Monthly Archive: giugno 2009

giu
30

L’IdV irrompe a Porto San Giorgio!

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Porto San Giorgio

Da quest’ultima consultazione  la politica sangiorgese si arricchisce di una componente forte ed in ascesa. L’Italia dei Valori si attesta infatti come secondo partito del centrosinistra, superando la media provinciale e accorciando in maniera drastica il gap col centrodestra al primo turno nel collegio 2 e battendolo addirittura al ballottaggio sempre nello stesso collegio.

Ringrazio sinceramente tutte le 314 persone che mi hanno dato fiducia, che credono in me e nel cambiamento che porterò alla politica della mia cittadina e della provincia. Voglio ringraziare i civici di “Libera Cittadinanza” che mi hanno sostenuto e che stanno percorrendo un cammino parallelo e molto vicino a quello del mio partito.

Da domani ci siamo anche noi, con l’obiettivo di ricostruire un centrosinistra forte, vera alternativa alla sciagurata politica che sta praticando l’attuale maggioranza, ma soprattutto un centrosinistra rinnovato nelle persone, nelle idee e nei progetti. Sono convinto che la fiducia che mi è stata riversata dai miei concittadini è un chiaro segnale del bisogno di rinnovamento nel modo di fare politica e nelle facce, che la città chiede, e senza questo non può esserci unione vera e duratura del centrosinistra.

Noi dell’Italia dei Valori siamo pronti per la prossima sfida e per creare un movimento di gente che senta il bisogno di scendere in campo personalmente per riappropriarsi di una cittadina soggetta a una politica di imposizioni e prepotente che a tutto serve, tranne che a migliorare la vivibilità e lo sviluppo di Porto San Giorgio.

A breve, l’apertura della prima sede dell’Italia dei Valori nella cittadina rivierasca.

MICHELE AMURRI – Responsabile Dipartimento Giovani Italia dei Valori

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giu
28

Lapedona: Sollevata l’incompatibilità per il sindaco Pieroni

Riportiamo il testo integrale del comunicato stampa inviato agli organi di informazione.

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Si è svolto nella serata di venerdì 26 il primo Consiglio Comunale di Lapedona, presenti ben tre liste, una di maggioranza di Mauro Pieroni e due di opposizione. Al primo punto dell’ordine del giorno in sala è calato il gelo.
Il Consigliere Giovanni Conte, capogruppo della lista di minoranza “Liberalapedona” ha presentato ben due eccezioni di incompatibilità degli eletti, la più dura è stata per Mauro Pieroni, subito dopo per l’altro capogruppo di minoranza della lista “Vivere Lapedona” Giuseppe Taffetani.
Per quest’ultimo si risolverà facilmente la questione perché in qualità di presidente della Pro Loco lapedonese dovrà solo dimostrare che il precedente bilancio della Pro Loco non ha avuto sovvenzioni che superino il 10% da parte del Comune. Anche per il Consigliere Conte c’è stata un eccezione di incompatibilità promossa dal vice sindaco Palloni e nonostante in quella sede fosse stata dimostrata con i documenti la rimozione di qualsiasi eventuale causa di incompatibilità la maggioranza del Consiglio ha deliberato per la sua incompatibilità che dovrà essere chiarita entro dieci giorni.
Per ora Conte resta Consigliere a tutti gli effetti.
Per il sindaco Mauro Pieroni invece la faccenda è più complessa, l’incompatibilità della carica nasce dal fatto che egli è titolare di una ditta che svolge attività di lavaggio e noleggio di biancheria ospedaliera per l’ASUR n. 11 area di Fermo. In questo caso l’incompatibilità è stabilita dall’articolo 63 del Testo Unico degli Enti Locali che determina il conflitto tra la carica di sindaco e colui che come titolare o amministratore ha parte direttamente o indirettamente in servizi, somministrazioni o appalti in società ed imprese volte al profitto di privati sovvenzionate da detti enti in modo continuativo, la Sanità è annoverata tra questi enti.
Nonostante questo, la maggioranza del Consiglio, diversamente da come aveva agito nei confronti di Conte, ha ignorato tali cause di incompatibilità ed ha votato a favore di Pieroni. Ora la Prefettura che è stata interessata dal Consigliere Conte, potrà esprimere il parere sulle cause di incompatibilità sollevate in sede Consiliare. La notizia che il sindaco Pieroni, con la sua società da anni ha un sub appalto per il lavaggio ed il noleggio della biancheria ospedaliera di Fermo sta suscitando notevole scalpore e qualche perplessità. Infatti l’ASUR di zona è sottoposta alla programmazione ed alla vigilanza della Conferenza dei Sindaci e Pieroni come Sindaco avrebbe un grave conflitto di interessi.
Se le cose stanno in questi termini Pieroni dovrà scegliere se continuare ad avere sub appalti con la sanità locale o se proseguire il suo mandato di Sindaco. Da questa constatazione il nutrito pubblico presente al Consiglio, tra cui anche alcuni cittadini di Fermo, hanno ricordato l’epoca delle frequenti critiche che Pieroni ha mosso verso l’ ASUR n. 11. Quindi l’attenzione si sposterà anche nell’ambito degli appalti della sanità.
Probabilmente la questione si estenderà anche ai precedenti anni dello scorso mandato di Pieroni. Il Consiglio comunale si è concluso con toni accesissimi tra il neo sindaco ed il Consigliere Conte senza che venissero trattati gli altri punti all’ordine del giorno, chiudendo senza una ragione comprensibile prima del tempo i lavori del Consiglio.

