Daily Archive: mar, 19 maggio 2009

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I GIOVANI E LA POLITICA

I GIOVANI E LA POLITICA

Le generazioni di oggi devono lottare ogni giorno contro diversi fattori che rendono sempre più difficili le loro condizioni sociali.
Si nota un accentuato disagio tra i giovani che, purtroppo, stenta a scomparire per un semplice motivo: manca una classe politica dirigente capace ed affidabile.
Le istituzioni appaiono, ai giovani, distanti ed incapaci di risolvere i problemi.
Tutto questo porta ad una triste e drammatica decisione: il distaccamento dalla vita politica quotidiana.
I giovani non hanno più fiducia nella politica e nelle istituzioni, perché hanno ricevuto solo incertezze e precariato; hanno rinunciato a credere negli ideali, quegli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti e che hanno portato queste ultime ad avere fiducia in loro stesse; vedendo la politica come una cosa che non appartiene loro e che non va vissuta attivamente, i giovani si sono, ormai, abituati ad utilizzare di frequente luoghi comuni del tipo: <<I politici sono tutti ladri e corrotti!>>.
Molti si ricordano dei giovani solo durante le campagne elettorali: perchè un bel po’ di consensi fanno comodo, ma i partiti non suscitano tra i giovani alcuna passione, anzi provocano solo insofferenza.
La politica non si occupa di quello che pensano i giovani e la distanza che divide questi due mondi continua a crescere.

I GIOVANI E LA POLITICA GIOVANILE

La politica giovanile è, poi, praticamente inesistente.
I giovani che hanno degli ideali politici sono pochi al giorno d’oggi e non vengono spronati affatto; i giovani vivono la politica come un qualcosa di lontano, inarrivabile, che non appartiene loro; i politici non fanno nulla per incentivare la partecipazione dei giovani, sia perché i leader di partito non ascoltano le proposte dei giovani, sia perché i giovani che fanno le proposte sono giovani capaci e eventuali “rivali” per le poltrone.
Una cosa che accomuna tutti i giovani, qualsiasi sia il ceto sociale dal quale provengono, è la sensibilità con la quale avvertono tutti i difetti della società; ad esempio si continua a vivere in famiglia molto più a lungo, perché non si ha la certezza di un lavoro stabile e, di conseguenza, si vede in un futuro sempre più lontano l’inserimento nel vero mondo del lavoro, quello fatto di diritti e doveri.
Queste incertezze sul proprio futuro, l’impossibilità di considerarlo davvero come il tempo in cui si realizzerà il proprio desiderio di indipendenza, portano i giovani ad essere rinunciatari rispetto all’impegno necessario per realizzare la crescita di una società che sembra non attenderli.
Proprio questa è una delle ragioni per la quale i giovani d’oggi non cercano più nei partiti risposte ideologiche e non guardano più, come i loro padri, ai leader della politica come bandiere dietro le quali militare, ma chiedono una visione nella quale credere, un modello nel quale identificarsi e si aspettano risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze.
Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, queste sono le ragioni per la quale regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile.
Bisogna ridare fiducia ad una generazione che fa fatica ad affacciarsi in questa società; bisogna eliminare questo pessimismo ascoltando le ragioni dei giovani; bisogna dare loro il modo di esprimersi; bisogna ridare loro quelle certezze che danno la forza di continuare a credere nella politica.
C’è bisogno di una svolta!
Solo così si potrà contare sull’appoggio dei giovani: solo così si potrà dare alle nuove generazioni la speranza di un futuro migliore, perché i giovani hanno bisogno della politica, ma soprattutto la politica ha bisogno di tutti i giovani.

I GIOVANI E LA PARTECIPAZIONE POLITICA

La partecipazione è un’arma formidabile nella battaglia per il cambiamento di una realtà spesso insulsa, insoddisfacente, dominata da avidità e sete di potere
Un dialogo tra giovani mi ha incuriosito.
Discutevano delle condizioni in cui versava la loro città: l’igiene pubblica, le strade, le piazze, la viabilità complicata, il traffico soffocante, ecc. Uno di loro, ad un tratto, ha avanzato una proposta: andiamo ad assistere alle sedute del consiglio comunale. Tutti a rispondere di sì, entusiasti.
Un simile interesse per i problemi della Città è senz’altro encomiabile. Non si può certo dire così di tutti i giovani. Molti pensano solo a divertirsi e alla loro vita privata, come del resto è giusto che sia alla loro età. Assistere ai lavori del consiglio comunale, rendersi conto di ciò che è al centro del dibattito cittadino è un bel passo avanti. Ho paura, però, che i metodi in uso e le procedure più o meno complesse, le lentezze, l’opinabilità, a volte, delle idee espresse dai consiglieri, finiscano per provocare nei giovani delle delusioni e potrebbero sortire l’effetto contrario: quello di allontanarsi di più dalla politica.
Ci sono molti modi per partecipare alla vita politica. Indubbiamente uno di questi è prendere coscienza dei problemi della comunità dove si vive. Ritengo importante incanalare questa “rabbia” e renderla produttiva di risultati.
La partecipazione è un’arma formidabile nella battaglia quotidiana per il cambiamento di una realtà spesso insulsa, insoddisfacente, dominata da avidità e sete di potere. Non sempre le parole volano via; possono essere anche pietre, macigni. Ricordiamoci che il semplice fatto della stessa presenza dei giovani in politica toglie spazio e ossigeno a coloro che usano la politica stessa per fini strettamente personali.

I GIOVANI E L’INESPERIENZA POLITICA

Molti additano ai giovani l’inesperienza.
E’ un esercizio ipocrita e inutile prendersela con la povera inesperienza. Perchè i risultati di una classe politica esperta sono davanti agli occhi di tutti: paese in declino, cittadini delusi, poltronite dilagante.
L’esperienza è decisiva?
In Italia l’esperienza politica non serve quasi mai al bene comune. Serve alla partitocrazia, al clientelismo, alla lottizzazione, ai trucchetti parlamentari. Ma tutti sono convinti che il paese non possa rinunciare alla loro preziosa esperienza.
In Italia il nuovo ha sempre avuto vita difficile.
Con questo scritto voglio stimolare tutti i giovani, che si credono inadeguati alla politica, a riflettere che con ogni probabilità l’inesperienza con cui devono fare i conti può diventare la loro arma vincente. Non come invito all’arroganza e alla presunzione, bensì come elogio delle qualità insite nella gioventù: il coraggio intrepido, la fantasia inesauribile, la gioiosa innocenza, una grande volontà di lavorare per il benessere collettivo senza alcun tornaconto personale. Basterebbe solo questo a ridare fiducia ai giovani; basterebbe solo questo a ridare fiducia alla politica.

Fabio Quadrini

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