di coscienza fondati sull’obbligo di legge di cui all’art. 52, comma 2 della Costituzione. Alla fine il giudice ha sentenziato che il dovere di difendere la Patria deve essere letto alla luce del principio di solidarietà come espresso dall’art. 2 della Cost. chiamando la persona ad agire non solo per l’imposizione di un’autorità, ma anche per libera e spontanea espressione della profonda socialità che caratterizza la persona stessa. Quindi, il servizio civile si configura, secondo i giudici di merito, come forma spontanea di adempimento del dovere costituzionale di difesa della Patria. Quest’ultimo si collega al dovere fondamentale di solidarietà sociale al quale secondo l’art. 2 della Costituzione sono chiamati tutti coloro che vivono sul territorio nazionale avendo scelto liberamente di porvi la loro stabile residenza. Da qui il carattere discriminatorio della limitazione richiamata e la conseguente decisione del Tribunale di sospendere le procedure di selezione, modificando il bando di concorso escludendo il requisito della cittadinanza e consentendo l’accesso agli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia, fissando un nuovo termine per le domande. Si tratta, tuttavia, di una “sentenza storica in materia di discriminazioni, la prima nel suo genere, relativa al principio della parità di trattamento fra cittadino italiano e straniero in materia di occupazione ed impiego, che ha reso più efficace il contrasto alle discriminazioni.

Tecnologia: ecco  le tv a schermo trasparente
La tecnologia prosegue nella sua corsa nell’innovazione tecnologica per il settore degli schermi, e si  pensa già alle prime tv a schermo trasparente. Non è un segreto che da un po’ di tempo la Samsung sud coreana stia lavorando in questo senso, ma la commercializzazione di questo prodotto potrebbe arrivare prima di quanto si pensi. Al CeBit (il più importante evento mondiale per l’Information and Communication Technology) Samsung era presente con alcuni dei suoi nuovi prodotti. Si tratta, tuttavia, di uno schermo LCD completamente trasparente. Per evidenziare la trasparenza del proprio display Samsung ha posizionato un plastico alle spalle del televisore, e l’effetto è davvero suggestivo.

Allarme gioco d’azzardo in Italia. Quattro italiani su dieci giocano d’azzardo.  Più a rischio gli uomini giovani
Ha il marchio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr), l’allarmante studio pubblicato su Springer Science sulla diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo nel Nostro Paese. La fotografia del giocatore tipo è quella di un maschio, titolare di licenza media inferiore, bevitore di alcolici e fumatore. I soggetti più a rischio, però, sono i giovani giocatori, che abusano anche di farmaci tra i quali i tranquillanti. La coordinatrice della ricerca dell’Ifc-Cnr dottoressa Sabrina Molinaro, ha specificato che – quella che possiamo considerare con un aggettivo come spaventosa – la percentuale del 42% della popolazione campionata di età compresa tra i 15 e i 24 anni ed i 25 e 64, risulta aver giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi. Tale cifra, rapportata al numero di residenti in Italia è sconvolgente se si può considerare che all’incirca 17 milioni di persone risultano essere coinvolte dal gioco d’azzardo, che a ragione, può essere considerata una vera e propria epidemia sociale che condiziona la vita di troppe famiglie italiane. Le statistiche indicate nella ricerca sono eloquenti delle condizioni sociali in cui si diffonde il fenomeno e sulla particolare incidenza tra i giovani: il 36% dei 15-24enni ha dichiarato di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi e quindi per un totale 2,2 milioni di giovani adulti, di questi ben il 27% sono i cosiddetti giocatori sociali e il 9% di problematici, questi ultimi per un  totale di 500 mila persone. Se i ragazzi, quindi, giocano di meno in generale, sono però i più esposti rispetto agli adulti a situazioni di gioco problematico. Tant’è che gli adulti che affermano di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi sono il 45% (per un totale di 15 milioni), tra il 37% che non presenta criticità, mentre l’8% può essere inserito nella categoria dei problematici. Come già sottolineato ad essere più soggetta, secondo un precedente studio del Cnr Ipsad-Italia tra il 2007-2008, è la popolazione maschile, in ciascuna delle fasce di età prese in considerazione: gli uomini giocatori sono il 56% tra i 15-24enni e il 54% tra gli adulti. Il 10% dei giovani maschi giocatori rischia di sviluppare dipendenza da gioco d’azzardo, cioè cinque volte di più rispetto alle coetanee, anche se la popolazione femminile ha probabilità doppia di cadere nel gioco problematico rispetto agli uomini nella fascia 25-64. Secondo la studiosa del CNR tra le ragioni per cui vi sia tale predominanza di genere debbano essere “ricercata nel marketing, orientato soprattutto verso i maschi, con un’offerta vasta di scommesse sportive, poker on-line, slot-machine. Solo di recente la pubblicità si rivolge alle donne con giochi come il bingo, gratta e vinci, lotto, superenalotto”. Alla luce di questi dati, si è ancora più determinati nella battaglia contro il gioco d’azzardo ed in particolare contro l’incentivazione di questo fenomeno da parte dello Stato e per tali ragioni si rivolge al  governo affinché si assuma le proprie responsabilità e ponga fine a questa piaga sociale limitando drasticamente il ricorso a questo tipo di strumenti quali “Gratta & Vinci”, “Superenalotto”, Lotterie istantanee, scommesse, che invitano il cittadino all’indebitamento, specie dietro al falso mito della “Fortuna”, perché le esigenze di cassa dello Stato non possono mai giustificare la disgregazione di un così alto numero  di famiglie italiane.

Capitali in nero attraversano il confine italiano ogni giorno
Il fenomeno si sta intensificando anche ai valichi di frontiera dove la Guardia di Finanza ha già sequestrato dall’inizio dell’anno più di 5 milioni di euro di valuta non dichiarata in entrata e uscita dall’Italia. Si tratta per lo più di contanti e di denaro sporco nelle mani più che altro di stranieri che non ha nulla a che vedere con il fenomeno della fuga di capitali verso l’estero tramite i normali canali bancari, giacché la legge non consente l’esportazione di valuta per più di 10 mila euro, cifra che dovrebbe comunque essere giustificata in dogana in rispetto delle leggi antiriciclaggio. Tuttavia queste cifre sono indicative di quanto l’esportazione di capitali abbia assunto ultimamente connotazioni preoccupanti, dato che solo l’anno scorso la cifra sequestrata ai valichi di frontiera non aveva superato i 2,5 milioni di euro. E’ proprio ieri i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Bari hanno scoperto in tre distinte operazioni, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza, valuta non dichiarata per un totale di 179.800 euro. Un cittadino albanese e uno kosovaro hanno tentato di imbarcarsi per l’Albania rispettivamente con 58.000 euro e con 16.000 euro. Un cittadino albanese, invece, sbarcato da una motonave proveniente dall’Albania, aveva con se 105.800 euro. In tutti e tre i casi, i trasgressori si sono avvalsi della facoltà di effettuare l’oblazione immediata, che consente di estinguere la violazione  mediante il pagamento di una somma pari a 5% dell’importo eccedente il limite consentito di 10.000 euro. La stampa non ne parla e i media trascurano il fenomeno, ma dalle isolate ma quotidiane notizie che appaiono, specie sui media locali, un fiume di denaro in piena starebbe uscendo ed entrando dai confini italiani per finire chi sa dove sottraendosi alla giusta tassazione con ciò causando un danno all’erario e come al solito ai cittadini onesti.

Tutela del consumatore: i preservativi contraffatti. Il fenomeno si sta intensificando  
Seconda la Durex, infatti, colosso mondiale dei profilattici, sono in circolazione condoms cinesi taroccati, che imitano in tutto e per tutto la confezione di alcuni tipi di prodotti della Durex, ma che si rompono 10 volte piu’ facilmente di quelli autentici. Le vendite delle imitazioni avrebbero raggiunto le centinaia di migliaia di scatole. La Durex spiega che i preservativi cinesi odorano di gomma, quando si apre la bustina che li contiene, mentre quelli di loro produzione sono inodori. Il capo marketing dell’azienda nel Regno Unito, Chris Bonniss, ha avvertito che le copie sono quasi indistinguibili dagli originali. “I tipi Extra Safe e Fetherlite sono stati riprodotti a perfezione. Ma abbiamo fatto test che dimostrano che le copie si rompono 10 volte piu’ facilmente”, ha ribadito più volte il dirigente della Durex. Bonniss ha detto che le scatole cinesi possono essere riconosciute dalla scarsa qualita’ di stampa delle scritte: le “c”, in particolare, sembrano il simbolo dell’euro. Proprio ieri i funzionari della Dogana di Gioia Tauro, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’azione di repressione delle attività illegali per la tutela della salute dei consumatori, hanno sequestrato 90.000 profilattici con marchio contraffatto, nascosti dietro un carico di merce varia. La merce, proveniente dalla Cina, era destinata al mercato albanese. Adesso tra i banconi dei supermercati e su internet è cominciata la caccia ai prodotti falsi. Anche perché i rischi per la salute non sono certo da sottovalutare.

Alcol e droga: in Svizzera passa una norma che pone le spese sanitarie a carico di ubriachi e tossicomani
La lotta all’abuso di alcol e droghe può segnare un importante passo ed una novità della quale si è per la verità già discusso in passato. Tant’è che nella vicina Svizzera è già avanti l’iter parlamentare relativamente ad una norma che farà discutere ma che potrebbe avere un effetto disincentivante per tutti coloro che abusano di alcol e droghe sino a ricorrere alle cure mediche a carico dello Stato. Nello stato d’oltralpe, infatti, la commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati con 7 voti contro 2, ha approvato un’iniziativa parlamentare secondo cui poiché il consumo eccessivo di alcool e di droga rientra nella responsabilità individuale, le persone che abusano di alcool o di sostanze stupefacenti devono assumere esse stesse i costi terapeutici, medici e amministrativi, nonché di permanenza in una cella di disintossicazione. Pur ritenendo eccessiva tale tipo di disposizione che non rileva la necessità della finalità sociale del recupero di alcolisti e tossicodipendenti cronici e l’obbligatorio intervento dello Stato per sostenere anche con le proprie risorse tutte quelle persone che devono essere ricondotte ad una vita normale, si ritiene che una norma simile possa essere applicata in tutti quei casi di sbornia o intossicazione occasionale, ponendo interamente a carico di tutti quei cittadini, in gran parte giovani, i costi di ricovero e le spese sostenute dal servizio nazionale, tanto da poter generare un importante effetto deterrente ed educativo soprattutto contro le cosiddette bravate del “sabato sera”.

Allarme povertà: è solo una percezione diffusa o in Italia aumentano i ladri per fame e i suicidi?
Non sono più casi isolati quelli di pensionati beccati nei supermercati a rubare per fame, dalle bistecche a qualsiasi genere di prima necessità, a volte pochi prodotti per pochissimi euro, o ancor peggio i cittadini che si  stanno suicidando in conseguenza dell’aggravarsi della crisi economica: gli ultimi casi più eclatanti quello dell’anziano barese gettatosi dal balcone a seguito di una richiesta di recupero crediti da parte dell’Inps e del noto imprenditore catanese che si è impiccato dopo aver assunto un cocktail di psicofarmaci perché non era riuscito a pagare i propri dipendenti. Il boom di furti nei supermercati, la catena di drammi o di tragici eventi, che si sussegue e che viene riportata dalle cronache italiane che non possono nascondere quanto quotidianamente accade dipinge un quadro a tinte fosche che ci obbliga a sottolineare che è giunto il momento in cui non si può più far finta di nulla, è giunto il momento nel quale il governo prima dello spread, dei Bot, ha l’obbligo di pensare alle condizioni minime di sopravvivenza di una nazione a partire dal diritto alla casa e ad un reddito minimo garantiti a tutti e mantenere in piedi un sistema di welfare che inizia a fare acqua per un Paese che si vanta ancora di appartenere alle otto più grandi potenze economiche.

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L’IdV porta in Consiglio Regionale la questione ex Sadam

Nell’ormai lontano mese di novembre del 2005 lo zuccherificio di Campiglione di Fermo di proprietà della Eridania Sadam S.p.A. cessava la sua attività di produzione. Quasi due anni dopo, a luglio del 2007, tra la società ed i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e degli enti locali veniva sottoscritto un accordo di riconversione produttiva che prevedeva, tra l’altro, la realizzazione di una centrale ad olio vegetale ed un impianto per biogas. Con lo stesso documento venivano salvaguardate 25 unità lavorative da impiegare in questi impianti che sarebbero dovuti sorgere nell’ambito del Comune di Fermo.
Dopo varie vicissitudini e l’esame di vari siti, l’area di intervento è stata individuata sullo spazio dove sorgeva l’ex zuccherificio Sadam a Campiglione di Fermo.
A quattro anni e mezzo di distanza siamo però ancora al punto di partenza con due questioni fondamentali ancora aperte e che rischiano di esplodere definitivamente: da una parte la situazione di 30 famiglie per le quali un provvidenziale accordo Ministeriale del recente 21 dicembre, avvenuto a seguito di un incontro con il Presidente della Provincia di Fermo Cesetti, ha prolungato di un anno gli ammortizzatori sociali, dall’altra il notevole impatto ambientale che gli impianti previsti provocherebbero nell’area individuata, trattandosi di una zona altamente urbanizzata. Questa scelta ha già provocato le netta contrarietà di tutti i residenti nella frazione fermana e creato forte agitazione tra le popolazioni limitrofe.
Va aggiunto, inoltre, che nelle immediate vicinanze è prevista la costruzione del nuovo Ospedale di Zona di Fermo cui la contiguità degli impianti non contribuirà a rendere certa-mente salubre l’ambiente.
Grazie alla Vice Presidente Paola Giorgi che si è fatta carico di approntare una specifica interrogazione al Presidente Spacca, l’intera questione della ex Sadam approderà nei prossimi giorni nell’assise regionale al fine di dare una risposta definitiva sia al piano di riconversione industriale, sia alla reintegrazione degli operai rimasti abbandonati in questa ‘strana e molto discutibile’ vicenda politica.
Ancora una volta sarà ribadita la forte e decisa attenzione dell’Italia dei Valori per l’occupazione e per il rispetto dell’ambiente: in questa occasione ad alto livello istituzionale grazie al Vice Presidente del Consiglio Regionale Paola Giorgi ed al suo Capo Gruppo Regionale ai quali vanno il ringraziamento di tutto il Coordinamento Provinciale dell’IdV del Fermano.

Il Coordinamento Provinciale del Fermano dell’Italia dei Valori

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (23 gennaio 2012)

Un’idea rivoluzionaria l’“Alzheimer Café “: in Olanda la malattia non è più un ostacolo. No alle strutture ghetto
L’Alzheimer Café è qualcosa presa in prestito dall’Olanda. Un’idea che sta prendendo piede e che sta interessando tante persone che sono, direttamente o indirettamente, colpiti dal morbo: l’Alzheimer Café. “Si tratta di una serie di incontri in cui partecipa sia il malato sia il familiare, in cui si ha la possibilità di porre domande, di confrontarsi in un ambiente ricreativo e formale”. Uno di questi luoghi è ad Hogewey, a est di Amsterdam. A vederlo da fuori potrebbe sembrare un edificio scolastico come tanti. Anonimo e grigio, il centro di accoglienza tutto dedicato ai malati di Alzheimer, è situato tra due complessi residenziali. Ma l’apparenza inganna. Una volta entrati nel centro si scopre un mondo accogliente, fatto di colori e di sorrisi. E’ una sorta di piccolo paese in cui si trova di tutto: un piccolo supermercato (dove l’ospite può comprare ciò che necessita in compagnia di una infermiera), un salone di parrucchiera, una sala per concerti, un teatro, un parco, diverse sale di ritrovo. Gli ospiti sono liberi di mangiare quando ne sentono la necessità, di muoversi nel centro come e quando vogliono. L’atmosfera sembra rilassata e le visite familiari diventano occasione per allargare le proprie possibilità di scambio e la propria cerchia di conoscenze. Un ambiente stimolante, senza dubbio, ma anche sicuro. Ogni stanza è sorvegliata di notte, attraverso un sistema di ricezione audio (e non video per tutela della privacy) centralizzato, che permette ai sorveglianti di far scattare la visita di medici e infermieri, qualora ci fossero lamentele o qualcosa di anomalo provenire dalle camere. In Italia le persone colpite dal morbo di Alzheimer e da altre forme da demenza sono circa 800.000. Un numero importante e, con l’invecchiamento costante della popolazione previsto per i prossimi decenni, sicuramente destinato ad aumentare. In Italia una struttura simile a quella olandese non esiste. Si predilige la politica del mantenimento al domicilio in molti casi con l’aiuto delle badanti, persone cioé che vivono insieme alla persona colpita, che si concentrano nel mantenimento di relazione con la famiglia. È un’offerta diversificata, che va incontro sia alle esigenze del malato sia a quelle delle famiglie e che tutela la vita affettiva della persona colpita e dei suoi familiari, piuttosto che la creazione di strutture apposite, che rischiano di diventare dei ghetti. Il legame alla realtà del malato, che fa parte della sua storia, della sua vita, nelle prime due fasi della malattia è importantissimo.

Prostituzione: nel mondo 42 milioni di prostitute, una ogni 60 uomini di cui 2 milioni di bambini. Lo indica il rapporto della Fondazione Scelles    
È a dir poco sconcertante il rapporto mondiale sullo sfruttamento sessuale pubblicato dalla Fondazione Scelles, impegnata contro questa piaga sociale. Sono, infatti, da capogiro le cifre relative, se si pensa che sul nostro pianeta sono tra 40 e 42 i milioni di persone che si prostituiscono. Ma ancora più raccapricciante è il numero di quelle di età compresa tra i 13 e i 25 anni che sarebbero addirittura i tre quarti del totale. Se con il rapporto in commento l’intento della Fondazione Scelles, era quello di dimostrare, cifre alla mano, il dilagare di un fenomeno negativo per la società e per i singoli cittadini coinvolti, l’obiettivo è stato raggiunto perché a fronte di una popolazione mondiale di 7 miliardi d’individui ben 40-42 milioni ne sono coinvolti con una diffusione che tocca inevitabilmente ogni continente. Basti pensare che nella sola Europa occidentale sono tra 1 e 2 i milioni di persone coinvolte, con ben nove su dieci che dipenderebbero da un protettore e con una percentuale di donne vicina all’80%.  Il continente asiatico farebbe la parte da leone nella drammatica classifica della diffusione della piaga sociale, con una percentuale pari al 56 % del totale, mentre la metà delle persone sfruttate sarebbero minorenni. Ancora più raccapriccianti il dato fornito sul numero di bambini che cadono nella malvagia spirale degli sfruttatori: sarebbero ben due milioni, anche se non sarebbe dato sapere se sia un fenomeno in crescita o meno, per come sostiene il presidente della Fondazione Yves Charpenel. Una curiosità in negativo è data anche da un dato preoccupante affrontato dal rapporto in merito alla crescita della diffusione del fenomeno in occasione di eventi sportivi internazionali di particolare rilevanza. Basti riportare la memoria ad un evento europeo,  i Mondiali di Germania del 2006 quando i media comunicarono le polemiche sorte in conseguenza della nascita di veri e propri sex-center nei pressi degli stadi.  Mentre più recentemente, durante il 2010, è stato segnalata dalle cronache un aumento impressionante delle reti che gestiscono la prostituzione proprio in occasione dei Giochi Olimpici di Vancouver e dei Mondiali di calcio in Sudafrica, dove secondo stime alle 100.000 prostitute già residenti nello stato africano se ne aggiunsero altre 40.000. Se il mondo del calcio e quello dei Giochi Olimpici sono identificati come i teatri più conosciuti dello sfruttamento sessuale, non sarebbero da meno le gare del circus della Formula 1. Ma gli autori della ricerca si stanno già preparando per comprendere quale sarà la dimensione del fenomeno già alle prossime Olimpiadi di Londra. Per Giovanni D’Agata, i dati illustrati nel citato rapporto, dimostrano la globalità di una piaga che per tale ragione deve essere affrontata globalmente, poiché ancora in troppi paesi, la prostituzione, specie quella minorile, continua ad essere tollerata. Ma è da dire che al di là della legislazione dei singoli stati, alla luce di tali cifre è giunto il momento di una profonda revisione della legislazione internazionale, che dovrebbe imporre sanzioni certe e pesanti per i reati commessi all’estero da parte di migliaia, per non dire milioni di individui che da paesi che si dicono civilizzati si spostano in note località del mondo per essere impunemente coinvolti nello scandalo, mai sopito del turismo sessuale.

