Monthly Archive: aprile 2010

apr
30

Prima Festa dell’Italia dei Valori del Fermano

Comunicato stampa

 

Prima Festa dell’Italia dei Valori del Fermano

Nelle ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale delle marche L’Italia dei Valori del Fermano ha registrato un ottimo successo con un grande incremento sia in termini di voti che di percentuale sfiorando quasi l’otto per cento e risultando seconda tra le forze di maggioranza che hanno rinnovato la loro fiducia al confermato governatore Gian Mario Spacca.

Forti di questo ampio risultato, diffuso in maniera omogenea su tutto il territorio fermano, i vertici del Partito, assieme ai tanti sostenitori ed amici della Lista Di Pietro, hanno deciso di offrire, a tutti cittadini, l’occasione per trascorrere insieme un pomeriggio all’aria aperta dove incontrarsi e discutere sull’ultima campagna elettorale e sulle nuove sfide che attendono il partito organizzando la sua prima Festa provinciale.

L’evento si svolgerà domenica 9 maggio dalle ore 16,00 in poi presso l’agriturismo “Laghetti Santarelli” nel Comune di Moresco ed avrà un ospite di eccezione. Parteciperà infatti alla manifestazione l’onorevole Leoluca Orlando, portavoce nazionale del Partito e personaggio di primo piano nell’organigramma politico del Partito.

Sarà un’occasione imperdibile per parlare di politica nazionale, ma anche delle prospettive amministrative locali, in vista anche degli importanti appuntamenti elettorali del prossimo anno. Si potrà stare insieme all’aperto per trascorrere una domenica pomeriggio insieme in allegria. Nell’ambito della Festa saranno anche approntati i tavoli per sottoscrivere i tre referendum nazionali proposti dall’Italia dei Valori e riguardanti il legittimo impedimento, la privatizzazione dell’acqua e la costruzione delle centrali nucleari.

Su questi tre temi, ma non solo, sarà imperniata l’azione politica nazionale dell’Italia dei Valori nei prossimi mesi.

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

Il Coordinamento Provinciale del Fermano

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apr
30

Tabacco: distributori fuori legge

Le notizie arrivano da diverse parti d’Italia e da ultimo sono state le Iene di Italia Uno, nella puntata del 14 aprile scorso, a segnalare il problema: una grossa percentuale dei distributori di sigarette italiani sono fuori legge. Secondo un Decreto dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, infatti, dal 1 novembre 2009 i tabaccai e di conseguenza i distributori non possono vendere sigarette ai minori di 16 anni. Per i distributori, in particolare, è previsto l’obbligo di un lettore a bande magnetiche che possa leggere documenti quali tessera sanitaria, codice fiscale, carta di identità elettronica, che possano accertare lo stato anagrafico dell’acquirente.
Tuttavia, da diverse indagini di Polizia locale e Guardia di finanza (Brindisi, Cagliari, Viterbo…), moltissimi di questi distributori, diffusi in tutto il territorio nazionale non sono a norma. Molti, infatti, forniscono le sigarette senza bisogno di inserire alcun documento, in altri casi basta inserire una qualunque tessera – anche, ad esempio, quella di un supermercato – per ottenere comunque il pacchetto richiesto. Il caso più eclatante è stato l’inserimento di una tessera sanitaria di un bambino di 4 anni: il distributore ha erogato automaticamente la merce richiesta! È probabile che la manomissione di queste macchinette sia effettuata direttamente dai tabaccai – molti dei quali sono stati denunciati nel corso delle indagini – al fine di vendere più prodotti. Una vera truffa ai danni dei cittadini. Una doppia truffa, perché incide sì, sull’aspetto economico, ma anche sulla tutela della salute del cittadino – in questo caso specifico dei minori – che dovrebbe essere prerogativa del nostro Stato.
In Italia si va sempre più abbassando l’età della prima sigaretta e questo incide su diverse patologie che l’organismo potrebbe presentare anche in anni successivi (questi sono solo alcuni dei danni legati al fumo: compromissione degli apparati respiratorio e vascolare – con ripercussioni cardiache, cerebrali, e circolazione arteriosa periferica, infezioni della cavità orale e laringe, del primo tratto delle vie digestive, della placenta e conseguentemente del feto, problemi inerenti l’apparato urogenitale e il pancreas). Pensiamo che in Italia fuma il 32% dei maschi adolescenti e il 20,7% delle ragazze, e abbiamo ancora 18.000 morti l’anno per patologie riconducibili al fumo.
Per questo ho deciso di interrogare i Ministri di Interno, Economia e Salute, affinché, per quanto di loro competenza non sottovalutino la situazione dei distributori di tabacchi presenti nel Paese e attivino un’azione concreta a tutela del cittadino e della sua salute. Partendo dal potenziamento dei controlli su rivenditori e distributori automatici fino all’emanazione di possibili linee guida per regolamentare definitivamente i divieti di fumo in Italia ai minori di 16 anni, sulla scia di quanto previsto, tra le altre cose, da un ddl bipartisan che è tuttora in discussione al Senato in commissione Sanità.
In attesa di una risposta continueremo a denunciare casi come questi cercando, per quanto in nostro potere, di garantire il diritto alla salute dei cittadini italiani, specie dei più piccoli.