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giu
27

Scilipoti (IDV): L’ottimismo di Berlusconi si scontra con fenomeni inquietanti nel Paese

“Il netto calo del Pil indicato dal Governatore Draghi riflette la situazione sconfortante che accomuna migliaia di famiglie italiane prostrate dalla crisi e fa in qualche modo comprendere le ragioni di nuovi fenomeni, ancora fortunatamente isolati ma nondimeno preoccupanti, che riguardano italiani disposti alla vendita di organi del corpo dietro compenso”.
Così l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sui risultati di una inchiesta di un noto quotidiano nazionale.“
Mentre in Italia il presidente del Consiglio afferma il graduale superamento della crisi ed invita gli italiani a consumare, in diversi casi si rileva la disponibilità di nostri concittadini, costretti da situazioni di estrema indigenza e difficoltà, a privarsi di organi del proprio corpo. Sebbene la legge impedisca questo tipo di operazioni – prosegue il deputato IDV – l’offerta di organi è un dato concreto e facilmente riscontrabile anche attraverso gli annunci on line che vanno tristemente moltiplicandosi. Occorre intervenire per evitare che si possa mettere a repentaglio la propria vita anche in paesi stranieri, dove i controlli potrebbero risultare meno severi o dove potrebbe insistere una legislazione più permissiva.
Si intensifichino i controlli su questo tipo di inserzioni – conclude Scilipoti – e si apprestino misure strutturali per combattere la diffusa povertà del paese, invece di cianciare in consumi ed ottimismo gratuito”.

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giu
23

E così è finita che ha vinto Cesetti.

E così è finita che ha vinto Cesetti. Ma hanno vinto anche un’idea diversa di politica ed una coalizione unita e coesa. Hanno trionfato insieme la trasparenza e la semplicità, la forza delle idee e le sane convinzioni. Il cammino della vittoria è però ancora lungo cinque anni durante i quali bisognerà dimostrare di averla meritata appieno questa vittoria. Ciò potrà avvenire solo con l’impegno e la tenacia di tutti. Dobbiamo dimostrare che una politica diversa è possibile e che i cittadini potranno ancora andare a votare convinti di affidarsi in buone mani, verrebbe da dire mani pulite. Buona fortuna a tutti noi!

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giu
20

Intervista all’on. Di Pietro

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Riporto una mia intervista, pubblicata dal settimanale L’espresso, in merito al risultato elettorale dell’Italia dei Valori alle Elezioni europee.

L’espresso: Come intende utilizzare tutti i voti che l’Italia dei Valori ha raccolto?
Antonio Di Pietro: Passo dall’opposizione alla alternativa per cambiare il Paese. E mi spiego: questi sono voti di fiducia che i cittadini ci hanno dato sulla base di un impegno che avevamo preso con loro, ovvero di fare opposizione a Berlusconi e di rendere evidente l’anomalia del suo governo che è stato basato sin dal primo giorno sulla cura degli affari privati, invece che di quelli pubblici.

L’espresso: Che cosa vuol dire nell’attività politica di tutti i giorni, visto che i suoi voti non sono sufficienti a cambiare gli equilibri politici?
Antonio Di Pietro: Vogliamo essere i promotori di una nuova alleanza e di una nuova coalizione che metta insieme la società civile, il mondo delle associazioni e tutti quei partiti che vogliono contribuire a scrivere un programma che abbia al primo punto il cambiamento della classe dirigente dell’Italia.

L’espresso: Che ruolo avranno i sette nuovi parlamentari europei di Idv in questo progetto che lei definisce dell’alternativa?
Antonio Di Pietro: Saranno a Strasburgo e a Bruxelles a tempo pieno per cercare di rendere attuale il nostro programma. Al primo posto ci sono i problemi dell’economia: bisogna tornare a un mercato libero e a un sistema della concorrenza che abbia alla base il rispetto delle regole e la trasparenza e non quello della opacità, della corruzione, dei monopoli, della violazione delle regole sul lavoro. È assolutamente necessario ricreare un rapporto di fiducia tra sistema delle imprese e mondo del lavoro. In Italia, invece, deputati e senatori di Idv continueranno a fare una opposizione al sistema di potere di Berlusconi chiara nel linguaggio e determinata nell’azione.

L’espresso: Lei ha annunciato che a partire dal 22 giugno si mette in moto un processo politico che porterà al congresso di Idv. Perché un congresso?
Antonio Di Pietro: Dal 7 giugno non siamo più quelli di prima, senza buttare a mare nulla del nostro passato politico. Ma è tempo di cominciare a scrivere quelle regole per arrivare entro un anno a un congresso che ha come scopo quello di mettere a punto il programma con cui vogliamo presentarci alle prossime elezioni politiche per vincerle e andare al governo. Questo non sarà il programma di Idv, ma di una coalizione che mette al centro della propria attività la costruzione dell’alternativa a Berlusconi.

L’espresso: E chi farà parte di questa coalizione?
Antonio Di Pietro: Di sicuro non potrà essere la mera ripetizione della formula dell’Ulivo. Il programma lo scriveremo noi di Idv insieme alla società nella quale siamo presenti ogni giorno e con tutti quei partiti, a cominciare dal Partito democratico, che vogliono con noi costruire l’alternativa. Al primo punto non può che esserci la presentazione di una nuova classe dirigente che sostituisca quella della prima Repubblica.