Trivellazioni petrolifere: il governo con le multinazionali del petrolio  e contro l’ambiente   
Ci aspettavamo che tra le liberalizzazioni tanto agognate ci dovessero essere provvedimenti a favore dell’energie rinnovabili, per facilitare la diffusione dei mini impianti sulle case e sui capannoni industriali e renderci tutti finalmente liberi dai dicktat delle multinazionali dell’energia ed invece con estremo sconforto apprendiamo che questo governo si schiera apertamente con quelle del petrolio e contro la volontà di milioni di cittadini che si stanno mobilitando contro le trivellazioni nei nostri mari. Parlare di vergogna nei confronti del governo è riduttivo, perché una scelta di tal tipo si pone totalmente a favore delle solite lobbies che confermano di indirizzare le scelte di politica ambientale ed energetica del Paese ed in aperto contrasto con la volontà della cittadinanza che chiede a gran voce un mare libero dal petrolio e da ogni rischio ambientale. Per tali ragioni, lo “Sportello dei Diritti” ed il comitato spontaneo salentino “No  Mare  Nero” di cui lo “Sportello” è uno dei promotori assieme all’IDV della provincia di Lecce, sostengono con maggiore forza l’iniziativa di sabato 21 a Monopoli per rilanciare tre secchi no: NO al Petrolio! No all’energia sporca! NO alle Multinazionali!.“

Protesi PIP: campagna per una chirurgia estetica più sicura  
La ricerca della bellezza, dell’eterna vita, ma anche necessità di natura medico-sanitaria, spingono sempre più cittadini a ricorrere al bisturi dei chirurghi estetici. Certo però che alla luce dello scandalo internazionale delle protesi PIP e nonostante la continua evoluzione della tecnica di settore che ha comportato la riduzione dell’invasività dei trattamenti e dei rischi o complicanze, è un dato di fatto che la soglia d’attenzione delle migliaia di soggetti che si rivolgono a cliniche o a singoli professionisti si è abbassata nel corso degli anni facendo sembrare tutto, proprio tutto, quasi nell’ottica dell’ordinaria amministrazione se non nella routine, nonostante si tratti pur sempre di chirurgia. Per tali ragioni si riportano di seguito alcuni semplici accorgimenti che dovrebbero essere verificati da ogni cittadino che intenda sottoporsi a un qualsiasi tipo d’intervento estetico: che sia una liposuzione, una mastoplastica, una rinoplastica o un trapianto capelli, è sempre bene informarsi adeguatamente per non rimpiangere di non averlo fatto prima. Alla base di tutto dovrebbe esserci l’incolumità fisica del paziente, per qualsiasi tipo d’intervento minimamente invasivo e quindi sia che si tratti di chirurgia estetica del corpo che del viso, con la necessità di una visita preliminare, con un’imprescindibile e completa anamnesi sullo stato di salute del paziente ed i relativi accertamenti clinici. Solitamente, secondo quanto sostengono gli specialisti devono essere svolti due tipi di esami: ematochimici e cardiologici, ma in molti casi per particolari tipi d’intervento il chirurgo dovrebbe consigliare anche ulteriori analisi e fra queste esami allergologici e radiologici. Da non sottovalutare anche un ulteriore ma non meno importante aspetto preliminare prima di passare sotto i “ferri”: i compiti etici e deontologici dei chirurghi che dovrebbero sentirsi obbligati ad analizzare le intenzioni e le aspettative del paziente e sondare quanto queste possano corrispondere con i risultati ottenibili. Ma venendo alle varie fasi cui dovrà sottoporsi il paziente per la buona riuscita di quanto desiderato, è noto che l’atto chirurgico è il momento centrale e stabilisce di fatto il buon esito dell’intervento. Oltre alla necessaria competenza e professionalità del chirurgo o dell’equipe, la tecnologia utilizzata, è la “sicurezza” la parola d’ordine che deve dominare questa fase. Va da sé che il monitoraggio continuo del paziente dev’essere effettuato in tutte le fasi operatorie, in una sala operatoria necessariamente dotata di tutte le strumentazioni mediche anche per poter intervenire adeguatamente nel caso di qualsiasi emergenza dovesse presentarsi. Superfluo dire che la presenza di un gruppo di continuità è d’obbligo anche perché è garanzia del funzionamento continuo delle apparecchiature ritenute indispensabili all’incolumità del paziente, le luci di emergenza e i dispositivi di monitoraggio in caso di black out o riduzione della corrente nell’impianto elettrico, che deve essere dotato di apparecchiature in grado di segnalare acusticamente eventuali dispersioni energetiche. Ulteriori elementi imprescindibili per una corretto svolgimento dell’operazione sono l’impianto di aspirazione dell’aria, che garantisca un continuo ricambio forzato di aria pura,  nonché la certezza dell’assoluta sterilità degli ambienti operatori e degli strumenti. Per quanto concerne l’equipe medica e paramedica che supervisionerà le varie fasi è ovvio che i singoli soggetti devono necessariamente possedere le professionalità specifiche in grado di monitorare e coprire con competenza ogni singola fase dell’intervento, compreso il postoperatorio. Chiaramente all’interno dello staff le figure professionali determinanti ai fini della sicurezza del paziente, sono quelle del chirurgo e dell’anestesista, che nel primo caso, ovviamente, dovrà avere una conoscenza specifica dell’anatomia e dovrà essere aggiornato costantemente in merito alle continue innovazioni scientifiche in un campo in incessante miglioramento ed in modo da assicurare oltre all’affidabilità, anche risultati estetici sempre più rilevanti. Analogamente anche l’anestesista svolge un ruolo altrettanto basilare anche perché deve garantire la sua  presenza durante tutta la durata dell’intervento anche per far fronte a qualsiasi tipo di emergenza che riguardi le sue competenze. Molti sono, inoltre, gli interventi in day surgery che non necessitano del ricovero. In tal caso è importante verificare il tipo di anestesia praticata che deve essere adeguata al tipo di intervento prescritto, alle caratteristiche del paziente ma anche alle capacità chirurgiche di chi lo esegue. Molti specialisti, nei casi in cui un paziente venga sottoposto ad un intervento superficiale consigliano l’anestesia locale accompagnata da sedazione, in quanto non comporta particolari disturbi e consente una più rapida ripresa post-operatoria. Ciò anche perché viene consentito all’operato il quasi immediato ritorno a casa, evitando tutti i disagi di un ricovero e dell’anestesia totale. Uno degli altri momenti fondamentali, spesso sottovalutati, è costituito dalla fase post operatoria, in quanto anch’essa deve corrispondere a caratteristiche di sicurezza, che discendono inevitabilmente da una corretta ed adeguata informazione del cliente affinché questi conosca preventivamente le prescrizioni e i comportamenti cui dovrà attenersi. A partire dalle medicazioni successive all’operazione che andranno eseguite in un ambiente adeguatamente controllato, al fine di consentire che eventuali circostanze anomale che dovessero presentarsi, vengano immediatamente risolte. È evidente che la conoscenza di ciò che comporterà un intervento spetta anche alla responsabilità del singolo paziente che invitiamo vivamente ad informarsi preventivamente su ogni aspetto e conseguenza dell’atto chirurgico e sulle caratteristiche della struttura cui ci si affida. Ai fini di una più compiuta tutela dei pazienti ma anche per instaurare un rapporto di fiducia con il chirurgo, è  necessario leggere attentamente il modulo del cosiddetto “consenso informato” che dovrebbe garantire le suddette necessità d’informativa del paziente.

Lavoro: 152mila assunzioni entro marzo
A prevederlo è il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro che, per la prima volta nell’analisi riguardante i programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi, introduce per il I trimestre 2012 un nuovo elemento di conoscenza: le uscite di personale dipendente attese nello stesso periodo, pari a 227.500 unità. A seguito di tali uscite, si determina un saldo negativo di 75mila unità, equivalenti a un calo dell’occupazione dipendente nell’industria e nei servizi dello 0,7%. La sofferenza tocca soprattutto l’occupazione nelle piccole imprese, investirà in maniera più consistente il Mezzogiorno e interesserà soprattutto (ma non esclusivamente) i contratti a tempo determinato. A realizzarle saranno quelle oltre 107mila imprese che, nonostante lo scenario congiunturale, legano il rinnovamento o l’espansione della base occupazionale all’andamento della domanda estera (sono circa 25mila le imprese esportatrici che assumono) e alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi (quasi 32mila imprese hanno innovato e programmano, nell’immediato, nuove assunzioni). Si tratta, tuttavia, in larga parte di riattivazioni di contratti in scadenza a fine 2011 o di assunzioni in sostituzione di analoghe figure che hanno interrotto (anche solo temporaneamente) il loro rapporto di lavoro.

Tecnologia: in futuro ricaricheremo il telefonino con le scarpe
Ogni giorno molte persone portano con sé, per lavoro o per svago, telefoni cellulari, lettori mp3, computer portatili e videogiochi. Ma le batterie di queste apparecchiature si scaricano in fretta e spesso ci abbandonano nel momento del bisogno. Inoltre la ricarica di questi stessi apparecchi richiede l’allacciamento, per un lungo periodo di tempo, alle prese di corrente. Questo è contrario all’idea di mobilità e di libertà che associamo a queste apparecchiature, non a caso definite portatili. Ora la scienza, si sa, sta facendo passi da gigante, al punto che fra non molto potremo ricaricarli semplicemente camminando per strada. Come? Trasformando il nostro movimento in energia elettrica. Basta applicare una speciale apparecchiatura alle nostre scarpe. Quando sarà possibile, faremo a meno di trasformatori, di caricabatterie e altri inconvenienti tipo l’impossibilità di ricevere e fare telefonate a causa delle batterie scariche. Faremo alcuni passi, magari di corsa, e quel nostro sforzo diventerà elettricità. La scoperta l’ha fatta uno scienziato americano, il dottor Tom Krupenkin, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Visconsin. Questa soluzione è stata trovata nel movimento che facciamo senza problemi: camminare. Nella suola delle scarpe che sono state utilizzate come prototipo per effettuare gli esperimenti, è stato inserito un’apparecchiatura speciale la cui parte fondamentale si compone di due piccole sacche piene di minuscole gocce di gallistano. Il gallistano è una lega metallica formata da tre elementi chimici: il gallio, l’indio e lo stagno. La particolarità del gallistano è che a temperatura ambiente è liquido, esattamente come il mercurio, che però è molto tossico, mentre il gallistano non lo è per nulla. La caratteristica vincente del gallistano è se sottoposto a oscillazioni, le minuscole gocce di gallistano cedono elettroni, cioè i corpuscoli più piccoli che formano i flussi di corrente elettrica. Questi sono catturati da una speciale trappola per elettroni, chiamata elettrodo. E’ stato così sfruttato questo sistema per creare un piccolo caricabatterie, a sua volta inserito nella scarpa, capace di produrre dieci Watt di energia, sufficiente per la ricarica delle apparecchiature portatili. Il problema stava nel trasferire l’energia elettrica prodotta alle apparecchiature da ricaricare, ma è stato risolto. Dapprima si è pensato ad un cavo per caricare le batterie, ma poi è stato scelto un altro sistema più pratico perché il cavo poteva costituire un ostacolo. La soluzione trovata è simile al telecomando per accendere il televisore e scegliere i programmi. L’altro sistema trovato è quello di inviare impulsi elettromagnetici alle batterie. La parte che emette energia è stata posta sopra il tacco ed è una minuscola antenna. L’apparecchio che riceve energia può essere applicato alla batteria stessa e tenuto in tasca. In un primo tempo saranno messe in vendita calzature appositamente attrezzate con le sacche di gallistano. Con il tempo, quando il sistema avrà avuto successo, i produttori di calzature potranno applicare alle scarpe una specie di predisposizione, cioè un vano di alloggio per il caricabatterie che ognuno potrà inserire liberamente. Del resto, si tratta di un’apparecchiatura piccola e sottile, simile a una scatoletta di fiammiferi”. La realizzazione delle prime scarpe con la tecnologia incorporata potrà avvenire fra alcuni mesi, poichè rimangono da curare solo pochi dettagli, come ad esempio quello di combinare insieme il posto per l’apparecchiatura nelle scarpe con la comodità delle stesse per il piede di chi le indossa, ma il più è fatto.

Strisce pedonali goodbye. Dall’Inghilterra tecnologie alternative per attraversare senza incidenti la strada
Correva l’anno 1951, quando a Slough, nel Berkshire, in Inghilterra un’illuminata amministrazione comunale faceva tinteggiare il manto stradale di bianco alternato all’asfalto quelle porzioni di strada che dovevano essere destinate al passaggio dei pedoni: le strisce pedonali. Sono passati più di sessant’anni da quell’evento che segnava un passo in avanti per la sicurezza di chi attraversava la strada ma, come segnalato in un precedente intervento, le statistiche sulle disgrazie avvenute sulle “zebre” o nei pressi di esse sembrano non diminuire a causa dell’indisciplina degli automobilisti ed in minima ma non ininfluente parte anche degli stessi pedoni, sempre più distratti, ma anche per l’inadeguatezza che tali modi di segnalazione degli attraversamenti dimostrano anche in considerazione dell’aumento poderoso del traffico urbano ed extraurbano e delle possibilità tecniche di segnalazione degli attraversamenti studiate e applicate nel corso dei decenni. Come si accennava, pare che mentre in alcuni paesi, specie in Gran Bretagna, nel corso degli anni si e’ cercato di migliorare ed innovare le modalità di segnalazione degli attraversamenti pedonali in Italia, come sovente accade quando si parla di sicurezza, siamo rimasti quasi a quel 1951, con le strisce pedonali, dove non sono sbiadite dall’usura e dagli agenti atmosferici, che imperano rispetto a nuovi ausili e accorgimenti tecnici che in altri stati stanno dando risultati importanti in tema di riduzione dei sinistri stradali a carico dei pedoni. Se e’ vero che già da bambini venivamo rimproverati se non guardavamo a destra e a sinistra prima di attraversare, con l’aumento del traffico e veicoli che sfrecciano a velocità frenetiche, i pedoni distratti da cellulari e con le cuffie degli apparecchi mp3, gli ausili visivi di segnalazione sono diventati quasi imprescindibili. Tant’è che proprio in Inghilterra a partire della contea di Nottingham è stato pensato di enfatizzare l’utilizzo della vista, rendendo le strisce pedonali luminose. Il progetto e’ stato denominato Zebrabright, in collaborazione con l’azienda Prismo Raod Markings. Zebralight combina una vernice reattiva al metacrilato di metile con la tecnologia Clusterbead, che permette alla superficie bianca delle strisce di illuminarsi al passaggio delle macchine, riflettendo le luci dei fanali. Quindi non necessita di alcuna fonte luminosa esterna. Alla base ci sono delle perline di vetro di alta qualità, di circa 2 mm di grandezza, che vengono applicate ad una superficie durevole di metacrilato di metile; il risultato sono delle strisce pedonali altamente riflettenti, che generano oltre 700 mcd/lux/m2 (contro 150 delle classiche strisce) nelle notti serene, e circa 100 quando la visibilità notturna è ridotta a causa del maltempo. Ma le tecnologie per aumentare la sicurezza dei pedoni non si fermano qui, ed anzi, sono molteplici i nuovi sistemi anche iper tecnologici che nel mondo, singolarmente o combinati, stanno sostituendo le zebre. Da segnalare è il progetto Ped-Aware, sviluppato da Stevens Institute of Technologies del New Jersey per consentire due importanti migliorie ai precedenti sistemi di controllo del traffico. In primo luogo, Ped-Aware, identifica i pedoni e fornisce loro informazioni sul momento in cui la luce del semaforo cambierà (ad esempio indicando i secondi restanti all’attraversamento), poi incrocia i dati dei pedoni con quelli dei veicoli per cambiare le segnalazioni in modo dinamico. Queste due componenti permettono a Ped-Aware di cambiare anche la classica modalità basata su cicli di segnali pre-programmati. Con questo sistema le strisce pedonali non servono, perché il flusso di un incrocio viene gestito in maniera intelligente ed efficiente. Ped-Aware utilizza delle telecamere che comparano le immagini nel tempo per dedurre quando e quanti pedoni sono in procinto di attraversare la strada; le immagini vengono elaborate in tempo reale con un apposito software, senza un’unità di registrazione, in modo da evitare ogni problematica relativa alla privacy. Entrambi questi dispositivi permettono di identificare automaticamente la presenza di pedoni sul ciglio dei marciapiedi. Il segnalatore a microonde può essere anche utilizzato per i pedoni che si trovano in una determinata area di attraversamento. Il sistema prevede la segnalazione della presenza di persone sul marciapiede al semaforo per le automobili, che vengono tempestivamente bloccate dalla comparsa della luce rossa. La stessa segnalazione avviene anche allo scadere del tempo previsto per l’attraversamento, in caso qualcuno sia ancora nel mezzo dell’incrocio, e lo prolunga ulteriormente. In questo modo le strisce non sono affatto utili, perché ci sono gli appositi indicatori intelligenti sia per gli automobilisti che per i pedoni. Questa alternativa alle strisce pedonali è utile soprattutto per i non vedenti, perché utilizza dei trasmettitori ad infrarossi o a LED per inviare messaggi vocali a dei dispositivi portatili. In questo modo non c’è bisogno di trovare le strisce pedonali, perché i messaggi guidano il pedone verso la strada da attraversare, offrendo in tempo reale anche le indicazioni sugli intervalli di STOP e AVANTI. Queste nuove tecnologie sono tutte implementabili in sostituzione delle vecchie strisce pedonali, ma resta sempre e comunque il discorso legato alla disciplina degli automobilisti i quali, anche se guidati da un’efficiente sistema di gestione degli incroci, dovrebbero sempre mantenere i limiti di velocità. Alla luce di tali nuovi strumenti, i dossi rallentatori o gli attraversamenti sopraelevati, possono apparire superflui per non dire inutili, anche per la giusta considerazione che si può assicurare la sicurezza ai pedoni, mantenendo fluido il traffico senza ostacolarlo e rendere le strade più pericolose di quanto non siano. Un’alternativa valida, adottata in modo poco capillare, è l’installazione di dissuasori luminosi simili ad autovelox cittadini, visibili grazie a dei lampeggianti, che costituisco dei deterrenti efficaci anche più di qualsiasi tipo di segnaletica. Ancora più avveniristico il concept, ideato dal designer coreano Hanen Lee, che prevede l’utilizzo dei raggi infrarossi per il rilevamento di oggetti per segnalare la presenza di pedoni sulla strada, e quindi ‘costringere’ le macchine a fermarsi. Ma per vedere realizzati questi sistemi dovremo aspettare forse altri decenni. Alla luce di queste intelligenti proposte che ci provengono da altri paesi e che potrebbero essere tranquillamente imitate ed applicate anche in Italia, si ritiene che quando si parla di sicurezza stradale le pubbliche amministrazioni dovrebbero dedicare sempre crescente attenzione, non solo per i costi sociali che i sinistri stradali comportano, ma anche per la non corretta gestione dei proventi delle sanzioni pecuniarie per violazioni del codice della strada che troppe volte vengono destinate illegittimamente ad altre voci di spesa diverse dalla sicurezza stradale, così come lo stesso codice prevederebbe.