http://www.antoniopalagiano.it/

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apr
29

Centenari benedetti: 120.000 euro alla Confindustria

C’è la crisi economica, molte famiglie sono in difficoltà, le aziende chiudono, i lavoratori perdono i posti di lavoro, il Ministro Tremonti dice che non ci sono soldi per intervenire, per aumentare la cassa integrazione, ma il governo continua a sprecare il denaro pubblico frantumandolo in mille rivoli per iniziative di carattere clientelare. L’ultima distribuzione (oltre tre milioni di euro) riguarda i Comitati per la ricorrenza dei centenari della nascita o della morte di qualcuno.
Sarò anche ignorante ma in molti casi ho dovuto fare delle ricerche per capire chi erano i destinatari di cotanta considerazione, che dovrebbero avere una fama così diffusa da essere noti anche “all’uomo della strada”.
La cosa più clamorosa è che il governo ha destinato 120.000 euro al centenario della Confindustria e 48.000 euro a quello della Olivetti (che però fu fondata nel 1908).
Vi sono poi interventi che nulla hanno a che vedere con i centenari: così la Valorizzazione del tesoro di S.Gennaro (174.000 euro), uno studio su “L’idea di patria e nazione della storia italiana” (90.000 euro), uno studio sulla “Sussididarietà fraternità uguaglianza da Leone XIII alla Costituzione Europea” (60.000 euro).
Vengono finanziati inoltre comitati per ricorrenze che non sono centenari (forse hanno fermato il tempo!): “Orchestra Santa Cecilia” (90.000 euro) in realtà fondata nel 1908 o Il Manifesto del Futurismo, pure uscito in realtà nel 1908.
Vi è poi una pletora di personaggi più o meno noti, spesso politici, che trascrivo di seguito (chiedetevi per ognuno se lo avevate mai sentito nominare prima):
Mario Pannunzio (Lucca, 5 marzo 1910 – Roma, 10 febbraio 1968), giornalista e politico italiano. Fu tra i fondatori del Partito liberale italiano e poi del Partito Radicale: 222.000 euro
Corrado Cagli (Ancona1910 – Roma, 1976) è stato un pittore italiano: 90.000 euro.
Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, come Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico italiano, protagonista del Risorgimento nella veste di capo del governo del Regno di Sardegna e successivamente in quella di primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia: 228.000 euro
Ennio Morlotti (Lecco, 21 settembre 1910 – Milano, 15 dicembre 1992) è stato un pittore italiano: 60.000 euro
Mario Tobino (Viareggio, 16 gennaio 1910 – Agrigento, 11 dicembre 1991) è stato uno scrittore, poeta e psichiatra italiano: 90.000 euro
Padre Matteo Ricci (Macerata, 6 ottobre 1552 – Pechino, 11 maggio 1610) è stato un gesuita, matematico, cartografo ed esploratore italiano: 180.000 euro
Giovanni Battista Pergolesi (Jesi, 4 gennaio 1710 – Pozzuoli, 17 marzo 1736) è stato un compositore italiano di opere buffe e musica sacra dell’epoca barocca, oltre che un valente violinista ed organista: 204.000 euro
Giorgione – pseudonimo di Giorgio o Zorzi da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510) è stato un pittore italiano: 174.000 euro
Camillo Prampolini (Reggio Emilia, 27 aprile 1859 – Milano, 30 luglio 1930) è stato un politico socialista italiano: 30.000 euro
Tito Flavio Vespasiano (Cittareale, 17 novembre 9 – Roma, 23 giugno 79) meglio conosciuto come Vespasiano, fu un imperatore romano, che governò fra il 69 e il 79 col nome di Cesare Vespasiano Augusto: 90.000 euro
Lorenzo Valla (Roma, 1405 o 1407 – Roma, 1º agosto 1457) è stato un presbitero, umanista e filologo italiano: 12.000 euro
Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) è stato un filosofo, storico e politologo italiano: 60.000 euro
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta e traduttore italiano: 33.600 euro
Michelangelo Merisi, o Merigi o Amerighi, detto il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore italiano. E’ considerato il primo grande esponente della scuola barocca e uno dei più celebrati pittori del mondo: 90.000 euro
Paolo Bonomi (Romentino, 6 giugno 1910 – 23 febbraio 1985) è stato un politico italiano, della Democrazia Cristiana. Ha fondato e presieduto per anni la Coldiretti: 60.000 euro
Augusto Del Noce (Pistoia, 11 agosto 1910 – Roma, 30 dicembre 1989) è stato un politologo, filosofo e politico italiano di ispirazione cattolica: 24.000 euro
Massimo Mila (Torino, 14 agosto 1910 – Torino, 26 dicembre 1988) è stato un musicologo, critico musicale e intellettuale italiano: 90.000 euro
Luigi Tansillo (Venosa, 1510 – Teano, 1568) è stato un poeta italiano, di ispirazione petrarchesca e premarinista: 18.000 euro
Giuseppe Cesare Abba (Cairo Montenotte, 6 ottobre 1838 – Brescia, 6 novembre 1910) è stato uno scrittore e patriota italiano: 60.000 euro
Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto, 1550 – Bologna, 1609) è stato uno scrittore, cantastorie, commediografo ed enigmista italiano: 18.000 euro
Amintore Fanfani (Pieve Santo Stefano, 6 febbraio 1908 – Roma, 20 novembre 1999) è stato un politico e scrittore italiano: 60.000 euro
Maria Grazia Cosima Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice italiana, nata in Sardegna e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926: 30.000 euro