L’espresso: Ma che tipo di partito ha in mente? Lei parla di rinnovamento della classe dirigente, ma a livello locale Idv si fonda largamente sugli ex democristiani.
Antonio Di Pietro: Non è più così, solo una minima parte viene dal mondo democristiano. A dimostraro sono le liste delle europee dove su 72 candidati, 67 provenivano dalla società civile e non hanno mai avuto esperienze partitiche precedenti. Idv non è un partito fondato sulla sommatoria di notabili locali, oggi è un partito di massa. E poi noi siamo obbligati al cambiamento, perché con un partito che vale il 2 per cento potevamo accontentarci di quella classe dirigente dove c’erano anche piccoli notabili, con l’8 per cento dobbiamo costruire un nuovo gruppo dirigente.

L’espresso: Ma i notabili sono sempre presenti nel suo partito, basta guardare i problemi che ha incontrato in Campania nei mesi scorsi…
Antonio Di Pietro: La Campania è l’area dove questo cambiamento di classe dirigente è più visibile. Lì sono stati eletti l’ex magistrato Luigi De Magistris e l’ex funzionaria regionale e sindacalista Sonia Alfano che non mi sembra proprio possano essere indicati come notabili.

L’espresso: I voti dati a Idv sembrano provenire dal bacino elettorale del Pd. Dunque, non si aggiunge nulla a un ipotetico schieramento alternativo a Berlusconi, c’è solo un travaso…
Antonio Di Pietro: È falso che i voti vengano dal Pd. Potrebbero essere di provenienza Pd i voti che sono andati ai partiti della sinistra o ai radicali o all’Udc. Il voto a Idv è stato trasversale, abbiamo pescato dappertutto.

L’espresso: Quale che sia la provenienza, sommando i voti dell’opposizione si resta ben lontani dalla ipotesi di diventare maggioranza.
Antonio Di Pietro: Il problema non è sommare i voti e vedere quanto fa. La questione da oggi è costruire un programma più appetibile di quello di Berlusconi che pensa solo a se stesso e alla occupazione del potere. Se saremo capaci, i voti arriveranno

L’espresso: Lei ritiene che l’alleato di riferimento del futuro debba essere il Pd?
Antonio Di Pietro: Non intendiamo ghettizzarci in alleanze che guardino solo al simbolo o fare alleanze a scatola chiusa di natura esclusivamente elettorale. Il punto centrale è il programma e la classe dirigente che vogliamo indicare al Paese. La vecchia, che ha già dato molto e ha anche preso molto, ha fatto ormai il suo tempo.

L’espresso: Oltre ad essere un partito dell’8 per cento, Idv è anche un partito ricco. Con le elezioni europee incasserà oltre 20 milioni di euro di rimborsi e nelle casse ha molti soldi e niente debiti. Come intende usare questo denaro pubblico?
Antonio Di Pietro: Lo useremo come abbiamo fatto fino a ora, senza sperperarlo e senza creare posizioni di potere. I rimborsi serviranno a fare politica-politica, a creare nuove strutture sul territorio, a essere presenti dove non lo eravamo.

L’espresso: Quali investimenti specifici farà?
Antonio Di Pietro: Dobbiamo radicarci sul territorio che significa creare punti di riferimento di Idv dove oggi non ce ne sono, aprire nuove sedi, assumere personale amministrativo di qualità, trovare momenti di incontro con le professioni. Insomma, radicare sempre di più Idv nella realtà italiana. Oggi siamo già in tutte le Regioni e le province con mille sedi: da domani dobbiamo arrivare dappertutto.

L’espresso: A quante sedi intende arrivare entro il congresso?
Antonio Di Pietro: A diecimila.

L’espresso: E poi in che altro modo pensa di usare i milioni di euro che ha nelle casse?
Antonio Di Pietro: Abbiamo già creato un centro studi aperto a tutti coloro che vorranno contribuire a elaborare soluzioni ai problemi che abbiano come ultimo obiettivo quello di sconfiggere il centrodestra berlusconiano senza chiedere per questo l’iscrizione al nostro partito. Quindi, intendiamo investire ancora di più nella Rete, che già utilizziamo intensamente, per comunicare direttamente con i cittadini. Vogliamo lanciare anche una televisione via Internet, che è un modo possibile per rispondere alla occupazione da parte del centrodestra dei media italiani inclusa la tv.

L’espresso: È vero che Idv sosterrà il quotidiano che l’ex direttore de ‘l’Unità’ Antonio Padellaro intende lanciare dopo l’estate?
Antonio Di Pietro: Ho grande stima di Padellaro, ma noi vogliamo sviluppare la nostra attività di comunicazione e di rapporto con i cittadini elettori attraverso la Rete, dai social network alla televisione ai blog. Siamo convinti che in presenza dello sfacciato conflitto di interessi che Berlusconi porta con sé e del controllo che ha dei media, la Rete sia il solo strumento che ci consente di fare una politica libera.

L’espresso: Con Idv all’8 per cento, non è in qualche modo pentito di aver scelto di restare fuori dalla Rai, non avendo ottenuto la presidenza della commissione di Vigilanza?
Antonio Di Pietro: Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Se avessi accettato uno strapuntino sul treno della spartizione e della lottizzazione della televisione pubblica, oggi non avrei la libertà di azione e di movimento che ho.