Traffico di droga in crociera: le navi veicolo internazionale del traffico di droga?
Traffico internazionale di droga sulle navi da crociera Costa. Per questa ragione sette filippini erano stati rinviati a giudizio, in tribunale a Savona, dal gip Fiorenza Giorgi. I marittimi, che erano tutti imbarcati sulle navi della compagnia di navigazione italiana, proprio sulla nave “ Concordia  “, erano stati arrestati, nell’agosto del 2008, nell’ambito dell’inchiesta sullo spaccio di droga denominata “Shaboo” e condotta dalla polizia marittima di frontiera di Savona in collaborazione con la Dea di Miami e con i colleghi spagnoli. Secondo quanto accertato la droga veniva spedita attraverso corrieri internazionali nelle città dove attraccavano le navi. I marittimi, una volta scesi a terra, ritiravano la merce e la portavano a bordo per consumarla e spacciarla ai connazionali. La sostanza stupefacente che veniva venduta irregolarmente era lo Shaboo, la droga dei kamikaze giapponesi nella seconda guerra mondiale e dei soldati americani in Vietnam, un concentrato di anfetamine che crea gravi problemi alla salute e aggressività. Si tratta, tuttavia, di un canale considerato appetibile dai trafficanti di droga per il ruolo delle  navi che utilizzano rotte molto vicino  alla costa e quindi meno controllate, ad esempio, dei porti.

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NICCOLO’ RINALDI E LE MARCHE

Marche, Europa. Ecco perché l’Europa sembra lontana dai cittadini, ma è solo colpa nostra.

Michele Pinto intervista l’europarlamentare Niccolò Rinaldi (IdV) per inaugurare una nuova rubrica,”Marche, Europa.” che affronterà temi europei in realzione alla nostra regione. I lettori potranno porgere le proprie domande all’on Rinaldi semplicemente lasciando un commento a questo e ai prossimi articoli.
L’Unione Europea sembra lontana dai cittadini. Fino a qualche tempo fa veniva considerata inutile, perché le decisioni più importanti vengono prese dai governi di Germania e Francia. Oggi, con la crisi, c’è anche chi pensa che l’Unione Europea sia addirittura dannosa. È veramente così?

“L’Unione Europea può essere a volte lontana dai cittadini, purtroppo. Per ragioni geografiche, linguistiche, burocratiche, a volte anche per un’indolenza italiana a capire un mondo che crediamo di conoscere ma in realtà spesso ci sfugge. A volte ho l’impressione che facciamo tutto per tenerci lontane le istituzioni europee. C’é un dato dell’Osservatorio di Pavia che controlla lo spazio riservato dai telegiornali italiani alle varie notizie, per valutarne anche il tasso di pluralismo, che circa un anno fa, in tempi di pre-crisi UE, faceva paura: sui telegiornali RAI veniva dato il doppio dello spazio al Presidente del Senato che non a tutte le istituzioni europee – dal Parlamento alla Commissione. È un problema dunque di cultura, e con questi dati dobbiamo lavorare molto per avvicinare l’Europa all’Italia. In questo modo, può capitare di vivere in un mondo di favole, come quella che l’UE é inutile o dannosa. Quanto alla dannosità, l’Unione Europea costituisce l’unica risposta finora disponibile all’egemonia crescente delle nuove potenze mondiali. Il vantaggio della Cina non deriva solo dalla mano d’opera più competitiva ma soprattutto da essere un paese con un miliardo e trecento milioni di abitanti e un solo governo, una sola moneta, un solo ministro dell’economia, un solo ministro degli esteri, un’unica politica fiscale, eccetera. E ciò vale anche per l’India, per gli Stati Uniti, per il Brasile, la Russia.  Mentre noi europei siamo poco più di 500 milioni di europei, e 27 ministri degli esteri, 27 ministri dell’economia, 27 politiche fiscali, e così via. Un quadro tribale ideale per assecondare il declino dell’Europa, al quale si reagisce solo con molta maggiore integrazione. Altro che inutilità o dannosità dell’Europa – il dibattito ormai deve essere su più Europa, e quale Europa unita vogliamo costruire. E anche su come valorizzare le risorse e le opportunità che l’Europa offre all’Italia e che spesso lasciamo inutilizzate. Sono, infatti, ben 45 i miliardi dei fondi europei attribuiti dall’UE all’Italia per il periodo 2007-2013, oltre ad altre risorse su richiesta diretta, ma un anno fa il tasso di utilizzo era di appena il 10%. Uno scandalo sul quale non si riesce ad avviare un dibattito nazionale per mettere fine a questo supremo atto di masochismo.”

Come le decisioni prese a Bruxelles incidono sui cittadini Marchigiani?

“In mille modi. Non lo sappiamo, ma oltre il 70% delle leggi in vigore in Italia sono norme europee, approvate a Bruxelles, con un ruolo di legislatore pieno del Parlamento Europeo. Decisioni che decidono quanto e come possono lavorare i pescatori marchigiani, che regolano gli standard tecnici degli elettrodomestici fabbricati in questa regione, che stabiliscono i parametri per la protezione dei consumatori, che possono inserire o meno le Marche nei grandi assi del trasporto europeo, che modificano i criteri di assegnazione delle concessioni balneari, che attribuiscono risorse importanti – sempre che le si voglia utilizzare – per l’innovazione o la crescita.”

Il sistema elettorale del Parlamento Europeo in Italia è un proporzionale diviso per collegi elettorali. Il collegio che coinvolge le Marche comprende anche Umbria, Toscana e Lazio. Questo di fatto rende impossibile per i marchigiani (e per gli umbri) eleggere un proprio rappresentate, perché inevitabilmente i candidati di regioni ben più popolose come Toscana e Lazio possono raccogliere più voti. Da quello che mi risulta nessun marchigiano è mai stato eletto parlamentare europeo. Lei è stato eletto nel collegio che comprende anche le Marche. Cosa fa per mantenere i contatti con i sui elettori, compresi i marchigiani? Ritiene sia possibile correggere questa stortura del sistema elettorale?

“Con una tale estensione dei collegi elettorali, come il nostro che comprende ben quattro regioni, é più difficile avvicinare l’Europa al territorio, e l’impegno sul territorio rischia di diventare dispersivo e ancora più faticoso. Tuttavia cerco anche di vedere qualche aspetto positivo, come la possibilità di lavorare su un orizzonte più ampio che evita eccessivi settorialismi. Certamente il sistema elettorale favorisce chi si impegna soprattutto nelle grandi città (io stesso, pur se fiorentino, ho avuto oltre la metà dei miei voti di preferenza nel Lazio, soprattutto a Roma), ma di euro-deputati marchigiani, e umbri, ce ne sono stati, tra cui alcuni molto attivi, da, ad esempio, Francesco Baldarelli fino a Luciana Sbarbati, eletta per due legislature. E anche umbri, come l’attuale Presidente della Regione, Marini. Ma non cominciamo a mettere troppi passaporti regionali anche per chi deve rappresentarci in Europa. Io ho riscosso molti voti di preferenza nelle Marche, e anche questo mi lega in modo fortissimo a questa regione che é una delle più belle del mondo e un vero esempio di coesione sociale e di modello imprenditoriale. Ogni volta c’é da rimanere a bocca aperta al cospetto delle meraviglie marchigiane, delle eccellenze, del sapere vivere coniugando una straordinaria civiltà del lavoro e un’eleganza innata. Tanto sono sedotto dalle Marche che mi picco di essere il Parlamentare europeo più attivo della Regione. Sono l’unico che vi ha organizzato corsi di formazione all’uso dei fondi europei, regolari consulenze all’europrogettazione e con iniziative in tutte le cinque province. Nel 2009 ho organizzato un corso di formazione europea a Bruxelles per amministratori locali del mio partito, l’Italia del Valori, riservato esclusivamente ad amministratori locali IdV delle Marche – una bella iniziativa che ho poi replicato negli anni successivi allargandola anche a rappresentanti delle altre regioni. Non solo: ogni mese pubblico una newsletter che presenta tutti i bandi per fondi europei in scadenza per le Regioni Marche, mentre con Paola Giorgi stiamo preparando un incontro europeo per lanciare i Teatri dell’Adriatico – una cooperazione culturale tra le due sponde del mare. Anche la vincitrice dell’ultimo bando per tirocinio presso il mio ufficio a Bruxelles (ne organizzo tre l’anno) é una bravissima ragazza marchigiana, selezionata tra oltre ottanta candidature.”

Gli italiani hanno un sistema istituzionale su 5 livelli, Comune, Provincia, Regione, Stato, Unione. Non sono troppi? Oggi si stanno tagliando le provincie. Come si comportano gli altri stati dell’Unione?

“I livelli istituzionali sono troppi in Italia. In Germania ad esempio abbiamo regioni più grandi e con poteri molto forti e poi, di fatto, si passa direttamente al livello comunale.  Anche in questo caso il dibattito va aggiornato: il futuro é nella semplificazione dei livelli di rappresentanza locali per crearne invece di nuovi a livello internazionale come la macro-regione adriatica.”
Molte istituzioni dell’Unione Europea possono assumere personale solo se madrelingua inglese. Il sistema dei brevetti Europeo privilegia solo alcune lingue: Francese, Tedesco e Inglese. Inutile sottolineare come questa sia una grave discriminazione nei confronti degli altri cittadini europei, compresi gli italiani. Non sarebbe meglio, ed anche più economico, utilizzare come lingua ufficiale dell’Unione una lingua neutra e pianificata come l’Esperanto?

“Gli esperantisti sono tra i militanti dell’Europa più generosi. Coltivano una lingua che potrebbe risolvere tanti problemi dovuti al multilinguismo e portano avanti questo progetto con una tenacia formidabile. Ma non penso che l’esperanto sia la lingua ideale per registrare i brevetti europei, perché non é abbastanza conosciuto dal mondo delle imprese e della ricerca: per risolvere un problema ne creeremmo un altro. Sul regime linguistico dei brevetti dobbiamo rassegnarci: altri paesi si sono impegnati a portare avanti le loro ragioni con maggiore credibilità dell’Italia, e ormai i giochi sono fatti: possiamo solo negoziare aiuti alle traduzioni. Ne riparleremo.”

L’ampliamento dell’Unione Europea si è fermato? Oppure è possibile che nei prossimi anni entrino anche paesi come Turchia, Bielorussia, Moldavia, Ucraina e la stessa Russia?

“Dopo la Croazia altri paesi balcanici entreranno in Europa. E poiché i processi globali proseguono e spingeranno anche in futuro a maggiori aggregazioni, diffidate di chi sostiene che né Russia né Turchia non faranno mai parte dell’UE: può anche capitare, non mi sorprenderebbe. La Russia, con una popolazione in diminuzione e la Cina che preme alle sue porte, tra una ventina d’anni potrebbe vedere nell’integrazione europea uno sfogo, mentre per la Turchia dobbiamo vincere le resistenze culturali che vedono con sospetto l’ingresso di un grande paese musulmano. Non escludo affatto che si arrivi a un’unità europea molto più ampia dell’attuale, anche se in tal caso l’Europa avrà probabilmente una struttura istituzionale differente dall’attuale, con gradi diversi d’integrazione.”

Cosa si aspetta da questa nuova rubrica?

“Ogni giorno ricordo che se sono deputato al Parlamento Europeo, lo devo unicamente ai cittadini che mi hanno dato fiducia dandomi il mandato di rappresentarli. Tra costoro, moltissimi marchigiani. Mi hanno affidato un compito non facile: rappresentare l’Italia all’estero, oggi, non é facile; e non lo é nemmeno raccontare l’Europa all’Italia. Anche questa rubrica, spero, renderà questi compiti più facili.”

Michele Pinto

ANCORA RINALDI CIRCA LE MARCHE

Estratto dell’intervista fatta al nostro Europarlamentare Niccolo Rinaldi che come sempre ci e vicino e’ non finisce mai di apprezzare e voler bene alla nostra terra marchigiana.

“Il sistema elettorale del Parlamento Europeo in Italia è un proporzionale diviso per collegi elettorali. Il collegio che coinvolge le Marche comprende anche Umbria, Toscana e Lazio. Questo di fatto rende impossibile per i marchigiani (e per gli umbri) eleggere un proprio rappresentate, perché inevitabilmente i candidati di regioni ben più popolose come Toscana e Lazio possono raccogliere più voti. Da quello che mi risulta nessun marchigiano è mai stato eletto parlamentare europeo. Lei è stato eletto nel collegio che comprende anche le Marche. Cosa fa per mantenere i contatti con i sui elettori, compresi i marchigiani? Ritiene sia possibile correggere questa stortura del sistema elettorale?
“Con una tale estensione dei collegi elettorali, come il nostro che comprende ben quattro regioni, é più difficile avvicinare l’Europa al territorio, e l’impegno sul territorio rischia di diventare dispersivo e ancora più faticoso. Tuttavia cerco anche di vedere qualche aspetto positivo, come la possibilità di lavorare su un orizzonte più ampio che evita eccessivi settorialismi. Certamente il sistema elettorale favorisce chi si impegna soprattutto nelle grandi città (io stesso, pur se fiorentino, ho avuto oltre la metà dei miei voti di preferenza nel Lazio, soprattutto a Roma), ma di euro-deputati marchigiani, e umbri, ce ne sono stati, tra cui alcuni molto attivi, da, ad esempio, Francesco Baldarelli fino a Luciana Sbarbati, eletta per due legislature. E anche umbri, come l’attuale Presidente della Regione, Marini. Ma non cominciamo a mettere troppi passaporti regionali anche per chi deve rappresentarci in Europa. Io ho riscosso molti voti di preferenza nelle Marche, e anche questo mi lega in modo fortissimo a questa regione che é una delle più belle del mondo e un vero esempio di coesione sociale e di modello imprenditoriale. Ogni volta c’é da rimanere a bocca aperta al cospetto delle meraviglie marchigiane, delle eccellenze, del sapere vivere coniugando una straordinaria civiltà del lavoro e un’eleganza innata. Tanto sono sedotto dalle Marche che mi picco di essere il Parlamentare europeo più attivo della Regione. Sono l’unico che vi ha organizzato corsi di formazione all’uso dei fondi europei, regolari consulenze all’europrogettazione e con iniziative in tutte le cinque province. Nel 2009 ho organizzato un corso di formazione europea a Bruxelles per amministratori locali del mio partito, l’Italia del Valori, riservato esclusivamente ad amministratori locali IdV delle Marche -una bella iniziativa che ho poi replicato negli anni successivi allargandola anche a rappresentanti delle altre regioni. Non solo: ogni mese pubblico una newsletter che presenta tutti i bandi per fondi europei in scadenza per le Regioni Marche, mentre con Paola Giorgi stiamo preparando un incontro europeo per lanciare i Teatri dell’Adriatico – una cooperazione culturale tra le due sponde del mare. Anche la vincitrice dell’ultimo bando per tirocinio presso il mio ufficio a Bruxelles (ne organizzo tre l’anno) é una bravissima ragazza marchigiana, selezionata tra oltre ottanta candidature.”

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (18 gennaio 2012)

Nuove tecnologie: lenti a contatto computerizzate
Non è raro che i film di fantascienza precedano di qualche anno la realtà, forse perché in realtà rivelano conoscenze scientifiche già note a livello di ricerca spaziale o militare e rese disponibili alla collettività solo dopo diversi anni. Tra queste si ritiene opportuno segnalare le lenti a contatto computerizzate realizzate da un’equipe statunitense e finlandese, guidata dal professor Babak Parviz. Un’invenzione dell’ultima ora, ma già pubblicata sul Journal of Micromechanics and Microengineering. Per quel che è dato di sapere ad oggi, le lenti sarebbero composte da un’antenna, che riceve segnali dall’esterno e fornisce energia, la quale viene trasferita ad un chip in zaffiro per mezzo di un circuito integrato. La capienza massima della lente è di un pixel, quindi ancora presto per visualizzare almeno e-mail e sms, visto che ne saranno necessari un minimo di 100. I test sui topi hanno avuto tutti esito positivo anche per quanto riguarda l’impatto sulla cornea, quindi sono ipotizzabili analoghi risultati anche per l’uomo. Vi è da dire però che ci sarebbero ancora dei problemi da risolvere, come la visualizzazione sfocata a causa dell’eccessiva vicinanza all’occhio, oppure l’ottimizzazione delle frequenza per trasmettere segnali e ricaricare il dispositivo. Questa tecnologia resta comunque una delle più attese per il 2012, quando l’avanzare della sperimentazione darà risultati più concreti.

Basta con la barbaria della guerra. Disgustoso vilipendio di cadaveri di taleban afghani. Bufera sulle Forze Di Liberazione. Soldati afghani impazziti infieriscono sui corpi dei talebani uccisi. L’Afghanistan ha dichiarato di essere stato civilizzato dopo la liberazione dal brutale regime talebano
Diversi uomini in uniforme delle Forze Di Liberazione che infieriscono barbaramente sulle salme di quelli che sembrano dei taleban. Un video dalle immagini assai cruenti postato su www.liveleak.com, richiama alla mente l’episodio  denunciato ieri  sulla profanazione delle salme da parte di soldati americani. Forse l’Italia dovrebbe dare un  segno immediato di civiltà e ritirare immediatamente le truppe da questa guerra, altrimenti il popolo italiano potrebbe essere considerato complice di tali nefandezze agli occhi del martoriato popolo afgano?