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=263&Itemid=1

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apr
22

Allargamento della Giunta Cesetti :

Comunicato stampa

Allargamento della Giunta Cesetti:

Fermento in questi giorni nella maggioranza consiliare del Consiglio Provinciale fermano. All’ordine del giorno, tra l’altro, l’eventuale allargamento della Giunta da sei ad otto assessori. Questa ipotesi, scartata alla nascita della nuova Provincia perché impedita dallo statuto originario, oggi sarebbe invece praticabile per le modifiche intervenute nel frattempo nello strumento statutario.

In questo dialogo l’Ufficio politico dell’Italia dei Valori del Fermano unanimemente al Gruppo Consiliare IDV, dopo un approfondito ed articolato dibattito, esprime la propria opinione in merito ed avanza la sua proposta.

Occorre innanzitutto considerare due aspetti importanti. Il primo è che a nostro parere l’Amministrazione Cesetti, in tempi brevi e sicuramente in anticipo rispetto al calendario ipotizzato, ha raggiunto in maniera per noi assolutamente positiva tutti gli obiettivi che si era prefissata in fase di attivazione, segno questo di una reale efficienza e di una buona ottimizzazione nel lavoro e nella fase di articolazione e programmazione politica

Secondo aspetto determinante è che la nuova legge sull’ordinamento delle amministrazioni locali prevede una diminuzione globale del numero degli assessori, che nel nostro caso dovrebbero essere cinque.

Al di là delle possibili e variegate interpretazioni delle nuove norme, c’è in ogni caso da tenere presente che la tendenza generalizzata è comunque quella di operare delle restrizioni nelle composizioni delle giunte, per quanto discutibili e demagogiche esse possano apparire, ma che trovano una ben precisa logica politica.

Al di là di questo, l’Italia dei Valori del Fermano, allineata nella sobrietà delle istituzioni e nella diminuzione generalizzata delle relative spese politiche, è fortemente preoccupata per l’impatto negativo che sicuramente l’aumento degli Assessori avrebbe sull’opinione pubblica, già purtroppo ampiamente allontanatasi dalle logiche e dai comportamenti della politica.

Non sfugge però che un rafforzamento delle potenzialità dell’esecutivo potrebbe dare, in alcuni specifici casi, ulteriore slancio e vivace impulso all’azione amministrativa, andando ad allargare il raggio e la portata delle iniziative politiche ed amministrative da intraprendere.