L’espresso: Fin dalla sua nascita Idv è stato il partito di Di Pietro. Sarà ancora così nel futuro?
Antonio Di Pietro: Tutti i partiti nascono dall’idea di una persona o di un gruppo ristretto. E crescendo si spersonalizzano. Capiterà così anche all’Italia dei Valori.

L’espresso: Significa che dal simbolo sparirà il suo nome?
Antonio Di Pietro: Idv esisterà a prescindere dal nome Di Pietro, siamo già oggi il partito con la più alta capacità di rinnovamento del suo gruppo dirigente.

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giu
19

La sordità di Di Ruscio

Gianni Conte dell’IdV risponde agli attacchi e precisa i fatti.

Leggo con molte perplessità il comunicato stampa del consigliere comunale Mauro Strovegli, che fa parte della maggioranza del sindaco Di Ruscio nonché candidato consigliere anche nella coalizione per Di Ruscio presidente della Provincia.

Dispiace dover constatare che una persona stimata ed un amico come Strovegli, con il quale abbiamo condiviso tanti momenti di lotta e di sofferenze per affermare il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini, oggi abbia dimenticato le pene che ci ha inflitto la sua stessa maggioranza e di conseguenza il sindaco di Fermo. Tutti ricordano la “sordità” e l’insensibilità della Giunta Comunale presieduta da Di Ruscio di fronte alle numerose istanze dei cittadini che lamentavano questa inaccettabile scelta di riconversione della ex Sadam, la stampa ne aveva dato ampio risalto.

Pertanto chiedo a Mauro Strovegli: I cittadini quando hanno un problema a chi si devono rivolgere? La risposta è semplice, al loro sindaco ed ai propri amministratori locali! Sono essi chiamati a rappresentare presso tutte le istituzioni come la Provincia, la Regione o il Governo, le istanze dei propri cittadini. Ebbene, di fronte alle richieste dei cittadini, per lungo tempo non c’è mai stato un segnale chiaro e decisivo, anzi, i documenti dicono il contrario. La decisione di mettere la Centrale a biomasse in Val D’Ete, è stata presa dalla Giunta del Comune di Fermo e dal responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale che hanno fatto scegliere praticamente il sito alla Powercrop! Allego in tal senso il verbale del tavolo tecnico istituito dal Comune di Fermo. Sicuramente hanno fatto anche un favore a Mauro Strovegli togliendolo dalle vicinanze della sua abitazione!

Sempre quel tavolo tecnico istituito da Comune di Fermo ha di fatto ignorato completamente il parere negativo espresso dalla Provincia di Ascoli Piceno attraverso il competente Servizio Urbanistica, Bellezze Naturali e Valutazione di Impatto Ambientale, di cui allego il documento.

Oggi Strovegli sta tentando di creare un alibi troppo debole al Sindaco Di Ruscio ed alla maggioranza, mentre sono evidenti le responsabilità del Comune di Fermo. Anche la famosa mozione che hanno firmato maggioranza e minoranza è stata fatta con un ritardo che l’ha resa ininfluente, visto che era già in corso la Valutazione di Impatto Ambientale.

Per quanto riguarda invece la Regione o la Provincia, esse possono avere un Piano Energetico Ambientale che prevede tra le energie rinnovabili anche le Centrali a Biomasse (lo prevede la Comunità Europea), ma spetta poi al Comune stabilire se sul proprio territorio esse possono trovare collocazione oppure no! Non a caso la Provincia di Ascoli ha coperto invece i tetti dei capannoni con pannelli fotovoltaici! Con il ragionamento fatto da Mauro Strovegli, cosa dovremmo pensare delle modifiche introdotte dal Ministro Prestrigiacomo lo scorso mese di maggio alla finanziaria 2008? Modifiche che incentivano l’installazione su tutto il territorio nazionale di ben 267 centrali a biomasse che possono essere alimentate anche da rifiuti solidi urbani? (allego il comunicato del Ministero). Secondo il ragionamento di Strovegli, allora tutti avrebbero il diritto di venire ad installare sul nostro territorio un inceneritore di rifiuti solo perché lo dice un Piano Energetico del Governo! Strovegli dimentica che la Powercrop s.r.l. è invece un soggetto privato e la sua richiesta che può danneggiare il nostro territorio, nasce da un mero ed individuale interesse economico.

Per fortuna le cose non stanno come le racconta Strovegli, sulla base di una richiesta di un soggetto privato, il Comune ha ancora l’ultima parola! Anche la Costituzione della Repubblica Italiana tutela questa facoltà dei Comuni (art. 117 e 118). Finchè ci sarà ancora questa Costituzione, sulla quale invece questo Governo vuole mettere le mani e modificarla a suo uso e consumo, avremo ancora la possibilità di salvare il nostro territorio, ma a condizione che Enti come il Comune e la Provincia siano amministrati da politici che abbiano a cuore il bene dei loro cittadini e che non siano invece inclini ad ubbidire ai poteri economici di turno o agli ordini dei loro capi che stanno a Roma e che, guarda caso, sempre più spesso vengono a fare escursioni pre-elettorali a casa nostra!

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giu
19

Senza la profezia, rimane la complicità

È stata pubblicata di recente su internet una lettera scritta dal sacerdote genovese don Paolo Farinella: un richiamo severo alle gerarchie cattoliche ed un monito al rispetto dei principi cristiani che debbono valere per chiunque, senza alcuna concessione al facile opportunismo.
Esistono valori fondamentali dell’etica cattolica che sono patrimonio anche della cultura laica perché riguardano sfere comportamentali della convivenza civile. Da qui l’indissolubile condivisione di parametri di giudizio comuni alle due visioni, cattolica e laica, della nostra società.
Con questa convinzione vi invito a leggere la lettera, garantendovi che avrete speso bene dieci minuti del vostro tempo.