Stangata Sanità nel 2012 per i cittadini. Gli aumenti per farmaci, analisi e visite ci costeranno 100 euro in più procapite. No al ticket sui ricoveri
Il 2012 dopo gli aumenti generalizzati su carburanti ed energia, si preannuncia un annus horribilis in termini di aumenti anche per altri settori. A colpire cittadini e famiglie ci penseranno anche i costi del comparto della sanità. A sostenere tale dura ipotesi è un dossier riportato sul “Quotidiano Sanità” che ha elaborato dati Istat, Agenas, Ministero della Salute e Regioni, secondo cui i costi che riguarderanno la salute dei cittadini tra ticket per farmaci, analisi, visite e pronto soccorso saranno di quasi 100 euro di media procapite, mentre il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, preannuncia la possibilità di un vergognoso ticket sui ricoveri ospedalieri che ci si augura non vada a colpire ancora una volta le fasce di reddito medie e basse. Non sarebbero sufficienti, infatti, i 4 miliardi già versati nel 2011 per farmaci, visite mediche, analisi e pronto soccorso, a cui dovranno sommarsi necessariamente i ricavi a regime del «super ticket di 10 euro» sulla specialistica (pari a 834 milioni), che nel 2011 è stato invece applicato solo da agosto e non in tutte le Regioni, per un importo stimato in 381,5 milioni. Alla luce degli ultimi provvedimenti è possibile prevedere che nel corso di quest’anno arriveranno nelle casse dello Stato i seguenti crediti per il ticket: 1,332 miliardi sui farmaci (spesa 2011 più tasso inflazione), 3,214 miliardi sulla specialistica e pronto soccorso (spesa 2011, più totale incassi del super ticket), per un totale di 4,546 miliardi di euro. Per ogni cittadino i ticket su analisi, visite e pronto soccorso nel 2012 peseranno per i non esenti 99 euro (+ 14 euro, rispetto al 2011), mentre quelli sui farmaci dovrebbero restare più o meno inalterati rispetto al 2011, con un costo medio per i non esenti di circa 41 euro l’anno, anche se come già denunciato in un nostro precedente comunicato alcuni farmaci a grande diffusione nel silenzio generale hanno segnato aumenti fino al 1.200 % per il passaggio da fascia mutuabile a fascia C, totalmente a carico del cittadino. Per quanto riguarda le esenzioni, dev’essere ricordato che dallo scorso 1° maggio è entrato in vigore diventato il nuovo sistema di cui al Decreto Tremonti del dicembre 2009, secondo cui la verifica dell’esenzione del ticket viene effettuata in base al reddito, non consentendosi più la possibilità dell’autocertificazione ed affidando ai medici di base il controllo del diritto all’esenzione  attraverso i dati inviati dalle Asl per mezzo del sistema della tessera sanitaria che incrocia i dati con l’Agenzia delle Entrate. Il procedimento di verifica con il nuovo sistema, a regime, dovrebbe essere completamente automatizzato: il medico compila la ricetta sul computer e all’inserimento dei dati del paziente il sistema verifica automaticamente se il paziente è esente o meno.  Sono ben nove le Regioni che hanno applicato il super ticket di 10 euro: Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Marche e Molise a causa dei bilanci deficitari non hanno avuto la possibilità di applicare alcuna modifica e gli effetti non sono arrivati a tardare con il passaggio del ticket massimo applicabile 36,15 euro a 46 euro in media, ma con punte di 70 euro per alcune prestazioni in Campania. Solo la Valle d’Aosta e le Provincie autonome di Trento e Bolzano non hanno applicato il super ticket di 10 euro mentre Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Veneto hanno rimodulato il ticket in base alle fasce reddituali con un aumento medio che può variare da 0 a 15 euro a seconda della fascia reddituale, con punte massime pari a 51,15 euro. In Veneto il costo aggiuntivo può essere massimo di 10 euro e quindi anche i redditi più alti pagheranno non più di 46,15 euro. In Abruzzo, il ticket di 10 euro scatta solo per i redditi superiori a 36.000 euro. Lombardia, Piemonte e Basilicata sono invece le tre Regioni che hanno adeguato il ticket in base alle prestazioni attraverso l’introduzione di un sistema che farà pagare una cifra variabile da 0 a 30 euro proporzionata al valore della prestazione stessa (in media il 30%), con il risultato che il ticket, in alcuni casi è passato da 36,15 a 66,15 euro, a prescindere dal reddito. Caso particolare quello della Sardegna che ha deciso di applicare l’aumento dovuto al superticket facendo pagare un solo euro ma solo che il ticket a franchigia era però già stato portato a 46,15 euro: risultato anche nell’isola è salito a 47,15 euro.

Salute: perdita del lavoro o un divorzio? Secondo uno studio Usa stress ed ansia rimpiccioliscono il  cervello    
A illustrare il meccanismo di ‘restringimento cerebrale’ a causa forti emozioni negative in persone peraltro sane mentalmente e fisicamente, è un nuovo studio Usa pubblicato sulla rivista ‘Biological Psychiatry’. Eventi stressanti intensi quali un divorzio o la perdita del lavoro, ma anche tensioni croniche profonde e veri e proprio traumi sarebbero in grado da far scattare nelle vittime un tangibile rimpicciolimento del cervello. La diminuzione avviene nella materia grigia nell’area cerebrale che controlla le emozioni,e regola quindi anche la pressione sanguigna e persino il livello di zuccheri: la corteccia prefrontale. La ricercata firmata dalla neurobiologa del’università di Yale Rajita Sinha, ha esaminato 103 volontari tra i 18 e i 48 anni: tutti in buona salute i partecipanti hanno risposto a questionari sugli eventi gravemente stressanti occorsi durante la loro esistenza e si sono sottoposti a risonanza magnetica del cervello. Il rapporto rivela risultati chiari: la materia grigia è risultata rimpicciolita nell’area della corteccia prefrontale di chi aveva subito traumi in particolare tra le vittime di abusi. Anche per tali ragioni si sottolinea come a causa della recessione che ha significato per molti italiani la perdita del posto di lavoro, l’avvio alla cassa integrazione, la chiusura di aziende un tempo solide, si è registrato un maggior consumo di farmaci ansiolitici. Lo dimostra il dato che ci segnala come nell’ultimo anno il consumo di tali sostanze farmacologiche sia aumentato di almeno l’11%. Il numero di persone che devono fare i conti con attacchi di ansia è aumentato vertiginosamente con la crisi e il fenomeno riguarda soprattutto gli uomini, decisamente più vulnerabili delle donne di fronte all’argomento lavoro. Un maschio su sette, dopo aver perso il lavoro, soffre di depressione, e un’altra quota significativa accusa attacchi di panico e ansia per la precarietà lavorativa.

Tasse: gli  italiani i contribuenti tra i più tartassati della U.E. . La pressione fiscale sale al 42,6% la spesa pubblica è balzata al 52,5% del Pil., ecco la classifica
I  cittadini italiani, sono considerati i contribuenti più tartassati dal fisco nel territorio dell’Unione Europea. La conferma arriva dall’ultima rilevazione di Eurostat, pubblicata nel rapporto ‘Tax revenue in the European Union’, dove si evidenzia come in Italia continuiamo ad avere una pressione fiscale sopra la media sia di Eurolandia (40,2%) sia dell’Unione a 27 (39,6%). L’Italia si conferma tra i Paesi europei dove è più alto il peso di tasse e contributi sul Pil. Infatti, nonostante la pressione fiscale nel 2010 sia calata al 42,6%, dal 43,1% del 2009, la posizione ricoperta nella classifica europea è rimasta immutata. Tra i Paesi dell’UE continua a piazzarsi quarta, alle spalle di Belgio (46,4%), Francia (44,5%) e Austria (43,7%), scendendo al sesto posto, visto che comunque resta ancora lontana dal livello della Danimarca (48,5%), salda sul gradino più alto del podio, e della Svezia (46,3%). Tutti Paesi che comunque a fronte di un pagamento delle tasse alto hanno una qualità di servizi superiore e una efficienza della pubblica amministrazione maggiore…eccezion fatta per l’Italia. Molto più lunga è invece la lista degli stati membri che scontano un livello di imposizione inferiore ai livelli medi del Vecchio Continente, si comincia con la Germania (39,5%) per finire con Bulgaria, Lituania (entrambe 27,4%) e Lettonia (27,5%).  E le prospettive non sono buone. Per il 2011 e 2012 infatti la classifica cambierà sopratutto per l’Italia, che potrebbe salire di posizione viste le ultime previsioni sul livello di pressione fiscale, sia il Centro studi di Confindustria che la Banca d’Italia hanno, infatti, parlato di un tasso che si potrebbe assestare introno al valore record del 45%. LA CLASSIFICA: Danimarca 48,5% Belgio 46,4% Svezia 46,3% Francia 44,5% Austria 43,7% Italia 42,6% Finlandia 42,3% Germania 39,5% Olanda 39,5% Slovenia 38,2% Lussemburgo 38,0% Ungheria 37,8% Regno Unito 37,4% Cipro 35,7% Portogallo 34,8% Malta 34,7% Estonia 34,3% Repubblica cieca 33,8% Grecia 33,2% Spagna 32,9% Polonia 31,8% Irlanda 29,8% Slovacchia 28,3% Romania 28,1% Lettonia 27,5% Lituania 27,4% Bulgaria 27,4%. Analizzando la graduatoria, a superare l’Italia sono i soliti Paesi scandinavi, ovvero gli stati che vantano sistemi di welfare tra i più evoluti, strutture che storicamente e inevitabilmente richiedono un maggiore ricorso alla fiscalità generale. Ma anche paesi dove il numero di popolazione è molto inferiore alla nostra. In sintesi nel nostro Belpaese si pagano più tasse, ma si ricevono meno servizi.

Lavoro e discriminazioni: va risarcita una donna licenziata dal lavoro perché bassa. E’ questione di due centimetri
Perche’ un metro e 53 centimetri d’altezza non bastano per diventare ‘addetto alla stazione’? “E’ una questione di deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti si difende la metropolitana di Roma, che ha escluso la dipendente dal posto di lavoro perchè troppo bassa. Ora la donna dovrà essere risarcita del danno subito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 234/12. La donna si era classificata in posizione utile nella graduatoria del concorso per l’assunzione con contratto di formazione lavoro come ‘addetto alla stazione’ ma l’assunzione le era stata negata per deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti. La donna aveva ottenuto l’assunzione su disposizione della Corte d’appello dell’Aquila del 21 gennaio 2009, ma la Metro ha fatto ricorso in Cassazione, facendo valere il fatto di «essersi attenuta alle norme previste dal Decreto ministeriale e quindi per non avere disapplicato il regolamento che prevede i requisiti di assunzione, in particolare quello dell’altezza, in relazione alle mansioni rientranti nella qualifica messa a concorso, anche in deroga al D.M.». Gli ermellini della sezione lavoro della Suprema Corte hanno invece deciso, ribadendo la legittimità del provvedimento di merito, che la Corte d’Appello ha correttamente disposto l’assunzione della donna sulla base del fatto che “non si ravvisano ragioni che giustifichino la necessita’ di un’altezza minima, sotto il profilo della sicurezza dell’utenza e degli agenti addetti al servizio di trasporto, ovvero della capacita’ ed efficienza nell’espletamento del servizio stesso”. È stato dunque corretto il percorso motivazionale dei giudici di merito, spiegano gli ermellini, laddove hanno ritenuto non legittimo il limite minimo di statura. La donna dunque ha diritto all’assunzione e di conseguenza anche al risarcimento del danno. Al di là del merito della sentenza, si sottolinea come “nel bando di concorso, non c’era riferimento ad un statura minima. Ma se vi fosse stato, avrebbe dovuto essere rimosso: non si puo’ negare un posto di lavoro per una questione di due centimetri in meno.

Sicurezza: la droga ha invaso il mondo del lavoro
È quanto emerge da una ricerca dell’INPES, l’Istituto nazionale francese per la prevenzione e l’educazione alla salute. Il consumo di droga sta diventando un fenomeno sempre più diffuso in tutte le fasce di età e in ogni ambiente di vita. Nonostante il consumo di droga sia più diffuso tra le persone disoccupate, sembra che anche chi ha un impiego non riesce proprio farne a meno. La conferma arriva da un recente studio francese pubblicato lunedì che stila una vera e propria classifica dei mestieri che inducono ad essere più o meno dipendenti da determinate sostanze stupefacenti. Si scopre così che nel mondo dello spettacolo spopola la cannabis. Mentre tra gli esperti di comunicazione e agli addetti ai servizi di ristorazione è la cocaina a farla da padrone. L’alcol, invece, impazza tra pescatori, agricoltori e muratori d’Oltralpe. Da notare, infine, che chi lavora nella pubblica amministrazione, istruzione, servizi sanitari e sociali è pressoché immune a questi vizi. Ma si possono distinguere i diversi tipi di consumatori. Ci sono coloro che prendono le droghe a casa e altri che le assumono sul posto di lavoro. Altri dipendenti ammettono l’uso di droghe in modo continuativo al lavoro. In generale, sono quei soggetti occupati sui luoghi di lavoro dove lo stress e la pressione sono molto presenti come commercianti, pubblicisti e manager del marketing. Ma non solo. La cocaina è anche particolarmente popolare nel mondo dell’intrattenimento e dell’arte: quasi una persona su dieci l’ha assunta almeno una volta nella sua vita. Questa sostanza è anche più comune nel campo dell’informazione-comunicazione. Secondo il Dr. Michel Hautefeuille, lo psichiatra dell’ospedale di  Marmottan, questi neo-consumatori hanno tutti in comune l’uso di cocaina come uno stimolante per lavorare. Negli ambienti di lavoro, dove le condizioni psico-fisiche del lavoratore sono un presupposto fondamentale per garantire la propria sicurezza e quella degli altri, sia il consumo di sostanze stupefacenti è tra i fattori che influenzano negativamente il comportamento dei lavoratori, creando situazioni di forte rischio e condizionando il benessere durante le ore lavorative. Si ritiene che il principale strumento di contrasto delle dipendenze debba essere la sensibilizzazione degli interessati attraverso un’informazione chiara e completa, per ottenere luoghi di lavoro liberi dalle conseguenze negative legate al consumo di sostanze stupefacenti per promuove la salute e la sicurezza attraverso un intervento basato non soltanto sul contrasto al consumo di sostanze psicotrope, ma, più in generale, sullo stile di vita che influenza il benessere complessivo della persona.

La Cassazione Civile contro i processi lumaca: va risarcita anche la parte che ha perso la causa
Si è intervenuti numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii. La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi. Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. sentenza n. 35/2012 della  sesta sezione civile della Corte di Cassazione che ha ricordato come il diritto all’equa riparazione spetta tutte le parti e non soltanto quella che è risultata vittoriosa. Come spiega la Corte, la violazione del termine di durata ragionevole del processo fa sorgere il diritto alla riparazione anche alla parte che ha perso la causa. Non solo: tale diritto prescinde anche dalla consistenza economica e dall’importanza del giudizio. Unica eccezione è quella in cui si dimostri che il soccombente ha promosso una lite temeraria o ha resistito in giudizio al solo scopo “di perseguire proprio il perfezionamento del diritto alla riparazione”. Implicitamente la Corte non fa che richiamare la portata del secondo comma dell’articolo 2 della legge 89 secondo cui il giudice deve considerare la complessità del caso e, in relazione ad essa, il comportamento delle parti. Per il resto secondo la Corte risulta del tutto irrilevante, la eventuale consapevolezza, da parte di chi fa la richiesta di equa riparazione, della scarsa probabilità di successo della sua iniziativa giudiziaria. Al di là del merito della sentenza, ci si rivolge alla cittadinanza affinché prendendo spunto da tali decisioni continui a promuovere l’azione civile nei confronti dello Stato per vedersi riconosciuto un sollievo economico a fronte delle sofferenze e delle ansie dovute alla lungaggine dei processi che dovrebbe servire anche da impulso per accelerare le riforme necessarie e per fornire uno stimolo ulteriore affinché si doti l’amministrazione giudiziaria degli strumenti necessari per una Giustizia più rapida ed efficace.

Ambiente: incidente della nave da crociera Costa. Non escluso rischio ambientale evitare il disastro. Sulla nave della Costa vi sono 2’400 tonnellate di gasolio
Cresce la preoccupazione per l’impatto ambientale del naufragio della nave da crociera Costa al largo dell’Isola del Giglio. Si teme per la fuoriuscita di carburante. La nave, che ora appare pericolosamente inclinata da un lato, ha infatti un carico di 2400 tonnellate di gasolio a bordo. Si chiede il massimo impegno per scongiurare il rischio inquinamento. Se non si provvede si può rischiare il disastro ambientale. Necessarie tempestive operazioni di svuotamento dei grandi serbatoi del carburante per scongiurare il rischio ambientale, che sarebbe anche un disastro economico per un’isola che vive di turismo.

La bufala delle (finte) liberalizzazioni: gli ultimi vent’anni di liberalizzazioni sono costate agli italiani quasi 110 miliardi. Per le famiglie gli aumenti sono arrivati a 280 euro l’anno. Qui o si fa sul serio o è solo demagogia
Il tema caldo di politica economica degli ultimi giorni, le liberalizzazioni annunciate che costituiranno la fase 2 del governo Monti, quale base per il rilancio dello sviluppo a lungo termine del Nostro Paese, necessita di una riflessione attenta alla luce dei dati forniti dalla CGIA di Mestre proprio sulle liberalizzazioni susseguitesi negli ultimi vent’anni. Secondo quanto rivelato dall’analisi in questione le aperture dei mercati delle assicurazioni, dei  mezzi di trasporto, carburanti, gas, trasporti ferroviari e urbani e dei servizi finanziari avrebbero inciso sulle famiglie italiane per quasi 110 miliardi, non comportando, quindi, alcun vantaggio economico nei confronti dei consumatori cui i benefici dovevano essere rivolti. Le uniche note positive verrebbero dal solo mercato dell’energia elettrica che avrebbe segnato dei miglioramenti. Ciò che inquieta e che invita alla riflessione sulla necessità di evitare con i provvedimenti in corso di definizione danni maggiori per i consumatori rispetto alla situazione attuale, sono i dati relativi alle maggiori spese subite dalle famiglie a seguito di vent’anni di presunte ed annunciate liberalizzazioni: sarebbero ben 286 all’anno gli euro pagati in più all’anno dalle famiglie italiane che, moltiplicati per il numero degli anni trascorsi dall’avvio, agli inizi degli anni ’90, delle aperture dei mercati di ogni singolo settore e sino al novembre scorso hanno fatto salire l’ammontare complessivo a 4.576 euro per nucleo familiare. Ma venendo ai singoli settori, tra il 1994 e il novembre del 2011, le assicurazioni hanno pesato ben 2.462 euro in più nelle tasche delle famiglie italiane, con un aumento medio annuo pari a 154 euro. Un altro mercato che ha colpito gravosamente i bilanci familiari è stato quello dei servizi finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie e altro), con costi medi supplementari pari a 58 euro in più ogni anno con un aumento globale dal 1993 al novembre 2011 pari a 921 euro  che, moltiplicati per il numero totale delle famiglie porterebbero alla spaventosa cifra di 21,9 miliardi di euro. Tra gli ultimi mercati ad aver visto attuati provvedimenti liberalizzativi è da segnalare quello del gas che però come gli altri due descritti precedentemente non ha subito degli effetti positivi dalla parte degli utenti: dal 2003 al novembre 2011 gli aumenti medi totali per ogni famiglia corrispondono alla cifra di 901 euro con una crescita annua d’importo pari a 56 euro in più, e costi globali esorbitanti che arrivano a 22,1 miliardi di euro per tutte le famiglie. Come detto, l’unico settore a salvarsi dagli esiti di quelle che appaiono come finte liberalizzazioni alla luce dei dati riportati, solo quello dell’energia elettrica dove nel complesso, il risparmio per le famiglie è stato di 6,7 miliardi di euro. Per tali ragioni si condivide l’analisi del segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi secondo cui “in Italia le liberalizzazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno funzionato. Prezzi o tariffe sono cresciuti, con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale. Purtroppo in molti settori si è passati dal monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie private”. Sull’assunto di quanto sostenuto dal segretario della Cgia di Mestre, se aperture dei mercati vi devono essere, devono essere aperture reali, efficaci ed effettivamente in grado di portare reali vantaggi ai consumatori. Non si può parlare di liberalizzazioni dei trasporti come quello urbano dei taxi o dell’orario di apertura dei negozi che potrebbero apparire come iniziative quasi demagogiche per non dire populistiche, se prima non s’interviene con vere liberalizzazioni nei confronti delle lobbies e delle corporazioni che dominano quasi incontrastate l’economia del paese quali assicurazioni, banche ed imprese del settore energetico.