Ed allora da qui scaturisce la proposta dell’Italia dei Valori del Fermano, quasi una quadratura del cerchio, che è quella di estendere ad alcuni consiglieri la facoltà di seguire, per conto del Presidente o della Giunta stessa, alcune problematiche puntuali alle quali dare urgente ed organica risposta. Questa scelta permetterebbe di supportare l’azione dell’esecutivo a costi comunque pressoché nulli, senza andare ad intaccare l’immagine frugale e parsimoniosa finora offerta dall’Amministrazione Cesetti.

Resta l’ostacolo, solo apparentemente insuperabile, dell’assenza nello Statuto di questa possibilità: se si riscontrasse però l’auspicata convergenza su questa proposta, basterebbe che le stesse forze politiche decidessero per una specifica integrazione delle norme statutarie per superare l’impedimento.

Questa la proposta dell’Italia dei Valori: la discussione è aperta.

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apr
21

La Comunione del divorziato Berlusconi Un avvocato scrive al Papa: «Mi spieghi»

MILANO (19 aprile) – Comprensibilmente concentrati sullo strazio di Sandra Mondaini, agli italiani che hanno visto in diretta tv i funerali di Raimondo Vianello è sfuggito un dettaglio che non si sa se definire curioso o controverso. Al momento della comunione, infatti, Silvio Berlusconi – che era presente, sabato mattina – si è avvicinato al prete che gli ha dato l’ostia.

Tutto regolare, se non fosse che il capo del governo è divorziato e la Chiesa vieta ai divorziati di fare la comunione. Una faccenda privata, che però lo stesso Cavaliere ha contribuito a rendere pubblica fino a farne argomento di dibattito. Due estati fa a Porto Rotondo, alla presenza di parecchia gente, di telecamere e giornalisti, rivolse infatti una sorta di appello al vescovo di Tempio Pausania, monsignor Sanguinetti: «Eccellenza, lei che può, faccia di tutto e interceda perché anche noi divorziati possiamo avere l’eucarestia». Forse per caso, o forse no, due giorni dopo papa Ratzinger, parlando in Canada, ritornò sulla questione ribadendo che la comunione è riservata solo «a chi non è macchiato dal peccato».

E per la Chiesa chi è divorziato e per di più convive con un’altra persona, ”è in peccato”. E allora, perché Berlusconi durante i funerali di Vianello – nella parrocchia di Milano Due – ha chiesto di poter fare la comunione? E perché il sacerdote gliel’ha fatta fare? Domande che un puntiglioso e pignolo avvocato di San Benedetto del Tronto ha rivolto direttamente a Benedetto XVI inviando in Vaticano un telegramma dai toni piuttosto polemici per chiedere al pontefice «la possibilità di far ricevere la comunione a tutti gli altri comuni mortali che per vari motivi sono separati o sono stati costretti a separarsi o divorziare e da buoni cristiani soffrono per il divieto loro imposto. Ancora più» scrive l’avvocato Fabio Fabiani nel messaggio per il Papa «quando in televisione vedono che vi è differenza di trattamento anche nella religione tra loro e alcuni privilegiati, senza conoscere in base a quale cristiana distinzione».

In realtà, il sacerdote che ha dato l’ostia al Presidente del Consiglio sabato scorso, dice che non si è minimamente trattato di un privilegio. Don Walter è il parroco della chiesa in cui si sono svolti i funerali, e spiega: «Io me lo sono trovato davanti, nella fila di chi era in attesa della comunione. E cosa potevo fare, negargliela? Non è certo durante una cerimonia che si può porre una questione simile. E poi, il prete che celebra la messa mica può essere a conoscenza dello ”stato civile” di chi viene all’altare per prendere l’eucarestia!». Ma lei non sapeva che Berlusconi è divorziato? «Sì certo, lo sapevo. Ma ripeto, non è certo durante una messa che un sacerdote può fare un rifiuto simile a un fedele»..

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98607&sez=HOME_INITALIA

Il Papa: “Comunione ai divorziati?
No, solo ai puri e senza peccato”

