Lavoriamo per far uscire dalla marginalità l’area montana
Richiesta di rivalutazione delle disposizioni inserite nella misura 2.2.1 del PSR Marche 2007-2013
La lettera aperta dell’assessore provinciale Adolfo Marinangeli inviata al vice presidente regionale Petrini
Carissimo Assessore Petrini come sicuramente avrà avuto modo di valutare, le disposizioni attuative relative alla misura 2.2.1. “Primo imboschimento di terreni agricoli” del PSR Marche 2007-2013, prevedono l’esclusione, dai benefici previsti dal bando di attuazione, delle aree montane e svantaggiate così come individuate dall’art 36, lett. a) punto i) del reg. CE 1698/05 (sono quelle individuate ai sensi della direttiva 75/268/CEE con gli art. 3 par. 3 e art. 3 par. 4). Tutto ciò ha penalizzato notevolmente le fasce montane, ponendo queste zone ancora una volta come zone marginali rispetto al restante territorio. L’incentivo alla realizzazione di impianti di tartufaie ed arboricoltura da legno, otteneva un duplice effetto in queste zone svantaggiate: la salvaguardia del territorio evitando anche il suo spopolamento e la realizzazione di un reddito minimo per gli agricoltori che vi operano. L’inserimento della misura all’interno dell’asse 2 del PSR avrebbe, a mio modesto parere, attivato l’utilizzo sostenibile dei terreni forestali con il miglioramento, la tutela dell’ambiente e dello spazio rurale e lo sviluppo della qualità della vita. La realizzazione di impianti di tartuficoltura ed arboreti da legno, avrebbe avuto anche lo scopo di recuperare quei terreni che altrimenti verrebbero abbandonati a causa della mancanza della forza lavoro, legata al progressivo invecchiamento della popolazione montana. La salvaguardia del territorio dovrebbe iniziare in primis con azioni di prevenzione che non possono prescindere dalla regolare coltivazione dei terreni che attuerebbe anche una prevenzione ai vari dissesti idrogeologici che annualmente si verificano La realizzazione di impianti di tartuficoltura nelle zone montane potrebbero inoltre essere un’alternativa ed integrazione alle tradizionali e non più redditizie coltivazione agrarie, permettendo di impiegare nuovi addetti in agricoltura e creando quindi un’alternativa al progressivo esodo della popolazione dalle zone montane verso altri territori con più possibilità occupazionali. Lo sviluppo di nuovi impianti inoltre garantirebbe la creazione di nuove cooperative forestali, che si occuperebbero di quei lavori che annualmente una tartufaia richiede, creando sicuramente nuovi posti di lavoro e discreti redditi per gli occupati.
Certo in una Sua positiva valutazione della proposta anche in considerazione dell’impegno da Lei sempre profuso per le aree interne ed in attesa di comunicazioni in merito invio distinti saluti.