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gen
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ANNULLATO (causa maltempo)!!!!!!!!!!!! VENERDI’ 3 FEBBRAIO 2012 ORE 21,30 ON. NICCOLO’ RINALDI A SANT’ELPIDIO A MARE


Care/i iscritte/i, amiche/amici, cari simpatizzanti tutti,

con la presente ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO informa che

in data VENERDI’ 3 FEBBRAIO 2012

dalle ore 21,30

presso l’AUDITORIUM GIUSTI di SANT’ELPIDIO A MARE

interverrà l’EURO-PARLAMENTARE ON. NICCOLO’ RINALDI.

In tale assise verrà trattato il seguente tema: “LE 10 PROPOSTE DI ITALIA DEI VALORI PER UN GOVERNO ECONOMICO EUROPEO“.

Di seguito le 10 tematiche compendiate.

L’Europa si sta caratterizzando per una gestione della crisi improntata alle mezze misure che finora hanno contraddistinto i risultati dei vertici europei, senza peraltro riuscire a scongiurare la crisi dei mercati e la costante perdita di liquidità. Decisioni prese spesso in assenza di un vero scrutinio democratico, con un ruolo marginale della Commissione e del Parlamento Europeo come dei parlamenti nazionali, e incapaci di generare un approfondito dibattito pubblico sulle prospettive dell’Unione Europea. A fronte di queste incertezze, l’Italia dei Valori ritiene che solo un’approfondita riforma del governo europeo può salvare l’Unione Europea dalla crisi attuale che da finanziaria rischia di diventare sempre più anche istituzionale. Ciò deve avvenire con il rilancio di una visione democratica e federalista dell’Europa, attraverso una serie di proposte per stabilizzare la zona euro e creare finalmente un’unione economica e fiscale basata su politiche di crescita e di equità sociale.

1. Elezione del Presidente della Commissione a suffragio universale sulla base di un programma e in concomitanza con l’elezione del Parlamento Europeo, in modo da dare piena legittimità democratica alla Commissione alla quale spettano accresciuti compiti di governo.

2. Creare un vero governo economico della zona euro con l’istituzione di un Ministro delle Finanze, componente della Commissione con la carica di vicepresidente (come l’Alto Rappresentante per la politica estera) al quale spetti non solo la formulazione delle politiche economiche e il potere di sorveglianza macroeconomica, ma anche il coordinamento dei vari commissari il cui portafoglio ha un impatto sul governo dell’eurozona. Inoltre il Ministro presiede l’eurogruppo, l’Ecofin e rappresenta la zona euro in tutte le istituzioni finanziarie internazionali. In questo modo viene superata l’attuale dispersione degli incarichi in ambito economico europeo.

3. Favorire l’integrazione europea, l’innovazione, la solidarietà sociale e il buongoverno aggiornando i criteri di convergenza – attualmente limitati al controllo dell’inflazione, del deficit e del debito – con l’aggiunta di nuovi parametri per gli Stati membri: un minimo garantito di investimento nella scuola, l’università e la ricerca; un minimo garantito di spesa per i servizi sociali sulla base di una carta di prestazioni garantite dagli Stati membri; un costo massimo per abitante per il funzionamento delle istituzioni centrali e locali; una tolleranza massima del costo della corruzione; una tolleranza massima dell’evasione fiscale. Alla Corte dei Conti europea, in collaborazione con le Corti dei Conti nazionali e gli istituti di statistica, spetta il ruolo di certificazione dei vari livelli.

4. E’ delegato alla Commissione, e non agli Stati membri, il compito di monitorare il raggiungimento dei criteri, attraverso un’approvazione preventiva delle misure nazionali e di sanzioni.

5. Il governo economico deve lanciare una nuova strategia di crescita dell’Unione, con l’emissione da parte della BEI di project bonds da destinare a
investimenti in progetti europei di ricerca, infrastrutture e sostegno alla coesione sociale e con bond di stabilità per rafforzare la disciplina fiscale e aumentare la stabilità nei mercati attraverso l’aumento di liquidità, da applicare solo al 60% del debito sovrano previsto dal Trattato; con il completamento del mercato interno sulla base delle proposte previste dal Rapporto Monti.

6. La creazione di un Fondo Monetario Europeo (FME), sulla base dell’attuale fondo salva-.stati (EFSF, dal 2012 Meccanismo di Stabilità Europeo),
che aiuti gli stati membri in necessità e con funzionamento a maggioranza e non all’unanimità come accade nel Fondo Monetario Internazionale. La sua assistenza è subordinata a determinate condizioni.

7. Creazione di un Fondo europeo di redenzione collettiva temporaneo (ECFR, come proposto dal Consiglio tedesco degli esperti economici) per
l’aggregazione e la responsabilità solidale di tutti gli obblighi (debito) dei governi oltre la soglia del 60% prevista dal Trattato, e disponibile per i paesi che non beneficiano di assistenza da parte del Meccanismo di Stabilità Europeo. In questo modo, sarebbe immediatamente possibile ridurre i rischi associati e ridurre l’onere per gli Stati membri mentre s’impone un piano di riduzione del debito.

8. Istituzione a livello europeo di un prelievo di solidarietà sulle transazioni finanziarie e trasferimento delle risorse riscosse per aumentare le
risorse proprie europee per incoraggiare investimenti per favorire un’economia reale rispetto a un’economia virtuale.

9. Le risorse proprie devono rispecchiare le reali capacità dell’UE e diventare autonome dagli Stati membri, raggiungendo un finanziamento
dell’Unione basato interamente sulle risorse proprie, e semplificato e trasparente per renderlo più visibile per i cittadini europei.

10. Procedere a un accordo tra Unione Europea e autorità bancarie della Svizzera per applicare una tassa sui capitali depositati da parte di cittadini UE e adottare norme comuni europee per favorire il rimpatrio di capitali, nel rispetto delle normative UE sull’antiriciclaggio.

 

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (13 gennaio 2012)

Tribunale di Roma: Strisce blu. Illegittima la multa se l’amministrazione comunale non prova che nell’area c’è anche una zona dedicata alla libera sosta o se vi siano peculiari condizioni di traffico che legittimano il controllo del tempo di sosta
Questa volta arriva da un giudice togato la decisione sul tema assai odioso delle aree a pagamento, meglio note come “strisce blu”. Secondo il Tribunale di Roma con la sentenza 8596/11 della tredicesima sezione civile, nella causa di appello proposta da un automobilista avverso una precedente decisione di un giudice di pace che aveva respinto il ricorso avverso una sanzione amministrativa elevata per aver omesso di pagare il ticket in un’area di sosta a pagamento, la multa può essere annullata se il Comune non dimostra in sede di causa che nella zona delimitata dalle “strisce blu” sussistono particolari condizioni di traffico che legittimano l’installazione di dispositivi in grado di controllare il tempo di sosta nella zona. Nel caso di specie, anche sulla scia della nota sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 116 del 09/01/2007, è stato accolto l’appello del trasgressore che aveva parcheggiato la propria auto senza aver ottemperato al pagamento della tariffa indicata nella zona di sosta, con il conseguente annullamento della sanzione pecuniaria di 39 euro oltre alle spese di notifica e così per un totale di 45 euro oltre alla condanna alle spese di entrambi i gradi di giudizio da parte del comune di Roma rimasto contumace. La ratio della decisione dev’essere individuata nella circostanza secondo cui quando l’ente locale istituisce parcheggi custoditi oppure aree con parcometri, gestiti direttamente dall’amministrazione o meno, deve comunque provare nel corso del giudizio nel quale si dibatte sulla sosta senza titolo di pagamento, che nella stessa zona o nelle immediate vicinanze è possibile anche il posteggio libero da dispositivi di controllo come stabilisce inequivocabilmente l’articolo 7, comma 8, del codice della strada e comunque ha l’onere d’indicare il provvedimento in base al quale la strada che è stata teatro della violazione delle norme CdS risulti individuata come appartenente a un’area pedonale, alla zona a traffico limitato oppure a un’area ad alta rilevanza urbanistica con peculiari esigenze di traffico veicolare. Nel caso de quo in particolare, l’amministrazione capitolina non ha provato tali circostanze in quanto è rimasta estranea al giudizio. Ne discende, quindi, che il verbale deve essere considerato illegittimo e perciò annullato.

200 Milioni di persone al mondo assumono droghe illegali come hashish, marijuana, cocaina o eroina. I ricercatori chiedono trattati internazionali più severi contro l’abuso. Finora, concesse troppe scappatoie
Nel mondo esistono talmente tante droghe illegali che si continua ad assumere clandestinamente tanto da rendere quasi impossibile una stima certa del numero dei consumatori. La rivista scientifica britannica “Lancet” ha tentato di fare un bilancio pubblicando alcuni dati che fanno rabbrividire. Secondo la ricerca ogni anno 200 milioni di persone in tutto il mondo hanno accesso al mercato delle droghe illegali. Pertanto, una persona ogni 20 nel pianeta nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni avrebbe assunto droghe, mentre nei paesi industrializzati il tasso di abuso risulta essere ancora più alto. Il “Lancet” si basa su tre studi. Il primo è stato condotto dai ricercatori australiani Louisa Degenhardt dell’Università del Nuovo Galles del Sud di Sydney e Wayne Hall dell’Università del Queensland, il secondo da un team guidato dal professor John Strang del King’s College in London. La terza indagine è stata curata da Robin Room dell’Università di Melbourne e Peter Reuter dell’Università del Maryland. I ricercatori Degenhardt e Hall hanno rilevato che in tutto il mondo tra i 125 e 203 milioni di persone assumono derivati dalla cannabis come hashish o marijuana. Cocaina o oppiacei come l’eroina sono chiaramente dietro di essa con cifre che arrivano ai 21 milioni di consumatori. Nel mondo ci sarebbero pertanto tra gli 11 e i 21 milioni di persone che s’iniettano droga. Va però sottolineato che droghe legalizzate come l’alcool minacciano la salute dei cittadini ed il welfare molto di più di eroina & co. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) stima che nel mondo ogni anno muoiono 2 milioni e mezzo di persone in conseguenza degli effetti del consumo di alcol – tra i quali patologie epatiche o incidenti stradali. L’agenzia UE contro le droghe (OEDT) nella sua ultima relazione ha lanciato l’allarme sulla diffusione massiccia di  nuove droghe sintetiche in Europa. Secondo il Presidente dell’agenzia, Wolfgang Götz, il più grande problema delle droghe sintetiche deriva dal fatto che nella gran parte dei casi gli assuntori di queste sostanze sintetiche non sanno che cosa stanno prendendo e soprattutto che quando si mescolano con altre droghe lecite o illecite, possono comportare importanti problemi per la salute e persino la morte. Goetz ha invitato i politici a trarne le dovute conseguenze anche perché le strategie di lotta alle droghe e gli interventi dell’Unione europea dovranno essere presi già adesso per affrontare la sfida del prossimo decennio. Gli autori delle ricerche hanno chiesto congiuntamente un giro di vite sulle droghe: sanzioni più elevate e punizioni più veloci per chi traffica droga dovrebbero essere concordate a livello internazionale trattandosi di un problema globale che va affrontato, per l’appunto globalmente. I trattati internazionali avrebbero dovuto stabilire che tutti gli oppiacei sono illegali, anche se nella medicina vengono impiegati come antidolorifici. Ancora troppe scappatoie legali e clausole speciali sono state utilizzate nei trattati, per aggirare il loro significato effettivo.

Gomme anti-tabacco, cerotti alla nicotina, spray nasale e pastiglie sono inefficaci? Secondo uno studio statunitense, un terzo di quelli che aveva recentemente smesso di fumare hanno ripreso il fumo
La gomma alla nicotina e le patch che milioni di fumatori utilizzano per perdere l’assuefazione al fumo non hanno alcun beneficio duraturo e possono ritorcersi contro. E’ quanto emerge da uno studio della facoltà di sanità pubblica della Università di Harvard, pubblicato lunedì nel giornale on-line Tobacco Control, autore principale della comunicazione, secondo cui i cerotti patch e la gomma da masticare antinicotina sarebbero infatti inefficaci, anche quando queste terapie sono combinate con sessioni di supporto psicologico. La ricerca è stata focalizzata nel Massachusetts su 787 fumatori adulti, che avevano recentemente dato la disponibilità a smettere di fumare. Le “Cavie” sono state seguite in tre periodi: 2001-2002, 2003-2004 e 2005-2006. I partecipanti sono stati intervistati dai ricercatori su che tipo di sostituti nicotinici hanno usato, tra la patch, la gomma da masticare, spray nasale, o inalatore per aiutare a smettere di fumare e il più lungo periodo durante il quale essi aveva fatto ricorso a una di queste terapie senza discontinuità. I fumatori hanno anche informato se un medico o altri esperti li hanno sostenuti nel loro sforzo di sospendere il fumo della sigaretta. I risultati di questo studio indicano che un numero vicino ad un terzo di quelli che avevano recentemente smesso di fumare hanno ripreso a fumare. Soprattutto tra coloro che hanno iniziato a fumare, i ricercatori non hanno trovato alcuna differenza tra chi aveva usato in sostituzione il prodotto  nicotinico per più di sei settimane e coloro che non lo avevano preso. Inoltre, non  hanno trovato alcuna differenza tra i grandi fumatori e che fumava poco. Alla luce di questo nuovo studio è discutibile utilizzare fondi pubblici per pubblicizzare questi sostituti nicotinici a tutta la popolazione. Inoltre, se questi prodotti sono inefficaci, è necessario rilanciare una nuova campagna anti-fumo che in passato si è dimostrata efficace, con l’ obiettivo di aiutare gli ex fumatori a non ricadere nella trappola della sigaretta e i più giovani a non accenderla mai  dato che queste campagne.

Etilometro: dopo mezzanotte vale anche per le sagre e le fiere l’obbligo di mettere a disposizione dei clienti un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico e di esporre le tabelle
Dal 13 novembre i locali aperti oltre le ore 24, devono avere un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico. Da ora vale anche per le sagre e le fiere l’obbligo di mettere a disposizione dei clienti un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico e di esporre le tabelle, come previsto dall’art. 6, comma 2-quater, del decreto legge n. 117 del 03.08.2007. Lo ha affermato il Ministero dell’interno con il parere prot. n. 15357 del 30.11.2011 in risposta a un quesito della Regione Friuli Venezia Giulia. La legge 29 luglio 2010, n. 120, recante “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, ha stabilito, tra le altre cose, che bar, ristoranti, alberghi, circoli, club, posteggi in fiere e sagre, agriturismi che proseguono la propria attività oltre le ore 24, devono avere un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico, di tipo precursore chimico o elettronico, a disposizione dei clienti. Devono altresì esporre all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali le apposite tabelle alcolemiche. L’apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico, da mettere obbligatoriamente a disposizione dei clienti, viene tecnicamente descritto come “di tipo precursore chimico o elettronico”. Il Ministero dell’interno, ha in ogni caso chiarito che “non occorre un etilometro omologato, ma basta un precursore chimico, anche monouso”. L’inosservanza delle disposizioni comporta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 300 a euro 1.200.

Nulla la multa senza contestazione immediata se «Il conducente parlava al cellulare» e non viene fermato
Non basta la semplice descrizione del fatto effettuata dagli agenti della Polizia Municipale del tipo “un signore dai capelli bianchi sfrecciava parlando al cellulare alla guida dell’auto”, per sanzionare secondo l’articolo 173 del codice della strada un automobilista che sarebbe stato sorpreso alla guida della propria auto con il cellulare in mano, senza che però vi sia l’immediata contestazione dell’infrazione come prevede in via generale il codice della strada. Secondo il giudice di pace di Pisa con la sentenza n. 1450/11, è dirimente la differenza fra la contestazione immediata con l’auto fermata nell’immediatezza e il riferimento ad un immagine in movimento: in tal caso il verbale deve essere annullato senza la necessità di soffermarsi, ad esempio, sulla mancanza dell’auricolare addosso al presunto trasgressore. Trattandosi di percezioni soggettive, in effetti, chi può stabilire con assoluta certezza che il presunto trasgressore non indossasse davvero l’auricolare? Gli agenti non hanno la certezza oggettiva anche perché non hanno fermato l’autovettura  in  corsa veicolo probabilmente per non intralciare il traffico o perché non è stato possibile. Al di là di queste constatazioni sostiene il giudice onorario che solo la conoscenza di una realtà statica, qual è il veicolo dopo essere stato fermato, può dar luogo a una descrizione analitica che si converte in un accertamento giuridicamente rilevante; diverso è il caso in cui gli agenti hanno la percezione di una realtà dinamica che si consuma in un istante, come accade quando il mezzo è in movimento, un caso che non può essere affatto assimilato all’ipotesi precedente. Nel caso di specie il verbale d’accertamento in questione motiva la sanzione facendo riferimento solo ad un uomo dai capelli bianchi al volante con il telefonino, ma nulla aggiunge sul conducente, sull’assenza dell’auricolare e sull’eventuale predisposizione del veicolo al sistema “viva voce” dal momento che non c’è stata contestazione immediata. Proprio per tali ragioni la sanzione è da considerarsi illegittima ed il verbale annullato.