CITTA’ DEL VATICANO – Ai divorziati, la comunione non si può dare, ripete il Papa, ma il desiderio di avvicinarsi alla mensa eucaristica li salverà comunque. Proprio ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vacanza a Porto Rotondo, si era rivolto durante una celebrazione liturgica al vescovo locale, chiedendo quando la Chiesa avrebbe rivisto la regola che vieta ai divorziati risposati di prendere la comunione. “Presidente – rispose monsignor Sebastiano Sanguineti – lei che ha il potere può chiedere a chi è più in alto di me”.
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E “chi è più alto” di lui, oggi ha risposto. Addirittura il Papa. Nel videomessaggio indirizzato al Congresso eucaristico mondiale nel Quebec, in Canada, Benedetto XVI non ha ovviamente accennato alla domanda di Berlusconi – il testo era preparato da tempo – ma nell’intervento, Ratzinger ha ribadito quali sono le leggi canoniche in vigore nella Chiesa e che valgono per tutti i credenti.
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Solo i “puri”, ha ribadito il Pontefice, coloro che non sono macchiati dal “peccato” possono ricevere l’ostia consacrata: gli altri troveranno comunque “nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”.
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“Il peccato grave – ha proseguito Benedetto XVI – si oppone all’azione della grazia eucaristica”. Ricevere l’assoluzione prima di avvicinarsi all’eucarestia, è indispensabile per la religione cattolica. Assoluzione che può essere data solo se il fedele si assume l’impegno a non continuare nel peccato: per questo viene negata ai divorziati risposati che non rinunciano all’unione sessuale.
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L’eucaristia, ha affermato Papa Ratzinger, è “il gesto per eccellenza dell’amore di Dio per noi”. Per questo il Pontefice si è rivolto anche ai pastori perchè rinnovino l’attenzione nel preparare i fedeli alla ricezione dell’eucarestia: “Facciamo tutto ciò che in nostro potere per riceverla in un cuore puro”.
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Nell’omelia il Papa ha infine annunciato che il prossimo Congresso eucaristico internazionale si terrà a Dublino, nel 2012.
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22 giugno 2008
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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-22/ratzinger-eucarestia/ratzinger-eucarestia.html
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Documenti ufficiali della Chiesa sul tema della Comunione ai divorziati
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L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1981 che stabilisce (al paragrafo 84) le regole attuali sulla comunione ai divorziati risposati:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html

E la successiva lettera del 1994 della congregazione per la dottrina della fede, all’epoca presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger:

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

Discorso del Papa al Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’ anno giudiziario:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20060128_roman-rota_it.html

In tutti questi documenti c’è più o meno la posizione ufficiale della chiesa sulla comunione ai divorziati, poi non tutti, come Monsignor Colombo da Priverno al Generale dei Gesuiti, hanno il coraggio di dire al Presidente del Consiglio “No tu no” al momento della comunione per cui alla fine, come dice George Orwell, si sà che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Ma Cicero pro domo sua, ovvero l’esimio avvocato, scrive al Papa per il trionfo della giustizia?
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fonte: http://70.85.171.82/viewtopic.php?f=2&t=11700&start=1920

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apr
21

Figli di papà e Bertolaso SpA.