 

Paolo Farinella denuncia il silenzio dei vescovi sull’immoralità pubblica e privata di Berlusconi

Pubblicato il 07 Giugno 2009 su www.noisiamochiesa.org

SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ
 

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

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giu
18

Perchè occorre VOTARE per FABRIZIO CESETTI

 

 

 

 

 

TUTTI I MOTIVI PER VOTARE FABRIZIO CESETTI

  • Perché il candidato Presidente, e con lui tutti i partiti della coalizione, hanno scelto una campagna elettorale sobria e contenuta nei costi, in considerazione della contingenza economica e sociale attuale.
  • Perché Cesetti ha rifiutato contributi di privati imprenditori per avere le mani libere e non dover in futuro dipendere dalle richieste o dai ricatti di alcuno.
  • Perché al centro del programma della coalizione ci sono i temi della tutela ambientale, dell’acqua come bene pubblico primario, del paesaggio naturale come risorsa da difendere.
  • Perché il governo di Cesetti sarà improntato alla massima partecipazione, dei sindaci, degli amministratori locali e dei cittadini attraverso la costituzione di specifiche Consulte a costo zero.
  • Perché è forte l’impegno a contribuire con risorse locali al Fondo di Solidarietà Regionale per aiutare la gestione finanziaria delle piccole-medie imprese e degli artigiani.
  • Perché l’amministrazione Cesetti vuole ispirarsi al modello di un’altra “Economia Fermana”, che veda al centro le persone, la qualità della vita, la salubrità dell’ambiente con particolare attenzione ad un’agricoltura sana ed all’incremento delle aree verdi (“boschi urbani”).
  • Perché uno degli scopi del programma di Cesetti è lo sviluppo del porto turistico di Porto San Giorgio come porto commerciale in grado di assorbire parte del traffico terrestre ed insieme di offrire nuove opportunità di occupazione.
  • Perché alla scuola sarà riservata un’attenzione particolare al fine di massimizzarne la funzionalità e renderla efficiente e di qualità.
  • Perché c’è la precisa e forte volontà di impedire l’insediamento di industrie insalubri che devasterebbero l’ambiente, nostra “casa comune”, valorizzando di contro l’energia verde proveniente da fonti rinnovabili.
  • Perché si vuole procedere alla bonifica dei siti inquinati del territorio attraverso un’opera di riconversione eco-compatibile delle strutture e delle attività produttive.
  • Perché il sistema sanitario locale verrà sostenuto operando un’ampia diffusione dei presìdi locali, soprattutto per i casi di emergenza, mantenendo l’Ospedale di Amandola e potenziando l’Assistenza Domiciliare Integrata.

Vedi l’albo fotografico

http://www.flickr.com/photos/cesettipresidente

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giu
17

Apprezzamento e solidarietà a Tano Massucci

Non è possibile che ad ogni tornata elettorale puntualmente si metta in mezzo l’area montana e l’ospedale di Amandola cercando (…..o creando) i problemi anche dove non ci sono.
Leggiamo con sorpresa le dichiarazioni fatte, come è accaduto in diverse occasioni, da chi parla di cose molto lontane dalle sue conoscenze e ancora una volta tenta di seminare zizzania all’interno del tessuto cittadino che vede Amandola, come non mai, in piena corsa per raggiungere, con la presidenza Cesetti, quei risultati che ad essa sono dovuti.
È necessario allora chiarire a chi scrive, e di conseguenza ai suoi ispiratori di fuori città, che impropriamente si arrogano la difesa della vita in montagna, come l’Ospedale di Amandola non sia destinato a perdere il reparto di chirurgia né qualsiasi altro servizio assolutamente necessario alle popolazioni dell’entroterra montano.
Non a caso il dott. Gaetano Massucci ha inteso garantire e smentire chiaramente tutte le fantasiose supposizioni nate dall’apparentamento con il candidato Presidente Cesetti. L’IDV apprezza la decisione politica assunta dal dott. Massucci, che sicuramente contribuirà alla vittoria della coalizione di centro sinistra, come apprezza le sue dichiarazioni in merito al futuro del reparto chirurgia del nosocomio amandolese.
Ma non solo, questa segreteria provinciale ha seguito e segue, con attenzione ed impegno politico, l’avvenire dell’Ospedale di Amandola cosciente, diversamente da altri, che il futuro del nosocomio debba essere affrontato con buon senso , lungimiranza e determinazione.
Che forse qualcuno ha timore di una sconfitta del candidato Di Ruscio?
È probabile, anzi ne è certo dato il fervore con cui cerca di amalgamare generi di gran lunga diversi tra loro quali: presunti intrighi politici e la salute delle persone.

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giu
16

La visita di Gheddafi

Pubblichiamo il bell’articolo di Daniele Postacchini sulla visita di Gheddafi a Roma.