Protesi PIP, lo Sportello dei diritti vuole inchiesta e provvedimenti urgenti del governo italiano per tutelare le danneggiate. Pronta un’interrogazione parlamentare al Ministero della Salute
Sono decine e decine, da tutto il territorio nazionale le grida d’allarme e le richieste d’intervento  pervenute allo “Sportello dei Diritti” in merito allo scandalo internazionale sulle protesi mammarie difettose dopo l’indagine penale avviata sulla società francese Poly Implant Prothèse meglio nota come PIP. Solo per far comprendere le sofferenze delle danneggiate riportiamo in forma anonima una parte di una significativa denuncia pervenutaci da parte di una delle migliaia di sfortunate che è illuminante sullo stato dei fatti in Italia e sull’inerzia del governo e del Ministero della Salute che cincischiano nel prendere decisioni certe e determinate a tutela delle vittime: “…veniamo alla scoperta di questi giorni, le protesi Pip. Mi sono immediatamente rivolta al chirurgo che mi ha operata e che ha utilizzato le protesi PIP , lui sostiene che non è il caso di allarmarsi, che in fondo le protesi Pip non causano il cancro, ma di recarmi presso la sua clinica per fare una visita e per eventualmente decidere la sostituzione della protesi ma senza urgenza e per il costo dell’intervento ci saremmo accordati. Alla mia domanda di cosa avrebbe fatto se le protesi pip fossero state inserite a sua moglie la sua risposta è stata : le farei togliere immediatamente. Mi domando: Come è possibile che il ministero della salute della Gran Bretagna, della Francia e della Repubblica Ceca e di altri paesi consiglino la rimozione urgente delle protesi Pip, mentre il ministero della salute italiana, con circolare del 04 gennaio 2012 non abbia preso la medesima decisione? Come mai l’ufficio federale tedesco di farmaceutica sostiene che anche le protesi che non presentano segni di rottura potrebbero rappresentare un grave rischio per la salute, mentre per l’Italia così non è? In Italia forse bisogna aspettare che muoiano centinaia di persone per poi decidere che è il caso di prendere la medesima decisione degli altri stati?Perché le spese per la sostituzione devono essere a carico dei pazienti? Penso che questo argomento sia di una importanza enorme dato che esistono circa 122.000 casi in Italia e che lo Stato Italiano con circolare del 04 gennaio 2012 sembra ancora una volta tutelare gli interessi delle lobby anziché la Salute dei cittadini…”. Il deputato pugliese di IDV, Pierfelice Zazzera sta predisponendo un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro della Salute, per chiedere di dare delle risposte certe e determinate alle tante vittime che hanno avuto la sventura di essere sottoposte a mastoplastica con protesi della PIP e che oggi si trovano oltreché nello sconforto e nella più totale preoccupazione anche nell’oggettiva incertezza sulle misure da prendere pure in ragione dei notevoli costi da sostenere.

Internet senza regole: in vendita su eBay  letto “erotico”
Le regole di eBay sono create per mantenere una piattaforma sicura e piacevole su cui fare affari per tutti gli utenti eBay. I venditori hanno la responsabilità di controllare e comprendere le Regole eBay sulla messa in vendita, nonché tutte le leggi e le norme vigenti specificate nell’Accordo per gli utenti nella Presentazione delle regole per i venditori. Accade che nel fare il consueto giro su ebay alla ricerca di oggetti vi  è un letto erotico in vendita su eBay alla “modica” cifra di 600 mila sterline. L’”erotic bed”, in legno intagliato, raffigura le 168 posizioni d’amore del Kamasutra. L’opera, creazione del 51enne falegname tedesco Dieter Sporleder, è costata all’artista una fatica durata 4 anni, ben 3000 ore di lavoro. La vicenda rivela che i controlli sulle vendite online sono ancora troppo scarsi, consentendo anche ai minori, la visione di prodotti che alterano l’immaginazione di che cosa sia realmente il sesso, contribuendo alla diseducazione delle fasce di popolazione più giovane.

Diritto al lavoro per i cittadini disabili: condannata  al risarcimento danni l’azienda che rifiuta l’assunzione
L’azienda è condannata al risarcimento dei danni a seguito della mancata formalizzazione dell’assunzione obbligatoria del lavoratore invalido avviato al servizio dall’amministrazione provinciale. E’ quanto emerge dalla sentenza n. 236 della sezione lavoro della Cassazione lavoro pubblicata in data 12 gennaio 2012. Secondo i giudici della suprema Corte, tale comportamento della società si è rilevato preclusivo alla possibilità di formalizzare il contratto di lavoro. Il datore di lavoro nel tentativo di difendersi aveva sostenuto che la lavoratrice invalida non si era mai recata nei locali della società per firmare il contratto. Il lavoratore disabile al contrario aveva dimostrato di essersi recato in azienda dopo aver ricevuto la comunicazione di avviamento al lavoro dall’Amministrazione provinciale. L’ufficio del personale in tale circostanza aveva omesso di formalizzare il contratto di lavoro. Per tale motivo gli ermellini, allora, hanno condannato la società al pagamento del risarcimento del danno per mancata formalizzazione dell’assunzione obbligatoria per i soggetti disabili, sottolineando che “in assenza di precise indicazioni sulle modalità di verifica della volontà delle parti di addivenire alla stipulazione del contratto di lavoro, deve farsi riferimento al comportamento tenuto dalle stesse, per valutare la conformità ai canoni di correttezza e buona fede. In tema di contratti, infatti, la reciproca lealtà di condotta deve sussistere sia durante l’esecuzione del contratto sia durante la sua formazione e interpretazione, così da atteggiarsi ad obbligo di solidarietà che impone a ciascuna parte di tenere quei comportamenti che siano idonei a preservare gli interessi dell’altra. La clausola di buona fede, imponendo così a ciascuna parte l’obbligo di agire in modo da preservare l’interesse dell’altra, a prescindere dalle specifiche direttive contrattuali, diviene in caso di inadempimento, una violazione che costituisce un vero e proprio inadempimento che comporta il risarcimento del danno.”.

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (09 gennaio 2012)

Protesi al seno Pip, la situazione paese per paese, tra paura e pareri contrastanti
Continua a far discutere il caso di caratura internazionale sulle protesi al seno difettose prodotte dalla  società francese PIP. Ad essere incriminato il gel utilizzato, che secondo alcuni studi potrebbe essere cancerogeno anche se vi è da precisare non vi è al momento una corrispondenza certa tra il rischio di cancro e le protesi, ma vi è un pericolo pressoché accertato sulle possibilità di rottura degli impianti, che per Parigi si verifica nel 5% dei casi. La diffusione del “prodotto” su scala globale sta facendo crescere giorno dopo giorno il numero degli stati interessati. E le istituzioni competenti, paese per paese, stanno approntando soluzioni per dare risposte ai crescenti timori delle migliaia di donne coinvolte. Non solo europee: dalla Francia, Danimarca, Spagna, Italia, ma anche Brasile, le 300 mila donne di 65 diversi paesi hanno lo stesso tipo di protesi, ma la diversità e la  non omogeneità dei sistemi sanitari dei vari paesi non consente un’uniformità di soluzioni. La maggior parte delle protesi sarebbe stata impiantata in Gran Bretagna, Francia e Brasile, mentre in altri Stati come la Germania non sono disponibili ancora dati certi. I Ministeri della Salute di Spagna e Repubblica Ceca ad ora hanno consigliato alle interessate di consultare il medico che le ha operate. È, infatti, dell’ultima ora, la notizia secondo cui anche la Germania dopo la Francia ed il Venezuela ha consigliato l’asporto degli impianti a rischio rottura. Le sole Gran Bretagna, Francia e Venezuela per il momento garantiranno la rimozione delle protesi a carico del servizio sanitario nazionale a tutte le donne che ricorreranno alle strutture pubbliche. Si stima che il costo per la sola mutua francese sarà pari a 60 milioni di euro. In Italia e in Belgio le spese saranno pagate solo se necessario. Ma gli esperti già sconsigliano l’eliminazione di massa, anche per i rischi legati all’intervento e all’anestesia. Vi è da dire che Jean-Claude Mas, fondatore della società francese produttrice, ha parlato di contro verità ed ha negato sin da subito i rischi per la salute. Il “silicone” utilizzato dalla PIP per le protesi mammarie sarebbe una gelatina nella quale sarebbe stata riscontrata la presenza di additivi impiegati nell’industria petrolchimica e poco compatibile con il corpo umano e che peraltro non sarebbe mai stata testata sull’uomo. Tra le sostanze individuate risulterebbero resine utilizzate per produzioni come quella di carburanti, gomma, computer. Peraltro, v’è da specificare che è stata proprio la società Pip di Seyne-sur-Mer di Marsiglia che con la pubblicazione della composizione ha fatto generare un’ondata di panico collettiva tra le 300 mila donne che si sono fatte impiantare le protesi mammarie.

Protesi PIP: chi sono i responsabili? La società ha prodotto protesi al silicone anche per gli uomini. E ora il caso PIP arriva nelle aule dei tribunali
Con il gran numero di denunce, si pone la questione delle responsabilità nel dossier delle protesi mammarie  PIP. E ora il caso PIP arriva nelle aule dei tribunali. Scoperto all’inizio del 2010, di 500 denunce presentate nel giugno 2010 si è arrivati ad  oggi a più di 2.000. Improvvisamente, sono stati coinvolti nella vicenda giudiziaria non solo i fornitori vari delle protesi, ma sono nel mirino anche chirurghi, produttori, distributori e controllori di qualità. Dei chirurghi plastici alcuni di loro sono già stati rinviati a giudizio per “violazione del loro dovere di informazione”. I fornitori del silicone hanno motivato la loro estraneità ai fatti affermando che i loro prodotti avevano una vocazione industriale e che non erano a conoscenza dell’uso a cui era destinato il gel dalla società PIP. Il gruppo tedesco ha fornito fino a 10 tonnellate all’anno di Rhodorsil, utilizzato a livello industriale nell’impianti di condizionamento dell’aria o isolamento elettrico. Il certificatore, l’azienda tedesca TÜV Rheinland, contro cui le principali associazioni delle vittime hanno presentato una denuncia nel novembre 2010, ha inoltrato una denuncia contro la società PIP depositandola presso gli uffici giudiziari di Marsiglia nel febbraio 2011. Secondo il certificatore durante le ispezioni nell’azienda, la PIP ha esibito un gel coerente con l’uso di riempimento delle protesi, per poi sostituirlo con un altro alla fine del controllo. La TÜV , a suo dire, ha seguite gli standard dei dispositivi medici. I distributori di protesi, la bulgara J&D Medicals, la brasiliana EMI e l’italiana GF Electromedics hanno citato la TÜV Rheinland aziende dinanzi al Tribunale del commercio di Tolone. L’udienza è fissata per il 2 febbraio. Inoltre lo scandalo sanitario ora coinvolge dopo le donne anche gli uomini. La società ha infatti prodotto protesi al silicone per gli uomini. In particolare quelle testicolari sono state utilizzate per i pazienti sottoposti a rimozione o malformazione a causa di cancro, mentre quelle per petto e natiche per motivi estetici.

Emergenza intossicazioni: mai tante chiamate al Centro Antiveleni
Mai nella sua storia il numero telefonico del Centro Antiveleni di Milano, ha ricevuto tante chiamate come lo scorso anno: sono state infatti il 4% in più le telefonate per una consulenza dovuta ad assunzione di sostanze velenose, uso di prodotti domestici e cosmetici, droghe, medicinali, funghi o altro, o per semplici informazioni preventive. Il centro antiveleni dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano è nato nel 1967 nell’ambito del servizio di anestesia e rianimazione dell’ospedale stesso. È certificato dall’American Association of Poison Control Center e, per casistica, risulta essere il primo in Italia ed il terzo in Europa. Esso realizza la diagnosi e la terapia medica dei casi d’intossicazione acuta e avvelenamento di qualunque origine, basandosi su un servizio di informazione telefonico (anche per consulti urgenti) e sul trattamento dei pazienti intossicati giunti al pronto soccorso dell’ospedale. È dotata di uno schedario tossicologico su sostanze potenzialmente tossiche e si occupa anche di antidoti di uso raro o di difficile reperimento. I casi particolarmente significativi o rari o per alcune categorie di prodotti (pesticidi, funghi, vipere, prodotti industriali) vengono particolarmente seguiti nella loro evoluzione clinica, valutando l’efficacia del protocollo di trattamento attuato. Si occupa anche dello sviluppo di programmi educativi, di training sulla corretta gestione delle catastrofi tossicologiche e di segnalazione di eventuali rischi per la salute pubblica[3 Esso raccoglie le osservazioni dai medici curanti e fornisce rapporti di valutazione sui rischi alle autorità sanitarie e all'industria. Le consultazioni telefoniche, tanto per il pubblico quanto per gli specialisti, sono possibili 24 ore su 24. Le telefonate hanno interessato bambini (52% dei casi), adulti (43%) e animali 5%. Per quanto concerne gli agenti intossicanti o presunti tali, si è trattato di medicamenti (36%), prodotti domestici (25%), piante (11%), prodotti tecnici e industriali (6%), prodotti per l'agricoltura e l'orticultura (3%), prodotti per la cura del corpo e cosmetici (5%), stimolanti, droghe, alcol (3%), alimenti e bevande (4%), animali velenosi (1%), funghi (2%), altri (3%). Il Centro Antiveleni (CAV) di Milano ha esaminato 25.307 casi di esposizione umana ad agenti non farmaceutici provenienti dalle diverse regioni italiane. Per il 60% delle esposizioni il CAV è stato contattato da un servizio ospedaliero e per il 33% da privati cittadini. Nelle 24 ore sono stati osservati due picchi di richieste di consulenza: uno intorno alle ore 12 e l’altro intorno alle ore 21. I pazienti con età  6 anni hanno costituito il 47% delle osservazioni. Il genere maschile è stato riportato per il 52% dei casi e il femminile per il 44%. Circa l’87% dei casi è risultato esposto in ambiente domestico e il 5% sul luogo di lavoro. L’esposizione è risultata di tipo accidentale per l’89% ed ha compreso: accesso incontrollato (50%), travaso da confezione originale (8%), intossicazione alimentare (6%). L’esposizione intenzionale è stata riportata per l’8% ed è risultata principalmente dovuta a tentato suicidio (6%). Almeno un effetto clinico associabile all’esposizione è stato rilevato nel 49% dei casi, mentre per circa il 66% è stato prescritto almeno un intervento terapeutico. Le categorie di agenti più frequentemente riportate sono state: sostanze per la pulizia della casa (31%), antiparassitari (9%), cosmetici/prodotti per la cura della persona (9%) e corpi estranei (9%). Le osservazioni effettuate rendono disponibile una prima caratterizzazione dei casi di esposizione umana ad agenti chimici (non farmaci) esaminati dai CAV in Italia ed evidenzia le potenzialità di un sistema di sorveglianza delle esposizioni pericolose basato su questo tipo di servizio.
Queste preoccupanti statistiche dimostrano che purtroppo il livello di  attenzione dei consumatori relativo sia alla alimentazione che all’utilizzo di prodotti per la persona è sempre troppo basso. Per tali  ragioni è opportuno che  sia le associazioni dei consumatori che le istituzioni continuino nell’incessante opera di comunicazione ed informazione sui ogni tipo di rischio che riguarda la salute dei. A tal proposito l’On. Pierfelice Zazzera di IdV ha presentato una proposta di legge su sollecitazione degli alunni delle scuole medie di Taranto, area particolarmente interessata dal problema, e da numerose  associazioni ambientaliste sull’obbligo dell’introduzione di un marchio di qualità per i prodotti che sono privi di diossina.

Facebook: si chiama Ramnit il virus all'attacco del  social network nel mirino dei pirati informatici, ‘rubate’ 45mila password
Entra nei profili e invia spam ai contatti. Si chiama Ramnit il nuovo virus che ruba le password di facebook. Secondo gli esperti avrebbe sottratto le credenziali di accesso a 45 mila utenti nel Regno Unito e in Francia. Scoperto nel mese di aprile 2010, il Microsoft Malware Protection Center (MMPC) descrive Ramnit come "un multi-componente della famiglia di malware che infetta eseguibili di Windows così come i file HTML", "ruba informazioni sensibili come le credenziali FTP memorizzate e i cookie del browser". Usando questa backdoor, un aggressore remoto potrebbe istruire un computer infetto per eseguire azioni come scaricare un file ed eseguirlo o connettersi a un altro server e attendere istruzioni. Nel Report di luglio 2011 Symantec [PDF] ha stimato che varianti del worm Ramnit hanno rappresentato il 17,3 per cento di tutte le nuove infezioni da software dannosi. Il worm si diffonde criptandosi e unendosi a file con estensione .DLL, .EXE e .HTML.  Nell’agosto del 2011, Trusteer ha riferito che è Ramnit è diventato “finanziario”. Dopo la fuoriuscita del codice sorgente di ZeuS a maggio, è stato suggerito che gli hacker dietro Ramnit hanno accorpato varie funzionalità di diffusione delle frodi finanziarie per creare una “creatura ibrida” che è ha le dimensioni e le capacità dell’infezione Ramnit e quelle finanziarie di data-sniffing di ZeuS. Il worm ha acquisito la capacità di iniettare il codice HTML in un browser Web, permettendo di bypassare a Ramnit l’autenticazione a due fattori e i sistemi di transazione a firme, ottenenendo l’accesso remoto alle istituzioni finanziarie, le sessioni di online banking e penetrare in diverse reti aziendali dopo averle compromesse. Con l’uso di un Sinkhole, Seculert ha scoperto che circa 800.000 computer sono stati infettati con Ramnit da settembre a fine dicembre 2011. Sembra, tuttavia, che questo non è l’ultima spirale. Recentemente, il laboratorio di ricerca Seculert ha identificato una variante finanziaria completamente nuova di Ramnit che mira a rubare le credenziali di login di Facebook. Per proteggersi nel modo migliore dalle minacce, può essere utile informarsi sui rischi che si corre e possedere almeno una conoscenza di base sulle misure d’adottare. Per esempio si consiglia di usare l’ accortezza per evitare noie, quella di utilizzare password diverse per i vari network. Inoltre si consiglia di  adottare le seguenti misure per prevenire l’infezione del computer: – Attivare un firewall sul computer. -  Ricevere gli ultimi aggiornamenti del computer per tutti i vostri software installati. – Utilizzare un software antivirus aggiornato. – Limitare i privilegi dell’utente del computer. – Prestare attenzione quando si aprono gli allegati e di accettare trasferimenti di file. – Prestare attenzione quando si clicca su link a pagine Web e Facebook – Evitare di scaricare software pirata. – Proteggersi da attacchi di social engineering. – Utilizzare password complesse.