Un recente rapporto dell’Ocse certifica come l’Italia sia ai primi posti nella classifica della vischiosità sociale in quasi tutti i parametri considerati. In Italia, per quasi il 50 per cento, il reddito dei figli riflette quello dei genitori. In Danimarca, Australia, Norvegia, questa trasmissione, per così dire, ereditaria non arriva al 20 per cento.
Una società in cui tutti, nel bene e nel male, sono – e restano – “figli di papà” è, per l’organizzazione dei paesi ricchi, anzitutto un problema economico: un immane spreco di risorse. “Primo – dice lo studio – società meno mobili tendono più facilmente a sprecare o utilizzare male talenti e capacità. Secondo, la mancata uguaglianza di opportunità può influenzare le motivazioni, gli sforzi e, alla fine, la produttività dei suoi cittadini, con effetti negativi sulla efficienza complessiva e sul potenziale di crescita dell’economia”. A moltiplicare la vischiosità dell’impianto sociale italiano c’è, infatti, una distribuzione vistosamente ineguale del reddito e della ricchezza di partenza. L’Ocse conclude che più è alta l’ineguaglianza sociale in un paese, più il paese è immobile. E l’Italia è uno dei paesi a più alto tasso di ineguaglianza, in Occidente. Ciò è ancora più vero in un Paese come il nostro ad alto tasso di corruzione e dove la fa da padrone la raccomandazione, invece che la meritocrazia. In questo quadro è esemplare quanto emerso dall’inchiesta sulla “Protezione civile” dove si scopre che tanti “Figli di papà” vengono beneficiati come forma di pagamento di atti di corruttela o di favoritismo.
CamilloToro: figlio di Achille, Procuratore Aggiunto di Roma e Responsabile dei reati contro la pubblica amministrazione . Con l’aiuto del padre dà informazioni sugli atti della Procura di Firenze che indaga sul sistema “protezione civile”. Lavora all’Acea (Azienda pubblica del Comune di Roma) ma si cerca in aggiunta di fargli avere un contratto con il Ministero delle Infrastrutture.
Tommaso Verdini: figlio di Denis, Coordinatore nazionale del Pdl. Da uno degli imprenditori coinvolti nel giro di corruzione, Riccardo Fusi, riceve prestazioni quali una camera d’albergo a Milano, quando va a fare la selezione per la Bocconi, un soggiorno (per otto) a Forte dei Marmi, un altro a Milano prima di partire per Ibiza («sì anche il garage è gratis»), un altro ancora a Milano richiesto dalla mamma («Quell’ ebete di mio figlio arriva alla Malpensa alle undici e mezzo… ecco volevo mandarlo in albergo a Milano»)
Lorenzo Balducci: figlio di Angelo, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e vera anima nera del sistema “protezione civile”. Attore di discutibili capacità . Tra i suoi film si ricorda ‘Ce n’è per tutti’, uscito nel 2009 con un contributo del Mibac (Ministero Beni culurali) di 650 mila euro e un incasso di 128.595 euro. Un precedente film , ‘Nessun messaggio in segreteria’, del 2005 ha avuto dal Mibac 716 mila euro, mentre l’incasso è stato di 139.775. Ora sta per uscire “Due vite per caso”, prodotto da Anna Falchi. Non sappiamo quanto incasserà ma in ogni caso, a fronte di un costo di 1,2 milioni di euro, ha già ricevuto, ma guarda un po’, 600 mila euro di fondi del ministero dei Beni culturali (Mibac) e 200 mila euro dalla Filas, la finanziaria regionale del Lazio.
Filippo Balducci: Il papà ha tanta considerazione di lui da dire “Questo non ha manco un posto da usciere tanto per essere chiari.” In compenso Anemone, altro imprenditore campione di bustarelle, paga a Filippo la ristrutturazione di una casa a Roma, tende e mobili compresi. Gli regala una Bmw da 71 mila euro e (anche se l’ avvocato ha smentito) trova un lavoro a lui e alla fidanzata.
Figlia: del Capo Dipartimento del Ministero per l’attuazione del programma, Giuseppina Perozzi. A lei viene dato un incarico all’ufficio stampa del dipartimento per la protezione civile.
Carola Angioni : Figlia del generale Franco Angioni, già capo della spedizione in Libano, assunta dopo aver collaborato nel 2007 “all’emergenza eventi atmosferici” nel Veneto.
Marta Sica: Figlia dell’avv. Carlo Sica, vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, assunta grazie alla vicenda dei rifiuti di Napoli.
Nipote: (femmina) del Card. Achille Silvestrini, già Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che oltre a curare le anime curava in particolare gli interessi familiari. Assunta anche lei nella Bertolaso SpA
Figlia: di Carmen Iannacone, funzionaria della Corte di conti addetta al controllo degli atti della Presidenza del Consiglio. Assunta.
Figlio: di Rocco Colicchio, Magistrato presso la Corte dei Conti. Assunto
Figlio: di Marco Conti, Magistrato presso la Corte dei Conti. Assunto
Figlio: di Gabriella Palmeri, Segretario Genertale presso la Corte dei Conti. Assunto
Giovanni Di Siervo: figlio di Ugo De Siervo, vicepresidente del la Corte costituzionale., Si è occupato dell’esondazione del Sarno e ora segue le “relazioni con gli organismi internazionali”.
Figlia: del prefetto Anna Maria D’Ascenzo, già capo del dipartimento dei vigili del fuoco
Figlia: del colonnello Roberto Babusci che dirigeva il centro operativo aereo della Protezione civile
Nipote: (femmina) dell’ex presidente della Rai Ettore Bernabei
Figlio: di Mario Ferrazzano, segretario generale del sindacato della presidenza del consiglio Snaprecom
Sarà mai applicato veramente il principio del merito in Italia?

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=260&Itemid=1

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apr
17

“Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai”

Lo scrittore: “Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime”. “Non so se Mondadori è ancora adatta a me” di ROBERTO SAVIANO

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?

Il ruolo della ‘ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d’affari – cento miliardi di euro all’anno di profitto – un volume d’affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che “era tutta colpa de Il Padrino” se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.

Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell’istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. “La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere … non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze”.

Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E’ mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull’organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.
Eppure la sua non è un’accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un’insana voglia di apparire. Quando c’è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l’allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l’unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l’impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l’Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell’antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell’occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E’ drammatico – e ne siamo consapevoli in molti – essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.

Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell’accusa, possiamo cambiare le cose.

Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l’immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l’unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E’ l’unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me – che ormai ci sono abituato – ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall’accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, “comprati”. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E’ da loro che voglio risposte.

Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.
©2010 Roberto Saviano/
Agenzia Santachiara

(17 aprile 2010)

http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/

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apr
10

Insieme all’IDV FERMANO, Leoluca Orlando e Carlo Costantini

DOMENICA 9 MAGGIO dalle ore 16,00 alle ore 20,00 presso l’agriturismo “laghetti Santarelli” (lungo la strada prov.le “Val d’Aso”) abbiamo pensato, come Coordinamento Provinciale, di organizzare una FESTA per poter stare ” INSIEME ALL’IDV FERMANO”

Sarà presente, oltre l’Amico on. Leoluca Orlando – portavoce nazionale IDV – che ancora una volta ha voluto onorarci della sua importante presenza, segno di una sua vicinanza ed amicizia con tutta la nostra Provincia e con tutto il nostro Coordinamento, anche Carlo Costantini, Capogruppo IDV presso il Consiglio Regionale Abruzzo e membro dell’Ufficio di Presidenza IDV.

Vi aspettiamo TUTTI numerosi insieme alle vostre famiglie ed ai vostri Amici.

Adolfo

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apr
09

Tarsu ed Iva: questione aperta

Sulla mia casella di posta stanno arrivando, in questi giorni, diverse segnalazioni a proposito della legittimità o meno dell’applicazione dell’IVA alla Tarsu. La questione, in effetti, è piuttosto complessa ed è uno dei – purtroppo numerosi – casi in cui la cosiddetta “certezza del diritto” nel nostro Paese è più un auspicio che un caposaldo. Fino al 1997 il costo dello smaltimento dei rifiuti veniva pagato attraverso l’imposizione di una tassa (la TARSU, tassa sui rifiuti solidi urbani), sulla cui natura di tributo non vi erano dubbi. La questione si è complicata con il celeberrimo “decreto Ronchi” (d.lgs. 22 del 1997), che gettava le premesse per un progressivo passaggio dalla tassa alla tariffa, in applicazione del principio comunitario “chi inquina paga”, con cui il costo del servizio di gestione dei rifiuti veniva commisurato alla produzione degli stessi. Principio ineccepibile sotto il profilo ambientale. Nel frattempo il varo del “Codice dell’ambiente” (d.lgs. n. 152 del 2006), ha “assemblato” in un unico “corpus normativo” gran parte delle leggi in materia ambientale, comprese quelle relative ai rifiuti (a cominciare dal “decreto Ronchi”).
Secondo l’art. 238 il Ministero dell’ambiente avrebbe dovuto emanare un regolamento attuativo della TIA entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del Codice, creando di fatto un doppio binario: da una parte gli enti locali che avevano già effettuato il passaggio, dall’altra quelli che attendevano il nuovo regolamento. Intanto, a seguito di un ricorso incidentale relativo alla competenza in materia tributaria, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha sancito l’inapplicabilità dell’IVA alla tariffa di igiene ambientale. Nel testo del provvedimento si afferma che “.. non esiste una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento rifiuti … entrambe le entrate devono essere ricondotte nel novero di diritti canoni e contributi che la normativa comunitaria esclude in via generale dall’assoggettamento ad Iva perché percepite da enti pubblici per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità sempre che il mancato assoggettamento all’imposta non comporti una distorsione della concorrenza”.
L’instabilità del quadro normativo sta creando una situazione pressoché surreale: dopo 13 anni dall’approvazione del decreto Ronchi – già “pensionato” – sono ancora tantissimi i comuni che non sono passati alla TIA e, da ultimo, con il decreto mille proroghe (d.l. 194 del 2009) è slittato ulteriormente il termine per l’emanazione del regolamento.
In questo quadro nebuloso è utile il contributo dato nei giorni scorsi da una circolare esplicativa in cui si chiarisce che, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, la TIA non può certo essere considerata alla stregua di una sorta di controprestazione per un servizio, ma un vero e proprio tributo. In secondo luogo la TARSU non è ancora scomparsa dal nostro ordinamento e non ha fondamento la tesi di una sua presunta abrogazione implicita. In sostanza, fino a quando non verrà imposto con legge l’obbligo di passaggio dalla TARSU alla TIA (e, si spera, previa approvazione del regolamento) le due fattispecie continueranno a convivere, fatta salva la possibilità – ma non l’obbligo – per i comuni di passare dalla tassa alla tariffa.
L’atteggiamento “pilatesco” del Governo sta creando non pochi problemi, anche per il rischio di avvio di contenziosi tra privati cittadini ed enti locali in riferimento alle richieste di rimborso dell’IVA indebitamente versata. E’ evidente che i comuni dovranno quanto prima adeguare i propri regolamenti contabili al nuovo quadro giuridico disegnato dalla Consulta, ma – come afferma correttamente l’ANCI – spetta al Governo individuare modalità e tempi per uscire dall’impasse.
Non è certo un caso che il Ministro dell’economia e delle finanze abbia risposto con il silenzio alle diverse interrogazioni presentate in merito dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale. Da un lato, infatti, si dovrebbero emanare delle norme che chiariscano una volta per tutte il quadro legislativo, attraverso accordi con gli enti locali – e di conseguenza con le Aziende che forniscono il servizio di smaltimento dei rifiuti -; dall’altro c’è il problema del rispetto dei diritti dei cittadini che, alla luce di tale sentenza, vorrebbero vedere rimborsato quanto ingiustamente pagato.
Noi dell’Italia dei Valori, attraverso la nostra azione politica in Parlamento, cercheremo di chiarire questa situazione – a cominciare dall’interrogazione da me depositata proprio ieri – e sollecitare il Governo a coprire questo vuoto normativo, perché i diritti di tutti i cittadini siano riconosciuti e rispettati.