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Tutti i media hanno riportato le notizie riguardanti la visita del leader Libico Muammar Gheddafi in Italia.
Si è parlato di conciliazione tra i due paesi, di colonialismo, di aiuto nella lotta all’immigrazione clandestina e quant’altro.
Anche la polemica sulla visita di un dittatore accolto a braccia aperte non è mancata. Addirittura qualcuno lo ha paragonato a Yasser Arafat, scordando il piccolo particolare che Arafat non è mai stato un dittatore.
Ma senza scendere ulteriormente in discorsi polemici, vorrei solamente sottoporre all’attenzione di tutti qualche ovvio quesito riguardante questo fatto.
La mia ignoranza nella materia mi impedisce di approfondire l’argomento con notizie complete ed esatte nei contenuti, ma in linea di massima mi è sembrato di capire che il nostro paese abbia riconosciuto alla Libia un congruo risarcimento per i danni causati dal colonialismo.
La prima curiosità nasce dal fatto che non ho mai sentito parlare di risarcimenti da parte di nazioni come la Francia, l’Inghilterra o la Spagna che hanno sicuramente colonizzato in larga scala mezzo mondo, con tutte le conseguenze per i poveri malcapitati di turno.
E sentire che il nostro paese si impegna ( tra le altre cose in un grave periodo di crisi ) a garantire questo risarcimento, mi lascia come minimo perplesso.
Comunque senza scomodare gli altri paesi colonizzatori, parliamo del nostro, e valutiamo oggettivamente cosa può portare il rapporto amichevole che si sta instaurando tra i nostri politici ed il colonnello Libico (e non con il popolo della Libia).
Di sicuro tante spese, guardando i notiziari mi sono scandalizzato dal vedere un dittatore in limousine con un seguito di centinaia di persone, tutto ovviamente a carico dei cattivoni di turno, e cioè noi colonizzatori.
Altrettanto sicuro è uno scontro politico, che porterà sicuramente via tempo e risorse a temi più interessanti ed attuali per il popolo Italiano.
Ma la cosa che più mi spaventa, è che questo accordo sta portando un’enorme cifra dalle nostre tasche a quelle del Leader Libico (non del popolo Libico) il quale avrà già pronto il suo piano d’investimento.
I più maliziosi penseranno che questi soldi finiranno nei vari paradisi fiscali in giro per il mondo, ma io voglio essere ottimista e pensare che il Colonnello, ci costruirà delle infrastrutture per il suo paese.
Purtroppo il mio ottimismo svanisce quando penso al termine “infrastrutture”, non so perché ma questa parola mi ricorda tanti personaggi che noi conosciamo bene, e che stanno avendo difficoltà a sfruttare ancora il nostro paese per fare ponti, buchi sulle montagne , autostrade a otto corsie o progetti ancora più costosi.
Se la Libia vorrà realizzare con questo risarcimento, qualche opera galattica o qualche reggia in più per Gheddafi, chi si aggiudicherà l’appalto miliardario? Un industriale Libico? Ho qualche dubbio a riguardo. E così che nella mia mente comincia a prendere forma il percorso che potranno fare i nostri soldi, un percorso che parte dalle tasche di tutti i nostri connazionali e come per magia, senza colpo ferire termina in quelle di pochi Italiani che non meritano di essere chiamati tali.
Queste sono solo supposizioni, perciò un consiglio spassionato che do a tutti è quello di interpretare la notizia con una chiave di lettura che noi Italiani oggi apprezziamo molto e cioè quella del gossip, perciò non pensiamo ai soldi che Gheddafi prenderà o avrà già preso, e freghiamocene di cosa ci farà, tanto noi non possiamo cambiare le cose. E guardiamo con invidia i suoi occhiali di marca, o la sua limousine bianca che fatica a girare per le strade di Roma. Questo ci potrà sicuramente aiutare ad affrontare la giornata di domani al lavoro che probabilmente non ci permetterà nemmeno di comperarli a rate i suoi occhiali. Ma siamo sinceri e diciamocela tutta, con la testa vuota dai pensieri e dalle preoccupazioni si vive più leggeri.

Con osservanza                                                                              Daniele Postacchini

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giu
10

Dal nostro Segr.Regionale Borghesi

 

 

Carissime Amiche ed Amici,

il risultato elettorale delle europee conseguito da IDV nelle Marche si colloca sopra a quello medio nazionale ma con differenze che dobbiamo registrare  :  dall’8,01% della prov. di Pesaro al 9,57 % di Ancona o il 9.55% di Fermo.
Nelle provinciali registriamo dati interessanti  leggermente superiori alla media nazionale con un eccellente 6,61 % di Fermo,  5,90 di Pesaro,  5,80 di Macerata e il  5,27 di Ascoli.
Alle comunali il dato è più problematico.  Deve comunque essere sottolineato il risultato dei comuni di Pesaro 5,05 e Ancona 4,51 mentre impongono una riflessione critica i risultati di altre importanti città delle Marche (Ascoli, Fano, Osimo, Recanati). Prego i commissari provinciali di convocare i rispettivi organi di partito per una prima analisi del voto in vista della riunione dell’esecutivo regionale che convocheremo entro la prossima settimana e in preparazione dell’esecutivo nazionale convocato per il 22 p.v..

A tutti voi un grazie per il lavoro svolto e per i risultati ottenuti.

Gianfranco Borghesi

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giu
08

Grazie

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giu
06

Berlusconi spergiuro: si dimetta!