Cassazione: licenziamento illegittimo per il dipendente di compagnia telefonica che viola il divieto dell’azienda di attivazione tariffe promozionali su schede personali, di parenti e amici
E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 29628 del 2011 esaminando il ricorso proposto da una Compagnia telefonica che aveva licenziato un proprio dipendente, per violazione del divieto di attivazione di tariffe telefoniche promozionali su schede di utenze personali o riconducibili a parenti ed amici e che si era vista rigettare l’impugnazione proposta al Giudice d’Appello il quale riteneva sproporzionata la sanzione espulsiva in relazione al comportamento contestato. Gli ermellini nella sentenza hanno stabilito che “Il giudice di merito deve valutare la congruità della sanzione espulsiva tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda che, alla luce di un apprezzamento unitario e sistematico, risulti sintomatico della gravità rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro, assegnandosi a tal fine preminente rilievo sia alla configurazione che delle mancanze addebitate faccia la contrattazione collettiva, che all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto ed alla sua durata ed all’assenza di precedenti sanzioni, alla sua particolare natura e tipologia.”. Anche secondo il giudice di merito non esisteva una regola aziendale, conosciuta dai dipendenti, che indicasse i tipi di attivazione vietati ed i soggetti destinatari del divieto, tanto che la condotta oggetto di censura era stata solo vagamente delineata con la lettera di contestazione; la condotta contestata non rientrava, del resto, in nessuna delle categorie di comportamenti cui il ccnl ricollegava la sanzione del licenziamento senza preavviso. La Corte riteneva, dunque, che il comportamento del lavoratore non fosse caratterizzato da connotati tali da far ritenere che la sua realizzazione avesse fatto venir meno il rapporto fiduciario tra le parti. Per i giudici della suprema corte il giudice d’Appello si è attenuto a tali principi, procedendo alla valutazione del comportamento tenuto dal lavoratore, così giungendo alla conclusione della mancanza di proporzionalità, non sottraendosi, ai fini di un esauriente esposizione degli elementi di convincimento, all’analisi dell’art. 48 del contratto collettivo, traendo proprio dalla valutazione del suo contenuto significativi elementi logici a favore del giudizio di non proporzionalità.

Allarme furti: Si allertano gli automobilisti contro il rischio di diventare bersaglio dell’ultimo trend in fatto di furti, quello della benzina e del  gasolio dai serbatoi di carburante. A rischio anche i convertitori catalitici delle marmitte rubati per il loro contenuto di metallo tra cu l’oro
La crisi e gli aumenti del prezzo del carburante hanno reso particolarmente appetibili benzina e gasolio. Ignoti tagliano o strappano il tubo del serbatoio del carburante delle auto, creando non pochi danni, per rubare qualche goccio di benzina mentre i convertitori catalitici delle marmitte vengono sottratti per il loro contenuto di metallo tra cui l’oro. Per i cittadini questo fenomeno rappresenta un nuovo duro colpo per le loro tasche già in crisi. Sono fenomeni che ormai si ripetono con frequenze preoccupanti nonostante l’impegno delle forze dell’ordine. L’Italia detiene oggi il costo benzina/litro più caro d’Europa: 1,740 per litro in media mentre il gasolio è arrivato a 1,70 euro con punte sino a 1,705 euro a litro, con un’incipiente crisi internazionale in  Medio Oriente – basti ricordare la minaccia iraniana per la chiusura alle petroliere dello strategico stretto di Hormuz – che potrebbe far schizzare i prezzi ancor più in alto, (secondo stime a 150 dollari al barile a fronte dei 100 di media nel corso del 2011) con conseguenze catastrofiche per l’economie come la nostra che dipendono a livello energetico quasi totalmente dagli idrocarburi. Ora se in Italia non verranno introdotte misure atte a calmierare il prezzo dei carburanti la conseguenza sarà anche la concreta possibilità di aumenti dei furti di benzina e diesel. A meno che i prezzi dei carburanti non scendano drasticamente, nel 2012 troveremo più persone che svegliandosi troveranno i serbatoi vuoti e le loro automobili immobilizzate.

Salute: Novartis richiama tutte le confezioni di medicinali Excedrin and NoDoz e di Bufferin and Gas-X Prevention
Il gruppo farmaceutico basilese Novartis ha annunciato oggi il ritiro, di medicinali per cui non è richiesta la ricetta medica (“over the counter”) e ha provvisoriamente chiuso la fabbrica che li produce. La misura obbliga Novartis a prevedere accantonamenti per 120 milioni di dollari nei conti del quarto trimestre. Il richiamo riguarda tutte le confezioni di Excedrin and NoDoz, farmaco di non prescrizione approvato dalla FDA per trattare tutti i sintomi di un’emicrania, con data di scadenza al 20 dicembre 2014 (o prima) e quelle di Bufferin and Gas-X Prevention, integratore per ridurre i gas digestivi, con scadenza al 20 dicembre 2013 (o prima). Stando alla società, la misura è stata presa preventivamente perché le confezioni di questi medicinali potrebbero contenere compresse di altri farmaci.

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05

SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (05 gennaio 2012)

Skimming: la clonazione fraudolenta di carte di credito e bancomat, in aumento a causa di gruppi criminali organizzati. Probabile un’impennata del fenomeno con le nuove norme sulla tracciabilità e sul divieto di pagamento in contanti delle pensioni, introdotte dalla Manovra finanziaria “Salva Italia”. Come difendersi
Con la dichiarata volontà del governo di ridurre al minimo i pagamenti in contatti, con la riduzione della soglia a 1.000 euro per l’acquisto di qualsiasi bene o servizio a fine di garantirne la tracciabilità e la norma che non consentirà il pagamento in contanti per le pensioni superiori a mille euro, una delle assai probabili conseguenze sarà, senz’alcun dubbio l’aumento del ricorso a bancomat e carte di credito. Tali forme di pagamento elettronico, anche se assicurano la certezza della tracciabilità e la comodità di ridurre o non portare contante nel portafogli, si scontrano con un fenomeno che nel Nostro Paese, come nel resto dell’UE è in forte aumento: lo skimming, ossia la fraudolenta clonazione di carte bancarie. La crescita di questa tendenza criminale non sarebbe dovuta solo a singoli ed isolati hackers ma, secondo quanto è dato appurare da numerose inchieste anche di livello europeo a rubare i contenuti delle bande magnetiche e i codici di accesso sarebbero soprattutto gruppi criminali organizzati. E se la tendenza dello skimming è in crescita da anni, con le misure dell’ultima manovra “Salva Italia”, potrebbe subire un’impennata a causa del coinvolgimento di milioni di nuovi soggetti, e tra questi la maggior parte anziani e quindi più vulnerabili, che potrebbero essere costretti all’utilizzo di carte di pagamento elettroniche. Il termine “skimming” deriva dal verbo inglese to skim, che vuol dire “sfiorare, strisciare”. Da questa parola discende la parola skimmer che è il congegno elettronico utilizzato per memorizzare i contenuti delle bande magnetiche delle carte di pagamento. Negli sportelli automatici ATM (Automated Teller Machine), meglio noti come sportelli bancomat sono i dispositivi usati per leggere le relative carte elettroniche di pagamento e, quindi, abilitare l’utente alle operazioni richieste dopo aver effettuato l’ulteriore verifica del PIN (Personal Identification Number) che, pur presente in modalità cifrata all’interno della banda magnetica della carta, viene digitato direttamente dall’utente dopo aver inserito la Card nello Skimmer. L’uso improprio di questi dispositivi, la loro manomissione, fino ad arrivare addirittura alla sostituzione dello skimmer originale con uno appositamente installato per leggere e registrare i contenuti delle carte magnetiche che vengono fatte “strisciare” al suo interno, ha determinato lo sviluppo di una nuova tecnica criminale chiamata, come detto, skimming, termine poi utilizzato anche per descrivere in generale le truffe compiute ai danni di possessori di carte di credito, bancomat, carte prepagate etc. attraverso un utilizzo illecito di dispositivi di lettura delle stesse (skimmer e P.O.S.). Si tratta di un fenomeno organizzato, sia in termini tecnici che logistici. Ad essere coinvolti sono bande di criminali che si muovono in tutta Europa, non solo rumeni e bulgari, anche se questi pare siano i più avanzati e strutturati. Ad essere colpiti sono bancomat, terminali per il pagamento con carta di credito posti in ogni luogo possibile, dai supermercati ai distributori di biglietti nelle stazioni. Ad aver contribuito all’aumento dei casi di sottrazione di dati in Europa, è la semplicità con la quale si possono ottenere dispositivi per skimming anche attraverso la rete. Per la diffusione globale di questi strumenti di pagamento, il problema riguarda inevitabilmente tutti i paesi industrializzati, e secondo le statistiche quelli più colpiti sarebbero proprio l’Italia e la Francia. I dati in possesso sono notevoli e dimostrano la tendenza in aumento del fenomeno: nel 2009 sarebbero stati manomessi, 82 bancomat, 191 nel 2010 fino ad arrivare a ben 265 nei soli primi quattro mesi di quest’anno! Anche a causa dei costi annuali stimati che sfiorerebbero il mezzo miliardo di euro per i reati finanziari commessi in Europa tramite gli sportelli automatici, ENISA (European Network and Information Security Agency – agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione) raccomanda agli utenti di essere maggiormente consapevoli dei rischi e di adottare le necessarie precauzioni per evitare di rimanere vittime di tali reati. Ma vediamo quali sono i consigli utili per difendersi, se proprio non si può fare a meno di un  bancomat o di una carta di credito. Per quanto riguarda le carte di credito al fine di saperne in tempo reale l’utilizzo, i gestori hanno previsto la possibilità di attivare un’opzione d’invio di un sms ogni volta che si effettua un’operazione con la carta o almeno se si supera una determinata soglia di pagamento. È superfluo, affermarlo, ma è uno dei migliori sistemi di monitoraggio e controllo unitamente alla verifica costante dei propri estratti conto anche on line. In caso di furto o smarrimento, o comunque quando si abbia il sospetto che la carta sia stata utilizzata impropriamente la prima cosa da fare, è di procedere immediatamente al blocco della stessa recandosi presso la propria banca, oppure contattando direttamente i numeri verdi del circuito bancomat o del circuito carta. Se la carta è multi servizi ossia è abilitata anche alle funzioni bancomat e pagobancomat è necessario, in caso di furto o smarrimento, procedere alla chiamata di entrambi i numeri verdi. Successivamente, è necessario effettuare una apposita denuncia penale presso l’Autorità di Pubblica Sicurezza (Polizia, carabineri, Finanza, ecc) e quindi inoltrare una conferma della richiesta di blocco (già effettuata al numero verde), tramite lettera raccomandata alla propria banca, allegando copia della suddetta denuncia. Sino a che non si effettua il blocco, si corre il rischio che tutti i prelevamenti e gli addebiti restino a carico del titolare. Effettuato il blocco rimane a carico del titolare una franchigia che di solito corrisponde a 150 euro, ma in molti casi i gestori di carte non fanno pagare neanche quella. In ogni caso, se ci si accorge soltanto nel momento della lettura dell’estratto conto di utilizzazioni illecite o non autorizzate della propria carta, entro 60 giorni dalla data di ricevimento dell’estratto occorrerà inviare un reclamo scritto, con allegata denuncia effettuata alla polizia. Come previsto dal Testo Unico in materia bancaria e creditizia, D.Lgs. n. 385/93, come modificato dal D.Lg.s 342/99 che recepiva la Racc. n. 489/97 CE, in mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento. In caso di esclusione di qualsiasi responsabilità del titolare nell’uso fraudolento della carta, gli importi relativi vengono in genere riaccreditati dalla società emittente. L’ultima difesa per i malcapitati truffati nel caso in cui venga scoperto il responsabile – essendo lo skimming un’attività idonea ad integrare gli estremi della figura di reato prevista dall’art. 12 del D.L. 143/91, convertito nella Legge 197/91 – è quella di perseguirlo in sede penale costituendosi parte civile nel relativo giudizio sperando di poter essere risarciti in quella sede.

Protesi mammarie PIP: utilizzato silicone industriale
Nuove rivelazioni nello scandalo delle protesi mammarie difettose.  Il colosso tedesco di prodotti chimici Brenntag e la filiale francese di China National Bluestar Corporation, leader nella fabbricazione di silicone, ammettono di aver venduto gel industriale alla società francese Pip /pe-i-pe/, Poly Implants Prothesys. Pip, che aveva dichiarato l’utilizzo di un gel alimentare non omologato, ha venduto 400 mila protesi difettose in tutto il mondo. Il portavoce di Bluestar International: “Abbiamo venduto, tramite i nostri distributori, prodotti della gamma Rhodorsil, che è una gamma destinata a utilizzo industriale, come la fabbricazione di pneumatici, gli anti-schiumogeni nell’industria petrolifera (durante l’estrazione), o il trattamento delle aque di scarico”. Il silicone industriale, 10 volte meno costoso di quello medico, ha la tendenza a rompersi. Ora resta da stabilire se estrarre le protesi difettose e chi pagherà. Una paziente: “Non ci sono studi né a lungo né a breve termine su quello che può accaderci avendo un gel industriale nel nostro corpo. Credo che se la Sanità lo ha ritirato dal mercato, dovrebbe ritirarlo anche dal nostro corpo”. Per il chirurgo spagnolo Jaume Serra, tutto il sistema è sbagliato: “Vorrei che si sapesse che il sistema di vigilanza ha fallito. Ma ha fallito in Spagna perché non ci sono state denunce, come non ci sono state in Francia o in Inghilterra, perché i congressi dei chirurghi sono patrocinati dalle case commerciali e tu non vai a parlare male del tuo fabbricante”.

Allarme gastroenterite virale in Italia. Non si tratta di una forma grave, ma è altamente infettiva. Responsabile è il NoroVirus  
L’Italia è stata colpita in queste ore da una forma altamente infettiva, ma non particolarmente grave, di gastroenterite virale. I sintomi sono nausea, vomito e anche diarrea. Responsabile è il NoroVirus, che si è diffuso in varie regioni, come dimostrano le numerose segnalazioni giunte nelle varie strutture di primo soccorso. E’ un fenomeno che più o meno capita tutti gli inverni: tipico di questo virus è il presentarsi con delle epidemie in tutto il territorio. Un virus invernale, quindi, facilmente trasmissibile per via orale, anche se basta il contatto con una persona o una superficie ammalata per contrarlo. Il NoroVirus deve essere combattuto lavando spesso le mani, evitando di cucinare anche per altre persone e bevendo molto. Ha una durata media di 24-48 ore.

Disabili sulle strisce blu: obbligo per i comuni riservare un certo numero di spazi gratuiti
Lo ha ribadito il ministero dei trasporti con il parere n. 6241 del 22 dicembre 2011. Nell’organizzazione dei parcheggi a pagamento il comune deve sempre riservare un certo numero di spazi gratuiti ai detentori del permesso arancione rilasciato alle persone con problemi di mobilità. I comuni ora hanno una chiara indicazione dal governo su come comportarsi sulla gestione delle strisce blu. Il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione deve essere protetto e garantito soprattutto nei confronti delle persone disabili, in quanto costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione sociale;  tale principio generale trova rispondenza in diverse previsioni del nuovo codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, volte a facilitare la mobilità delle persone disabili. Insomma un importante passo avanti, anche se va detto che l’articolo 7 del codice della strada prevede che nei centri abitati i comuni possano, con ordinanza del sindaco, riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale. Ora bisogna puntare, come recita la risoluzione della Commissione Trasporti, a prevedere, per i veicoli a servizio di disabili muniti del contrassegno previsto dal codice della strada, la gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento delimitati da strisce blu, qualora risultino indisponibili gli stalli riservati gratuitamente ai disabili.

Cassazione Lavoro: il lavoratore illegittimamente licenziato ha diritto a un danno morale ad hoc. Sì al risarcimento di un danno morale ad hoc per il licenziamento vessatorio. Ristoro per la natura ingiuriosa del provvedimento pari alla metà dell’importo per la lesione psico-fisica
Nella battaglia che da anni lo “Sportello dei Diritti” svolge in favore dei lavoratori, ed in particolare per la lotta contro le vessazioni sul luogo di lavoro, riteniamo doveroso segnalare la sentenza della sezione lavoro della Corte di Cassazione 30668/11, pubblicata il 30 dicembre, che costituisce un prezioso precedente in materia di diritto al risarcimento del lavoratore illegittimamente licenziato. L’importanza della sentenza in commento è data dall’aver sostenuto il principio secondo cui al lavoratore illegittimamente licenziato spetta il risarcimento di un danno morale ad hoc, ulteriore rispetto al ristoro della lesione psicofisica patita, da ritenersi compensativo della natura ingiuriosa del provvedimento espulsivo adottato dal datore. Il tutto senza incorrere nel divieto di duplicazioni imposto in tema di danno non patrimoniale dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite Civili della Cassazione. I supremi giudici hanno ribadito il concetto secondo nella più recente giurisprudenza di legittimità sono rinvenibili decisioni che nonostante quanto precisato dalle Sezioni Unite con la nota sentenza 26973/08 che ha escluso la possibilità di riconoscere il cosiddetto “danno esistenziale”, nell’ordinamento in realtà avrebbe comunque ragion d’essere questa voce di danno. Per tali ragioni, non  può essere consentita nella liquidazione del danno biologico alcuna limitazione relativa ai danni morale ed esistenziale comprovati nel corso del giudizio. Nel caso di specie, è stata infatti confermata, la valutazione della Corte d’Appello che ha liquidato il risarcimento del danno non patrimoniale ad un giornalista licenziato, peraltro un volto televisivo noto tra i cronisti sportivi. La corte di merito ha in primo luogo stabilito il risarcimento relativo alla lesione dell’integrità psico-fisica causata dal licenziamento illegittimo, in virtù dei criteri utilizzati per il calcolo economico dell’invalidità permanente e di quella temporanea, per poi procedere alla determinazione di un diverso ed autonomo pregiudizio in stretta connessione causale con il carattere ingiurioso del licenziamento, e liquidato sulla base della metà dell’importo liquidato per la voce precedente e pari a oltre 22 mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali da parte dello stesso datore di lavoro. Secondo la Suprema Corte il divieto di duplicazione non risulta violato perché la ratio della decisione è volta a statuire una voce di danno che non è connessa alla malattia accertata per il dipendente licenziato.

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TESSERAMENTO ANNO 2012

Il 2011 è alle spalle e insieme ad esso è alle spalle una brutta stagione della politica italiana. Grazie all’azione determinata e perseverante di Italia dei Valori le contraddizioni di una maggioranza incapace di affrontare i problemi del Paese e l’inadeguatezza di un presidente del Consiglio più attento ai propri bisogni che non a quelli degli italiani, sono state archiviate da un’urgenza economica non più procrastinabile.  Berlusconi si è arreso all’evidenza e al suo posto si è insediato un Governo tecnico che nelle premesse e nelle promesse (lotta all’illegalità, lotta agli sprechi, solidarietà, equità, giustizia sociale, rigore) ha sposato i punti del programma di IDV. Tutto a posto allora? No! Il primo atto dell’azione di governo ha colpito i soliti noti (lavoratori, pensionati, fasce sociali più deboli…) e questo non ci ha consentito di dare a Monti la nostra fiducia alla manovra economica; vorremmo poterlo fare in futuro ma questo dipende dalle proposte che ci saranno sottoposte. Ci sarà più facile essere “sentinelle” se maggiore sarà il sostegno della nostra base; saremo più incisivi se maggiore sarà il radicamento sul territorio; avremo più peso se anche tu vorrai aderire e far aderire a Italia dei Valori nel 2012. Contiamo su di te: che tu sia dirigente di partito, che tu sia già stato iscritto, che tu sia un Cittadino che nutre ancora speranza!