http://www.antoniopalagiano.it/

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apr
08

“SI” alla battaglia comune per il referendum sull’acqua!

Negli ultimi giorni ho ricevuto nelle mie caselle di posta elettronica un numero impressionante di messaggi, come quello seguente:
Ho saputo che l’Italia dei Valori ha annunciato di voler procedere a promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua,
nonostante una vastissima coalizione sociale abbia appena depositato tre quesiti referendari per l’acqua pubblica e abbia lanciato l’avvio di una grande raccolta firme.
Voglio che sappiate che ritengo questa scelta gravissima.
Perché irrispettosa di un percorso che tantissime donne e tantissimi uomini come me hanno costruito in questi anni in tutti i territori del Paese.
Perché antepone gli interessi di partito ad un obiettivo grande, condiviso e di civiltà, come quello per l’acqua bene comune.
Chiedo pertanto a tutti voi di recedere immediatamente dal proposito annunciato e di incontrare il Comitato promotore dei quesiti depositati per collaborare alla comune battaglia. Grazie,
Trovo che il tono di questa lettera sia assai discutibile ed almeno in parte arrogante. Desidero infatti ricordare che, anche in risposta alle molte sollecitazioni pervenute in tal senso, oltre tre mesi orsono (e più esattamente il 17 dicembre 2009) Italia dei Valori ha depositato il quesito referendario sull’acqua e non vedo per quale motivo questo fatto possa essere considerato “scelta gravissima”, “irrispettosa”, o la volontà di “anteporre gli interessi di partito ad un obiettivo grande”. Penso che coloro che usano espressioni di questo tipo sembrano più preoccupati della loro visibilità personale (o di quella dell’associazione o gruppo rappresentato) piuttosto che della onerosità di ciò che c’è da fare per arrivare al risultato finale che tutti vogliamo.
Voglio ancora ricordare ciò che rispondevo nel mese di novembre 2009 a coloro che mi scrivevano su questo tema:
“Noi di Italia dei Valori, come è noto chiediamo che la rete idrica e la sua gestione non possano essere privatizzate e restino dunque pubbliche.
Lo abbiamo fatto in commissione e ci abbiamo provato con forza anche in aula.
Tuttavia, come temevamo, la maggioranza di centro destra ha approvato la legge.
Abbiamo deciso pertanto di avviare le procedure per la raccolta delle firme per un referendum popolare per la abrogazione di questa norma iniqua.”
Al di là tuttavia di questo aspetto meno esaltante credo invece che sia del tutto corretto il richiamo alla collaborazione per la battaglia comune e pertanto venerdì prossimo (9 aprile 2010) in occasione dell’Esecutivo Nazionale di Italia dei Valori, preannuncio che presenterò una proposta nel senso auspicato, valutando insieme se sia meglio costituire un Comitato promotore sui quesiti depositati da noi o da altri, solo avendo riguardo a quello meglio formulato, anche al fine di superare le possibili obiezioni in sede di ammissibilità.

http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=254&Itemid=1

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