Il 28 maggio 2009 Berlusconi dichiara alla stampa: «Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi. Lo giuro sui miei figli»
Lo aveva già fatto anche un anno fa. Il 20 giugno 2008 in una conferenza stampa a Bruxelles sul caso Mills dice: “Da presidente del Consiglio, giuro che lascio la politica se dimostrano le accuse nei miei confronti”. “Giuro sui miei figli, sulla loro testa che non so nulla”.
Ogni volta che lo sento fare simili giuramenti penso che come minimo i suoi poveri figli si tocchino.
Il 4 giugno ancora sulla vicenda “Noemi” nel corso della trasmissione “Radio anch’io” ha detto: “Ci ho messo anche sopra un giuramento sui miei figli, un presidente del Consiglio spergiuro dovrebbe andarsene subito”. E ancora: “Non sono mai stato in una stanza da solo con questa ragazza. Se qualcuno dimostrasse che il presidente del Consiglio è uno spergiuro dovrebbe dimettersi un minuto dopo e andare a nascondersi”.
Ma Silvio Berlusconi è uno spergiuro.
Nel 1990, a Venezia, è stato giudicato colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla loggia P2.
Riprendo una cronaca sui fatti di quell’epoca: Negli elenchi della Loggia massonica P2 sequestrati dai magistrati nel marzo 1981, Silvio Berlusconi è indicato come “industriale” ed è registrato in questo modo: “Tessera 1816, codice E.19.78, data 26-1-1978, gruppo 17, fascicolo 0625. Versamento per quote 1978 L. 100 mila, con ricevuta del 5-5-1978″. Il 26 ottobre 1981 Berlusconi riferisce ai magistrati: “Mi sono iscritto alla P2 nei primi mesi del 1978 su invito di Licio Gelli (…). Non ho mai versato contributi (…). Non vi fu cerimonia di iniziazione (…)”. La Guardia di Finanza verifica la corrispondenza tra la cifra della quota annotata nell’elenco ed il versamento alla Banca dell’Etruria dove Gelli versava le quote di affiliazione. Dopo anni, Gelli affermerà: “Berlusconi ha fatto la normale iniziazione a Roma”. Il 27 settembre 1988 presso il Tribunale di Verona, Berlusconi depone sotto giuramento in un processo a carico di due giornalisti da lui querelati. Dichiara che la propria iscrizione alla P2 era di poco anteriore allo scandalo del 1981 e di non aver “mai pagato una quota di adesione, nè mai mi è stata richiesta, la mia può definirsi un’adesione”. Il Cavaliere si mette nei guai per falsa testimonianza. I due giornalisti presentano un esposto alla Pretura di Verona e scaturisce un processo. ….. Il processo di Appello si tiene nel maggio 1990. Berlusconi è smentito sia dalle risultanze della Commissione Anselmi sia dalle sue stesse dichiarazioni rese al giudice istruttore di Milano il 26 ottobre 1981 e mai contestate secondo le quali la sua iscrizione alla P2 avvenne nei primi mesi del 1978. Nel frattempo il Parlamento vara l’amnistia operante il 12 aprile 1990 e riguardante i reati commessi fino a tutto il 24 ottobre 1989. Per Berlusconi è la salvezza. La Corte di Appello di Venezia sentenzia: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità… Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti la causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto… Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”.
Dunque Berlusconi è uno spergiuro. Pertanto se è un uomo, ora si dimetta.

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giu
06

Berlusconi malato? E se Veronica avesse ragione?

Veronica Lario: “Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene”.
All’indomani della decisione della Corte di Cassazione di non spostare i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme da Milano a Brescia, il premier sceglie di intervenire in prima persona e parla di una sentenza estranea a una “democrazia liberale” e frutto di “correnti politicizzate” della magistratura. Così, dice, si rischia di trasformare i processi in una vera e propria “persecuzione”.
«Io penso che il lodo Alfano sia il minimo che una democrazia possa apprestare a difesa della propria libertà»……«Avevo già detto che non mi sarei avvalso, per processi anteriori al 2000, della norma che è stata chiamata blocca-processi o salva-premier. Quando smetterete di non capire o di far finta di non capire che contro di me c’è stata una persecuzione inaccettabile, sarà sempre troppo tardi».