Tesserati ad IDV per l’anno 2012 e contribuisci a cambiare le cose. Collegati al link sottostante e compila il form online; riceverai il modulo d’iscrizione personalizzato che potrai consegnare alla sede provinciale dove risiedi:

http://organizzazione.italiadeivalori.it/ubik/tesseramento/

Segnala questo link ad amici, parenti e conoscenti affinchè pure loro si sentano responsabilizzati a dare il proprio contributo a sostegno di una giusta causa; diffondi il messaggio a ogni persona che conosci!
Non è più tempo di procrastinare, il tuo impegno è importantissimo … se non ora quando?

TI ASPETTIAMO!
ITALIA DEI VALORI DEL FERMANO
Via Vittorio Veneto 7, 63900 Fermo (FM)
[la sezione si trova di fronte all’hotel Astoria a Fermo]

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SPORTELLO DEI DIRITTI DEL CITTADINO (02 gennaio 2012)

Giustizia: in otto anni le cause innanzi al giudice di pace sono aumentate del 50 % soprattutto per colpa dell’opposizione a sanzioni amministrative e multe.  Lo rivela uno studio di Bankitalia: al giudice di pace il 40 per cento delle cause di primo grado
“Sellate la mula!” urlava Don Lollò Zirafa ogni qualvolta si presentava la benché minima questione legale tanto da dover recarsi pressoché quotidianamente dal proprio avvocato. Lo sapeva bene il premio Nobel Pirandello in una delle sue più note commedie, “La giara”, nel sottolineare coloritamente una caratteristica tutta italica quale quella di dover ricorrere per ogni controversia, pur piccola che sia, alla Giustizia. La conferma che a quasi cent’anni dallo scritto pirandelliano nulla sia cambiato e che anzi gli italiani hanno aumentato la facilità con cui ricorono alle aule dei tribunali anche per vicende di minore entità, viene dallo studio “La litigiosità presso giudici di pace: fisiologia e casi anomali”, pubblicato dalla Banca d’Italia all’interno della collana “Questioni di economia e finanza”. Secondo la ricerca, infatti, nel periodo compreso fra il 2001 e il 2008 il contenzioso civile e amministrativo presso i giudici di pace è aumentato di circa il 50%. Con una quantità impressionante rispetto alla domanda di giustizia totale secondo cui nel solo 2008 i procedimenti civili sopravvenuti presso gli uffici del giudice di pace rappresentavano il 40 per cento del totale dei procedimenti in primo grado. Ma il dato più rilevante è che tale crescita è dovuta quasi esclusivamente all’incremento dei ricorsi amministrativi, mentre il numero di controversie civili è rimasto essenzialmente stabile. Tali dati non possono che evidenziare come l’incremento dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative sia conseguenza diretta dell’aumento del numero di sanzioni amministrative e multe, comminate quale nuovo strumento degli enti locali per “far cassa”. Ma l’introduzione di un contributo con chiara funzione disincentivante di 30 euro progressivamente aumentato sino a 37 euro per l’avvio dei ricorsi contro le sanzioni amministrative di valore fino a 1.100 euro – anche se la stragrande maggioranza dei verbali si assesta intorno a cifre inferiori ai 200 euro – sembrerebbe aver comportato una riduzione delle impugnazioni, più accentuata in alcune delle sedi a più elevata litigiosità. Gli atti di citazione per il risarcimento del danno prodotto da circolazione stradale si caratterizzano per le forti differenze territoriali e per la presenza di situazioni patologiche specie del Centro-Sud come nel caso delle province di Napoli e Caserta. L’analisi empirica, si legge nel documento, mostra che la frequenza di queste cause è strettamente proporzionale al numero di incidenti e con il grado di sviluppo economico, mentre risulta collegata positivamente con il tasso di criminalità, oltre che, con il numero di avvocati, anche se quest’ultimo dato viene contestato dal Consiglio Nazionale Forense con pesanti ricadute, per non parlare di importanti distorsioni, sul mercato assicurativo. Alla luce dei dati ottenuti verrebbe confermata l’evidenza secondo cui in questo settore sono predominanti comportamenti di natura opportunistica. Analogamente il fenomeno delle cosiddette “cause seriali”, sottolinea come in determinate province si registrino variazioni annuali della litigiosità anche di molto superiori al 100 per cento.

Alcol e vendite su internet: aumentano gli acquisti online nelle ore serali quando gli acquirenti hanno il bicchiere in mano. Come l’alcool influisce sugli acquisti in rete  
La docente Nancy Puccinelli della prestigiosa Università di Oxford, studiosa del comportamento dei consumatori, non ha dubbi sull’influenza dell’alcol sulle scelte dei consumatori ritenendo che gli alcolici possono avere un effetto stimolante all’acquisto in quanto aumenterebbe l’interesse verso i prodotti in vendita. Proprio sulla connessione tra alcool e propensione all’acquisto il “New York Times” ha pubblicato un articolo in cui si svela che sono molti i negozi online che sono soliti piazzare le proprie offerte speciali di sera o nelle ore notturne per attrarre coloro che navigano un po’ brilli in rete. Indizi di questa tendenza, come si legge su “20min.ch”, sono le informazioni raccolte dai clienti e l’aumento delle visualizzazioni dei siti di compravendita su internet nelle tarde ore serali e della notte. Anche Steve Yankovich, vicepresidente di Ebay mobile, ne è certo: il consumo di alcoolici è uno dei motivi per cui Ebay vede il suo picco di vendite tra le 18,30 e le 22,30. Gilt Groupe, boutique online specializzata negli articoli di design, per esempio, ha moltiplicato le offerte speciali a partire dalle 21 in avanti. Andy Page, presidente dell’azienda, spera che attraverso le bevute serali ai clienti si accenda lo stimolo a “sani e spontanei acquisti”. Che sia nota l’influenza dell’alcool sul comportamento e la tendenza all’acquisto lo ha precisato anche lo psicologo Christian Fichter dell’alta Scuola di Kalaidos, secondo cui tale “farmaco” riduce il controllo degli impulsi, fa venire meno le inibizioni e offusca la capacità di giudizio e la sua influenza porta il compratore ad acquistare con più leggerezza un prodotto che da sobri, invece, difficilmente si comprerebbe.

Cassazione: chi espone sull’automobile il contrassegno per invalidi intestato ad altri non commette reato
Non  incorre in nessun reato chi  espone sul cruscotto della propria automobile il contrassegno per gli invalidi intestato ad altri. Lo chiarisce la sentenza n. 45328, del 6 dicembre 2011 della seconda sezione penale della Corte di Cassazione. Nel caso di specie il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze aveva proposto ricorso a seguito della declaratoria del non luogo a procedere in relazione all’indebito utilizzo di un permesso invalidi da parte di due imputate in ordine ai reati sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e truffa (art. 640 c.p.) perché i fatti non sussistono, da parte del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Firenze. Gli ermellini dopo aver fatto un excursus sui due orientamenti giurisprudenziali contrapposti, ha aderito all’impostazione stabilita  dalla sentenza della stessa sezione della Corte, con la sentenza n. 35004/10, precisando la necessità di dover escludere il reato di sostituzione di persona la condotta di colui che esponga sul cruscotto dell’auto un contrassegno per invalidi rilasciato ad un parente, in quanto la mera esposizione del contrassegno invalidi sull’auto, in assenza di altri qualificanti comportamenti, non integra la condotta positiva suscettiva di trarre in inganno necessaria per ravvisare gli estremi del delitto di cui all’articolo 494 del codice penale. I giudici del Palazzaccio hanno quindi ritenuto concludere escludendo l’integrazione dei reati contestati e statuendo che il comportamento dei soggetti è riconducibile ad un mero illecito amministrativo anche perché l’art. 188 del Codice della Strada al quarto e nel quinto comma stabilisce le ipotesi di abuso delle strutture stradali riservate agli invalidi, dalla loro utilizzazione in assenza di autorizzazione, o fuori delle condizioni e dei limiti dell’autorizzazione, all’uso improprio dell’autorizzazione.

In Italia la penicillina sale più dello spread, da 2 a 24 Euro senza rimborso
Un altro piccolo grande scandalo italiano per evidenziare come in Italia si corra il rischio concreto che il diritto alla salute possa diventare un lusso per pochi. Negli ultimi mesi un flacone di penicillina è aumentato del 1.200%, da 2 a 24 Euro,  passando da mutuabile a fascia C, totalmente a carico del cittadino. La benzilpenicillina benzatinica, prodotta dalla Biopharma, da maggio 2011 è venduta in un nuovo formato, i due flaconi da miscelare sono stati sostituiti da una siringa già pronta per l’uso. Il nuovo packaging  ha fatto lievitare il costo del farmaco al punto da renderlo proibitivo per il Sistema Sanitario Nazionale, che da mutuabile l’ha inserito in fascia C (a carico dell’assistito). La vicenda, nonostante leda il diritto alla salute di tanti cittadini, è passata quasi inosservata. Un mese fa se ne è occupata la trasmissione “Mi manda Rai Tre”, il 26 settembre scorso il Corriere della Sera, con la denuncia da parte di un cittadino, infine, il 10 agosto Repubblica dava voce ai dermatologi che lanciavano l’allarme sifilide. Una ricerca sul web ha confermato la difficoltà di reperire il preparato sul territorio nazionale. Nel sito “Lettere al direttore” si leggono le testimonianze di cittadini rimasti, da un giorno all’altro senza alcuna comunicazione,  privi del farmaco, sostituito poi da una versione “lusso”. In tutta Europa la benzilpenicillina continua ad essere venduta a pochi euro, così qualcuno si è rivolto a farmacie estere, in particolare a quelle Svizzere, della Repubblica di San Marino o del Vaticano. Gli appelli e le denunce affidati alla rete sono in gran parte di genitori che curano, con iniezioni di penicillina, la febbre reumatica o altre patologie dei loro bambini. Questo sarebbe già sufficiente per indignarsi, ma l’allarme lanciato dai dermatologi aggrava la situazione. La benzilpenicillina benzatinica è, tuttora, il principio attivo più efficace per il trattamento ambulatoriale della sifilide. Per la guarigione dalla malattia il protocollo prevede sei iniezioni, la cura, totalmente a carico del paziente, raggiunge i 144 euro. In questa vicenda di ordinaria follia una cosa è certa, il diritto alla salute dei cittadini, sancito nell’art. 32 della Costituzione, viene calpestato dagli interessi economici delle case farmaceutiche, nell’indifferenza delle istituzioni, che quel diritto dovrebbero tutelare.

Lotterie istantanee i cosiddetti “gratta e vinci” e “superenalotto”: dal 2012 una tassa al 6% delle vincite superiori a 500 euro  
La notizia che riportiamo ha dell’incredibile se si pensa che era quasi passata inosservata ai più e costituisce un’ulteriore prova che si voglia sempre far pagare i soliti noti, in questo caso qualche “fortunato” consumatore. Ci riferiamo in particolare al nuovo balzello introdotto dalla Manovra bis della scorsa estate dell’ultimo governo Berlusconi che entrerà in  vigore a partire dal 1 gennaio 2012: secondo quanto contenuto in un articolo della suddetta manovra, lo Stato tratterrà il 6% delle vincite superiori ai 500 euro di Superenalotto, lotterie istantanee tipo i Gratta e Vinci e per le videolotteries. È da ricordare che la stessa percentuale è già prevista per il gioco del Lotto e il 10&Lotto. La nuova tassa, come puntualizzato dall’agenzia specializzata Agicos, era stata già annunciata con un decreto dai Monopoli di Stato, in attuazione della manovra bis del 2011. Per superenalotto e Gratta e Vinci, la misura entrerà in vigore dal primo gennaio, mentre per le videolotteries i concessionari dovranno adeguare i sistemi di gioco entro il 20 gennaio. Il precedente governo ha previsto così d’incassare a danno dei consumatori circa un milardo di euro l’anno a partire dal prossimo con questa vera e propria tassa al 6% delle vincite superiori a 500 euro anche se ha dato facoltà ai Monopoli di “variare l’assegnazione della percentuale della posta di gioco a montepremi ovvero a vincite in denaro, la misura del prelievo erariale unico, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita”. Si pensi che se il prelievo fosse stato applicato ai 178 milioni al Superenalotto nell’ottobre del 2010, la più alta vincita della storia in Italia, l’importo che sarebbe finito nelle casse dell’Erario sarebbe stato pari a 10,6 milioni di euro. Chiaramente il balzello  del 6% si applicherà anche alle recenti lotterie vitalizie. Per esempio, “Win for Life” che attualmente attribuisce ai fortunati della prima categoria di vincite un premio da 6 mila euro al mese per 20 anni, con l’introduzione della misura scenderà a 5.640 euro (-360 euro). Per ‘Gold’, saranno invece trattenuti 600 euro. Analogo discorso per i vitalizi assegnati con i gratta e vinci: 360 euro in meno al mese con “Turista per Sempre” (e meno 12 mila euro per il bonus da 200 mila euro), e meno 600 euro al mese con “Vivere alla Grande” (e meno 30 mila euro per il bonus da 500 mila euro). Sul jackpot massimo delle Videolotteries, di 500 mila euro, il prelievo sulla vincita arriverà fino a 30 mila euro. Se da una parte viene introdotto una sorta di inganno da parte dello Stato che a fronte di una vincita dichiarata, in realtà verserà il 6 % in meno ai vincitori, resta una magra consolazione per i “giocatori”: la tassa non inciderà su Lotteria Italia, scommesse, poker e casinò online, bingo e slot machines, assodato che la vincita massima di 100 euro, è ben al di sotto della soglia su cui si applicherà la nuova tassazione.

Gemellopoli: in Italia nascono sempre più trigemini anche quattro, cinque gemelli con il parto “artificiale”. In aumento i parti multipli. Il 50% in più rispetto a 20 anni fa, la principale causa è il ricorso all’inseminazione artificiale. Il trend italiano è opposto a quello degli altri Paesi europei, dove ogni anno si registra una lenta ma costante diminuzione delle nascite multiple”
In Italia ci sono sempre più nascite multiple. Stando ad uno studio, i parti tripli sono il 50% in più rispetto vent’anni fa e la principale causa risiederebbe nel ricorso sempre più frequente all’inseminazione artificiale. I dati che riportiamo riguardano la rilevazione effettuata in Europa, secondo i dati presentati dall’European IVF Monitoring Group (EIM). Nei 28 paesi in cui le cliniche hanno messo a disposizione i propri dati sui parti, nel 2007 sono nati oltre 90.000 bambini. Sono stati eseguiti 118.667 trattamenti regolari di FIV, 246.687 cicli di iniezioni intracitoplasmatiche di spermatozoi (ICSI), 74.855 cicli di trasferimento di embrioni congelati (TEC), 15.028 cicli di ovodonazione (OD), 6.822 cicli di screening/diagnosi genetica preimpianto (PGD/PGS) e 660 cicli di maturazione in vitro (MIV). “L’inversione di tendenza dalla FIV all’ICSI continua con il 67,5% dei cicli freschi utilizzando quest’ultima tecnologia, sebbene l’efficacia della ICSI in termini di percentuali di gravidanze sia uguale a quella della FIV standard”. Ora la maggior parte dei paesi europei registra meno dell’1% di parti trigemini, fatta eccezione per l’Italia (2,8%). In particolare un gruppo di ricercatori ha censito i parti di tre, quattro e cinque gemelli fra il 2005 e il 2008 e ha confrontato i risultati con le ricerche effettuate dal 1985 al 1988 e dal 1995 al 1998. Fra il 2005 e il 2008 ci sono stati 192 parti trigemini, due con quattro gemelli e uno con cinque. Le gravidanze trigemine sono aumentate di circa il 50%, specialmente nelle donne al di sotto dei 37 anni, dall’introduzione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (dal 2004). Rispetto al totale dei neonati, i trigemini sono il 50% in più rispetto a venti anni fa. I parti con quattro o cinque gemelli sono talmente rari che non è possibile fare un paragone. Questo dato è stato reso noto dalla International Academy of Human Riproduction. L’aumento è legato in particolare al ricorso a metodi di inseminazione artificiale. Tre quarti delle donne che hanno partorito tre gemelli hanno utilizzato simili metodi, come pure quelle che hanno avuto quattro o cinque gemelli. Oltre la metà dei trigemini sono stati concepiti con la fecondazione in vitro, un metodo che secondo gli esperti aumenta la probabilità di parti multipli. Le gravidanze multiple implicano spesso complicazioni, mettendo a rischio sia la madre che i bambini. I bimbi esaminati nel corso della ricerca sono tutti nati prematuri: i parti trigemini in media sono avvenuti alla 33esima settimana di gravidanza.

Protesi mammarie PIP: segnalati 20 casi di cancro e 1143 interruzioni di impianti
Secondo i dati diffusi dall’Afssaps, l’agenzia francese per la sicurezza dei farmaci, il numero delle nuove vittime delle protesi PIP difettose è pesante. Nell’ultimo comunicato diramato ieri da questa istituzione, ha aggiunto che sono stati segnalati 20 casi di cancro in donne con questi impianti. Per il momento comunque, non è provato il nesso tra protesi e queste patologie. In dettaglio, sono 3 casi di linfoma, quindici casi di adenocarcinoma mammario (la forma più comune di cancro al seno), un caso di adenocarcinoma polmonare e uno di  leucemia mieloide acuta. L’Afssaps ha così identificato, in totale, sedici casi di tumori maligni del seno, tra cui un caso di linfoma del seno estremamente raro e quattro casi di tumori maligni che non pregiudicano il seno. Secondo questo nuovo bollettino, sono stati segnalati all’agenzia 1.143 interruzioni di impianti, nonché 495 casi di reazioni infiammatorie. Espiantate 672 protesi, di cui ventitré fallimenti sono stati scoperti nell’espianto oltre quattordici casi di “traspirazione” del gel. Colpite tra 400.000 e 500.000 donne. In totale, circa 30.000 donne avevano in Francia degli impianti del var Poly Implant protesi (PIP), società che utilizzava fraudolentemente gel di silicone non autorizzato. E’ probabile che queste protesi sono state vendute anche all’estero, a volte sotto un’altra marca e tra 400.000 e 500.000 donne sarebbero coinvolti nel mondo, tra cui da 40.000 a 50.000 nel Regno Unito, mentre secondo le prime stime sarebbero tra i 4.000 ed i 4.300 gli impianti di questo tipo effettuati in Italia. In Italia il vero problema è, ora, quello di riuscire a risalire a tutte le donne con tale impianto. La difficoltà deriva principalmente dalla mancanza di un Registro nazionale degli impianti protesici, anche se un ddl per la sua istituzione è attualmente all’esame del Senato. Essendo le Pip protesi “a basso costo”, é inoltre ‘‘probabile che siano state utilizzate per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche. Ma, rilevano gli esperti del Consiglio Superiore di Sanità, c‘è la possibilità che siano state impiantate anche in centri del Sistema sanitario nazionale per la ricostruzione mammaria a seguito di cancro.

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