«La persecuzione è durata 14 anni e il presidente del Consiglio dal 30 giugno al 15 luglio sarebbe dovuto andare in udienza un giorno sì ed un giorno no, oltre alle 2.503 udienze sostenute negli ultimi 14 anni».
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Times. “La qualità del governo Berlusconi non è una questione privata”, afferma il sottotitolo. “L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al Parlamento europeo”, comincia l’articolo. “Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria ‘privacy’, pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente”.
Financial Times. “l’ondata di gossip” e “l’odore di scandalo” intorno a Berlusconi distolgono l’attenzione dell’opinione pubblica italiana da questioni ben più gravi, come le cattive notizie sull’andamento dell’economia italiana.
Daily Telegraph. “gli alleati di Berlusconi mettono nel mirino la moglie” per il divorzio, con la rivelazione che Veronica Lario avrebbe un partner da tempo
Independent.Riporta le pesanti critiche fatte dal premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, che hanno spinto la casa editrice Einaudi, “parte dell’impero Modandori di Berlusconi”, a non pubblicare il suo ultimo libro.
Frankfurter Allgemeine Zeitung: “A Silvio Berlusconi non basta presentarsi in Italia come un principe del rinascimento. Ora si prende a modello gli dei dell’antichità. Ad esempio il padre degli dei: Giove. Costui non era conosciuto solo per fulmini e saette, ma anche per le sue visite audaci presso le donne, tanto malfamate, quanto forse amate”
Spiegel. “Berlusconi trasforma sistematicamente in gossip la politica italiana”.
Libération . “Lo scandalo alle calcagna” e “Rivelando la tresca il quotidiano Repubblica ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. E’ una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell’interesse pubblico”.
El Pais. “Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? E’ l’ultimo capitolo del Naomigate che ha trasformato l’Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l’abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell’ambiente televisivo portandoli in quello politico”.
Vanguardia. ” Nelle cerchia del potere si parla più di questa commediola che delle vicende poltico-continentali a Bruxelles. A volte diverte. La maggior parte delle volte preoccupa ed esaurisce tanta banale frivolezza”.
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«È un complotto internazionale che si consuma grazie a una rete di cui fanno parte i giornali stranieri in combutta con quelli della sinistra italiana». È questa la spiegazione del Presidente del Consiglio italiano di fronte a quello che è diventato un fuoco incrociato quotidiano che accomuna le più grandi e prestigiose testate britanniche (The Times, Financial Times, The Economist, Observer, The Sunday Times, The Guardian, The Daily Telegragh, The Independent), tedesche (Frankfurter Allgemeine Zeitung), spagnole (El Pais), francesi (Le Soir, Liberation) americane (The New York Times), olandesi (The Telegraaf), finlandesi (Hensingin Salomat), per nominarne alcune e non certo tutte di sinistra.
“Noi influenzati dalla sinistra italiana? Un’accusa semplicemente ridicola. Quando vediamo una notizia, noi del Times la riportiamo, tutto qui. E il primo ministro di uno dei maggiori paesi d’Europa che si mette nei guai con le donne, è una notizia”. Michael Binyon è uno dei più autorevoli commentatori del Times, membro della direzione del quotidiano londinese. È lui a rispondere a Silvio Berlusconi. Non è la prima volta che il premier italiano accusa una testata inglese di essere “di sinistra”: aveva dato del comunista perfino all’Economist, settimanale liberal-capitalista, quando lo ritrasse in copertina come “indegno di governare” a causa del conflitto d’interessi e dei suoi processi.
Sostenere che è di sinistra il Times suscita analoga ilarità, a Londra: fondato nel 1875, a lungo il miglior quotidiano del mondo, è sempre stato un bastione del conservatorismo, e lo è rimasto anche dopo essere stato acquistato nel 1981 da Rupert Murdoch, il magnate dei media, proprietario di televisioni e giornali quasi tutti di centrodestra, come la rete tv Fox e il Wall Street Journal negli Usa, il Sun e appunto il Times in Gran Bretagna.

Una manovra internazionale. Una macchinazione che fa perno anche all’estero. Nei mass media e persino in alcuni esecutivi. Ed uno dei protagonisti è Rupert Murdoch. Dopo l’attacco del “Times”, Silvio Berlusconi si è fatto la convinzione che contro di lui si stia muovendo in prima fila il “tycoon” australiano. “Anche Murdoch fa parte del complotto? Non fatemi parlare di Murdoch. È meglio se lasciamo stare”.
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Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico basato su un sistema di convinzioni ossessive a tema persecutorio.
In psichiatria, il termine delirio indica una varietà di stati mentali confusionali in cui l’attenzione, la percezione e la cognizione del soggetto appaiono significativamente ridotti.

* delirio di persecuzione: il paziente ritiene di essere oggetto di una persecuzione (situazione spesso identificata anche col termine paranoia);

* delirio di grandezza: il paziente ha la convinzione di essere estremamente importante, per esempio di essere stato prescelto da Dio per compiere una missione di fondamentale importanza, o di essere l’unico detentore di conoscenze o poteri straordinari;

E se Veronica avesse ragione?
Berlusconi reclama da tempo l’obbligatorietà per i magistrati di essere sottoposti a test psicoattitudinali continuativi.
Essere Presidente del Consiglio non richiede meno doti di equilibrio che essere giudice.
Non sarebbe il caso che anche lui si sottoponesse ad un test psico-attitudinale?

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giu
05

Idv……. unica opposizione

5 giugno 2009
Idv, unica opposizione
di Peter Gomez.

Andrò a votare e voterò Italia dei valori. Oggi più che mai è infatti necessario tentare di arginare Silvio Berlusconi e i suoi: se il Cavaliere uscirà dalle europee con una vittoria ancora più larga rispetto a quella ottenuta alle politiche, nel giro di due mesi chiuderà definitivamente la partita con la stampa e con la magistratura approvando, senza nessuna modifica, le leggi bavaglio già messe in cantiere e le norme che impediranno per sempre tutte le indagini sulle classi dirigenti. Votare è dunque un dovere. E anche un dovere votare per le opposizioni.
Tra di esse, a mio parere, l’unica scelta possibile è però quella per l’Idv. Le due sinistre radicali ben difficilmente otterranno il quorum. Mentre le liste del Pd, salvo rare eccezioni (Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Debora Serracchiani, Rosaria Capacchione e pochi altri), sono quelle di sempre. Basta scorrere i nomi per rendersi conto che il Partito democratico non ha ancora capito (o meglio, non vuole capire) cosa chiedono gli elettori: un rinnovamento radicale dei programmi e del personale politico. Da questo punto di vista, quindi, una sconfitta per il Pd potrebbe persino risultare salutare. Solo se la crisi sarà evidente, le forze nuove, che anche nei democratici sono presenti, avranno l’occasione di scalzare l’attuale leadership.

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